Anno V - Numero 2 - Dicembre 2015 Stampa Email
De Serio, B. (2014). Educare dalla nascita. Il progetto di Adele Costa Gnocchi. Roma: Anicia
di Valentina Mustone   

 

In un mondo in cui, sempre più spesso, si tende ad essere spettatori passivi di eventi drammatici che coinvolgono l’intera società umana, commettiamo il gravissimo errore di decentrarci dagli avvenimenti che ci circondano. Diveniamo inconsapevolmente complici di una spettacolarizzazione del tragico che paradossalmente ci allontana sempre di più dalla realtà e la partecipazione emotiva con cui ci limitiamo a guardare ciò che accade diviene un semplice modo di alleggerire le nostre coscienze, nella mera consapevolezza di non poter fare altro che assistere “da lontano” alla sofferenza e alle ingiustizie vissute da altri.

 

In questo contesto l’educazione acquista, più che mai, un ruolo di primaria importanza. Strumento attraverso il quale è possibile rinnovare la società, l’educazione è infatti chiamata a progettare percorsi che, a partire dalla primissima età, promuovano nell’individuo una piena consapevolezza di sé e delle proprie azioni, restituendogli, dunque, responsabilità sociali e morali che coinvolgono, inevitabilmente, l’umanità intera.

A tale complessa finalità rispondeva, negli anni Quaranta del Novecento, il progetto di Adele Costa Gnocchi, allieva di Maria Montessori ed educatrice alla quale è dedicato il testo di Barbara De Serio.

Le iniziative pedagogiche della Costa Gnocchi, di riconoscibile impronta montessoriana, nascono dalla consapevolezza di dover partire dalla nascita “per studiare l’essere umano adulto, per recuperare le sue potenzialità di crescita e metterle al servizio del cambiamento, di se stesso e della società” (p. 13). Alla Costa Gnocchi va riconosciuto non solo il merito di aver indagato per la prima volta un settore dell’infanzia fino allora di esclusiva competenza medico-pediatrica, ma anche quello di aver conferito un ruolo attivo al neonato, considerato “parte di piano cosmico che si rinnova ogni volta che una nuova vita viene al mondo” (p. 14). Per trasformare la società occorreva progettare l’educazione infantile, valorizzare un’educazione “dilatatrice” in grado di formare un adulto “nuovo”, riappropriarsi dell’infanzia e ripartire dalla nascita per costruire un ambiente di pace. Infatti, “solo un’educazione che dilata […] nell’ottica di una dimensione cosmica potrà condurre alla costruzione di una 'società umanizzata' fiduciosa dell’intelligenza umana, unico strumento realmente in grado di liberare gli esseri umani dalla condizione di isolamento sociale e di impoverimento culturale cui sono approdati” (p. 35). Da qui la necessità di “riconsegnare il parto alle donne e ai loro saperi di cura, che la medicina ha invece istituzionalizzato” (p. 16).

Nel primo capitolo l’Autrice riflette sul processo che ha condotto ad una svalutazione della valenza formativa della cura e, di conseguenza, di tutti quegli stati emotivi che il sapere tecnico-scientifico ha medicalizzato, a partire dai saperi materni. Il XVIII secolo ha segnato una tappa importante nella storia del parto, che per la prima volta è stato privato dei significati simbolici che hanno caratterizzato, da sempre, l’evento nascita, dalla forte carica emotiva, per renderlo oggetto di studio del sapere medico, un sapere allora affidato esclusivamente a competenze maschili. La progressiva deresponsabilizzazione della donna, che ha preferito affidare la gestione del proprio corpo ad estranei, ha pian piano abbassato il livello di percezione della donna nei confronti del proprio corpo “in attesa” e della madre nei confronti delle richieste del neonato. Da qui la necessità dell’assistente alla nascita, una figura professionale ideata dalla stessa Montessori, in grado di realizzare “interventi psico-pedagogici specificatamente destinati ad accompagnare la madre in un percorso psichico di ricostruzione dell’unità di se stessa con i propri vissuti interiori e con il proprio bambino” (p. 46).

Il sano sviluppo del bambino – precisava la Montessori – sarà tanto più facilitato quanto più l’adulto saprà rispettarlo, rimuovendo gli ostacoli presenti nell’ambiente, e quanto più sarà in grado di garantire all’infanzia un “aiuto alla vita” (p. 106).

A portare a compimento il progetto di formazione di questa nuova figura professionale fu una delle sue migliori allieve, Adele Costa Gnocchi, il cui profilo viene ricostruito dall’Autrice nel terzo capitolo. Anche lei credeva profondamente nell’inestimabile valore dell’infanzia, a cui dedicò la sua vita e le sue ricerche. Con la sua intensa e appassionata attività di studio e di ricerca nel settore dell’infanzia contribuì a sensibilizzare le scienze mediche nei confronti dei problemi legati alla nascita e ai primi tre anni di vita del bambino e insistette sulla necessità di un connubio tra medicina e pedagogia. Nel 1949 istituì a Roma la Scuola Assistenti all’Infanzia Montessori finalizzata alla formazione di tale figura professionale. A lei la Costa Gnocchi affidava il compito di supportare la madre, soprattutto nel momento successivo alla nascita, per “renderla consapevole degli 'istinti d’amore' che in quanto madre possiede, non solo perché 'nutrice di un bambino', ma soprattutto poiché 'protettrice della posterità'” (p. 116). Lo scopo dunque era quello di formare un nuovo modello di donna, consapevole delle proprie competenze e della responsabilità sociale che esse comportano, accanto ad un nuovo modello di uomo, in grado di partecipare attivamente all’educazione dei figli e alla creazione di una famiglia che sappia costruire un sano ambiente relazionale. Secondo la Costa Gnocchi la donna “doveva essere guidata a vivere la maternità con maggiore libertà e consapevolezza oltre che con maggiore responsabilità […] [poiché] solo una madre emancipata e priva di pregiudizi può generare figli liberi e capaci di pensare in modo critico e creativo” (p. 130).

Il pensiero di Adele Costa Gnocchi ebbe risonanza anche nella città di Foggia, dove a partire dal 1967 si diffusero i primi nidi Montessori.

Il testo di Barbara De Serio non si limita semplicemente a valorizzare il profilo di un’educatrice poco nota, ma intende conferire dignità alla primissima età e a percorsi di formazione delle figure professionali a vario titolo si occupano dell’educazione infantile. L’Autrice afferma che “educare alla nascita […] deve essere assunto come tema centrale dell’educazione dell’età adulta, poiché costituisce un bene universale e un motivo di investimento per l’umanità intera” (p. 22).

Ripensare ad interventi educativi dedicati al neonato rappresenta pertanto un’adeguata opportunità che ci consente di abbandonare la nostra posizione di spettatori passivi della realtà e divenire parte attiva del rinnovamento sociale: “ogni nuova nascita è uno strumento per umanizzare la società, poiché insieme al bambino rinasce l’uomo” (p.23).