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Agenda 2030 per lo Sviluppo Sostenibile tra lavori verdi e formazione
di Orietta Vacchelli   


Nel solco della Pedagogia dell’ambiente e del dibattito internazionale promosso dall’Agenda 2030 per lo sviluppo sostenibile, il contributo delinea alcune connessioni tra formazione, lavoro, identità per uno sviluppo umano volto ad integrare congiuntamente crescita economica e benessere, tutela dell’ambiente ed equità sociale.

Green jobs e competenze verdi indicano orizzonti promettenti con riferimento a nuovi posti di lavoro e all’occupabilità delle giovani generazioni. Empowerment personale, capacità di scelta e di interpretare responsabilmente il proprio progetto di vita e partecipazione attiva nel territorio e nei processi produttivi costituiscono elementi imprescindibili per saper affrontare i contesti sociali e lavorativi odierni caratterizzati da incertezza e precarietà.


In the field of Environmental Education and International debate promoted by the 2030 Agenda for Sustainable Development, this contribution outlines some of the connections between education, job and identity for human development to jointly integrate economic growth and prosperity, environmental protection and social equity. Green jobs and green skills show promising horizons with regard to new jobs and the employability of younger generations. Personal empowerment, ability to choose and responsibly interpret their life project and active participation in the territory and in production processes are essential elements to deal with today's social and working contexts characterized by uncertainty and precariousness.


1. Introduzione


“Nell’epoca della glocalizzazione, tra nuove povertà e nuove ricchezze, le prospettive della crescita come umanizzazione del mercato e della società sono fortemente collegate ai doveri che nascono dal rapporto della persona con l’ambiente naturale” (Malavasi, 2014, p. 71).

L’alleanza tra persona e ambiente – accogliendo la sfida di delineare un alternativo modello di sviluppo – costituisce un presupposto irrinunciabile per poter interpretare nuove euristiche di cambiamento verso uno sviluppo sostenibile.

Partecipazione al vivere democratico, orientamento al bene comune e adozione di stili di vita nel segno della sobrietà e della responsabilità da parte di ciascun cittadino costituiscono elementi altrettanto imprescindibili per poter tendere ad uno sviluppo pienamente integrale dell’uomo.

É sulla base di tali premesse che la riflessione pedagogica, in continuo dialogo interdisciplinare con altri saperi, è chiamata a proporre il proprio peculiare contributo e a saper offrire orizzonti di senso mediante la predisposizione di percorsi formativi, anche specificamente rivolti al mondo del lavoro, generativi della cultura della sostenibilità. É da rilevare, secondo un recente studio dell’ISFOL a livello nazionale, che i corsi ambientali oggi sono prioritariamente indirizzati nella formazione professionale e sono finalizzati soprattutto alla riqualificazione e all’aggiornamento di competenze di lavoratori già inseriti nei contesti di lavoro.

Nel “mondo liquido-moderno, con il suo culto della velocità e dell’accelerazione, della novità e del cambiamento per il gusto di cambiare” (Baumann, 2010, pp. 21-22), il discorso pedagogico traccia – nell’ottica di conciliare congiuntamente crescita economica e prosperità, tutela dell’ambiente ed equità sociale – le finalità educative in grado di far sì che ogni individuo possa essere capace di scegliere e realizzare responsabilmente il proprio progetto di sviluppo umano, anche nell’ambito della propria formazione professionale e nell’esperienza lavorativa.


2. Qualità dello sviluppo umano sostenibile


La riflessione sul tema dello sviluppo sostenibile non può prendere avvio senza considerare un primario orientamento del dibattito internazionale proposto nell’Agenda 2030 per lo Sviluppo Sostenibile del 2015. Si tratta di un programma d’azione per le persone, il pianeta e la prosperità volto a rafforzare la pace universale sradicando anche la povertà in tutte le sue forme. Tra i suoi obiettivi, si ricorda quello specificamente dedicato all’economia: “Incentivare una crescita economica duratura, inclusiva e sostenibile, un’occupazione piena e produttiva e un lavoro dignitoso per tutti” (Organizzazione delle nazioni unite [ONU], 2015, p. 19). In particolare, si richiama l’intento sia di migliorare l’efficienza globale nei consumi e nella produzione di risorse scollegando la crescita economica dalla degradazione ambientale, sia di ridurre il numero di giovani disoccupati e non inseriti in percorsi formativi.

“Per poter parlare di autentico sviluppo, occorrerà verificare che si produca un miglioramento integrale nella qualità della vita umana, e questo implica analizzare lo spazio in cui si svolge l’esistenza delle persone. Gli ambienti in cui viviamo influiscono sul nostro modo di vedere la vita, di sentire e di agire. Al tempo stesso, nella nostra stanza, nella nostra casa, nel nostro luogo di lavoro e nel nostro quartiere facciamo uso dell’ambiente per esprimere la nostra identità” (Papa Francesco, 2015, p. 138).

Studiosi ed esperti definiscono il contesto socio-economico ed ambientale odierno come incerto e problematico, sottolineando alcuni esiti deleteri riferibili all’attuale modello di sviluppo[1]. Da più parti si richiama la sua inadeguatezza nel salvaguardare prosperità e benessere per tutti e tutela del pianeta sia nel presente sia per le generazioni future. Appare sempre più urgente l’esigenza di ristabilire una nuova alleanza tra l’uomo e l’ambiente mediante un cambiamento di modello di sviluppo nella prospettiva della sostenibilità. Orientare la propria vita verso uno sviluppo integrale significa considerare l’uomo in tutte le sue specifiche dimensioni e finalizzare il suo sviluppo nell’orizzonte dell’edificazione di un umanesimo planetario.

Anche la pedagogia dell’ambiente può fornire il proprio peculiare contributo nell’ambito della progettazione educativa sostenibile, proponendo una prospettiva interpretativa dei complessi scenari storico-culturali e sottoponendo ad attenta analisi i rapporti che intercorrono tra formazione umana, ambiente e identità. Essa, infatti, non può limitare la propria riflessione alla mera illustrazione di contenuti tecnici, soprattutto volti a generare sensazionalismo per le gravi problematiche di sviluppo sostenibile senza saper elaborare un’interpretazione progettuale. La progettazione educativa sostenibile, muovendo da situazioni interlocutorie e nell’intento di valorizzare il patrimonio ambientale e culturale, deve saper educare, mediante un approccio interdisciplinare, in, con e per il territorio e l’ambiente, generando senso critico e azioni inverate dalla cultura della legalità e della sostenibilità (Malavasi, 2008).

Partecipazione sociale e civica al vivere democratico, orientamento al bene comune e adozione di stili di vita conformi e in equilibrio con gli ecosistemi territoriali, da parte di ciascun cittadino, costituiscono valori irrinunciabili per poter procedere secondo prospettive orientate ad uno sviluppo per l’uomo e di tutto l’uomo. Questo rinnovato patto deve poter prospettare, inoltre, inedite modalità di vivere i territori e le realtà urbane – anche in riferimento ai molteplici contesti di lavoro – poiché è entro di esse, nell’intreccio complesso delle relazioni culturali e ambientali, che è possibile instaurare un senso di appartenenza e una sempre più ampia partecipazione responsabile alla convivenza civile e ai processi produttivi (Malavasi, 2003).

Proprio il territorio e l’ambiente, considerati nella pluralità e nell’intreccio dei loro aspetti e delle loro dinamiche, costituiscono gli ambiti e l’occasione per la generazione di un umanesimo planetario e, a tal fine, la pedagogia dell’ambiente può contribuire con un valido e significativo apporto nel definire percorsi euristici per una convivenza umana solidale nel territorio e con l’ambiente. Promuovere l’impegno partecipativo e democratico nei multiformi contesti ambientali diviene quell’orientamento necessario verso cui indirizzare le prospettive educative basate sulla sostenibilità, con la consapevolezza che siffatta priorità, tra dialogo e confronto, rappresenta un bene primario.

Una riflessione sul bene comune – considerando alcuni aspetti del pensiero di J. Maritain (1980) – evidenzia che esso non è dato solamente dall’ottenere beni materiali individuali, i quali sono sostanziati dalla coscienza civica e dalle virtù dello spirito, ma è volto a generare un agire moralmente buono e giusto in una società pacificata. “Non c’è vera promozione del bene comune, né vero sviluppo dell’uomo quando si ignorano […] i suoi beni immateriali [tra cui] l’educazione integrale, che non si riduce a semplice trasmissione di informazioni con lo scopo di produrre profitto” (Papa Francesco, 2013, p. 8)[2].

Anche la valutazione del benessere e della qualità della vita secondo l’approccio delle capacità, non limitabili alle solo ricchezze materiali, implica la riflessione sul saper essere e sul saper fare dell’uomo e “quanto ess[o] sia[…] liber[o] di scegliere la propria vita nella concretezza delle [sue] condizioni particolari” (Nussbaum, 2012, p. 9). Nella prospettiva del capability approach elaborato negli anni Ottanta del secolo scorso da A. Sen (2000), la qualità della vita è definita in relazione ai traguardi potenziali o effettivi, intravisti e conseguiti in virtù della capacità di scelta personale in grado di trasformare i beni a disposizione. Dunque, agency personale – intesa come effettiva abilità di raggiungere gli obiettivi prefissati – e libertà – concepita come possibilità di scelta – concorrono all’innalzamento del proprio tenore di vita (Chiappero-Martinetti, 2009).

Pertanto, tendere a promuovere lo sviluppo umano, o nuovo umanesimo, non assolvibile soltanto con iniziative e ottativi politico-economici, richiede l’impegno responsabile di ogni uomo, superando atteggiamenti di delega, e una partecipazione attiva, ossia il far leva sul proprio empowerment per ridefinire i rapporti inter ed intra-generazionali (Beretta, 2008).

In un contesto sociale, e più specificamente lavorativo, connotato da incertezza, da precarietà e da continue e rapide transizioni, nelle giovani generazioni ha da essere rafforzata la capacità di scelta e di autodeterminazione individuando consone strategie di cambiamento e superando un possibile senso di inefficacia, di sfiducia e di impotenza. Nella definizione della propria identità personale intrecciata con quella professionale e sociale, la formazione iniziale necessita di essere integrata nell’ottica di un apprendimento permanente per l’acquisizione di competenze sempre nuove e per implementare la propria resilienza di fronte a possibili discontinuità, continue accelerazioni e forti pressioni provenienti dal mondo del lavoro (Simeone, 2014).

Solo un vero e autentico sviluppo, che sia favorevole all’esplicazione della soggettività libera e creativa di ogni persona, impegna ogni uomo ad essere protagonista e testimone della propria dignità e del proprio sviluppo personale e professionale contribuendo all’edificazione di un mondo basato su giustizia sociale, equità e custodia del creato.


3. Giovani e lavoro: la prospettiva di un’economia verde


La progettazione educativa e la valorizzazione del capitale umano prendono le mosse dalla centralità attribuita all’educazione per affrontare la sfida di conciliare la crescita economica e la diffusione della prosperità con la custodia del creato. Altresì, sono protese a formare le giovani generazioni alla ricerca del bene comune tra giustizia e responsabilità. A partire dalla prospettiva dello sviluppo umano integrale, si tratta dunque di configurare un equilibrio durevole in grado di coniugare benessere, conservazione delle risorse naturali e diritti inter ed intragenerazionali. Ciò impegna la ricerca delle comunità scientifiche, le linee guida delle policies e i curricoli formativi a saper promuovere ed insegnare la cultura della sostenibilità (Malavasi, 2014).

La generatività di siffatta conversione ecologica favorisce l’apprendimento di green jobs, l’innovazione dei processi lavorativi e la riorganizzazione delle politiche istituzionali e delle culture amministrative. Green e circular economy rappresentano oggi una risorsa che in ambito educativo potrebbe implicare un reale coinvolgimento dei giovani per lo sviluppo economico, promuovendo un loro fattivo ingresso nel mondo del lavoro. Formazione e lavoro richiedono di predisporre percorsi specifici in tema di green jobs per la formazione professionale e accademica come occasione di sviluppo umano e capitale sociale. Infatti, la formazione delle risorse umane non è da intendersi esclusivamente rivolta ad accrescere la produttività, la performance aziendale e la competitività innescata dai sistemi di mercato; essa è rivolta ad edificare la società – anche in, con, per i contesti lavorativi – promuovendo partecipazione, dialogo ed integrazione delle differenze, cultura della giustizia e responsabilità sociale (Malavasi, 2012). Si coglie, dunque, l’orientamento a predisporre itinerari formativi non ridotti ad esclusivi fini utilitaristici, ovvero a far apprendere competenze e nozioni finalizzate all’attività professionale, bensì volti a promuovere la crescita personale che include una riflessione sui valori e l’implementazione della capacità di autonomia (Loiodice, 2014).

É l’idea stessa di lavoratore che necessita di essere ripensata. Tra le prospettive di organizzazioni che sono volte a premiare nel loro interno individui e gruppi capaci di raggiungere, secondo modalità competitive, traguardi di efficienza e di profitto sempre più alti e complessi e quelle che promuovono un’assoluta osservanza delle indicazioni gerarchiche e della fedeltà al superiore per il raggiungimento di sempre più elevati successi di carriera professionale, si coglie la valenza educativa di riflettere circa il ruolo del lavoro nella vita personale e sociale e nella costruzione dell’identità della persona (Vaccaro & Russo, 2013). “Il lavoro è strumento non soltanto per sopravvivere ma altresì per interpretare la vita, per immaginarla, per decidere il tipo di narrazione personale che si vuol fare di essa. Il lavoro, insomma, vale nella misura in cui sostiene l’uomo nella progettazione di sé” (Pati, 2012, p. 31). Particolarmente, per le giovani generazioni – in un contesto caratterizzato da provvisorietà e precarietà lavorativa – la possibilità di intraprendere impegni professionali rappresenta un passo significativo nel proprio percorso di vita, conquistando quell’indipendenza ed autonomia necessarie per superare l’eccessiva tendenza protettiva dei genitori, l’insoddisfazione del presente e gli atteggiamenti di deresponsabilizzazione (Pati, 2012).

Altresì, anche l’idea di sviluppo economico può essere riformulata, focalizzandola sui beni relazionali – non riducibili alle sole merci – e fondandola sulla concezione di uomo non limitata a mero consumatore di prodotti il cui valore dipenderebbe esclusivamente dalle sue prestazioni professionali. Si tratta di promuovere un modello economico che, in una rigenerata alleanza con l’ambiente, sappia superare il modello concorrenziale oggi ancora predominante, prospettando uno sviluppo durevole per l’umanità intera, caratterizzato da sussidiarietà e cooperazione internazionale.


4. Formazione di competenze verdi e cultura della sostenibilità


Approfondendo il tema dei green jobs e della formazione di competenze verdi, richiamo uno studio elaborato dal Cedefop (Centro europeo per lo sviluppo della formazione professionale) nel 2012, Una strategia delle competenze ecologiche? da cui si coglie prioritariamente l’opportunità di promuovere una collaborazione di lungo termine tra datori di lavoro e formatori per delineare una formazione centrata sulle competenze ecologiche rispondente alle esigenze dei contesti lavorativi. É anche necessario sottolineare che, come il discorso pedagogico ambientale indica, l’orientamento a promuovere un’economia verde con l’incremento dell’occupabilità e con la creazione di nuovi posti di lavoro non può prescindere da un’educazione che sappia generare un cambiamento di paradigma culturale e un pensare ecologico, oltre che a formare idonee competenze sulle questioni dell’ambiente e di sviluppo sostenibile.

Più specificamente nell’ambito della formazione, si presentano alcuni esiti di uno studio svolto sul piano nazionale italiano relativamente alla formazione ambientale nell’annualità 2012-2013. Si tratta della ricerca condotta dall’ISFOL (Istituto per lo sviluppo della formazione professionale dei lavoratori) (2014)[3] – Sviluppo sostenibile con il finanziamento del Fondo sociale europeo in cui vengono tracciati gli elementi più caratteristici e le tendenze principali circa i percorsi formativi nell’ambito sia della formazione professionale sia dei corsi di laurea e post-laurea. L’oggetto di studio riguarda percorsi di educazione ambientale predisposti per formare specifiche competenze professionali ambientali in società più sostenibili o alla riqualificazione e aggiornamento di professionalità già consolidate, nella prospettiva dell’apprendimento permanente.

In questa indagine esplorativa del 2012/2013 sono stati registrati 2202 percorsi formativi ambientali in tutto il territorio italiano, di cui il 66,3% rivolti alla formazione professionale; il 22,3% per corsi di laurea e l’ 11,4% per i percorsi post-laurea. Emerge dunque dai dati raccolti un notevole investimento, soprattutto pubblico, nella formazione professionale, prevalentemente orientata alla riqualificazione o all’aggiornamento di competenze professionali di soggetti già occupati in attività lavorative. In siffatti percorsi, la proposta educativa ambientale si connota come formazione di breve durata ma continua, rispondente alle esigenze del mercato del lavoro. In particolare, essa viene indirizzata specificamente alla riconversione e riqualificazione in un’ottica di sostenibilità dei processi produttivi e all’adeguamento alle vigenti normative ambientali. Ciò ha permesso, pertanto, l’approfondimento di tematiche centrali come l’impatto delle attività umane sull’ambiente e il risparmio energetico, generando inoltre significative sinergie tra i contesti formativi e le politiche nazionali ed europee ambientali e consentendo l’avvicinamento agli standard di sostenibilità comunitari.

Nello studio condotto si può, invece, rilevare che i corsi pluriennali della formazione post-laurea, organizzati secondo diversificate aree tematiche, svolgono un’importante ruolo nel far acquisire ai giovani in ingresso al mondo del lavoro conoscenze e competenze professionalizzanti. In questi percorsi formativi, di base e avanzati, risultano centrali contenuti di sviluppo sostenibile quali la mobilità, il risparmio e l’efficienza energetica, le certificazioni ambientali e la bioarchitettura.

Nella formazione universitaria, le attività attualmente realizzate inerenti alla tematica ambientale, seppur in calo, rivestono ancora un ruolo fondamentale e strategico nell’ambito dell’offerta formativa globale rispondendo alle esigenze di sostenibilità nei diversi settori economico-produttivi della società. I 489 corsi svolti nell’annualità 2012/2013, ossia il 9,5% circa, hanno contribuito a promuovere una formazione ambientale anche in percorsi non solo di tipo tecnico-scientifico e prioritariamente attinenti alla sostenibilità, permettendo di generare nuovi spazi professionali con competenze trasversali. Infatti, l’ambiente e le tematiche green stanno sempre più interessando altri ambiti disciplinari quali l’area giuridica, umanistica e letteraria e politico-sociale.

“Formazione e lavoro, nella prospettiva del dialogo tra i saperi, richiedono una nuova e approfondita riflessione sul senso dell’educare alla pace e al rispetto del creato, alla luce degli elementi positivi connessi con le trasformazioni tecnologiche, con la governance politica ed economica dei processi di globalizzazione, con la ricerca fraterna di un consenso etico tra le culture per la gioiosa celebrazione della vita” (Malavasi, 2014, p. 75).


Note


[1] Cfr. sul dibattito riguardo alle questioni ambientali nelle connessioni con alcune attuali prospettive economiche, Rockstrom e Wijkman (2014) nell’edizione italiana a cura di G. Bologna.

[2] Tratto dal discorso di Papa Francesco del 25-07-2013 durante la visita alla favela Varginha di Rio de Janeiro.

[3] L’Isfol, ente nazionale che svolge attività di ricerca, documentazione e informazione, è Agenzia Nazionale Lifelong Learning Programme – Programma settoriale Leonardo da Vinci. Fornisce un supporto sui sistemi della formazione per l’occupazione, l’inclusione sociale e lo sviluppo locale.


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