Anno IV - Numero 1 - Giugno 2014 Stampa Email
Frauenfelder, E., Striano, M., & Oliverio, S. (a cura di) (2013). Il pensiero di John Dewey tra psicologia, filosofia, pedagogia. Napoli: Fridericiana Editrice Universitaria
di Mariateresa de Palma   

 

L’idea di mettere insieme i saggi presenti nel volume oggetto della recensione ha avuto origine a seguito di un importante ciclo di seminari di carattere interdisciplinare, svoltisi nel 2009, presso l’Università degli Studi di Napoli Federico II, in occasione del 150° anniversario della nascita di John Dewey. Il volume affronta, al suo interno, un tema interessante, relativo al ruolo che l’interdisciplinarietà ha avuto nel pensiero di John Dewey. Nelle quattro parti fondamentali, in cui si articola il volume, intitolate rispettivamente “Prospettive interdisciplinari in John Dewey”, “La psicologia di John Dewey”, “La filosofia di John Dewey”, “La pedagogia di John Dewey”, i curatori danno rilievo primariamente all’innovatività e all’attualità di questo autore che ha fatto della prospettiva interdisciplinare il fil rouge che unisce e fa da sfondo a tutto il suo pensiero. L’ottica interdisciplinare, analizzata nei saggi di G. Amato, J. Garrison, L. A. Hickman, G. Minichiello, P. Orefice, G. Spadafora, M. Striano, P. Valerio, appare, dunque, come cruciale dispositivo epistemico che consente di indagare la realtà in maniera efficace e profonda poiché in grado di far emergere le molteplici sfaccettature del reale, riconducendole, in un momento successivo, ad unità. Soltanto un approccio di questo tipo, secondo Dewey, che tenga conto della complessità dei contesti all’interno dei quali siamo inseriti e che analizzi i fenomeni da differenti angolature, è davvero utile alla comprensione del mondo che ci circonda, agevolandoci nell’affrontare con consapevolezza le sfide sempre nuove della contemporaneità. I diversi ambiti del sapere scientifico, tra loro correlati, sono tutti estremamente utili perché, attraverso i loro apporti conoscitivi, sono in grado di far luce su determinate problematiche ed aree di ricerca, all’interno di un più ampio e vasto sistema del sapere.

 

Nel saggio di M. Striano, infatti, si sottolinea come Dewey, servendosi spesso di una metafora organicistica, più volte paragoni il sapere a un organismo vivente, affermando che allo stesso modo in cui è necessario comprendere la funzione di ciascun organo all’interno di un sistema vivente, così si deve valutare e valorizzare la funzione di ciascuna disciplina all’interno del cosiddetto “organismo” della scienza. Ogni scienza, infatti, è di per sé fondamentale poiché, con il suo contributo specifico, risponde e approfondisce un preciso aspetto del reale, assieme ad un ampio ventaglio di discipline che offrono apporti conoscitivi di natura differente.

“Per questo il sapere (ed il sapere scientifico in particolare) non si costruisce sulla base di una unica forma di pensiero ma c’è bisogno di armonizzare e di orchestrare molte e diverse «logiche dell’esperienza», che sono connotative dei diversi campi dell’indagine scientifica, per poter avere una conoscenza che si riveli adeguata ed appropriata ai diversi contesti della vita umana” (Striano, “La matrice interdisciplinare dell’epistemologia deweyana”, p. 66).

Nel testo si fa riferimento, dunque, in particolare all’importanza che discipline come la psicologia, la filosofia e la pedagogia hanno avuto per lo sviluppo delle teorie deweyane.

La psicologia, e gli spunti che essa ha fornito alle formulazioni teoriche di Dewey, sono ampiamente esplicitate nei saggi di D. F. Patton Barone, F. P. Colucci, S. Di Nuovo, S. Brinkmann, M. Cardaci, C. Morabito. Questa disciplina ha assunto rilevanza, per il delinearsi dell’indagine deweyana, in quanto in grado di costituire una fonte metodologica per la filosofia ed una fonte euristica per la pedagogia.

Nel testo David F. Patton Barone afferma: “Dewey rimane una figura non sufficientemente riconosciuta nella storia della psicologia. Centocinquanta anni dopo la sua nascita e oltre cinquanta anni dopo la morte è tempo di riconoscere che Dewey fu il visionario della psicologia e che formulò nuovi modi di pensare alla psicologia” (Barone, “John Dewey: visionario della psicologia”, p. XXXXXXX).

Il ruolo della filosofia in Dewey, approfondito nei saggi di S. Neubert, R. Frega, G. Maddalena, R. del Castillo Santos, R. M. Calcaterra, G. Mari, è quello di costituire il legame che sottende e unifica le diverse scienze. Essa è considerata come la forma più rappresentativa assunta dall’esistenza umana nel suo auto-sviluppo, in un continuo processo di riflessione e meta-riflessione sull’esperire umano (p. XI). Il suo contributo risulta importantissimo per l’esplorazione in profondità dell’esperienza individuale e collettiva. Concepita come il fondamento della conoscenza umana, essa si articola, per Dewey, in Logica, Estetica ed Etica e viene considerata dallo studioso come una forma di saggezza che dovrebbe essere una guida per la vita; pertanto è necessario che tenga conto dei cambiamenti che ineriscono ai contesti socio-culturali in cui viviamo, immergendosi nelle dinamiche e nelle problematiche proprie della realtà, senza astrarsi e direzionarsi solo verso ciò che è sovra-mondano e sovra-umano.

L’importanza che la pedagogia riveste per Dewey è posta in evidenza nel testo, attraverso le riflessioni di M. Baldacci, G. Bonetta, F. Cambi, E. Corbi, L. Mortari, S. Oliverio, V. Sarracino. La pedagogia è considerata una scienza teorico-pratica che, oltre a raccogliere e sistematizzare i dati, deve verificare e validare le proprie ipotesi per rispondere efficacemente agli attuali bisogni educativi. Dewey evidenzia la stretta relazione che gli studi pedagogici devono avere con quelli filosofici, psicologici e sociologici, individuando il campo di studio di questa disciplina “non solo e non tanto quello della filosofia dell’educazione e di tutte le questioni relative ai fini e agli scopi dell’educazione ma anche, sul piano empirico, dell’evoluzione e della trasformazione delle istituzioni educative nonché l’organizzazione dei curricoli e dei saperi in funzione educativa” (Striano, p. 75).

Risultano interessanti, infine e per concludere, le parole di Franco Cambi che nel testo afferma “Allora, proprio per questa ricchezza, per questa stessa duplicità di una lectio matura, il Dewey dell’ultima fase del suo pensiero, che lui stesso venne a codificare come ‘ricostruzione’ e che sviluppò per quasi trent’anni, ci è ancora Maestro. Una guida necessaria. De-costruttore e ri-costruttore al tempo stesso. In cui Modernità e Post-Moderno si legano, in un progetto per darsi strutture solide ma aperte” (Cambi, “John Dewey: un pensiero tra due epoche: Moderno e Postmoderno”, p. 290).

In questo modo il volume, dando avvio ad una nuova collana internazionale, si configura come una prima tappa di un lungo percorso d’indagine sugli infiniti apporti scientifici e conoscitivi che un pensatore, quale John Dewey, è ancora oggi in grado di dare.