Anno V - Numero 1 - Giugno 2015 Stampa Email
Burgio, G. (2012). Adolescenza e violenza. Il bullismo omofobico come formazione alla maschilità. Milano: Mimesis
di Franca Pinto Minerva   

 

La Società Italiana di Pedagogia ha recentemente tributato giusto riconoscimento nazionale a Giuseppe Burgio, per l’originale argomentazione e la radicale innovatività del suo lavoro Adolescenza e violenza, Il bullismo omofobico come formazione alla maschilità.

 

Burgio affronta infatti un tema – sicuramente abusato – come il bullismo guardando non solo alla sua struttura relazionale interna ma anche ai suoi effetti educativi, analizzandolo cioè come dispositivo formativo e arrivando così a svelare la vittimizzazione scolastica come tappa di una complessa, contraddittoria, problematica formazione alla maschilità in adolescenza. Proprio in quest'interpretazione di genere (fondata sui dati che mostrano un'assoluta predominanza dei maschi sia tra i bulli sia tra le vittime) sta l'originalità di questo volume, nella tesi cioè che una delle cause del bullismo – e di quello omofobico in particolare – sia da ricercare nei complessi e a volte tortuosi processi di costruzione dell'identità maschile nell'età più difficile e faticosa di tutte.

È la cronaca di qualche mese fa a dare conferma della giustezza dell'analisi, col drammatico caso del quattordicenne di Napoli che, preso in giro perché sovrappeso, è stato torturato da un gruppo di ragazzi con una pistola ad aria compressa che, inseritagli nell'ano, gli ha perforato l'intestino. La forma della violenza perpetrata, incentrata sulla penetrazione come espressione di dominio maschile, lascia aperta per Burgio la possibilità di intravedere la strutturazione omofobica che può innervare il bullismo in generale, costituendone una forma di espressione.

A condurre a questa interpretazione – peraltro ampiamente argomentata nel volume attraverso il confronto con la letteratura scientifica internazionale – è stato un lungo lavoro di indagine sul campo, centrato sulla raccolta delle storie di vita di adolescenti. Un percorso che ha permesso all’Autore di far interagire le note dinamiche del fenomeno bullistico con quelle che accompagnano la costruzione dell'identità di genere e di orientamento sessuale in adolescenza.

Evitando ogni tipo di reificazione identitaria, la sessualità e la soggettività di genere mostrano così – attraverso l'analisi condotta – quella fluidità, quello spirito di ricerca, quella sperimentazione che sempre le caratterizza, specialmente in adolescenza.

L'identità sessuale emerge quindi non come un dato riduttivamente “naturale”, piuttosto come effetto della complessa costruzione dell'immagine di sé in cui grande rilevanza spetta alla negoziazione con i modelli sociali e alla relazione con i pari. L'identità sessuale si mostra, cioè, come un processo di (auto)formazione e, in tale costruzione identitaria, ogni evento acquista una valenza formativa, contribuendo a istituire, delimitare e gerarchizzare i modelli di genere. Tra questi eventi, un ruolo particolare occupa la vittimizzazione tra pari. Il fatto poi che il bullismo scolastico sia, per lo più, una relazione giocata tra maschi (e che abbia i gay come vittime statisticamente predominanti) indica la competizione come regolatore interno all'adolescenza maschile.

La violenza si mostra infatti utile a stabilire le regole del comportamento corretto e adeguato al genere, crea una gerarchia di maschilità al cui fondo vengono posizionati i ragazzi gay (o anche solo effeminati), risolve i conflitti intrapsichici e i dubbi carichi di angoscia che gli adolescenti possono vivere in relazione alla loro maschilità in formazione, crea ai bulli una reputazione di maschilità indiscutibile, rinforza indirettamente – infine – l'oppressione maschile di quel femminile (a cui vengono assimilati i gay) caratterizzato dalla passività sessuale e, spesso, dal subire la violenza maschile.

In quest'interpretazione, diventa all'improvviso chiaro perché la violenza verbale e fisica sia quasi monopolio maschile (il bullismo femminile è infatti meno diffuso e cruento), perché i ragazzi abbiano “bisogno” emotivo, psicologico e relazionale del bullismo, perché quello omofobico costituisca la gran parte del bullismo in generale.

L'originalità dei risultati di questo lavoro consiste insomma nella rilettura di un tema – sul quale la letteratura scientifica si trova in stallo teorico che si esprime spesso con monotona ripetitività – attraverso un'interpretazione che, lasciandosi alle spalle quella tradizionale (di matrice psicologica), è eminentemente pedagogica, e che interagisce con dinamiche sociali complesse quali la costruzione delle identità sessuale, le trasformazioni dell'adolescenza, i mutamenti del simbolico maschile. Quello che nasce come una ricerca sul bullismo acquista, così, il respiro di una monografia sull'adolescenza maschile che apre un dialogo con la pedagogia di genere, finora concentratasi solo sul femminile e che, soprattutto, costringe a interrogarsi ancora sulla genesi della violenza in generale.

Questo volume conferma la maturità teorica e rilancia il percorso di riflessione di Burgio, studioso dotato di passione scientifica e acribia metodologica, su una delle nuove e più delicate frontiere della ricerca pedagogica.