Anno VI - Numero 1 - Giugno 2016 Stampa Email
Gomez Paloma, F., Ianes, D. (2014). (A cura di). Dall’educazione fisica e sportiva alle prassi inclusive. Il modello di identificazione EDUFIBES. Trento: Erickson
di Mariarosaria De Simone   

 

Il volume, a cura di Filippo Gomez Paloma, Professore aggregato di Metodi e didattica delle attività sportive all’Università di Salerno, e di Dario Ianes, Docente ordinario di Pedagogia e didattica speciale all’Università di Bolzano, partendo dai risultati del progetto di ricerca EDUFIBES, ha l’intento di fornire, agli insegnanti in particolare, strumenti di supporto tecnico ai processi di inclusione.

E questo anche attraverso uno specifico software a cui è possibile accedere attraverso il sito della casa editrice con cui è stato pubblicato il presente contributo.

A tal proposito, nell’approntare l’impianto generale della ricerca, è stato privilegiato un percorso che concretamente potesse produrre qualcosa di utile nelle prassi didattiche quotidiane in direzione inclusiva. Tra le varie strategie inclusive è stata data particolare importanza a quella che viene definita “individuazione affidabile e non etichettante” di alunni con un funzionamento problematico tale da definire la situazione di BES, Bisogni educativi speciali, al fine di poter realizzare compiutamente percorsi personalizzati efficaci.

Questa individuazione, estremamente delicata, va fatta attraverso strumenti fondati su un’antropologia globale, bio-psico-sociale, dell’alunno, e il gruppo di ricerca, il cui coordinatore scientifico è Filippo Gomez Paloma, uno dei curatori del presente volume, ha scelto di utilizzare il modello ICF dell’ Organizzazione mondiale della sanità, che sembra rappresentare il background culturale e pedagogico più fertile a tale scopo, con la sua idea di persona che tiene ben presente i vari intrecci tra “tra aspetti fisico-biologici, competenze cognitive, comunicative, relazionali, aspetti emotivi, comportamentali, contestuali di vario tipo” (Ianes, in Paloma & Ianes, 2014, p. 10).

In particolare, per la sperimentazione degli strumenti su base ICF, è stato dato rilievo ai fattori contestuali personali osservabili nelle situazioni reali che si producono nelle attività motorie, fisiche, individuali e di gruppo, scegliendo l’Educazione fisica e sportiva come disciplina che, promuovendo la consapevolezza di sé e delle proprie potenzialità, rappresenta un ottimo ambiente di osservazione per la rilevazione di quelle dimensioni, quali caratteristiche psico-affettive, comportamenti e atteggiamenti degli alunni, che rientrano tra i Fattori Personali dell’ICF.

“Attraverso le esperienze ludico-sportive gli alunni riescono a comunicare i disagi e le difficoltà, in una dimensione cooperativa in cui le esperienze di gruppo e il ruolo svolto dalla ‘corporeità’ favoriscono i processi di apprendimento e le dinamiche inclusive” (Ianes, in Paloma & Ianes, 2014, p. 10).

Il volume nella prima parte descrive, attraverso i contributi di vari autori, il percorso del progetto EDUFIBES, dal framework teorico al disegno di ricerca, descrivendo la condotta di identificazione BES attraverso le osservazioni nelle ore di Educazione fisica e sportiva, specificando i paradigmi scientifico-pedagogici che sottendono il modello ICF, spiegando le motivazioni per cui la didattica inclusiva deve far capo all’ICF, giustificando il rapporto ICF/BES ed il rapporto BES/competenza secondo le Indicazioni Nazionali 2012.

E in effetti, facendo riferimento ai quadri locali delle Indicazioni Nazionali, il tema dei bisogni educativi speciali e, in senso ampio, della diversità e delle differenze, risulta essere un tema-valore centrale, “venendo tracciata quella che oramai rappresenta un elemento di non ritorno: la valorizzazione delle differenze nella consapevolezza della diversità come valore irrinunciabile (Damiani, in Paloma e Ianes, 2014, p. 58).

Nella seconda parte del volume è riportata la ricerca azione svolta nelle scuole attraverso il progetto EDUFIBES, descrivendo dapprima la complessità del fenomeno inclusione all’interno della progettazione scolastica, per poi motivare la scelta dell’Educazione fisica e sportiva per il processo di identificazione dei BES.

Dopo la descrizione del percorso che ha portato alla creazione degli strumenti applicativi per le Scuole del I e II Ciclo di Istruzione vi è un capitolo che riguarda la catalogazione dei dati e l’analisi dei risultati della ricerca e uno che, dando la parola ai partecipanti, narra le esperienze di ricerca-formazione avvenute nelle scuole ad opera del gruppo di ricerca.

A conclusione del volume, nel tentativo di tirare le somme per individuare punti di forza ed eventuali criticità nell’implementazione della ricerca, anche al fine di delineare le prospettive future, Filippo Gomez Paloma si sofferma sull’importanza di riconoscere, da parte del modo accademico, “che lanciare un modello scientifico può avere successo solo se, a un framework scientifico solido e rigoroso, si affiancano docenti che si sentono coproduttori dello stesso e non puri esecutori materiali” (Paloma, in Paloma e Ianes, 2014, p. 159).

Questa con la consapevolezza che un tema così delicato richiede l’ascolto e la partecipazione attiva di tutti gli attori della scuola.