Anno III - Numero 2 - Dicembre 2013 Stampa Email
Hymer, B., & Sutcliffe, R. (2012). P4C Pocketbook. Nurture a spirit of enquiry and develop thoughtful and thought-full learners, using Philosophy for Children. Alresford: Teachers' Pocket Books
di Mariateresa de Palma   

 

Il testo di Hymer e di Sutcliffe rappresenta una sorta di manualetto, rivolto agli insegnanti, sul curricolo della Philosophy for Children. Il testo, seppur breve, è ricco di spunti interessanti ed indicazioni per coloro i quali ritengano importante avvalersi dell’approccio proprio della Philosophy for Children, nella convinzione che si tratti di una metodologia didattica realmente centrata sul discente e sul suo bisogno di cercare una risposta ai propri interrogativi, soddisfacendo l’esigenza di dare un senso alle cose che lo circondano.

 

Il testo si articola in diverse sezioni, utili ad orientare l’insegnante nell’attuazione di una sessione tipica di Philosophy for Children, accompagnandolo passo dopo passo verso la realizzazione dell’esperienza, suggerendo le diverse fasi cui far riferimento ed esemplificando, attraverso esempi pratici, come predisporre ed organizzare in maniera corretta ed efficace l’attività.

Nella parte iniziale del testo gli autori rimandano alle radici su cui si fonda la formulazione teorica di Matthew Lipman, elencano gli obiettivi principali della Philosophy for Children, fra i più importanti, quello di aiutare i bambini nel loro percorso di crescita, affinché possano diventare individui più riflessivi, più attenti, più consapevoli, più inclini al ragionamento ed al pensiero. Gli autori, dunque, in questa sezione introduttiva presentano dieci fasi, adattabili all’età ed alle esigenze degli alunni appartenenti al gruppo, attraverso le quali scandire i diversi momenti di una tipica sessione di Philosophy for Children. A tal fine sono tracciate alcune linee guida essenziali per l’insegnante, cui viene attribuito un ruolo decisivo, perché possa porre in essere e facilitare questo tipo di attività, focalizzando l’attenzione su quelle capacità e inclinazioni dei partecipanti che necessitano di essere sviluppate e assecondate. Di conseguenza notevole importanza viene data alla pianificazione dell’attività ed all’ organizzazione dell’ambiente ideale perché si possa dar vita ad una comunità di ricerca. Quest’ultima si occuperà di indagare temi che afferiscono ai tradizionali ambiti d’indagine filosofica, quali l’etica, la politica, l’estetica, l’epistemologia.

All’interno della seconda sezione del testo si fa riferimento alle modalità di individuazione di stimoli adeguati per dare avvio alla discussione filosofica. A parere degli autori gli stimoli devono avere l’obiettivo di catturare l’attenzione dei bambini per poter riflettere insieme su di una determinata tematica. Gli stimoli possono avere origine e natura differente, possono essere, infatti, di tipo cinestesico, uditivo, visivo o emotivo. Si può partire dall’introduzione e presentazione di uno stimolo, valutare l’interesse suscitato ed i pensieri che tale stimolo è stato in grado di evocare, dando avvio così al dialogo e facendo emergere tutte le questioni e gli interrogativi da esso scaturenti.

Vi sono alcune tipologie di stimoli in grado di coinvolgere immediatamente i partecipanti, perché capaci di suscitare maggiore curiosità ed interesse rispetto ad altri. Gli autori, a tal proposito, individuano una molteplicità di stimoli da poter utilizzare, diversificandoli a seconda dell’età dei bambini coinvolti ed in relazione al livello raggiunto dal gruppo in questo genere di attività.

Vi saranno, dunque, input da utilizzare con gruppi di principianti, come, ad esempio, racconti brevi, proverbi, filmati, immagini e foto. Per i gruppi che hanno già preso parte a questo tipo di esperienza si suggerisce di estrapolare brani dai racconti di Lipman, di servirsi di poesie o testi di canzoni o  semplicemente far riferimento a situazioni di vita reale. Per i gruppi più esperti, infine, si ritiene adeguato un qualsiasi stimolo che sia volutamente breve, come ad esempio una singola parola o un brano musicale. Come si accennava precedentemente, Hymer e Sutcliffe consigliano di differenziare gli stimoli a seconda dell’età dei soggetti coinvolti, fornendo suggerimenti riguardo a testi da poter proporre ai bambini dai tre ai sette anni, dai sette agli undici anni e ragazzi dagli undici ai sedici anni.

Nella sezione successiva del testo viene posto in evidenza quanto sia importante non disperdere le sollecitazioni provenienti da uno stimolo. L’insegnante-facilitatore ha il compito di suscitare domande e interrogativi negli alunni, sollecitare la loro curiosità ed intelligenza affinché imparino a riflettere e ad esercitare correttamente il proprio pensiero. Una delle modalità per incentivare e dare ampio spazio alla riflessione viene esplicitata nelle pagine seguenti, nel corso delle quali gli autori fanno riferimento al dialogo socratico ed a quello che viene definito il “metodo socratico”. Traendo spunto dalla figura di Socrate l’insegnante-facilitatore dovrebbe, secondo il parere degli autori, investigare piuttosto che insegnare.  Avrebbe il delicato ruolo di accompagnare e sostenere gli alunni nella ricerca del senso e della definizione delle cose, nell’esercizio della ragione, nell’analisi di quelle tematiche che hanno a che fare con l’etica, astenendosi dal dare giudizi affrettati e definitivi. Il fine è quello di valorizzare i contributi provenienti dai bambini, focalizzando l’attenzione sull’intero processo, perché le considerazioni abbiano un valore realmente formativo.

Il testo fornisce, infatti, al termine di ogni sezione, una serie di esempi e suggerimenti pratici alla realizzazione di una sessione di Philosophy for Children, anche nella sezione finale, infatti, suggerisce diverse attività da poter mettere in pratica per poter sviluppare quelle abilità di pensiero “caring, collaborative, creative, critical” (p. 99) cui M. Lipman faceva riferimento.