Anno II - Numero 1 - Giugno 2012 Stampa Email
Scardicchio, A. C. (a cura di) (2011). Adulti in gioco. Progettazioni formative tra Caos, Narrazione e Movimento. Modugno (Ba): Stilo
di Anna Di Pace   

 

L’autrice evidenzia come alla luce della reversibilità dell’età adulta la formazione per tutta la vita diventa esigenza di generatività, di progettazione di percorsi formativi che permettano di coniugare il sapere con la vita. Punto cardine del testo sembra essere la possibilità di intendere il “caos” come opportunità di creazione, di cambiamento, di movimento. Compito della formazione non è, dunque, rassicurare, prevenire per controllare, razionalizzare; la formazione va intesa come sinonimo di inquietudine, ricerca, gioco.

 

L’autrice presenta la sua esperienza nella pratica dell’Outdoor Training intesa come allenamento ad allontanarsi dal bisogno di controllo, nell’ottica di un movimento che rappresenta l’essenza del vero apprendimento. E allora, la vera sfida della formazione sta proprio nel coniugare e tessere assieme l’adultità col gioco, la competenza con la creatività, la conoscenza con l’immaginazione.

Nella prima parte del testo, l’autrice approfondisce la pratica formativa dell’Outdoor Training, una metodologia didattica caratterizzata dalla destrutturazione dei contesti formativi predefiniti (l’aula, per esempio) e orientatata verso una formazione “fuori porta”. Il setting formativo attivato nelle pratiche di Outdoor Training permette ai soggetti coinvolti di implicare aspetti sia cognitivi che corporei, ed è proprio sul coinvolgimento corporeo che l’autrice evidenzia come il mettersi in gioco permetta di far emergere l’intreccio di cognizione e corporeità, poiché non esiste conoscenza senza corpo. La pratica dell’Outdoor narrativamente orientato aspira alla formazione di un “soggetto in azione”, ovvero un “professionista riflessivo”. Da tali premesse deriva la necessità di ripensare e riprogettare le procedure e gli strumenti valutativi che devono assumere la forma della narrazione e che non «siano già da ‘compilare’ ma da ‘comporre/creare’, e ciò anche in differita, fuori dall’aula» (p. 44).

Nel volume si arriva così a considerare come Outdoor Training ogni tipo di formazione in grado di ambire non alla quiete – sinonimo di previsione, controllo, stasi – bensì alla tempesta – ovvero alla possibilità di accogliere l’inquietudine del cambiamento. Si arriva così a comprendere come durante le sessioni di Outdoor, proprio come nella vita reale, «nulla di quello che accade è banale e tutto può succedere» (p.43). In questo scenario, tanto il formatore quanto il progettista hanno il ruolo di «saper comprendere e accettare che gli obiettivi dell’apprendimento che sarà possibile perseguire non saranno esaustivamente pre-definibili ex ante» (ivi).

Nella seconda parte del testo, l’autrice parte dalla Fisica Quantistica, dalla Logica della Complessità e dalla Teoria del Caos e dei Sistemi Dinamici per giungere al concetto di imprevedibilità della formazione e all’analisi di quelle che descrive come perturbazioni formative, fino ad arrivare alla sperimentazione dell’autopoiesi organizzativa caratterizzata da specifici aspetti, di cui l’autrice intravede particolari ricadute nell’ambito della sperimentazione formativa e della didattica delle organizzazioni.

Il fulcro della perturbazione formativa viene dunque identificato proprio nel concetto di autopoiesi, inteso come la capacità di un sistema di definirsi dalle sue stesse regole e di tendere ad auto-mantenersi a dispetto di trasformazioni interne, grazie al proprio sistema di rigenerazione.

Nelle conclusioni, l’autrice si sofferma sulla dimensione del gioco e del suo potere transizionale, esaltandone ancora una volta il suo ruolo nella didattica per gli adulti. Il gioco rappresenta l’azione e non l’inerzia, la creazione e non l’annullamento. Il formatore è, dunque, colui il quale, condividendo i principi di una progettazione liquida, oltre ad essere uno specialista della disciplina che insegna, è al contempo esperto «di apprendimento, di comunicazione, di dinamiche gruppali, di caos e creatività» (p. 151).

Poiché la didattica non è solo metodo, ma è ricerca, dal testo si evince una nuova responsabilità dell’educatore degli adulti, il quale assume il ruolo di ricercatore. Leitmotiv del testo è proprio la necessità dell’autrice di sottolineare che l’Outdoor Training non va inteso come pratica formativa soltanto aziendale, ma proprio per il carattere di indefinitezza dello spazio e per l’apertura alle dimensioni del caos e del cambiamento, può essere utilizzata anche nei contesti formativi formali, come la scuola.