Anno V - Numero 1 - Giugno 2015 Stampa Email
Di Rienzo, P. (2012). Educazione informale in età adulta. Temi e ricerche sulla convalida dell'apprendimento pregresso nell'Università. Roma: Anicia
di Paolo Serreri   

 

A primo acchito il titolo del libro di Paolo Di Rienzo "Educazione informale in età adulta" e il sottotitolo "Temi e ricerche sulla convalida dell'apprendimento pregresso nell'Università" sembrano comporre un ossimoro: l'apprendimento informale  è accostato al luogo dell'apprendimento formale per eccellenza, rappresentato, appunto dall'Università. L'ossimoro, però, è solo apparente. In realtà, l'autore opera un'approfondita analisi volta a sistematizzare ed a ricondurre entro categorie e paradigmi interpretativi rigorosi i cambiamenti che da alcuni anni a questa parte, in Italia ed in altri Paesi d'Europa, hanno interessato le teorie e le strategie del lifelong learning da un lato e la mutata composizione sociale ed anagrafica della popolazione universitaria da un altro. Quest'ultima, in particolare, è caratterizzata dalla presenza crescente di adulti; dalla presenza, cioè, di persone che si iscrivono all'Università in età non canonica, dopo i 26 anni e oltre. Spesso si tratta di persone che in passato hanno intrapreso, senza concluderli, studi universitari prima di entrare nel mondo del lavoro. Ma altrettanto spesso si tratta anche di persone che si iscrivono per la prima volta all'Università con carriere professionali avviate e/o con famiglie già costruite. Non si tratta dunque di rare figure eccentrico-romantiche quali quelle dei vecchi "collezionisti" di lauree; né di figure marginali della dispersione universitaria (v. i fuori corso di "lungo corso").

 

A partire dagli inizi degli anni 2000 le università vedono crescere al loro interno la presenza di un nuovo soggetto adulto, competente e progettuale; di un nuovo soggetto con un patrimonio, spesso anche molto consistente, di apprendimenti pregressi acquisiti sul lavoro e nel corso della vita in generale.

L'Università, soprattutto inizialmente, è stata colta impreparata dalla comparsa di questo nuovo soggetto. Via via, però, ha cominciato a misurarsi con la natura strutturale, piuttosto che congiunturale, rappresentata dalla componente adulta della popolazione che la "abita". In particolare, è venuta misurandosi con le caratteristiche culturali, con i bisogni formativi e con le aspettative di persone interessate a vedere riconosciuto il loro patrimonio di conoscenze, di saperi e di competenze in funzione di una sua integrazione nel curriculum universitario, secondo modalità organizzative non posticce o meccaniche. E, soprattutto, nella prospettiva dell'apprendimento permanente.

Lo studio di Di Rienzo si inquadra all'interno di queste problematiche e si muove seguendo penetranti linee di approfondimento scientifico. Il lavoro prende le mosse specificamente dalle risultanze della ricerca condotta nell'ambito di un Progetto di Interesse Nazionale (PRIN 2008-2010) svolto da un gruppo di Università (Roma Tre, Firenze, Lecce, Padova) dal titolo "Il riconoscimento e la validazione delle competenze professionali ed esperienziali degli adulti che ri-entrano all'Università, nella prospettiva dell'apprendimento permanente".

 

La prima delle due parti che delimitano il quadro logico ed esplorativo del volume, è volta a far luce: a) sui paradigmi fondativi dell'apprendimento lifelong; b) sui paradigmi dei processi di adultizzazione collegati con i processi di apprendimento in tutti i contesti; c) sul ruolo e sull'incidenza specifici degli apprendimenti esperienziali sull'insieme degli apprendimenti in età adulta.

1. In questa prima parte l'autore fissa quelli che potremmo definire i tre grandi "pilastri epistemologici" attorno ai quali ruota la ricerca.

Il primo "pilastro" si basa sull'assunzione della prospettiva dell'apprendimento lungo il corso della vita come chiave per il "ripensamento e la ricostruzione del discorso sulla natura dell'apprendimento e sull'identità dei soggetti coinvolti, alla luce in particolare del carattere aperto e pervasivo che caratterizza l'esperienza apprenditiva nell'epoca moderna" (pag.9). Questo primo pilastro regge l'intero percorso teorico-metodologico attraverso cui l'autore legge l'apprendimento permanente universitario con particolare attenzione alle declinazioni specifiche in chiave di riconoscimento e convalida dell'apprendimento pregresso acquisito  in contesti non formali e informali.

Il secondo "pilastro", strettamente collegato con il primo, si basa sull'assunto secondo cui i processi di adultizzazione si sono trasformati profondamente - in relazione e in parallelo con gli obiettivi di crescita economica, sociale e civile - ponendo un'attenzione inedita al ruolo dell'esperienza nella formazione e nell'apprendimento; da cui scaturisce, tra l'altro, la necessità di valorizzare le singole biografie intese quali fonti primarie per il recupero di risorse, di conoscenze e competenze pregresse.

Il terzo "pilastro", anche questo strettamente correlato concettualmente ed empiricamente al primo ed al secondo, ci parla dell'apprendimento permanente come dimensione strutturale dell'adultità e dei processi di adultizzazione, tanto da caratterizzare le politiche della formazione a tutti i livelli, compresa la formazione superiore, attraverso la presenza crescente, in Italia come in Europa, di adulti in formazione. Ed il "ritorno degli adulti in formazione, specie nella formazione superiore di tipo universitario, pone questioni in parte nuove, come il venir meno della rigida separazione tra diversi contesti di apprendimento ed in particolare tra la conoscenza ritenuta fondante i processi formativi accademici e le esperienze di apprendimento vissute , che si collocano al di fuori dell'università medesima" (p. 27)

2. La seconda parte, di tipo ricognitivo è dedicata in particolare: a) ad un esame ragionato delle politiche e degli strumenti adottati dalle strutture universitarie nel campo delle attività di formazione permanente; b) ad una ricognizione delle azioni di orientamento messe in atto dalle strutture universitarie per il riconoscimento e la convalida degli apprendimenti pregressi; c) ad una ricognizione ed a un esame critico degli approcci metodologici e degli strumenti operativi di carattere organizzativo e gestionale finalizzati al raggiungimento dell'obiettivo del riconoscimento e della convalida degli apprendimenti.

Dalle diverse linee d'indagine condotte emerge con molta chiarezza come i metodi  di tipo qualitativo siano i più idonei ad interpretare il fenomeno del ritorno degli adulti in formazione. Ma soprattutto emerge come questi stessi metodi liberino una forte valenza formativa a partire dalla dimensione tacita dell'apprendimento acquisito in contesti informali. Sotto questo profilo assumono un particolare rilievo i metodi di orientamento e di accompagnamento di tipo narrativo-biografico, centrati sul soggetto e sulla sua dimensione progettuale. Metodi, questi, che danno la parola al soggetto e che mettono nelle sue mani le redini per condurlo ad una progressiva maturazione personale. Tra questi spiccano il Bilancio di competenze ed il Laboratorio biografico. Proprio in virtù della loro intrinseca capacità orientativa derivante dal fatto che ripercorrono la storia di vita del soggetto, le tappe fondamentali della sua formazione, del suo percorso professionale e i modi come questi passaggi si sono realizzati.

 

Concludendo, un'avvertenza: faremmo un grave torto al lavoro di Di Rienzo se lo presentassimo solo come una ricerca ampia e ben condotta. Perché, pur essendo indiscutibilmente così, il libro Educazione informale in età adulta si presenta anche come attraversato da una forte tensione innovativa e trasformativa volta a mettere in guardia l'Università e i responsabili delle policy universitarie circa la necessità di mettere in atto un profondo e complessivo processo di ripensamento delle finalità e delle prassi universitarie. Con particolare riferimento alla terza mission, quella appunto dell'apprendimento permanente. A condizione, però, che ciò avvenga in relazione sinergica con la prima mission, la ricerca e con la seconda, la didattica.