Anno III - Numero 2 - Dicembre 2013 Stampa Email
Marone, F., & Striano, M. (a cura di) (2012). Cultura Postmoderna e Linguaggi Divergenti. Prospettive pedagogiche. Milano: Franco Angeli
di Valentina Guerrini   

 

Il volume, curato da Francesca Marone e Maura Striano, raccoglie saggi di studiose/i esperti sul rapporto tra formazione e nuovi media.

 

Il passaggio dai media ai new media ha trasformato anche i processi di insegnamento e di apprendimento: il volume mira proprio ad evidenziare gli effetti di questo fenomeno nella formazione dei soggetti, in particolare, nei contesti formali di apprendimento come la scuola e l’Università. Se uno dei compiti principali della scuola è quello di preparare a vivere nella società ed educare a forme di cittadinanza democratica, occorre che i docenti in primis educhino le giovani generazioni ad un uso critico dei new media utilizzandoli loro stessi in modo costruttivo nella didattica quotidiana.

Il messaggio emergente dai vari contributi è che i cosìddetti “linguaggi divergenti” (come il cinema, l’arte, la televisione) spesso considerati marginali nell’educazione formale, perchè visti come collaterali e alternativi ai saperi disciplinari tradizionali, assumono oggi una funzione educativa assai incisiva nel “formare nuove coscienze in grado di proporre un’ottica alternativa ai macroscopici interessi economici che rendono i nuovi media uno spazio altamente conflittuale per quanto riguarda  le possibilità di accesso e di visibilità” (p. 8).

In realtà, per favorire lo sviluppo di un pensiero critico, capace di affrontare e gestire la complessità caratterizzante l’epoca postmoderna, occorre, nel processo di insegnamento, utilizzare diversi tipi di linguaggi, per avvicinarsi ai bisogni degli studenti e al loro modo di apprendere e comunicare. L’utilizzo della rete e dei nuovi network, il cineforum, la musica divengono così modalità interdisciplinari di lavoro per facilitare i processi di apprendimento e il raggiungimento di quelle competenze trasversali come la competenza linguistica, digitale, matematica, consapevolezza ed espressione culturale, apprendere ad apprendere, cui oggi tende la formazione scolastica e universitaria. Uno degli obiettivi della scuola di oggi è anche favorire l’inclusione sociale a partire dal superamento del digital divide, rappresentativo della disuguaglianza nel livello di utilizzo delle nuove tecnologie, per mettere tutti i soggetti in condizione di accedere al sapere, in particolare quando i riferimenti sociali e familiari non sono sufficienti.

L’opera è divisa in tre parti. La prima, Opportunità e sfide educative del Web 2.0, evidenzia le opportunità fruibili nella rete, nel processo di costruzione di nuove identità individuali e collettive. Nel saggio di Maura Striano è riportata un’esperienza di utilizzo del software Google maps come risorsa cognitiva per rappresentare il proprio processo di formazione all’interno degli studi universitari in chiave metaforica, ed ancora a livello di alta formazione si colloca il secondo contributo di Maria Rosaria Strollo che analizza criticamente vantaggi e limiti dell’uso di Facebook nella didattica universitaria.

L’utilizzo di Internet può rappresentare una risorsa per combattere gli stereotipi di genere, a loro volta costruiti e diffusi dai vecchi e nuovi media, attraverso blog, forum e spazi virtuali che permettano alle donne di fare rete, di accrescere la consapevolezza sociale e politica dei problemi e di costruire una nuova immagine di sé e del mondo attraverso un processo di acquisizione di empowerment. E’ questa la tesi sostenuta da Francesca Marone nel saggio Navigare nella rete tra vecchi sterotipi e nuove possibilità dove propone di educare a uno “sguardo situato” che, a partire dalla prospettiva personale, aiuti a divenire consapevoli della propria visione “sessuata”, che significa “individuare e interpretare i modelli e gli stereotipi di genere che il cinema, la pubblicità veicolano; conoscere e tramandare il punto di vista femminile/femminista, saper guardare per modificare lo sguardo” (p. 58).

Nella seconda parte invece, Contesti di apprendimento ed emergenze formative, sono raccolti quattro saggi che affrontano sia da un punto di vista teorico sia delle prassi didattiche quotidiane, questioni relative ai nuovi ambienti, soggetti e modalità di apprendimento. La valorizzazione del cooperative learning e della peer education è al centro del saggio Le strategie “divergenti” nella relazione formativa. Riflessioni pedagogiche di Manuel Sirignano. L’autore, facendo riferimento a voci autorevoli della pedagogia come Dewey, Piaget, Vigotsky e Gardner, sostiene l’efficacia di queste strategie per lo sviluppo di abilità cognitive e metacognitive nonché sociali e relazionali, che si conquistano attraverso una contaminazione reciproca nel gruppo dei pari e che portano alla sensibilizzazione verso la responsabilità, la cooperazione, la solidarietà, lo spirito democratico.

Il secondo saggio di Stefano Oliverio analizza il valore della proposta neurathiana di una visual education come strategia educativa in sintonia con i processi attuali di cosmopolitizzazione. L’educazione per immagini, utilizzando quest’ultime come icone dei fatti sociali, permette di educare al cosmpolitismo ed “è la strategia educativa migliore per veicolare la conoscenza fattuale, indispensabile per l’esisteza stessa di una società democratica in quanto varietà-nella-unità” (p. 85).

Nel saggio di Stefania Maddalena vengono trattate le questioni derivanti dalle nuove emergenze formative: differenza di genere, particolarmente avvertita dopo il femminismo degli anni Settanta, differenze culturali, il problema ecologico, la terza età e la disabilità che richiedono a tutta la società  delle competenze atte a sviluppare una cultura democratica che sostenga e garantisca il riconoscimento sociale e le pari oppotunità per tutti/e.

Infine, il contributo di Jane Valletta evidenzia la necessità sempre più emergente di un’educazione alle emozioni soprattutto nell’educazione formale e di non trascurare la componente soggettiva dell’alunno e dell’insegnente nei processi di insegnamento-apprendimento. Il messaggio è di considerare la Cura al centro delle relazioni educative, intesa nell’ottica di Foucault (1985), come un’attività soggettiva, etica, che implica la conoscenza e la tecnica che ne permette l’applicazione pratica.

Infine, la terza parte Educare l’immaginario, riporta delle esperienze molto significative realizzate a scuola utilizzando il cinema, l’arte, la musica e la parola come dispositivi formativi che, a partire dal soggetto, attraverso proiezioni e identificazioni, creano uno spazio simbolico in cui è possibile prendere consapevolezza di sé, dei propri pensieri e delle proprie azioni. Stefania Ulivieri Stiozzi rifacendosi alla “clinica della formazione” di Massa e alla sua idea dell’“educazione come teatro”, propone l’immagine dell’insegnante come di “un regista che dispone un luogo nel quale sperimentare l’apprendimento come avventura cognitiva ed emozionale” (p. 124).  Mentre Simona Mercurio e Valeria Napolitano descrivono in maniera molto chiara e dettagliata come il cineforum a scuola, possa rappresentare uno strumento di formazione, di orientamento, di consapevolezza di sé e di prevenzione del disagio scolastico. Ancora Valeria Napolitano, nell’ultimo saggio, suggerisce di utilizzare il film per far riflettere i giovani sulle vicende del G8 di Genova 2001, consapevole che, attraverso un lavoro di analisi critica e guidata del linguaggio cinematografico, si possa tirar fuori il potenziale espressivo del soggetto in formazione, costruendo percorsi basati sul rispetto e sulla convivenza con l’altro.

Il volume è particolarmente rivolto a tutti coloro che si occupano di educazione e formazione in un’ottica di valorizzazione dei molteplici linguaggi culturali, con l’obiettivo di favorire nelle giovani generazioni lo sviluppo di un pensiero critico, di una cittadinanza democratica e il raggiungimento dell’inclusione sociale di tutti e di tutte.

 

Riferimenti bibliografici

 

Foucault, M. (1985). La cura di sé. Milano: Feltrinelli.

Massa, R. (1992). La clinica della formazione. Un’esperienza di ricerca. Milano: FrancoAngeli.