Anno IV - Numero 2 - Dicembre 2014 Stampa Email
Dozza L., & Chianese G. (2012). Una società a misura di apprendimento. Educazione permanente tra teorie e pratiche. Milano: FrancoAngeli
di Manuela Ladogana   

 

Il volume, curato da Liliana Dozza e Gina Chianese, raccoglie gli Atti del Convegno internazionale “Una società a misura di apprendimento” promosso dalla Libera Università di Bolzano nel dicembre del 2009. L’iniziativa ha rappresentato un momento di incontro e di confronto a più voci (di uomini e di donne, di studiose e di studiosi di differenti ambiti disciplinari) intorno al ruolo dell’apprendimento e dell’educazione permanente nella società contemporanea.

 

La pubblicazione degli Atti rappresenta la forma ulteriore di divulgazione di quel dibattito corale che ha inteso affrontare le tematiche più cruciali e centrali della lifelong education, a partire dall’idea che occorra promuovere “la formazione lungo-tutte-le-stagioni-della-vita” (Frabboni, p. 13). Una formazione, dunque, ripensata come ineludibile frontiera pedagogica direttamente chiamata a consentire, a tutte le persone, l’accesso ad una partecipazione e a un governo democratico della società intera. Una società - della conoscenza e della globalizzazione – che ha rafforzato lo stato di indeterminatezza del soggetto (bambino, giovane, adulto, anziano), facendo cadere ogni certezza interpretativa nella sua storia individuale, così come anche collettiva, e imponendo nuove e continue condizioni di apprendimento.

Lo scenario planetario, ambivalente e inusitatamente complesso, sottolineano le curatrici nell’Introduzione al volume, richiede e pretende dal sistema della formazione risposte educative nuove che, muovendosi tra continue e ripetute strutturazioni, de-strutturazioni e ri-strutturazioni identitarie individuali e collettive, tra istanze umanistiche e tecnocratiche, consentano all’individuo “la costruzione di sé” e la realizzazione dei propri progetti esistenziali.

I saggi introduttivi (Frabboni; Alberici; Filla) ripercorrono, al loro interno, un articolato itinerario teorico e culturale dei tratti distintivi e degli aspetti più significativi della contemporaneità, soffermandosi ad analizzare in che modo si ridefiniscono rapporti sociali e comportamenti personali, si sviluppano nuove forme di produzione e organizzazione del lavoro, si delineano nuove modalità di apprendimento e una diversa strutturazione della conoscenze e delle competenze di comunicazione, di lettura e di accesso al sapere. Peraltro, in un’ottica squisitamente bertiniana, sottolinea Franco Frabboni, si riconosce alla “società intesa in senso globale una improcrastinabile responsabilità educativa” (p. 18), indispensabile per consentire alle persone di partecipare pienamente alle trasformazioni in atto nel proprio contesto di vita.

Il volume si articola, poi, in quattro sessioni (Adulti e università; Apprendimento per tutta la vita. Contesti e metodologie didattiche; Pratiche e modalità inclusive; Movimento, sport e benessere) che, pur non volendo rappresentare esaustivamente l’intera realtà dell’educazione, vogliono valere in senso puramente metodologico e cercare di “dare risposte di qualità alle richieste provenienti da una diversificata tipologia di lifelong learnes” (di Rienzo p. 57).

Dalla lettura del testo emerge con forza la configurazione dell’apprendimento quale categoria esistenziale: “La formazione durante tutta la vita può essere concepita come un’idea limite, un concetto, un obiettivo, una metodologia, una pratica, una politica, che oggi dovrebbe orientarsi progressivamente alla creazione delle condizioni per lo sviluppo delle reali possibilità di apprendere a tutte le età” (Alberici p. 21). Ed è proprio la formazione − ntesa non come mera acquisizione di saperi, peraltro mutevoli e instabili nel tempo, ma come condizione di permanente disponibilità conoscitiva − a essere assunta come principio-guida dell’intero volume. Una formazione che diviene “pratica quotidiana” delle università (di Rienzo, Waxenegger), della scuola (Zadra; Corni, Giliberti, Mariani), dei centri anziani (Sintoni): di tutti quei contesti formativi, formali e informali (Bullara, Litturi; Latino, Tomasi), “abitati” (Dozza, Chianese, p. 8) dalle persone, evidenziando la multidimensionalità e trasversalità delle esperienze formative.

Gli autori, ognuno secondo il proprio sguardo investigativo, riflettono, in maniera critica e problematica, sul nesso tra il “senso” − i significati e i fini − dell’apprendimento e la dimensione meramente tecnica delle pratiche educative, nei diversi contesti, coniugandone principi teleologici e dispositivi metodologici. Ne deriva una fenomenologia delle pratiche educative (di alcune tra le molteplici pratiche didattiche possibili che caratterizzano l’esperienza – la problematica – formativa nella società della conoscenza), a partire dalla quale gli autori tracciano le possibili direzioni per “costruire un pluralità di vie per l’apprendimento” (Alberici, p. 20), finalizzate a sostenere l’emancipazione intellettuale ed emotiva di ogni soggetto (Filla), a promuovere “ben-essere”, sia individuale, attraverso attività ludico-motorie (Corradini; Hechemberger), la cura del corpo (Carrara; Casadei), la musica (Somigli), sia collettivo, “educando al pensare relazionale nella consapevolezza di una responsabilità condivisa per lo sviluppo della società e di ogni individuo che ne fa parte” (Chianese, p. 70). Ancora, a garantire a tutti – anche al soggetto disabile attraverso adeguate modalità di inclusione (Tessaro; Favilla, Ferroni, Rosi; Rovatti; Scortichini, Stella, Scorza, Zanzurino; Demo, Ianes, Brugger-Paggi, Macchia, Garber; Cavedoni) − le competenze fondamentali per vivere con piena dignità e con pari chance nella società conoscitiva, in qualità sia di produttori, sia di consumatori, sia di cittadini.

L’idea pedagogica (e didattica) che sottende l’intero testo è un’ idea irriducibile agli schemi di un pensiero unico e totalizzante, regolativa e mai ontologica. Un’idea contrassegnata da una vocazione antidogmatica che rende la fenomenologia delle pratiche proposte “aperta” a nessi e mutui con la pluralità ed eterogeneità “dei percorsi da poter effettuare per continuare a formarsi per tutta la vita” (Dozza, Chianese, pp. 8-9). Ciascun saggio “mette a fuoco” il congegno prasseologico (le forme di programmazione, le procedure didattiche, ecc.) utile a riconoscere l’identità operativa − le possibilità operative di ogni esperienza educativa proposta.

In tale prospettiva, l’intento del presente lavoro è stato quello di costruire una sistematica di emblematiche forme apprendimento ed educazione permanente in grado di “dirigerci verso uno sviluppo sociale, educativo ed economico sostenibile” (Chianese, p. 71), di orientarci al raggiungimento di performance formative coerenti alle esigenze di quella che Cresson ha definito “società della conoscenza”.