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Loiodice, I., & Dato, D. (A cura di). (2015). Orientare per formare. Teorie e buone prassi all’università. Bari: Progedit
di Cristina Romano   

 

L’orientamento come “nuova mission per l’università” (p. 1): con tali parole, chiare e definite nel senso e nel tono, ma che hanno anche al tempo stesso la bellezza dell’augurio e il sapore entusiasmante della sfida, le curatrici aprono il volume Orientare per formare. Teorie e buone prassi all’università e introducono i saggi che ne animano le pagine.

Il testo nasce con l’intento di dare voce ad una precisa e concreta idea di orientamento universitario, la cui pregnanza è sottolineata con forza, negli ultimi anni, nelle righe di numerosi documenti comunitari e nazionali, nelle riflessioni teoriche suggerite dai grandi nomi della pedagogia e nella quotidiana pratica di diversi atenei italiani, tra i quali spicca l’Università di Foggia con il suo Laboratorio di Bilancio delle competenze, istituito nel 2004 presso l’allora Facoltà di Lettere, poi passato alla Facoltà di Scienze della formazione ed oggi afferente all’attuale Dipartimento di Studi umanistici. Molteplici sono le azioni di ricerca/intervento ideate e organizzate dal Laboratorio in più di un decennio di attività, sotto la guida del responsabile scientifico (Isabella Loiodice) e con l’apporto di un gruppo di lavoro interdisciplinare, che annovera docenti di area pedagogica e didattica, psicologica, filosofica, sociologica e tecnico-scientifica.

La normativa in tema di formazione e ricerca insiste da tempo sulla centralità della dimensione orientativa e sul suo caratterizzarsi come permanente ed immanente nella vita dell’individuo, in una prospettiva che non può che essere lifelong, lifewide e lifedeep, strettamente connessa com’è ai differenti tempi, luoghi e piani dell’esistenza e della socialità. Orientare vuol dire formare alla scelta, educare alla progettualità, mettere la persona in grado di pensarsi e ripensarsi, voltandosi all’indietro, a guardare la strada già percorsa, gli eventi vissuti, e proiettandosi in avanti, alla ricerca di un percorso (di studi, di lavoro e di vita) che sia quello giusto per sé, qui ed ora. Tanto più in un’epoca complessa e transitoria, che della flessibilità e fluttuabilità ha fatto i propri tratti distintivi.

E se orientare vuol dire formare, se si orienta per formare – è questo il significato sotteso al titolo e al volume tutto – è evidente ed ineludibile il compito affidato a due luoghi “formanti” quasi per antonomasia, due comunità per natura vocate all’educazione e alla formazione, ovvero la scuola e l’università.

Se, per quel che concerne la scuola, la parola orientamento non può dirsi una novità, nel contesto universitario, invece, la “nuova mission” dell’orientamento “non solo necessita di un ripensamento della funzione della didattica in un’ottica orientativa, ma anche delle competenze dei docenti universitari che devono esse stesse essere ripensate, riprogettate e riformate a partire da tali presupposti” (p. 3). Un’esigenza, questa, tanto più avvertita in un’università i cui studenti sono sempre più distanti dal prototipo del giovane che ha appena terminato gli studi superiori e si iscrive, diciottenne o poco più, ad un corso di laurea. L’eterogeneità dell’utenza universitaria, diversificata per età anagrafica, vissuto esistenziale, caratterizzazione professionale, rende dunque necessario un ripensamento del modello tradizionale della formazione post-scolastica: da una strutturazione per contenuti disciplinari “a due dimensioni” – soggetto/oggetto di indirizzi di studio e ambiti di ricerca – la prospettiva si allarga ad abbracciare gli esiti di apprendimento e il bagaglio di competenze strategiche e trasversali che lo studente porta con sé fuori, dopo e oltre gli studi universitari. E questa è la cornice, il contesto in cui si situa l’attualità di una riflessione sui temi dell’orientamento che non solo informa, ma anche e soprattutto forma, riflessione che costituisce l’intenzione principale del libro.

In apertura del volume, tre saggi a firma di Isabella Loiodice, Luigi Traetta e Daniela Dato, per fornire le coordinate spazio-temporali dell’orientamento universitario: i modelli teorici, i riferimenti storici e le prospettive di sviluppo.

Nel suo contributo, Loiodice guarda al contesto universitario come ad un luogo di incontro e confronto tra “memoria e futuro, sapere generale e sapere specialistico, conoscenza teorica e conoscenza empirica, formazione iniziale e formazione continua, comunità accademica e istituzioni di territorio, cultura e professionalità, istituzioni formative e mercato del lavoro” (p. 10). Alle mission storiche, fondative dell’università – la ricerca scientifica e la formazione superiore – si affianca, dunque, una terza e nuova prospettiva, quella dell’apprendimento permanente e della dimensione orientativa. La proposta dell’autrice è che l’orientamento debba far propri i “nuovi termini del lessico pedagogico” che negli ultimi anni hanno reso “molto più complesso e impegnativo l’obiettivo della formazione” (p. 17): la teoria delle capacitazioni di Sen, i “beni fondamentali” elencati da Nussbaum, il congiuntivo postulato da Bruner, la riflessività e la trasformatività predicate da Mezirow. È questa la strada per fare sì che l’orientamento contempli non solo una funzione strettamente informativa, ma anche e soprattutto formativa, educativa, di accompagnamento nei momenti focali della vita e in specifiche esperienze di transizione. Il saggio passa poi in rassegna una serie di pratiche didattiche e di iniziative in tema di orientamento, che testimoniano l’impegno dell’Ateneo foggiano da un lato a promuovere azioni di formazione alla didattica universitaria che facciano propria anche la dimensione orientativa (è il caso, ad esempio, del percorso di accompagnamento alla didattica universitaria attivato nel 2015 dal Centro di apprendimento permanente dell’Università di Foggia), sull’altro versante a predisporre servizi pensati per gli studenti nelle tre fasi della loro vita universitaria, in ingresso, in itinere ed in uscita, servizi che vedono protagonista il Laboratorio di Bilancio delle competenze.

Tocca a Luigi Traetta, nel secondo saggio del volume, ripercorrere i passi compiuti dall’orientamento nella riforma universitaria, attraverso l’analisi approfondita dei documenti legislativi nazionali. Agli anni ’80 e ’90 si deve il merito di aver dato all’orientamento una collocazione sempre più chiara nel contesto accademico, aprendo la strada all’attivazione di iniziative ed opportunità concrete, che vedono però ancora preponderante la caratterizzazione puramente informativa. La “svolta” – così la definisce l’autore – è nel novembre 1999, con il Decreto Ministeriale n. 509, che per primo configura l’orientamento nei termini di un sostegno ad una scelta consapevole – prima del corso di laurea e poi della strada da intraprendere al termine degli studi universitari – e di un supporto costante nell’ambito delle attività di placement che segnano il delicato passaggio dal mondo accademico a quello universitario. Al Decreto Ministeriale 270/04, la cosiddetta “riforma della riforma”, con i successivi decreti attuativi che ad essa fanno capo, il merito di aver “posto le basi giuridiche indispensabili a trasformare le università in soggetto centrale nei processi di orientamento” (p. 36), aprendo la strada, tra le altre cose, all’obbligatorietà per professori e ricercatori di ruolo di riservare un certo numero di ore ad attività di orientamento agli studenti (Legge 240/10) o all’istituzione della figura del tutor dei corsi di studio con specifiche funzioni di orientamento (Decreto Ministeriale 1059/13).

Daniela Dato, nel terzo dei saggi inseriti nel volume, concentra la sua attenzione sull’orientamento come “bene sociale” e, per chiarirne la preziosa valenza formativa, tiene a sottolineare quello che l’orientamento “non è”: non è prassi legata ad una specifica urgenza del presente, non è una fredda diagnosi tecnico-strumentale, non è una rigida predizione del futuro professionale, non è processo passivo ed eterodeterminato. È invece – e deve fermamente proporsi di essere – un “articolato e complesso processo di accompagnamento alla persona, come itinerario permanente di educazione alla scelta e gestione del cambiamento […] rivendicando così la sua natura di categoria fondante l’esistenza umana” (p. 40). La scuola, secondo l’autrice, nel suo essere luogo e contesto di apprendimento e insieme di socializzazione, disegna lo scenario ideale per porre le basi epistemologiche e prassiche di un orientamento che tenda a “prendersi cura” dell’individuo, nella varietà di stimoli e di spunti che vengono dalla pluralità di saperi e competenze disciplinari e trasversali, che costituiscono l’indiscutibile ricchezza dell’istruzione scolastica. Il testimone passa poi all’università, che con la scuola condivide la responsabilità di “formare e orientare futuri cittadini e produttori, di ripensare l’offerta formativa accettando il difficile compito di meglio collegarla con il mondo del lavoro” (p. 50), istituendo un circolo virtuoso che possa legare saldamente istruzione, ricerca e innovazione, per lo sviluppo della persona, del territorio e della comunità tutta.

Alle riflessioni suggerite dai tre saggi iniziali, fanno eco le azioni e le attività di cui sono testimonianza i contributi successivi del volume, che scendono nel dettaglio della concreta operatività che caratterizza le pratiche in fatto di orientamento attivate dal Laboratorio di Bilancio delle competenze, in collaborazione con il Dipartimento di Studi umanistici e l’Ateneo centrale dell’Università di Foggia.

Nel secondo dei saggi a sua firma, Isabella Loiodice racconta la vocazione orientativa-formativa delle attività del Laboratorio, che sin dalla sua istituzione ha guardato al metodo del Bilancio delle competenze come ad un interessante e produttivo argomento di studio e ricerca, ma anche e soprattutto come ad un processo centrale per gli studenti ed i neolaureati, luogo e spazio di analisi e ricognizione di sé, che aiuta il soggetto a compiere un grande passo in avanti sulla strada dell’empowerment, tenendo fede alla “sua [del Bilancio] mission fondativa, quella appunto di promuovere autonomia, capacità progettuale ed emancipativa del soggetto” (p. 58). E agli utenti dei tanti percorsi di bilancio attivati presso il Laboratorio, l’autrice dà direttamente voce, riportando narrazioni e testimonianze che documentano l’efficacia e l’utilità di tale strumento di “lavoro” con e su se stessi.

Manuela Ladogana, invece, si sofferma sulla pratica del Bilancio delle competenze in contesto universitario, delineandone le tappe storiche, a partire dal modello originario francese, di ambito spiccatamente professionale, così come regolamentato dalla Legge Delors del 1971. L’autrice entra poi nel vivo della trattazione delle caratteristiche e dei riferimenti metodologici dei percorsi messi in atto dal Laboratorio di Bilancio delle competenze di Foggia: i dati numerici, il profilo degli utenti coinvolti, la scansione in fasi, i contenuti degli incontri, la centralità della pratica del colloquio, la duplice dimensione della riflessione e dell’esplicitazione, “per porre le basi di un futuro riconoscimento delle competenze dichiarate in contesti esterni all’università” (p. 74).

Il saggio di Severo Cardone è dedicato alla specifica modalità del bilancio delle competenze di gruppo, la cui prima edizione è stata attivata nel 2014 per gli studenti iscritti ai corsi di laurea magistrale dell’Ateneo foggiano. Il contesto gruppale ha consentito di amplificare “le dimensioni del confronto, dell’interazione, della narrazione, della riflessione, del conflitto socio-cognitivo, della co-costruzione delle conoscenze” (p. 80), con evidenti e positive ricadute sull’efficacia dei percorsi per i singoli studenti in termini di conoscenza di sé e progettazione/riprogettazione del proprio percorso di vita e di lavoro, come emerge anche dai feedback positivi raccolti alla fine di ciascun percorso.

Di orientamento in ingresso si occupa Carmen Colangelo nel primo dei saggi da lei curati, dove sottolinea la “necessità di un’educazione alla progettualità, al futuro, alla speranza, alla ricerca della felicità” (p. 88) nel passaggio dal mondo della scuola a quello dell’università. L’autrice entra nel dettaglio delle attività di orientamento, di tipo sia informativo che formativo, pianificate e realizzate dal Dipartimento di Studi umanistici dell’Università di Foggia, dalla partecipazione a fiere e saloni dedicati all’orientamento, all’organizzazione di Open Day, all’attivazione di MOOC (Massive Open Online Courses), all’istituzione di un servizio permanente di front office e accoglienza, fino alle numerose azioni di orientamento coordinate tra Ateneo e Dipartimento, tra le quali spiccano i workshop del corso di laurea triennale in Scienze dell’educazione e della formazione destinati agli studenti dell’ultimo anno delle scuole superiori.

Daniela Dato aggiunge un suo ulteriore contributo al volume per presentare i “Dialoghi di pedagogia per l’impresa”, un ciclo di seminari organizzato dalla cattedra di Pedagogia del lavoro in collaborazione con il Laboratorio di Bilancio delle competenze per ovviare alla scarsa conoscenza degli sbocchi occupazionali post-laurea, spesso riscontrata negli studenti nel corso dei loro studi. I “Dialoghi” – ovvero una serie di incontri con professionisti attivamente impegnati nei settori dell’educazione, della formazione e del sociale – sono riusciti nell’intento di fornire agli studenti “una idea concreta di professionalità educativa che potesse in qualche modo orientare le loro scelte, […] una esperienza dall’alto valore formativo e che può essere, se ben progettata e gestita, anche primo incubatore di professionalità e occupabilità” (p. 105).

L’esperienza degli Atelier di self marketing e del “Corso professionalizzante su Occupabilità e Placement” è l’argomento del saggio di Francesco Mansolillo, nella consapevolezza che “un giusto lavoro di self marketing porta a un rafforzamento della reputazione, all’allargamento e consolidamento del network, a nuove opportunità di crescita personale” (p. 115). Dei quattro cicli di Atelier promossi dal 2011 al 2015, rivolti a studenti e neolaureati di tutti i Dipartimenti dell’Università di Foggia, e del Corso professionalizzante (avviato nel 2015 dal Dipartimento di Studi umanistici e dal Dipartimento di Scienze agrarie, degli Alimenti e dell’Ambiente in collaborazione con l’Associazione Italiana Direttori del Personale), l’autore illustra il target dei partecipanti, la strutturazione logistica, le tematiche affrontate, l’approccio e le metodologie adottate, le aspettative iniziali e i riscontri finali emersi dai questionari somministrati ai corsisti.

È a cura di Carmen Colangelo anche il penultimo saggio, incentrato sui servizi di Job Point ed Europass Corner, che arricchiscono l’offerta di iniziative e attività promosse dal Laboratorio di Bilancio delle competenze. Nel primo caso, si fa riferimento alla predisposizione di un punto informazioni per la segnalazione di bandi, annunci di lavoro, stage e opportunità formative, cui si affianca un’attività di consulenza mirata all’analisi e alla ricerca dei profili professionali d’interesse dell’utente. L’Europass Corner si traduce, invece, in azioni di supporto alla scrittura del curriculum vitae, della lettera di presentazione e del passaporto delle lingue, diretta e concreta emanazione del necessario atto di “distanziamento utile ad acquisire maggiore consapevolezza di sé, che diviene base per riorientarsi” (p. 132).

In chiusura, il contributo di Silvia Della Posta, che ha per tema il legame sempre più stretto ed intenso tra orientamento e tecnologie. Di “orientamento 2.0” parla icasticamente l’autrice, nella consapevolezza che le Tecnologie dell’Informazione e della Comunicazione riescano a “garantire a tutti i soggetti parità di accesso alle opportunità e adeguato supporto nella scelta della costruzione di competenze di gestione nel proprio percorso di crescita formativa e professionale” (p. 139). Il ricorso alle tecnologie nell’ambito dell’orientamento va dunque a facilitare l’accesso alle informazioni e a consentire la fruizione dei servizi non solo in presenza, ma anche a distanza, come dimostrano le buone prassi sul territorio nazionale di cui il saggio offre una disamina.

Undici contributi, dunque, che raccontano, dati alla mano, un modello di orientamento vivo e attivo, che, forte dei suoi fondamenti teorici e normativi, si cala nella concreta quotidianità della formazione scolastica e universitaria, del lavoro e delle professioni: in una parola, della vita.