Anno VI - Numero 1 - Giugno 2016 Stampa Email
Biagioli, R. (2015). I significati pedagogici della scrittura e del racconto di sé. Napoli: Liguori
di Valentina Guerrini   

 

Ormai da decine di anni, diversi autori e autrici appartenenti a varie discipline, come filosofia, pedagogia e psicologia, hanno riconosciuto il valore formativo della scrittura di sé. Già utilizzata, in tempi antichi da Marco Aurelio, S. Agostino, successivamente da Pascal, Rousseau e da tutta la letteratura femminile relativa alla tematica di emancipazione della donna nel Novecento, la scrittura di sé si connota secondo una prospettiva auto-educativa, liberatoria e regolativa. Trisciuzzi (2006) definisce la narrazione autobiografica come un nuovo “paradigma culturale” che attraversa trasversalmente i saperi, configurandosi come una pratica dalle valenze molteplici: terapeutica, euristica e formativa.

 

Oggi, Raffaella Biagioli, Professoressa associata di Pedagogia generale e sociale, studiosa ed esperta di metodologie autobiografiche, con il volume I significati pedagogici della scrittura e del racconto di sé affronta nuovamente le ripercussioni formative della scrittura di sé, alla luce delle trasformazioni sociali, educative e didattiche che sono avvenute negli ultimi decenni e, soprattutto, estendendo il valore dell’autobiografia oltre l’età adulta, anche nell’adolescenza e nell’infanzia.

Il volume pone al centro dell’attenzione la scrittura autobiografica, evidenziandone risorse e problematicità, ma soprattutto il valore formativo. Tutte le autobiografie rimandano a una storia di formazione e chi si occupa di formazione dovrebbe creare le condizioni per facilitare il più possibile i ricordi di ciò che viviamo. Nel testo vi sono espliciti richiami agli autori che hanno sostenuto l’importanza della scrittura di sé nel processo formativo, come Bruner, Goleman, Ricoeur, Lejeune, Demetrio.

Saper scrivere di sé implica, riflessione, messa in discussione di sé, crescita e maturazione e tutto questo è particolarmente importante e necessario per coloro che in qualche modo sono “ai margini” della società. Sotto questo aspetto, l’Autrice riporta degli esempi in cui la scrittura aiuta il soggetto protagonista a liberarsi di una sofferenza e dare visibilità a una forma di “differenza”. Madri con figli/e aventi una sindrome rara e detenuti sono delle testimonianze di come la scrittura di sé aiuti ad esternare la propria sofferenza e a ricostruire la propria trama esistenziale con maggiore consapevolezza e riflessione.

Il libro si apre con una riflessione sui significati della scrittura di sé in ambito pedagogico, sottolineando sia l’aspetto relativo alla memoria del passato sia quello relativo al futuro con alcuni riferimenti alla cura sui. Vengono poi chiaramente delineate le funzioni di questa tecnica di scrittura con riferimenti a opere ed autori. Ad esempio, uno degli obiettivi della scrittura di sé è quello di aiutare a superare dei traumi: ne sono due esempi i romanzi di Umberto Eco e Primo Levi, rispettivamente La misteriosa fiamma della regina Loana e Se questo è un uomo. In questo caso il racconto serve a dare un nuovo significato all’esperienza, prendersi del tempo per sé, per riflettere e raccontare l’esperienza, permette di recuperare un rapporto con la propria interiorità. Scrivere, inoltre, serve per elaborare la perdita: “Nella sofferenza del lutto, la scrittura può assumere il valore di una cittadella interiore, all’interno della quale trovare il tempo per ricostruire la propria identità ferita” (p. 31). Ma scrivere in età adulta significa anche fermarsi a riflettere per fare ordine dentro di sé e dare un nuovo significato alla propria esistenza, come scrive l’Autrice: “l’adultità piena si raggiunge, forse, quando si riesce a trovare il coraggio autobiografico che diventa uno scopo tra i molti dell’età adulta” (p. 37).

Il volume centra poi l’attenzione sulle metodologie di scrittura di sé a partire dal memoir che si diffonde negli Stati Uniti dagli anni Settanta, per arrivare, nei due capitoli successivi, ad analizzare le valenze formative della scrittura in carcere e nella scuola.

Studi approfonditi e ricerche sul memoir, in particolare nelle donne italo americane, permettono all’Autrice di affrontare questa tematica in modo esauriente e approfondita, evidenziando il processo di autoaffermazione ed emancipazione che queste donne hanno potuto vivere rispetto alle loro madri, grazie alla scrittura.

“Scrivere della loro diversità, della propria cultura, della propria famiglia, voleva dire infrangere la legge di omertà che impone di preservare i segreti familiari a ogni costo” (p. 41). Ed è proprio questo atteggiamento ad avviare una svolta teorica e metodologica nella scrittura di sé, poiché tende a eliminare la dicotomia tra pubblico/scientifico, maschile/privato, emotivo/femminile. Il memoir sposta l’attenzione dalla vita reale al ricordo e quindi alla memoria, soprattutto a partire dall’ambiente domestico e familiare della vita quotidiana. Differentemente dalla biografia e dall’autobiografia, esso non si prefigge di descrivere i fatti in modo oggettivo, ma semplicemente di offrire una versione degli stessi secondo la memoria individuale, privata ed intima. Oltre al memoir, Raffaella Biagioli si sofferma sull’intervista, poiché in particolare quella biografica, che può essere un racconto di vita o una storia di vita, a seconda del grado di direttività, rappresenta un’occasione per raccontare e dare un senso alla propria esperienza sociale. Il senso deriva sia dalle appartenenze e dalle interazioni costruite durante la vita sia dalle situazioni che nel presente stimolano il processo della memoria.

Nel saggio che affronta le funzioni della scrittura in carcere viene evidenziato il doppio obiettivo che essa assume, ossia favorire la conoscenza e la cura di sé e uscire dal proprio isolamento e senso di solitudine. La scrittura viene a rappresentare così la possibilità di comunicare anche senza interlocutori, con la speranza che il proprio scritto, prima o poi, venga letto.

Infine, l’ultimo saggio riporta due esperienze di scrittura attuate in due istituti comprensivi toscani. Infatti, negli ultimi anni, emerge una certa attenzione nella scuola verso la ricerca autobiografica. Bruner (2002), in particolare, sottolinea le potenzialità della narrazione e la condivisione di esperienze; la narrazione diviene strumento per sviluppare nei giovani piena consapevolezza di sé perché è attraverso le nostre narrazioni, scrive Bruner, che costruiamo una versione di noi stessi nel mondo.

Proporre attività di scrittura autobiografica a scuola, oggi, è particolarmente utile e necessario poiché, da quanto emerge dalle Indicazioni nazionali per il curricolo della scuola dell’infanzia e del primo ciclo di Istruzione, la consapevolezza e la conoscenza di sé rientrano nelle competenze fondamentali che il soggetto dovrebbe sviluppare e la scuola deve fornire supporti adeguati affinché ogni individuo sviluppi un’identità consapevole e aperta. Inoltre, proporre attività di scrittura autobiografica a scuola ha delle valenze formative anche per gli stessi docenti che hanno così l’opportunità di intraprendere percorsi di riflessione, autoconsapevolezza, crescita e miglioramento sia personale che professionale.

Le due esperienze di ricerca, realizzate nel carcere e nella scuola, rappresentano due esempi validi ed efficaci di pratica didattica a sostegno della pedagogia narrativa. Infatti, il filo conduttore che percorre tutto il libro è rappresentato proprio dal legame stretto e inscindibile tra processi di scrittura di sé e formazione individuale. Pur non cercando assolutamente di offrire un modello di pratiche autobiografiche, il volume offre numerosi spunti di riflessione e risultati di ricerche che confermano la necessità del momento autobiografico per una formazione globale della persona, che si basa su una comunicazione aperta, circolare e critica.

Il volume si rivolge a un pubblico vasto, in particolare insegnanti, educatori e tutti coloro che si occupano di formazione a vari livelli, ma anche semplicemente a chiunque sia curioso e desideroso di scoprire come intraprendere una straordinaria esperienza formativa alla scoperta di una parte nascosta di sé.