Anno II - Numero 2 - Dicembre 2012 Stampa Email
D’Aprile, G. (2010). Adolphe Ferrière e les oubliès della scuola attiva in Italia. Pisa: ETS
di Valeria Vittoria Aurora Bosna   

 

Obiettivi principali dell’opera di Gabriella D’Aprile, attenta studiosa dell’Educazione Nuova e dei suoi protagonisti, sono sia il rileggere il pensiero e l’opera di Adolphe Ferrière, pedagogista ginevrino vissuto tra il 1879 e il 1960 e aderente all’Èducation Nouvelle, ridisegnandone il profilo scevro da interpretazioni scontate e distorte fino a oggi raccolte; sia il riportare alla luce alcune figure di pedagogisti italiani, chiamati dalla stessa autrice “di avanguardia educativa”.

 

 

Gabriella D’Aprile si muove agevolmente nell’analisi e nell’approfondimento di una figura eclettica e complessa come quella di Adolphe Ferrière, attraverso l’uso di fonti storiche che l’aiutano a ricostruire, in un’ottica rinnovata, il contributo teorico del pedagogista, con il quale la stessa sembra condividere, tra le altre cose, un forte interesse scientifico sulla relazione che intercorre tra pedagogia e biologia.

L’opera descrive in modo approfondito la vita e le principali vicissitudini di Adolphe Ferrière attraverso i suoi incontri, i suoi interessi teorici, le sue ricerche, i suoi desideri, i suoi successi e le sue rinunce, tracciando il profilo di un personaggio poliedrico e articolato.

Nel primo capitolo l’autrice parte da una consueta interpretazione di Ferrière evidenziandone le caratteristiche più conosciute, come quella di “infaticabile propagandista ed entusiasta divulgatore dell’idea di école active […] più adatto all’attività di organizzatore che alla formazione di un pensiero teorico rigoroso” (p. 20), o come quella di operatore di grande impegno nella raccolta di documentazione preziosa in merito a iniziative d’avanguardia educativa o, ancora, fautore di interessanti iniziative istituzionali per la diffusione del movimento di rinnovamento pedagogico internazionale del primo cinquantennio del Novecento.

Caratteristiche sempre più comunemente legate a una propaganda di carattere organizzativo dei principi e modelli dell’Educazione Nuova e meno appartenenti, nella diffusa opinione della critica, a una produzione scientifica rigorosa, sempre più spesso indicata come ripetitiva e ridondante.

Ed è proprio in un’ottica di rinnovamento di tale concezione dell’opera di Adolphe Ferrière che si colloca il lavoro di ricerca effettuato da Gabriella D’Aprile, che consente quindi, attraverso l’analisi di moltissime fonti inedite conservate presso la Fondation Archives Institut J.-J. Rousseau dell’Università di Ginevra, di tracciare un profilo originale del pedagogista valorizzandone gli innumerevoli interessi teorici a testimonianza, come sostiene la stessa autrice, di “un universo conoscitivo che, ad ampio raggio, includa tutti gli aspetti della vita dell’individuo” (p. 29).

Nel secondo capitolo sono messi in evidenza alcuni aspetti caratterizzanti la riflessione teorica giovanile di Adolphe Ferrière che, per “diritto di nascita”, cresce in un ambiente culturale vivo e stimolante come quello dell’Università di Ginevra, dove viene a contatto con teorici e pensatori di diversi ambiti del sapere e dove studia le scienze positive come la biologia e la sociologia. Qui elabora l’idea di “legge del progresso in biologia: ogni essere vivente progredisce ed evolve attraverso meccanismi di differenziazione e di concentrazione conformi alla legge dell’adattamento dell’io al mondo e del mondo all’io” (p. 43), con la quale sancisce la sua teoria dinamica del divenire più che dell’essere.

Accanto agli approfondimenti teorici Adolphe Ferrière fa esperienza di prassi educativa in qualità di maestro volontario presso gli Istituti di Hermann Lietz in Germania; esperienza da cui maturerà l’idea di una scuola come “laboratorio di pedagogia pratica”.

É questo il periodo in cui Ferrière dà forma alla teoria dell’educazione parlando di potenziamento dell’energia vitale primaria e quindi “della necessità di orientare il processo educativo in direzione della piena attivazione delle potenzialità biologiche presenti nel fanciullo, così da rispettarne le tendenze naturali e promuoverne lo sviluppo psico-fisico” (p. 48).

Nel terzo capitolo l’autrice racconta dell’approdo alla pedagogia di Adolphe Ferrière; un approdo sancito dalla fondazione del Bureau international des écoles nouvelles (BIEN), organo internazionale di informazione e documentazione delle Scuole Attive di cui Ferrière sarà un valido operatore. L’esperienza pedagogica si consolida con la “pratica” dello stesso Ferrière presso l’Istituto J.J. Rousseau, dove opera come docente e punto di contatto con il panorama internazionale in ambito pedagogico e psicologico. A proposito dell’attività del ginevrino presso l’Istituto Rousseau, Gabriella D’Aprile sottolinea che “il suo apporto è particolarmente significativo se si considerano gli scopi di propaganda e di informazione stabiliti dalla linea programmatica delineata, fin dalla sua istituzione, dagli stessi fondatori” (p. 62). Ferrière dopo l’Istituto Rousseau sarà ancora educatore presso la scuola nuova di Bex, dove però terminerà definitivamente l’esperienza di prassi educativa a causa della sua sopraggiunta sordità totale che lo obbligherà a rinunciare al forte desiderio di operare in prima linea, per vederlo prodigarsi solo alla propaganda e all’approfondimento teorico.

Il quarto capitolo è dedicato alla figura di Adolphe Ferrière sia come studioso ma soprattutto come uomo d’azione dedito alla propaganda internazionale del movimento dell’Educazione Nuova. Divenuto quindi expert, come lo definisce l’autrice, della pedagogia delle Scuole Attive si impegnerà nella diffusione del movimento pedagogico ed educativo attraverso articoli e opere, instaurerà sempre più contatti con personalità di rilievo internazionale, uno fra tutti Celestine Freinet, raccoglierà materiale sulle esperienze di educazione nuova di cui verrà a conoscenza nel corso del tempo e, in ultimo, parteciperà attivamente a convegni e congressi internazionali di pedagogia per continuare con l’opera propagandistica, oramai sua principale missione.

I capitoli quinto e sesto sono particolarmente interessanti sul versante dell’esperienze educative delle Scuole Attive in Italia. Qui l’autrice si sofferma con grande cura sulla descrizione di diverse esperienze di attivismo educativo italiano e sulla diffusione territoriale di questo movimento. Molto interessante è anche la messa in luce di particolari profili di pedagogisti e educatori italiani che furono promotori d’iniziative sperimentali di gran rilevanza educativa in Italia e che però non hanno ricevuto il giusto merito nella storia della pedagogia italiana. L’opera di riscoperta di queste figure puramente nostrane resta, a nostro parere, la parte più intensa e più caratteristica di tutto il lavoro, specialmente se fruito da studiosi e operatori del settore educativo. L’esempio d’innovazione pedagogica e, al contempo, l’umiltà da parte di questi protagonisti dell’attivismo educativo italiano nell’aver prediletto senza dubbio la pratica più che la propaganda delle loro esperienze evidenzia il carattere di operosità silenziosa ma efficace tipico dell’educatore, qualità che si tramanda fino ai giorni nostri.

L’opera si chiude con una parte dedicata all’interesse scientifico di Adolphe Ferrière per gli studi di Tipocosmia, ossia studi sulla struttura individuale della personalità attraverso cui il pedagogista ritiene di rintracciare una corrispondenza tra eventi umani e ordine cosmico dei fenomeni. Interesse particolarmente criticato che però può comunque risultare suggestivo nel suo insieme, sicuramente se inserito in un’opera dedicata al pedagogista ed educatore Adolphe Ferrière, anche solo per il fatto che tale scienza ha contribuito ad arricchirne formazione e personalità.