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Annacontini, G. et alii (2016). EDA nella contemporaneità. Teorie, pratiche e contesti in Italia. Speciale di “MeTis”. Bari: Progedit
di Alice Baldazzi   

 

In un tempo come quello attuale, caratterizzato da incertezza, fragilità e crisi generalizzata, emerge con urgenza la necessità di una riflessione pedagogica, traducibile in pratiche e politiche ad essa coerenti, che si faccia carico di delineare traiettorie possibili rispetto alle questioni educative e formative di donne e uomini adulti contemporanei, considerati nella globalità della loro esperienza. È entro tale cornice che lo Speciale di MeTis raccoglie oltre venti contributi di studiosi, ricercatori e professionisti, che da prospettive differenti ma complementari contribuiscono alla riflessione attorno al medesimo fenomeno dell’EDA, consentendo così un fecondo dialogo interdisciplinare e, non meno importante, intergenerazionale. I temi trattati trovano corrispondenze con varie aree disciplinari, comprendendo riflessioni teoriche, storiche, didattico-metodologiche ed esperienziali. Si leggono riflessioni sull’adultità contemporanea, considerata sia in generale (Tramma, pp. 15-26) che nelle sue declinazioni di genere (Gallerani, pp. 52-73; Mapelli, pp. 74-88) e di scambio intergenerazionale (Annacontini, pp. 42-51). Figurano, inoltre, proposte in direzioni interessanti per la ricerca pedagogica, come lo studio delle convivenze nelle organizzazioni (Bochiccio, pp. 124-138), oppure si riflette criticamente su alcune parole-chiave dell’Educazione degli Adulti (quali “formale, non formale, informale”, “competenze”, “riflessione”, “andragogia”, “auto-formazione”) evidenziandone luci e ombre (Reggio, pp. 27-41; Biasin, pp. 139-151). Vengono infine delineate ipotesi teoretiche (Gallerani, pp. 1-10; pp. Castiglioni, pp. 182-193; Dato, pp. 194-210), direzioni operative (Binanti, pp. 11-14; Varchetta, pp. 107-123; Di Rienzo, pp. 211-223) e pratiche (Colazzo, pp. 89-106; Manfreda, pp. 247-265; De Carlo, pp. 266-281).

 

Tale pluralità di voci si pone in continuità con le finalità della Rivista MeTis che “si offre come luogo di discussione interdisciplinare su temi/problemi della contemporaneità rispetto ai quali la formazione rappresenta lo specifico punto di vista attraverso cui osservare/progettare/intervenire, in funzione emancipativa e trasformativa” (Loiodice, p. I) e più in generale con il sapere pedagogico, per sua natura plurale e aperto alle suggestioni della pratica e delle altre scienze.

Apre l’opera collettanea il contributo di Manuela Gallerani intitolato L’educazione sta alla progettualità (e all’empowerment) come l’imprenditoria sta all’economia di comunità (pp. 1-10), nel quale l’autrice mette in relazione i concetti anticipati nel titolo con un esplicito riferimento alla Comunità creata da Adriano Olivetti. Contribuendo, in tal modo, a ri-significare e ad indicare nuove direzioni per l’azione imprenditoriale concepita come impresa collettiva - e non solo economica - volta al miglioramento delle condizioni di vita di chi vi partecipa, secondo un’ottica di impegno etico-civile e culturale, dunque, in funzione di uno sviluppo sia economico che sociale. Insieme alla Comunità di Olivetti vengono richiamati l’I care di Don Milani e il Capability Approach di Amartya Sen e Martha Nussbaum che, pur nelle rispettive specificità, fanno da cornice teorica alla possibilità (reale e non utopica) delineata dall’autrice di sviluppare politiche e azioni volte a creare le condizioni, affinché gli individui possano sviluppare le proprie capabilities in direzione di emancipazione, progettualità esistenziale e cittadinanza attiva: per non ridurre l’individuo al semplice binomio produttore/consumatore.

A seguire, Sergio Tramma nel contributo Adultità, trasformazioni sociali ed educazione (pp. 15-26) esamina le possibili cause che hanno portato al passaggio da un “modello solido” a un “non-modello liquido” e auspica un’EDA che sia attenta alla complessità della vita dei soggetti e non solo ad alcune dimensioni (come quella lavorativa) o fasce anagrafiche (pre-anziani) e che consideri l’emergente bisogno (non sempre esplicitato) di formazione alla cura, nella duplice accezione di genitori che curano i propri discendenti e di figli che curano i propri genitori.

L’adultità contemporanea viene inoltre considerata nella sua dimensione di genere in due contributi, quello di Manuela Gallerani intitolato Pensieri, ruoli, pratiche femminili: tempo, lavoro, generatività (pp. 52-73) analizza la complessità dell’essere adulti (con particolare riferimento al femminile) tra ruoli e compiti liberamente scelti ed altri imposti, approfondendo il tema della generatività intesa come maternità, ma anche come creatività/capacità di generare cultura, politica, proposte; e quello di Barbara Mapelli che declina lo stesso tema ma al maschile in Pensieri, ruoli, pratiche maschili: tempo, lavoro, generatività (pp. 74-88). Infatti secondo Mapelli è l’intimità il tratto più significativo del cambiamento che interessa la paternità, il terreno privilegiato in cui ciò è reso più esplicito. Un essere padri che non trova precedenti e che costringe gli uomini a essere “esploratori e sperimentatori” e al contempo sollecita il mondo educativo a dotarsi di concettualizzazioni e strumenti per accompagnare questa delicata transizione.

L’importante, anche se non unica, dimensione dell’essere adulti è rappresentata dal lavoro, che viene affrontato da diversi saggi e sotto molteplici punti di vista. Giuseppe Varchetta in Insieme e diversi. Riflessioni sul processo di integrazione organizzativa contemporanea degli adulti (pp. 107-123) delinea una possibile pista operativa basata su una nuova relazione capo/collaboratore, in risposta ad una delle maggiori sfide che le organizzazioni si trovano ad affrontare, ovvero quella di coniugare una crescente specializzazione dei lavoratori con la necessità di una maggiore integrazione interfunzionale. Analogamente Franco Bochiccio in Convivere nelle organizzazioni. Profili pedagogici e didattici (pp. 124-138) pone il problema delle convivenze all’interno delle organizzazioni di cui, a suo avviso, la formazione degli adulti deve occuparsi e propone i metodi narrativi, biografici ed autobiografici quali strumenti privilegiati per affrontare tale dimensione. Daniela Dato in La responsabilità dell’adulto lavoratore tra eccellenza e engagement (pp. 194-210) sottolinea infine come la fragilità dell’adulto sia ulteriormente amplificata dall’incontro con la categoria lavoro; a questo si può porre rimedio solo considerando il lavoro stesso come spazio di generatività personale e sociale e promuovendo una cultura di impresa fondata su relazioni produttive e trasformative.

Un’ultima riflessione riguarda alcune delle parole-chiave dell’EDA, molte delle quali sono entrate a far parte a tutti gli effetti del linguaggio comune e sulle quali dunque occorre riflettere pedagogicamente, evidenziandone luci e ombre. Piergiorgio Reggio in Imparare sempre e ovunque. Tempi e luoghi dell’educazione degli adulti (pp. 27-41) critica la consolidata tripartizione tra formale, non formale e informale, proponendo una più feconda concezione di formalità e informalità come qualità presenti in ogni situazione di apprendimento (e auspicando parallelamente un passaggio dalla centralità del teaching alla centralità del learning) e invita a considerare la competenza - altra parola chiave pervasiva di politiche europee e nazionali - non come standard rispetto al quale definire prestazioni in modo normativo e competitivo ma come logica sottostante alla predisposizione di percorsi di apprendimento. Chiara Biasin in Adultità, riflessione critica e apprendimento trasformativo (pp. 139-151) affronta un’altra parola-chiave, la riflessività, con particolare riferimento alle concettualizzazioni di Mezirow. Secondo l’autrice tale concetto viene utilizzato in modo eccessivamente semplicistico, in quanto postula un adulto autoriflessivo, critico e libero come punto di partenza (e non di arrivo), mentre occorre ricordare che la riflessione di per sé non produce apprendimento, né può essere tautologicamente identificata con quest’ultimo. Infine, Andrea Porcarelli in Responsabilità delle scienze pedagogiche nello strutturarsi della forma mentis dei formatori degli adulti. Piste di ricerca colte dai miti della formazione e dall’epistemologia della prassi (pp. 224-237) analizza le misconcezioni, i “miti” diffusi tra i formatori di adulti, soffermandosi in particolare sulla contrapposizione tra Pedagogia e Andragogia e sui termini “autoformazione”, “autodidattica”, “apprendimento autodiretto”.

L’interesse principale del volume risiede, dunque, nel fatto che affronta con efficacia e in modo approfondito una serie di questioni attuali e urgenti che riguardano il mondo adulto. Coniugando riflessioni di natura teorica con indicazioni operative e prassiche e, al contempo, proponendo nuovi spunti per una ricerca pedagogica che non cessi di interrogare e interrogarsi.