Anno VI - Numero 2 - Dicembre 2016 Stampa Email
Elia, G. (2016). Prospettive di ricerca pedagogica. Bari: Progedit
di Luciana Neglia   

 

Il sapere pedagogico sta vivendo una stagione di ricostruzione in funzione dei mutamenti sociali e delle innovazioni scientifiche e culturali, per le quali la ricerca pedagogica – grazie al suo carattere di adattività che le permette di raccogliere le sfide della società, orientandone l’azione – è chiamata a rafforzare quella riflessività critica e problematica che sostiene l’analisi e l’interpretazione delle questioni educative dentro l’alveo delle scienze dell’educazione. Muovendo dai profondi processi di trasformazione della fase congiunturale che stiamo vivendo, il volume di Giuseppe Elia “Prospettive di ricerca pedagogica” si inserisce significativamente all’interno del più ampio dibattito pedagogico, non solo in termini di approfondimento teorico, ma anche in vista del miglioramento delle pratiche stesse.

Il pregio di questo volume è infatti quello di inquadrare nuclei tematici emergenti (le prospettive ermeneutica e storica della pedagogia e la ricerca pedagogica come scienza della pratica; il neo-realismo e la solidarietà come virtù sociale, il passaggio dalla generatività familiare a quella sociale; la dimensione della comunicazione come creazione di uno spazio comune; l’educazione interculturale e la formazione degli immigranti; l’educazione alla politica) all’interno di una cornice dichiaratamente educativa, restituendo un quadro di problemi aperti e di possibili sviluppi sul piano del concreto intervento educativo.

Un interrogativo cruciale muove la riflessione di Elia: se nella nostra società l’educazione è stritolata tra influenze massmediali, mercificazioni e consumismi vari, quale spazio di autonomia e di significatività rimane alla riflessione sull’educativo? L’Autore formula una possibile risposta affermando che “la pedagogia deve dunque valorizzare la propria dimensione pratico-progettuale, e a partire dalla prassi e ritornando sulla prassi stessa, proporsi come mediatore di dialoghi progettuali che permettono di evidenziare le possibili ‘interferenze’ educative all’interno dei più disparati ambiti” (p. VII).

Secondo Elia, la pedagogia non è “scienza pratica”, ma “scienza della pratica”, in grado di restituire progettualità all’agire educativo orientandolo verso la piena espressione dell’umanità, esperienza di dialogo, ricerca verso il significato del vivere. Il cerchio della meta-riflessione pedagogica che si apre nel primo capitolo del testo trova la sua coda nelle ultime pagine, lì dove converge e diverge il rapporto tra pedagogia e politica nelle forme dell’“educare alla politica”. L’assunto fondamentale è che questi due rami dello stesso albero tendono verso lo stesso cielo (fine): pervenire alle migliori condizioni di vita possibili per la persona, condividendo il comune impegno ad analizzare l’agire umano e a indirizzarne i cambiamenti affinché gli uomini possano collaborare per la realizzazione del bene comune.

Ecco quindi che lo sguardo pedagogico si rivolge a oggetti teorici che tradizionalmente non hanno trovato occasione di reinterpretazione nello spazio di elaborazione scientifica. Come ben spiega l’Autore, la comunicazione costituisce invece oggi uno dei nodi (problematici) della riflessione pedagogica in virtù della impostazione interattiva che assume necessariamente ogni relazione umana che ha intenzionalità formativa. In questa direzione, la comunicazione diviene fatto etico, richiamando la capacità della persona di essere responsabile che si racchiude nella possibilità di ciascuno di riconoscere e scegliere pragmaticamente un agire comunicativo fondato sulle norme morali.

Per la sua natura dialogica, l’essere umano necessita del riconoscimento di se stesso nell’altro che – evidentemente per il processo di globalizzazione e di integrazione – diviene “altro” diverso da noi nell’incontro tra culture. L’educazione interculturale e la formazione dei migranti, su cui si pone l’accento nella seconda parte del volume, costituiscono dunque temi importanti della trattazione, attenta alle ricadute di questo fenomeno sulle dinamiche delle relazioni umane, sociali, culturali che rinviano a una esigenza di mediazione tra quelle che sono le regole di controllo dei flussi migratori e l’effettiva riuscita di uno “schermo contro il razzismo”, compito reale delle istituzioni sul piano dell’attivazione di percorsi educativi formativi e di partecipazione sociale. Il diritto alla diversità culturale e il dovere della pedagogia di educare all’identità devono coniugarsi con il riconoscimento al diritto di cittadinanza inteso come garanzia di sicurezza, uguaglianza giuridica, giustizia sociale. In questa direzione, la scuola e la famiglia (primi ambiti di democrazia) sono chiamati a operare in profondità per formare nei minori spirito critico e competenze civiche.

La ricchezza tematica che caratterizza questo contributo trova inoltre espressione nel concetto di generatività familiare che richiama a una generatività sociale come superamento di una visione individualistica, sottolineando le prospettive attraverso cui restituire attualità a una agenzia educativa (la famiglia) che merita di essere ri-scoperta. "La generatività ha un nesso costitutivo con le generazioni per cui si parla di 'identità generativa' per intendere il riconoscimento di una presa d’atto e insieme ringraziamento per quanto si riceve in uno scambio vitale" (p. 41).

In questo contesto di forti cambiamenti sociali e culturali, nel quale l’economia di mercato non rispetta le esigenze della famiglia, ad esempio non preoccupandosi di armonizzare il lavoro con la vita dei coniugi e con l’educazione dei figli, e il nucleo si riduce a somma di soggetti che abitano nella stessa casa, si riscoprono la figura del genitore e la responsabilità educativa a essa connessa. Riemerge il “bisogno di famiglia”, unica certezza in questa epoca di incertezze, che va oltre il familismo amorale per un’educazione alla cittadinanza attiva e al bene comune, verso l’orizzonte di una possibile democrazia planetaria. Facendo tesoro di questi valori e rispondendo al desiderio di valorizzare lo stato attuale della riflessione pedagogica, “Prospettive di ricerca pedagogica” segna ulteriori passi in avanti nelle nuove e sempre più ricche piste di indagine in campo educativo.