Anno V - Numero 1 - Giugno 2015 Stampa Email
Brown, S., & Race, P. (1995). Assess Your Own Teaching Quality. London: Routledge Falmer
di Enrica Fontani   




DOI: 10.12897/01.00093

Il libro “Assess Your Own Teaching Quality” è un percorso operativo di auto-valutazione del docente; la proposta non ha carattere di estemporaneità, bensì è idealmente inserita in un progetto valutativo degli insegnanti all’insegna del miglioramento e dello sviluppo professionale. L’idea di fondo è che il coinvolgimento attivo dei soggetti valutati, sia la conditio sine qua non per una valutazione che trovi i partecipanti disponibili e consapevoli e che porti ad una reale crescita professionale. L’approccio segue il paradigma dell’apprendimento, learning to learn, secondo il quale l’apprendimento della valutazione avviene con il valutare, tanto che il testo presenta un invito finale agli insegnanti, per l’elaborazione di nuovi item, problemi e criteri.

 

Le ripetute riforme della formazione iniziale dei docenti, in special modo di scuola superiore, gli esiti controversi delle prove Invalsi e OCSE PISA, il sempre più ridotto investimento economico nell’istruzione degli ultimi governi italiani, accendono di sovente il dibattito, con toni e accenti diversi, sulla valutazione dei docenti. Tende a trasparire, nelle proposte avanzate dai decisori politici, la ricerca di soluzioni rapide e semplici, che rispondano alle (presunte) richieste dell’opinione pubblica e una preoccupazione preminente di accountability, seppur legittima e opportuna, rispetto a finalità di improvement, di crescita professionale dei docenti e di miglioramento della scuola. Non mancano, nell’elaborazione dei progetti di valutazione dei docenti fin qui ipotizzati e resi pubblici, aspetti insoluti e contraddittori, soltanto da ultima la disputa tra l’opportunità o meno di stabilizzare figure professionali intermedie, una per la parte pedagogico-didattica, una per gli aspetti gestionali, tra il docente e il dirigente.

La prima edizione di “Assess Your Own Teaching Quality”, di Sally Brown e Phil Race, è di pubblicazione non recente, il testo risulta tuttavia attualissimo, nell’ambito dell’attuale riflessione in corso nel nostro paese sulla valutazione dei docenti. Lo studio di Brown e Race, entrambi professori emeriti alla Leeds Metropolitan University e Principal Fellow della Higher Education Academy (UK), nasce dal confronto con i partecipanti ai workshops e con i colleghi inglesi e tedeschi ed appartiene alla copiosa produzione anglosassone di libri analoghi, frutto di una cultura della valutazione che ha radici profonde e una pratica di lungo corso.

Si colloca, all’interno dello sconfinato campo dell’educational evaluation, nell’ambito della valutazione degli insegnanti, in particolar modo sviluppa una proposta fattiva di auto-valutazione. L’approccio prescelto dai due autori consente loro di mantenere il focus della valutazione principalmente sulla finalità del miglioramento e dello sviluppo della professionalità docente; “Assess Your Own Teaching Quality” si situa nel filone dell’assessment for improvement, promuove un’autovalutazione che non diviene autoreferenziale, una delle più comuni critiche che le si possono muovere, ma che rappresenta, piuttosto, una risorsa sia per il singolo che per il team dei docenti e un’opportunità per un peer-feedback.

Il libro si presenta con una struttura metodica e una forma operativa, come uno strumento che il docente utilizza in funzione delle proprie esigenze di auto-valutazione. Sono gli autori stessi a definirlo un mapping device, un dispositivo per la mappatura delle attività professionali dell’insegnante, per una ricognizione dei processi che si mettono in atto e per un’anticipazione degli approcci alternativi che si possono sperimentare.

I capitoli sono suddivisi nei macro-indicatori che, secondo gli autori, descrivono la professionalità del docente: Insegnamento ed apprendimento in gruppi numerosi; Progettare e utilizzare le risorse per l’insegnamento e l’apprendimento; Attività di studio indipendenti, feedback, lavoro di gruppo e valutazione; Aiutare individualmente gli studenti; Qualità personali, professionali e competenze.

Rispetto al framework (1) per la valutazione dei docenti di Charlotte Danielson , tra i più conosciuti ed utilizzati nel mondo anglosassone ma non solo, è da notare la specificazione circa l’insegnamento nei grandi gruppi, motivato dagli autori con il largo uso, per scelte di natura organizzativa-economica, di questa modalità di insegnamento-apprendimento. Altra differenza da apprezzare è la distinzione tra le “Attività di studio indipendenti, il feedback, il lavoro di gruppo, la valutazione”, e “Aiutare individualmente l’alunno” (che costituisce, da solo, un macro-indicatore), racchiusi nell’unico Dominio “Insegnare” da Danielson.

Sally e Brown suddividono ogni macro-indicatore in performance-indicator, ad esempio Personal and professional qualities and skills si specifica, tra gli altri, con due interessanti indicatori nella logica dell’autovalutazione: Continuing to learn about learning e Preparing to be appraised. Come per gli oltre cinquanta indicatori presenti nel testo, “Continuare ad apprendere rispetto all’apprendimento” si declina in una decina di azioni attraverso le quali il docente può auto-valutarsi. A titolo esemplificativo, alcune tra le azioni maggiormente significative che compongono l’item citato sono: “Mi tengo al passo con i nuovi sviluppi nell’insegnamento e apprendimento” e “Leggo regolarmente articoli, giornali e libri sui processi e le pratiche di insegnamento e apprendimento nell’istruzione superiore”.

L’insegnante ha la possibilità di valutare il proprio operato (o parte di esso, come specificheremo in seguito), tramite l’espressione di un giudizio circa la frequenza delle azioni relative agli indicatori. La scala di valutazione è suddivisa in sette affermazioni che rappresentano una gradualità nella frequenza dell’azione presa in considerazione: “Lo faccio sempre”, “Lo faccio di volta in volta”, “Lo faccio quando serve”;  richiedono di giudicare la sua utilità e di esprimere la capacità: “Non posso ancora farlo”, “Mi piacerebbe essere capace di farlo”; e l’intenzione (o meno) di compierla: “Non intendo farlo”, “Non ho bisogno di farlo”.

Le valutazioni compiute portano il docente ad individuare, nell’intento degli autori, un Piano di azione, delle precise azioni da recuperare, oppure da consolidare, per acquisire un profilo professionale completo. Al termine del testo è possibile elaborare, a partire dai suggerimenti scaturiti dai Piani d’azione delle competenze analizzate, un Piano finale di miglioramento che indichi le priorità e gli ambiti da sviluppare.

L’approccio all’auto-valutazione presentato da Brown e Race è metodologico: si apprende l’auto-valutazione (e la valutazione) mettendola in atto. Quest’ottica asseconda il principio per il quale si acquisisce una competenza se si è messi in condizioni di farlo, se si posseggono gli strumenti e gli elementi necessari per operare consapevolmente nell’ambito di quella competenza. Si parla, in questo caso, di valutare, ancor più che di valutazione: “Se il soggetto opera concretamente e si impadronisce degli strumenti specifici che sono richiesti in quel contesto, progressivamente può concettualizzare l’esperienza acquisita nel campo del valutare definendola valutazione, il che significa che solo apprendendo a valutare si può parlare di valutazione” (Guasti, 2013. Pag. 60).

Il rapporto tra apprendimento e valutazione muta sostanzialmente, non si tratta solo di valutare gli apprendimenti ma di apprendere a valutare, secondo il “new learning paradigm”, declinato con chiarezza nei documenti dell’Unione Europea (UE, 2006), che pone l’apprendimento, “learning to learn”, al centro del sistema formativo.

Il testo di Brown e Sally, seppur precedente le Raccomandazioni del Parlamento Europeo, si colloca utilmente all’interno del paradigma dell’apprendimento in quanto rappresenta uno strumento che mette il soggetto in condizioni di valutare, di agire la valutazione per poter, successivamente, approfondire e riflettere sulla valutazione stessa. L’accento è sul ruolo attivo del soggetto nella valutazione, in modo peculiare nell’auto-valutazione, processo nel quale il soggetto è più che mai centrale e responsabile. Un’(auto)valutazione così intesa è strettamente coerente con il fine del miglioramento, l’insegnante è attivamente coinvolto ed acquisisce, autonomamente, consapevolezza dei propri bisogni formativi. Il rischio di una pratica dell’auto-valutazione che sia una sterile esercitazione o un adempimento burocratico è scongiurato dall’intrinseca e congruente connessione tra gli strumenti utilizzati e la finalità di improvement che si propone.

Gli autori stessi elencano alcuni modi di usare il testo, oltre a essere strumento di valutazione personale può servire ad identificare un problema, a costruire un’agenda per una “teaching quality assessment”, ad elaborare un portfolio personale, a tracciare un quadro per una valutazione formale.

Rispetto a quest’ultima finalità, se è vero che, come sostiene il quarto Rapporto sulla scuola italiana della Fondazione Giovanni Agnelli (FGA, 2013. Pag. 247), per attivare percorsi di valutazione dei docenti “L’unica strada percorribile è quella della valutazione progettata e costruita con i docenti”, la via da intraprendere è quella dell’apprendere a valutare, anche e soprattutto, tramite l’auto-valutazione.

Un’indispensabile raccomandazione degli autori, oltre che metodologica, sostanziale: non utilizzare il libro, che si compone di circa 500 affermazioni di qualità, tutto in una volta, “that would  feel like ­“death by checklist”” e non demoralizzarsi per quanto lavoro resta. L’idea di fondo è che la tensione costante del docente non sia verso l’insegnante perfetto (che con tutta probabilità non esiste, n.d.r.), piuttosto verso un continuo e progressivo miglioramento, in corrispondenza con il paradigma dell’apprendimento: “The most important of these competences is the ability to learn – maintening the curiosity and the interest in new issues and skills – without which lifelong learning cannot exist” (EU, 2001).

Sally e Brown, nello stesso spirito, intendono il loro lavoro come mai concluso: “We do not regard our work as finished; new checklist criteria, new issues, better criteria will continue to emerge. We invite you to let us know how we can make this book more useful” (Sally & Brown, 1995. Preface and Acknowledgedgements).

Il testo invita, in modo esplicito ed operativo, alla pratica dell’auto-valutazione che, come abbiamo accennato, costituisce una parte dell’apprendere a valutare e rappresenta, già di per stessa, un miglioramento; se l’auto-valutazione diviene per il docente un vero e proprio habitus si può contare su uno sviluppo sistematico e progressivo, in un learning to learn di segno professionale.

 

Note

 

(1) Danielson, C., (2011), The Framework for Teaching Evaluation Instrument. Princeton NJ: Danielson Group.

 

Bibliografia

 

Guasti, L., (2013), Competenze e valutazione metodologica. Trento: Erickson Editrice.

Decreto ministeriale 22 agosto 2007, n.139, Regolamento recante norme in materia di adempimento dell’obbligo di istruzione; Recommandation of the European Parliament and of the Council, 18 December 2006, on Key competences for lifelong learning.

Fondazione Giovanni Agnelli, (2014), La valutazione della scuola. A che cosa serve e perché è necessaria all’Italia. Roma – Bari: Edizioni Laterza.

EU, Report from the Commission of 31 January 2001, The concrete future objectives of education system.