Anno VII - Numero 1 - Giugno 2017
In questo numero ...
"Lavoro liquido". Nuove professionalità nella società dei "lavori"
Il presente numero di MeTis, è dedicato al tema delle trasformazioni che la globalizzazione e la planetarizzazione dei processi produttivi, economico-finanziari, politici e sociali degli ultimi decenni hanno determinato nel mercato del lavoro, con la conseguente, continua riprogettazione dei “lavori” e la permanente ridefinizione delle professionalità e delle relative expertise. ...Leggi
 
Editoriale
Sguardi pedagogici sul lavoro
di Isabella Loiodice, Daniela Dato   
Il crollo delle ideologie, il frantumarsi delle comunità a vantaggio di un individualismo pervicace,  le dinamiche consumistiche, la sorveglianza e il controllo sono gli elementi fondativi di quella modernità o società liquida il cui paradigma, coniato da Bauman, continua a contrassegnare il tempo presente. ...Leggi
 
Interviste
Talking about Work Related-Learning and Career Guidance. In dialogue with the International Centre of Guidance Studies
di Carmen Colangelo   
Nell’epoca del cambiamento continuo, l’incertezza e l’instabilità del lavoro divengono caratteristiche sistemiche che rendono evidente l’avvenuto passaggio dalla società del lavoro alla società dei lavori. ...Leggi
 
Saggi
Verso un lavoro più intelligente, lo scenario dello smart working: lavoro liquido e nuove “utopie interstiziali”
di Giuditta Alessandrini   
Il saggio descrive una ricerca qualitativa sviluppata dal Ceforc, del Dipartimento di Scienze della Formazione di Roma Tre sul tema degli approcci formativi per lo smart working. ...Leggi
 
Saggi
Criticità del lavoro ed istanze di orientamento nella formazione
di Antonia Cunti   
  I radicali cambiamenti che sono occorsi nell’accesso al lavoro, nella vita lavorativa ed anche nel passaggio dal lavoro al non-lavoro, inducono una riflessione sia su quanto i nuovi assetti suggeriscono circa lo stare al mondo di ciascun individuo sia con riferimento a quanto i sistemi educativi, formali e non, esprimono e a come potrebbero modificare il proprio agire. In particolare, sarebbe d’aiuto individuare specifiche criticità nell’approccio ai saperi e nella gestione della relazione educativa e didattica. ...Leggi
 
Saggi
Apprendimento e formazione per la costruzione dell’identità del professionista adulto
di Isabella Loiodice   
DOI: 10.12897/01.00149 La possibilità/necessità di continuare ad apprendere e a formarsi permanentemente diventano lo sfondo di riferimento all’interno del quale ripensare e riprogettare la stessa condizione umana, il proprio essere nel mondo e nel tempo. ...Leggi
 
Saggi
Il dilemma del lavoro liquido. Dal “posto fisso” alla “formazione permanente”
di Anna Maria Colaci   
Il presente contributo si propone di analizzare, tramite una disamina della degenerazione sociale occorsa con la dirompente diffusione del fenomeno della globalizzazione, del decadimento del valore del lavoro, del capitale umano e del rapporto con la valorizzazione del lavoro nella sua componente strettamente pedagogica e formativa. ...Leggi
 
Saggi
Liquidità vs Generatività: riqualificare e ripersonalizzare il lavoro ai tempi di Industry 4.0
di Massimiliano Costa   
  Il lavoro è al centro di una profonda ridefinizione (Industry 4.0 e smart working) che implica un nuovo rapporto tra agire lavorativo e identità del lavoro, da un lato, e ruolo della tecnologia e socialità del lavoro dall’altro. ...Leggi
 
Saggi
Lavoro: ripartire dalla crisi
di Fabrizio d’Aniello   
La crisi economica può essere l’occasione per ribadire una visione pedagogica del lavoro e fare i conti con determinate criticità. ...Leggi
 
Saggi
Teaching Reading in a digital age: didactic issues from an european perspective
di Ilaria Filograsso   
In March 2016, the European Literacy Policy Network (ELINET) published the European Declaration of the Right to Literacy, recalling the emergency framework already outlined by other recent European documents and briefly defining the eleven essential conditions for obtaining the acquisition of Basic literacy skills. ...Leggi
 
Saggi
Dalle esigenze formative del mercato del lavoro alle strategie didattiche: il contratto, il progetto, il laboratorio
di Giuliano Franceschini   
Quali sono le metodologie pertinenti alle esigenze formative espresse dal mercato del lavoro? ...Leggi
 
Saggi
“Degli stranieri sappiamo troppo poco”: la sfida della professione educativa nella relazione con i minori stranieri non accompagnati
di Silvia Guetta   
Il presente saggio intende riflettere sul contributo dato dal pensiero e da alcune opere di Bauman alla tematica dell’educazione e al rapporto con il fenomeno della immigrazione. ...Leggi
 
Saggi
L’occupazione che non c’è: pedagogia e retorica del lavoro tra Bauman, Rifkin e Méda
di Emanuele Isidori, Maria Gabriella De Santis*   
L’obiettivo di questo saggio è sviluppare una riflessione che non sia meramente retorica sulla pedagogia del lavoro nella cultura e nella società contemporanea. ...Leggi
 
Saggi
Per una Pedagogia del Divenire umano. Riflessioni sul nesso formazione-lavoro-cambiamento nella modernità liquida
di Viviana La Rosa   
Partendo da due grandi svolte epistemologiche del XX secolo, l’irruzione di una società liquida e la crisi dell’onniscienza, il saggio intende esplorare il nesso formazione-lavoro-cambiamento alla luce delle suggestioni proprie di una possibile Pedagogia del Divenire umano. ...Leggi
 
Saggi
Verso una nuova antropologia del lavoro. Ricostruzione delle comunità e “competitività solidale”
di Stefano Polenta   
L’ideologia neoliberista, che da oltre un trentennio sta dominando l’economia e la politica, si basa sul presupposto che l’individuo è in competizione con altri individui. In questo contesto, si legittima l’aumento delle disuguaglianze a scapito di ampie fasce della popolazione. ...Leggi
 
Saggi
Contro lo Scientific Management. Cento anni dopo la Physiologie du travail
di Luigi Traetta   
  In linea con il recente orientamento storiografico, che considera il contesto francese del primo Novecento come il luogo privilegiato dove si affermò la psicotecnica, il presente saggio si concentra sul lavoro pionieristico di Jean-Marie Lahy, sostenitore dell’applicazione delle procedure psicofisiologiche sia all’ambito lavorativo, sia all’orientamento ed alla selezione professionale. ...Leggi
 
Saggi
Scuola e lavoro: un dialogo profondo sulle premesse culturali
di Alessia Vitale, Laura Formenti, Valentina Calciano   
L’articolo propone una lettura pedagogico-sistemica delle misure di alternanza scuola lavoro introdotte dalla legge sulla Buona Scuola come occasione di ripensamento delle premesse culturali profonde che fondano l’educazione al lavoro, nella società italiana. ...Leggi
 
Saggi
Dalla retorica del lavoro alla pedagogia del lavoro. Doveri, mestieri, bambini e ragazzi nella ‘rivoluzione’ letteraria di fine Ottocento
di Leonardo Acone   
Il contributo, partendo da una ricognizione sul senso del lavoro nel difficile e complesso scenario sociale globalizzato, tende ad isolare un obiettivo di carattere formativo che possa fornire, del lavoro, la traccia migliore dal punto di vista esistenziale, capace di rimanere ‘prossimo’ ad una visione del vivere intesa quale corretto avvicendamento generazionale. ...Leggi
 
Saggi
La liquidità dell’educatore: note per una formazione sostenibile
di Matteo Cornacchia, Elisabetta Madriz*   
Anche se la figura professionale dell’educatore non rappresenta una novità nel panorama del mondo  del lavoro, essa viene paradigmaticamente assunta per la “liquidità” che la caratterizza e che le deriva, principalmente, dall’incertezza tipica dell’agire educativo. ...Leggi
 
Saggi
Orientare/educare al lavoro. Nuovi scenari “liquidi” e multiculturali
di Gabriella D’Aprile   
In una società complessa e multiculturale come quella odierna, il campo di studi dell’Orientamento formativo è chiamato a potenziare dispositivi teorico/operativi per far fronte alle sfide che emergono dagli attuali scenari lavorativi di una modernità liquida. ...Leggi
 
Saggi
Entrepreneurship per un lavoro “diasporico”
di Daniela Dato   
Il presente contributo parte dall’analisi della condizione di crisi cui versa il mondo del lavoro fotografando una “diaspora”: un movimento di separazione che sembra dividere cittadini di serie A (che possono accedere al lavoro) e cittadini di serie B (cui il mondo del lavoro è negato o assicurato senza garanzie e protezioni). ...Leggi
 
Saggi
Formare alla filosofia del credere
di Daniela De Leo   
All’interno della cornice della globalizzazione intesa, secondo l’espressione dell’economista Karl Polanyi, come “la grande trasformazione della soggettività umana”, nel presente saggio si affronta il tema del lavoro attraverso le Conversazioni sull’educazione di Zygmunt Bauman. ...Leggi
 
Saggi
Il “buon” lavoro nella storia della pedagogia. Un breve excursus storico sull’alternanza scuola-lavoro
di Barbara De Serio   
Attraverso un breve excursus storico il contributo ripercorre alcune riflessioni pedagogiche sulla valenza etica del lavoro nonché sulla sua centralità ai fini di uno sviluppo integrale dell’essere umano. ...Leggi
 
Saggi
È tempo! Rispetto dei ritmi biologici, pedagogia della cura e peer-to-peer pedagogy nell’emergere conflittuale delle nuove figure professionali di accompagnamento alla nascita
di Gabriella Falcicchio   
Il presente contributo analizza, collocandolo nella cornice antropologica tardo moderna, il nesso tra capitalismo neoliberista e alterazione dei ritmi biologici, per evidenziare come la nascita, in virtù della sua ciclicità, rappresenti un bersaglio dell’economia del controllo. ...Leggi
 
Saggi
La figura docente tra creatività e competenze
di Monica Guerra, Federica Valeria Villa[1]   
DOI: 10.12897/01.00148 In una società liquida e in continuo movimento, anche chi si occupa di formazione deve interrogarsi intorno al senso da assegnare all’educazione dei giovani, alle modalità processuali attraverso cui si apprende, ma anche a quelle attraverso cui si insegna. ...Leggi
 
Saggi
Educare alla ricerca di sé per la gestione del cambiamento
di Francesco Lo Presti   
  I presupposti della post-modernità sono costituiti dalla “flessibilità”, dalla “mobilità”, dalla “transitorietà” e ciò determina un senso di precarietà dell’identità che investe i percorsi formativi e professionali. ...Leggi
 
Saggi
Il gioco “liquido” in una società liquida: luci e ombre della “ludicizzazione” nella formazione permanente
di Romina Nesti   
  Il contributo, seguendo alcune delle suggestioni di Bauman relative alla formazione, vuole promuovere una riflessione sul gioco, sia come forma di resistenza alle logiche dell’incertezza, della flessibilità e dell’uomo consumatore cause spesso del malessere nel mondo del lavoro, sia come strumento didattico utile per sviluppare strade innovative di coinvolgimento e partecipazione. ...Leggi
 
Saggi
Il tirocinio come strumento di formazione adeguata ad una società liquida
di Franca Pesare   
Secondo Zygmunt Bauman, uno dei più autorevoli interpreti della post-modernità, la nostra vita sociale è caratterizzata, diversamente dal passato, da profonda instabilità degli eventi, da mutamenti repentini e imprevedibili, da incertezza esistenziale degli individui e dalla frammentazione delle loro identità. ...Leggi
 
Saggi
Educazione, lavoro e le fonti del pragmatismo pedagogico
di Stefano Oliverio   
Nel presente contributo si affronta la questione della relazione fra educazione (e sapere pedagogico) e lavoro dalla prospettiva della storia e della filosofia dell’educazione, focalizzandosi sul pragmatismo pedagogico e, più specificamente, sul pensiero di Dewey. ...Leggi
 
Saggi
Il lavoro liquido in una società liquida: il ruolo delle competenze nella professionalizzazione
di Cristiana Simonetti   
L’urgenza di un’educazione al lavoro pedagogicamente fondata emerge dalla complessità della società moderna caratterizzata da globalizzazione, incertezza e precarietà che hanno modificato la formatività del lavoro e dell’agire formativo, rendendo l’adultità reversibile ed in continua evoluzione. ...Leggi
 
Saggi
La creatività “liquida” nel mondo del lavoro: dal pragmatismo all’autorealizzazione
di Roberto Travaglini   
La realtà umana che Zygmunt Bauman descrive appare liquefarsi davanti ai nostri occhi come i celebri orologi raffigurati da Salvador Dalí. ...Leggi
 
Saggi
Educare l’infanzia in un mondo liquido. Una professionalità che investe sulle capacità personali per affrontare l’incertezza
di Paola Zonca   
Il contributo prende le mosse da alcune delle riflessioni di Zygmunt Bauman sulla società contemporanea. ...Leggi
 
Saggi
Tra resistenza e ri-esistenza. Educare al lavoro liquido nella società dell’incertezza
di Sergio Bellantonio   
Resistere e ri-esistere. È in questo gioco di parole che la pedagogia può trovare uno spazio di riflessione educativa sui temi della flessibilità e della precarietà in ambito lavorativo. ...Leggi
 
Saggi
Economia circolare, green jobs e progettazione educativa: investimento per il futuro
di Sara Bornatici   
  Nella civiltà globale ogni persona è chiamata ad attivare le proprie competenze per far fiorire la sostenibilità attraverso un inedito incontro tra cultura e politica, economia e formazione. ...Leggi
 
Saggi
Verso una professione possibile, oltre il mito del posto fisso: l’educatore in carcere minorile
di Marco Brancucci   
La scelta di una professione è dettata da più fattori, non da ultimo lo scenario d’incertezza e liquidità dell’attuale mercato del lavoro, che sembra far tramontare il mito del posto fisso. ...Leggi
 
Saggi
Il lavoro liquido nella società delle competenze: una formazione “camaleontica”
di Rosaria Capobianco   
Il passaggio dall’era delle conoscenze all’era delle competenze si sta compiendo, sempre più rapidamente. ...Leggi
 
Saggi
L’occupabilità come urgenza educativa
di Valentina Paola Cesarano   
A partire dalle notazioni della Commissione delle Comunità Europee (2000), in cui si è definita la necessità di disegnare i percorsi formativi identificando gli obiettivi di apprendimento in termini di competenze implementabili e trasferibili da un ambito all’altro nella prospettiva di un percorso apprenditivo che si snoda lungo tutto l’arco della vita, il presente contributo mira a riflettere sulla formazione dei soggetti nello scenario di un’incessante metamorfosi socio-culturale che si riverbera nella costruzione del progetto personale e professionale. ...Leggi
 
Saggi
Fostering dynamic capabilities in liquid healthcare: How Family Medicine "works"
di Marika D’Oria   
Lo scopo di questo articolo è di celebrare la dignità del lavoro dei medici di famiglia, riflettendo sulla loro pratica attraverso la metafora della “Modernità liquida” di Bauman. Considerando il contesto europeo ed italiano, verranno suggerite tre possibili azioni educative per l’educazione degli adulti nella sanità, al fine di comprendere e condividere la naturale “dynamic capability” della Medicina di Famiglia nel superare la liquidità professionale. ...Leggi
 
Saggi
Lavoro liquido e processi di consapevolezza
di Maria Rosaria De Simone   
Il presente lavoro cerca di riflettere sull’utilità delle pratiche mindfulness al fine di coltivare la consapevolezza e la disciplina dell’attenzione, aspetti che risultano quanto mai fondamentali per vivere nel qui-ed-ora, nel presente, in un tempo in cui la società è in crisi permanente, in un continuo ed incessante organizzarsi e ri-organizzarsi di idee, immagini, merci, capitali, in un flusso, da qui appunto il termine ‘liquido’ di Bauman. ...Leggi
 
Saggi
Life under construction. Creatività “al lavoro”
di Silvia Della Posta   
Le complessità della vita del XXI secolo richiede nuovi modi per aiutare le persone a navigare il mondo del lavoro (Maree, 2013). ...Leggi
 
Saggi
La liquidità del lavoro educativo: dimensioni problematiche e possibilità
di Alessandro Ferrante   
La società contemporanea è attraversata da cambiamenti rapidi, continui, pervasivi che modificano in profondità le precedenti strutture culturali, politiche, sociali, economiche, nonché pedagogiche. ...Leggi
 
Saggi
Transizioni professionali tra le promesse del lifelong learning e il capitalismo cognitivo. Quali sfide per il sapere pedagogico?
di Andrea Galimberti   
Le transizioni professionali sono un fenomeno sempre più importante in un mercato del lavoro in costante cambiamento. ...Leggi
 
Saggi
Nuovi scenari per l’invecchiamento attivo: educare all’"oltre" lavoro
di Manuela Ladogana   
Il tempo del pensionamento rappresenta un tempo critico, multiforme ed eterogeneo, un processo di transizione dalle complesse dimensioni che coinvolge aspetti dello sviluppo della personalità di coloro che lo stanno agendo. ...Leggi
 
Saggi
Trasformare il disagio. Una riflessione sulla figura del dottorando come studente-lavoratore
di Stefano Landonio   
Una recente ricerca belga pubblicata sulla rivista Research Policy (Levecque, Anseel, De Beuckelaer, Van der Heyden & Gisle, 2017) ha posto l’attenzione sul rischio, per i giovani ricercatori e ricercatrici, di sviluppare forme di disagio e depressione legate alla condizione di precarietà nella quale si trovano a fare ricerca. ...Leggi
 
Saggi
Insegnare e imparare al museo nella società dell’ipericonicità e dell’estetica diffusa
di Virginia Grazia Iris Magoga   
La società contemporanea è caratterizzata dall’ipericonicità e dall’eccesso di immagini tecnologiche. L’overdose iconica rischia di indebolire l’immaginazione. ...Leggi
 
Saggi
Il lavoro e le pratiche di collaborazione. Educare al lavoro ripartendo dalle relazioni
di Marco Manca   
Nella società attuale i tempi e i ritmi del lavoro hanno pervaso tutta la sfera umana, riducendo le pratiche di collaborazione, modellando i percorsi educativi sul sistema economico, privatizzando le relazioni sociali e i processi interni al mondo del lavoro. ...Leggi
 
Saggi
La centralità della persona nelle politiche del lavoro
di Francesco Mansolillo   
Il contributo intende riflettere sui cambiamenti del lavoro, sul ruolo svolto dalle politiche del lavoro nel favorire l’occupazione e sulla funzione dei soggetti che desiderano entrare nel mercato del lavoro. ...Leggi
 
Saggi
Work-based learning: uno dei pilastri del lavoro liquido
di Valerio Massimo Marcone   
Il saggio descrive gli aspetti definitori del work-based learning e del work-related learning in riferimento agli scenari delle strategie europee ed alle nuove sfide correlate alle trasformazioni del lavoro verso gli scenari della liquidità preconizzati da Bauman. ...Leggi
 
Saggi
La Giustizia del minore conteso. Un nuovo scenario pedagogico
di Federica Matera   
In un’epoca caratterizzata dalla crescita costante di nuove criticità e bisogni educativi che investono il mondo minorile, la pedagogia ha intravisto l’opportunità e, da qui, la necessità di valicare i rigidi confini entro i quali è stata tradizionalmente relegata. ...Leggi
 
Saggi
Transizioni lavorative e costruzione del sé professionale. Per un contributo della pedagogia nell’attuale mondo del lavoro
di Manuela Palma   
Questo articolo intende analizzare quale contributo possa offrire la pedagogia per sostenere il soggetto lavoratore nella costruzione del proprio sé professionale, anche e soprattutto a fronte dei profondi cambiamenti che hanno trasformato il mercato del lavoro degli ultimi anni. ...Leggi
 
Saggi
Introduction to Youtube, a pedagogical readout. People, prospects of jobs, present and future
di Carmen Petruzzi   
L’instabilità accompagnata dal disorientamento e dallo stato di incertezza, ben descritta nella teoria della società liquida da Zygmunt Bauman, apre a riflessioni di ampio respiro sulla condizione umana e i processi relazionali, comunicativi, formativi anche nel web. ...Leggi
 
Saggi
La dimensione informale degli apprendimenti: sviluppare “possibili” traiettorie nella direzione del lavoro
di Claudio Pignalberi   
In che modo l’educazione informale può contribuire a definire possibili traiettorie di apprendimento tali da orientare una migliore consapevolezza al lavoro per il soggetto? ...Leggi
 
Saggi
Appunti pedagogici sull’esperienza del lavoro flessibile
di Matilde Pozzo   
Questo articolo intende contribuire ad una lettura pedagogica dell’attuale configurazione dello scenario lavorativo, proponendo in particolare alcuni spunti per un’esplorazione del portato formativo dell’esperienza del lavoro flessibile, osservandolo come aspetto di un più ampio clima educativo diffuso. ...Leggi
 
Saggi
Meta-competenze a lavoro. Orientare attraverso il pensiero metaforico
di Alessandra Priore   
L’attuale liquidità delle forme professionali ed esistenziali richiede di ripensare le tradizionali pratiche di orientamento al lavoro per rispondere al bisogno di riflettere su di sé e di conoscere se stessi, tenendo conto delle dimensioni della pluralità e della flessibilità. ...Leggi
 
Saggi
Lavoro “dematerializzato” e lavoro “materializzato” nell’età della tecnica: prospettive pedagogiche e didattiche
di Pasquale Renna   
Il presente saggio si propone di mettere in luce l’elemento dello sfruttamento del lavoro nell’età della tecnica. ...Leggi
 
Saggi
Agenda 2030 per lo Sviluppo Sostenibile tra lavori verdi e formazione
di Orietta Vacchelli   
Nel solco della Pedagogia dell’ambiente e del dibattito internazionale promosso dall’Agenda 2030 per lo sviluppo sostenibile, il contributo delinea alcune connessioni tra formazione, lavoro, identità per uno sviluppo umano volto ad integrare congiuntamente crescita economica e benessere, tutela dell’ambiente ed equità sociale. ...Leggi
 
Buone prassi
Professionalità emergenti nella società digitale: l’innovation designer
di Pierpaolo Limone, Anna Dipace, Claudia Bellini, Felicia Stefania Campanaro*   
Il progresso tecnologico impone ritmi e tempi che mettono in crisi il sistema universitario tradizionale. ...Leggi
 
Buone prassi
Employability e transizioni in un mondo del lavoro che cambia. Il progetto PRIN EMP&Co.
di Vanna Boffo, Gaia Gioli*   
Uno dei temi centrali al dibattito attuale su economia e società è indubbiamente quello dei giovani e della loro occupazione. ...Leggi
 
Buone prassi
The University and the Permanent Learning as resources for employability in a Liquid Modernity
di Manuela Gallerani, Paolo Di Rienzo, Maria Ermelinda De Carlo*   
In an increasingly precarious economic and social framework, in a Time of Uncertainty (Bauman, 2007), lifelong learning is one of the most effective strategies to escape a crisis that affects not only the University, but businesses, and especially the lives of men and women. ...Leggi
 
Buone prassi
Burnout Syndrome and engagement in an employers sample
di Valeria Caggiano, Andrea Bellezza   
La sindrome da burnout è definita come una condizione psicologica di esaurimento e stress, cinismo, inefficacia professionale, riscontrabile in dipendenti e professionisti, e connessa con i bisogni personali. ...Leggi
 
Buone prassi
Modelli di “core competence” dei profili professionali in uscita dai percorsi universitari per facilitare l’ingresso nel mondo del lavoro
di Antonella Lotti   
Il rapporto tra mondo del lavoro e mondo della formazione può essere indagato secondo numerosi punti di vista. ...Leggi
 
Buone prassi
Educatori domani: contro l’immobilità
di Gianni Nuti   
Il contributo, a partire da considerazioni sull’ambivalenza che la società liquida determina nelle organizzazioni, nei sistemi di coesione e cooperazione tra uomini trasformando le certezze in rigidità e i dinamismi in potenziali fattori di rischio (Bauman, 2015), illustra gli esiti di un percorso formativo realizzato in una piccola regione italiana per 140 educatori professionali operanti in servizi e strutture di utilità pubblica molto eterogenei. ...Leggi
 
Buone prassi
Professionisti educativi di secondo livello e le sfide del lavoro liquido. Cronaca di un percorso di tirocinio universitario
di Cristina Palmieri, Marina Barioglio, Maria Benedetta Gambacorti-Passerini, Tania Morgigno   
In relazione alla configurazione di un mercato del lavoro sempre più instabile e imprevedibile, il contributo presenta una riflessione sulla formazione dei professionisti educativi di secondo livello. ...Leggi
 
Buone prassi
Educar en lo cotidiano: una experiencia de formación parental
di Alessandra Altamura, Susana Torío López*   
Las grandes y numerosas transformaciones actuales – políticas, sociales, económicas, culturales – han producido cambios importantes en la conceptualización, las funciones y la estructura de la institución familiar. ...Leggi
 
Buone prassi
Bdc2: un percorso di auto-orientamento in uscita per promuovere l’occupabilità dei laureandi e neolaureati dell’ateneo federiciano
di Marianna Capo   
Il presente contributo descrive un’esperienza pilota di self assessment e di sostegno all’occupabilità (BdC2) realizzata con un gruppo di giovani laureandi e laureati (lt, lm) nell’ambito del Servizio di promozione all’occupabilità (SPO) del Centro di Ateneo Sinapsi dell’Università degli Studi di Napoli Federico II. ...Leggi
 
Buone prassi
Service Learning: un approccio pedagogico per la formazione dello studente, del cittadino e del lavoratore
di Lorenza Orlandini   
Il presente contributo presenta le opportunità offerte dall’approccio pedagogico del Service Learning (Fiorin, 2016; Sigmon, 1994; Tapia, 2006) per l’acquisizione di competenze professionali, trasversali e comportamenti prosociali. ...Leggi
 
Buone prassi
Il lavoro è tutto ciò che abbiamo? Riflessioni pedagogiche su un plastico
di Jole Orsenigo   
Nel saggio si analizza un plastico che rappresenta il mondo del lavoro. ...Leggi
 
Buone prassi
L’Entretien d’explicitation. Une méthode d’enquête originale
di Padma Ramsamy-Prat   
Cette recherche utilise l’Entretien d’Explicitation (EdE), une méthode d’enquête pour analyser le travail et comprendre l’action du pharmacien et son efficacité. ...Leggi
 
Buone prassi
La formazione alla ricerca come pratica di apprendimento collaborativo dall’università ai workplace IMMAGINE
di Alessandra Romano   
Il contributo argomenta il ruolo della formazione alla ricerca come metodologia per promuovere apprendimento organizzativo e trasformazione delle pratiche professionali nei luoghi di lavoro. ...Leggi
 
Recensioni
Mazzucco, M. G. (2016). Io sono con te. Storia di Brigitte. Torino: Einaudi
di Ludovica Lops   
Un insieme di dossier compilati e custoditi dal Centro Astalli. È tra questi fogli che Melania G. Mazzucco si imbatte per la prima volta nella vicenda di Brigitte Zébé, congolese rifugiata in Italia. Il percorso di rinascita e integrazione della donna è ancora in divenire: la Mazzucco vuole raccontarlo, Brigitte accetta di condividerlo. Io sono con te è la storia delle sue vite. A collection of dossiers compiled and kept by Astalli Center. In those papers, for the first time, Melania G. Mazzucco reads the story about Brigitte Zébé, a refugee who comes from the Democratic Republic of Congo. Her rebirth and integration are still in progress: Melania G. Mazzucco wants to write about her story, Brigitte agrees to share it. I’m with you is the story of her lives. Dove eravamo il 1° novembre 2012? E il 27 dicembre seguente? La notte di Capodanno? Cosa stavamo facendo alle 12 del 6 agosto 2013 o la sera del 31 agosto 2014? Forse questi giorni sono trascorsi tranquilli o insignificanti, forse ci siamo sentiti felici o indefinitamente tristi e, semplicemente, non lo ricordiamo. Ci sono date che segnano la Storia di una Nazione, di un popolo, a volte del mondo intero. Entrano nei manuali come pietre miliari del lungo percorso dell’umanità, sbiadendo a poco a poco insieme alla memoria, quando diviene collettiva. Ma questi non sono che un’esigua parte dei giorni che gli uomini vivono. Per lo più, ciascuno si trova a imbastire il proprio personale libro di storia, fissando date, dividendo in capitoli dai limiti provvisori, evidenziando parole in grassetto che in pochi leggeranno. Primo novembre 2012, 27 dicembre 2012, 1° gennaio 2013, 6 agosto 2013, 31 agosto 2014. Abbiamo attraversato questi giorni ma il risultato della loro somma ha un valore unico per ognuno. Per Brigitte Zébé Ku Phakua valgono la fine di una vita, l’inaspettata possibilità di sopravvivenza, la fuga disperata, il ritorno al suo essere madre e poi, di nuovo, l’abbandono di ogni certezza. Sono alcune delle coordinate temporali che scandiscono il ritmo di una storia che è solo sua. Affrontando Io sono con te, il lettore è chiamato a svolgere un compito ben più arduo di quello che avrebbe potuto aspettarsi. Accettare la veridicità della vicenda, intimamente e consapevolmente, abbandonando le istintive riserve che “la nostra educata immaginazione di europei nati e cresciuti in tempo di pace”(p. 32) frappone tra noi e un racconto che la sola inconsapevolezza fa sembrare incredibile, non comporta la difficoltà che ci si sarebbe attesi. Melania G. Mazzucco realizza, infatti, quello che “si chiede […] all’autore di un romanzo” (p. 129): “riesce a sospendere la nostra incredulità” (p. 129), facendosi seguire nei luoghi e nei momenti che intende mostrare e che, senza ambiguità, delinea davanti ai nostri occhi. Il patto di fiducia tra il lettore e l’autore, necessario quando ci si accosta a una storia che trova nella veridicità la sua forza intrinseca, non viene mai interrotto. Il risultato è un testo a cui ci si abbandona, nonostante la difficile architettura. L’alternanza continua, a tratti convulsa, dei piani spazio-temporali sacrifica quel procedere lineare in cui spesso una storia viene appiattita nel suo passaggio in forma scritta, e riflette e concretizza la complessità della vicenda e, di conseguenza, del racconto di Brigitte. “Le nostre conversazioni somigliano a una divagazione inconcludente. Procediamo per salti improvvisi, associazioni frammentarie, da un argomento all’altro […]. Parliamo anche di ciò che le è successo. Ma con delicatezza. Le ho detto che non cominceremo dall’inizio. Quello che ha sopportato in Africa, me lo dirà più avanti, se ne avrà voglia. Se si fiderà di me” (p. 4), specifica la Mazzucco. E questi salti nel tempo e nello spazio che, numerosi, affollano la narrazione sono articolati, potenzialmente assai rischiosi, ma la struttura è solida e saldamente tenuta insieme dalla scrittrice, che non tradisce quelle esitazioni che pure ammette di aver avuto in fase di realizzazione (M. G. Mazzucco, commento personale, 29 marzo 2017). L’autrice fa compiere, quindi, al lettore lo stesso percorso che ha affrontato lei stessa nei tanti mesi passati ascoltando Brigitte: si è trovata “davanti a un puzzle infranto [da] ricostruire un tassello alla volta” (p. 229), ed è questa la sensazione che il libro trasmette. La scelta strutturale operata dalla Mazzucco si rivela per molteplici motivi indicata. Oltre, infatti, a restituire appieno la complessità e la profondità dell’operazione svolta dalle due donne, rendendola tangibile e non solo supposta, guida il lettore e lo prepara ad apprendere ciò che il testo, passo dopo passo, disvela. Vediamo la trentottenne Brigitte Zébé vagare, sperduta, nella stazione Termini, dormire per terra e mangiare rifiuti ben prima di sapere che nel suo Paese, la Repubblica Democratica del Congo, possedeva due cliniche e aveva il potere di salvare vite. Sperimentiamo la sua fede in Dio prima di realizzare che ad aver innescato quel vortice di eventi è stato il suo rifiuto a uccidere sette manifestanti ricoverati, la scelta di non venir meno a un giuramento – quello di Ippocrate, prestato diventando infermiera – e al suo essere umana e cristiana. Ha già camminato per i corridoi del Centro Astalli di Roma e incontrato Filippo e Francesca, i suoi primi custodi, quando descrive le torture, gli stupri e le atrocità subite durante i 60 giorni di prigionia. Scopriamo che è ancora madre prima che ripercorra i mesi in cui ha temuto di non esserlo più. È viva quando ricorda l’attimo in cui ha appreso che la sua morte era programmata per il 3 gennaio 2013. Attraverso tale concatenazione di anticipi e rimandi, di traguardi rivelati e tappe posposte si ottiene l’attenuazione della naturale curiosità di scoprire quale sia il finale della vicenda. Perché la vita di Brigitte – mentre lei racconta, Melania G. Mazzucco scrive e noi, oggi, leggiamo – è in divenire e perché, a contare, non è tanto la provvisoria conclusione, quanto il percorso di distruzione e ancor più di ricostruzione affrontato. È proprio l’iter umano e burocratico intrapreso da coloro che giungono in Italia fuggendo dal proprio Paese uno degli aspetti privilegiati di Io sono con te. “Subiamo la dittatura dell’emergenza, senza ragionare sulla durata né concepire una prospettiva. Anche se buona parte di coloro che sbarcano se ne andranno in un altro paese europeo, altri finiscono per restare […]. Non hanno nessuno da raggiungere, nessuno che li attende […]. Chi o cosa pensano, sono o diventeranno ci riguarda” (pp. 200-201); riusciamo “a immaginarli sempre solo durante il drammatico viaggio, mentre annegano in mare o quando finalmente sbarcano in Italia” (p. 200). E poi? La domanda ritorna incessantemente, in ogni istante del percorso di Brigitte. La storia è la sua, gli ostacoli e le situazioni che si presentano appena varcata la soglia della stazione Termini sono, però, comuni a molti. La fotosegnalazione, la domiciliazione fittizia, la domanda di protezione internazionale, le case di accoglienza, il ticket per il pranzo in una mensa, l’audizione al cospetto della commissione territoriale: mangiare, dormire, lavarsi, avere dei documenti, persino esistere ufficialmente in uno Stato si traduce in interminabili attese, file su marciapiedi, schede e dossier dal destino incerto su una strada in cui non si può far altro che affidarsi. A coloro che operano nei centri di assistenza, ai volontari, ai funzionari di un Paese che non si conosce ma che si spera scelga di accogliere concedendo lo status di rifugiato o, almeno, la protezione umanitaria o sussidiaria. Questo per chi, come Brigitte, ha la fortuna di incontrare un uomo che scriva su un tovagliolo l’indirizzo in cui chiedere e ricevere aiuto. Per tutti gli altri c’è la clandestinità, e chi è clandestino non ha “diritto nemmeno a farsi una passeggiata” (p. 178). Nonostante la comune percezione quotidiana e gli altissimi e crescenti numeri riportati dalla Mazzucco (pp. 180-181) facciano risaltare la grande portata del fenomeno della migrazione, l’atteggiamento che traspare a riguardo in Io sono con te non è di resa o sconforto, bensì di tenace impegno. L’incessante azione e la costante sinergia tra coloro che operano nel settore – volontari, religiosi, medici, avvocati, assistenti, funzionari – non è una goccia nel mare destinata a disperdersi. Fa la differenza. L’Italia che ne viene fuori è un Paese in cui, sì, quando si cerca lavoro “il colore nero è proprio un deterrente” (p. 183), ma è anche l’unico a offrire asilo umanitario ai “sieropositivi e i malati di Aids […]. E anche gli invalidi, e gli affetti da malattie gravi, che nei loro paesi d’origine non potrebbero curarsi” (p. 62). È lo Stato che, con le “centoventitre lingue in cui un richiedente può domandare di essere ascoltato a Roma” (p. 124), “pratica una sorprendente ecologia linguistica” (p. 124). È “il paese più omofobo dell’Europa occidentale [che però] si è rivelato generoso con gli omosessuali dell’Africa occidentale” (p. 130). Le vite di Brigitte Zébé – donna libera, prigioniera, clandestina, rifugiata – sono allora sue e di tanti, uniche e simili a centinaia di migliaia di altre. Alcune non saranno mai riferite per quelle che sono state davvero, ma adeguate all’ascolto di orecchie italiane, francesi, tedesche, inglesi, di coloro, cioè, chiamati a giudicarle sufficientemente disumane da concedere, a chi le ha vissute, il diritto di essere accolto. “Molte delle storie raccontate nelle domande dei richiedenti asilo, con la gelida laconicità dei referti burocratici, sono false, o lo sono in parte. I fatti sono ingranditi, le persecuzioni accresciute, le torture aggravate” (p. 32), e la Mazzucco continua: “mentre cerco di ricostruire le tappe dell’odissea di Brigitte, chiedo ai commissari [della commissione territoriale] come facciano ad accertare i fatti […]. Faccio una scoperta stupefacente. Lo stato [italiano] non pretende che loro accertino i fatti […]. Ciò che lo stato chiede è che i fatti narrati siano verosimili […]. L’Italia del futuro nascerà in base alle storie che saranno state raccontate. E saranno state raccontate, e perciò costruite, per noi. Siamo i lettori e i critici del romanzo nazionale. Non gli autori del racconto” (p. 129). In un simile intreccio di vite – di Brigitte e di coloro che incrocia nel suo cammino congolese e italiano – trovano spazio e legittimazione i numerosi spunti di riflessione offerti dalla lettura di Io sono con te, riflessioni universalmente umane in cui riconoscerci. Il rapporto tra orgoglio e identità ne è un esempio. Nel passaggio da donna economicamente indipendente, madre vedova di quattro bambini e membro attivo della comunità – la tessera di appartenenza alla Croce Rossa è l’unico oggetto da cui riesce a non separarsi – a prigioniera vittima di torture, umiliata psicologicamente e fisicamente, e poi clandestina, le ferite inferte al suo orgoglio, che mai viene meno ma che deve sottomettersi alle necessità della sua nuova condizione, coincidono con la progressiva perdita d’identità. “Se fosse ancora la persona che è stata, le verrebbe in mente di lavarsi il viso […]. La pulizia come forma di rispetto di sé e degli altri è una delle prime cose che le ha insegnato sua madre […]. Ma la mattina del 27 gennaio [2013] lei non è in grado di pensare a niente e non ricorda neppure di avere una madre. Non si lava il viso” (pp. 13-14). “La psicologa osserva che Brigitte sta cercando di rappresentare il personaggio della donna forte, indipendente e sicura di sé […]. Ma è come se non volesse accettare la sua situazione attuale né rendersi conto che dovrà prendere delle medicine e lasciarsi aiutare. È importante che ristabilisca il contatto fra la donna che è stata – che ha voluto essere, che ha immaginato e desiderato di diventare – e quella che non ha scelto di essere ma che comunque adesso è. Invece sembra che sia divisa – spezzata in due” (p. 71). Il lungo percorso che intraprende in Italia, prima ancora che burocratico, è di riaffermazione di sé. Dovranno trascorrere 21 mesi dalla notte della sua incarcerazione prima che riesca a rispondere, a colei che le ha annunciato che il termine della sua permanenza nella casa di accoglienza è scaduto: “Non posso tornare per strada. Non sono un cane, sono un essere umano – una persona, come te” (p. 191). Strettamente connesso al tema dell’identità è il valore vivificante del lavoro. “Io sono nata per lavorare” (p. 69), dichiara Brigitte. Cercare un impiego diventa il motore costante della sua quotidianità italiana; trovarlo significa recuperare l’indipendenza, liberarsi dal vincolo della carità e poter essere di nuovo una madre in grado di sostentare i propri figli. Tornare a scegliere e decidere per sé: “Ieri, per la prima volta da anni, ha ricevuto lo stipendio per il suo primo mese di lavoro […]. Tutto ciò che ha, da quando è arrivata a Roma, non è suo. Né la casa, né il letto, né gli abiti […]. Ieri possedeva di nuovo qualcosa […]. Era felice. Ha deciso di regalarsi una cosa superflua” (p. 226). Lavorare equivale a smettere di essere rifugiata per essere infermiera, badante, cameriera o altro. Proprio in questa prospettiva di reinserimento sociale si erige l’attività delle associazioni e organizzazioni religiose e di coloro – uomini di Chiesa e non – che con esse collaborano. Tra queste, il Centro Astalli, sede italiana del Servizio dei Gesuiti per i Rifugiati (JRS). “In Italia dal 1981, il JRS è ormai in 51 paesi, e l’imperativo è essere ovunque ci sia un rifugiato. E i verbi sono servire, accompagnare, difendere. Da cui derivano reinserire e ricongiungere: nella società e con la famiglia. Perché accogliere non basta […]. Lo Stato – che in qualche modo e pur tra imbarazzanti lacune riesce a farsi carico dell’emergenza e della prima accoglienza – latita del tutto dopo” (p. 154). La collaborazione tra enti religiosi e pubblici può concretizzarsi in esempi di eccellenza come il SaMiFo, Salute Migranti Forzati. Nato nel 2006 dall’accordo tra il Centro Astalli stesso e la ASL Roma e attualmente coordinato dal Dr. Giancarlo Santone, una delle figure determinanti nel percorso italiano di Brigitte, il SaMiFo offre, oltre a servizi di medicina generale e legale, ginecologia e infettivologia, un supporto psicologico e di psichiatria transculturale. Perché l’odissea di un migrante forzato ferisce non solo il suo corpo ma anche – e forse in modo ancor più spietato e brutale – la mente. Prendersi cura di questi uomini e donne si deve tradurre, quindi, in un’idea olistica della guarigione. In una simile visione entra in gioco l’imprescindibilità del riconoscimento delle diversità, in primis culturali. Il dott. Santone – scrive la Mazzucco – aveva scoperto al SaMiFo “le abissali differenze tra i modi di soffrire dei bianchi e dei neri. E lui che crede nell’uguaglianza, e vive per realizzarla, ha dovuto ammettere che ci visitano demoni diversi, ci perseguitano fantasmi diversi, non sogniamo nemmeno gli stessi sogni […]. Anche i sintomi hanno bisogno di un’interpretazione culturale, altrimenti restano muti” (p. 110). Come è necessaria un’esperienza e una preparazione specifica per conoscere le malattie e i disturbi più diffusi tra i migranti per poter intervenire in modo rapido e mirato, così non basta essere psicologi o psichiatri per poterli realmente aiutare. Una nuova generazione di esperti va formata e diffusa capillarmente nel territorio nazionale, affinché il SaMiFo non resti un caso isolato. Quando la comprensione porta all’accettazione di tali differenze, è possibile sospendere il giudizio e aprirsi all’altro. È raccogliendo le testimonianze nel Centro Astalli, ad esempio, che Filippo può superare lo sconcerto dovuto alla “facilità con cui un uomo dimentica di avere una famiglia, e dei figli. Separarsene e abbandonarli per salvarsi gli appare naturale” (p. 216), imparando “che si tratta di un comportamento culturale” (p. 216), risultato di un’abitudine legata alla necessità di emigrare in cerca di un lavoro. Se, però, la vita di un uomo può essere scandita dalle partenze e dalle lontananze, quella di una donna no. Per questo Brigitte è e resta prima di tutto una madre. In ogni tappa del suo percorso, la sua stessa sopravvivenza è legata a quella dei suoi quattro figli. “Vorrebbe vivere, se vivessero i bambini. Se sono morti, invece, la sua vita non ha più significato” (p. 92). Il 1° novembre 2012 lei, portata via nel cuore della notte, ha smesso di esistere in Congo. Il risultato più devastante è l’incognita di quello che, da quel giorno, poteva essere stato il loro destino. Saperli al sicuro, significa, per Brigitte, recuperare uno dei suoi ruoli, una parte fondamentale dell’identità abbandonata. L’iter che porta alla ricostituzione del nucleo familiare è complesso, lungo e non ancora concluso. Tuttavia, l’arrivo in Italia dei due figli maschi cambia la struttura della narrazione e fa entrare il lettore in una nuova fase della vicenda. Dalla descrizione dei fatti del 17 ottobre 2015, quando Gervais e Chrichina atterrano a Fiumicino, l’alternanza dei vari piani spazio-temporali cessa. Da quel momento, il racconto scorre lineare: Brigitte ha uno scopo – quello di garantire ai suoi ragazzi un’esistenza dignitosa e far giungere in Italia le due bambine –, la sua vita può procedere seguendo una direzione, senza esitazioni. I fili di una trama interrotta quasi tre anni prima si sono, almeno in parte, ricongiunti. La presenza di Gervais e Chrichina permette a Melania G. Mazzucco di riflettere – e far riflettere – sugli ostacoli e le difficoltà di questi ragazzi, doppiamente innocenti, che “si ritrovano da un giorno all’altro in un paese di cui ignorano tutto, con una madre che quasi non conoscono, e che comunque non somiglia alla donna con cui hanno vissuto” (p. 234). Chrichina, che non si è mai separato dalla sua gemella Aissy e che ora vive in un continente diverso dal suo. Gervais, che “non ha colpa, non ha idee politiche o ideali da scontare, né comportamenti nobili e però ribelli da pagare […]. Era uno studente di liceo, è diventato un profugo” (p. 236). Loro, come tutti gli altri, per ricongiungersi al genitore devono condividerne la condizione, senza sconti. È proprio ai figli di Brigitte che la Mazzucco dedica Io sono con te, “perché sappiano chi è stata e chi potrà essere la loro temeraria, fragile e infranta e però indistruttibile madre” (p. 253). Tutto quello che la donna ha deciso di donare, raccontando la sua storia, può essere in qualche modo restituito ai quattro bambini che ne hanno pianto per mesi la morte. Il tema del racconto e del suo valore, anche terapeutico, è uno dei leitmotiv dell’opera. Molte volte Brigitte è chiamata a riferire le vicende che l’hanno condotta in Italia, compilando i dossier per richiedere asilo o davanti a medici e commissioni. Lo fa – come molti nella sua stessa condizione – “con distacco, la voce neutra, senza alcuna espressione, quasi come un automa […]. Senza piangere, senza emozionarsi, con una indifferenza che sconfina nella freddezza” (p. 32), perché “fingere che ciò che è accaduto a noi sia invece accaduto a un altro” (p. 32) rende sopportabile le ferite. “Ci vorranno mesi prima che lei accetti di riconoscersi in quella storia” (p. 33), e certo non la condividerà con un estraneo. È per questo che l’impegno della Mazzucco, nel corso dei loro incontri, deve assestarsi su un equilibrio tra due poli apparentemente opposti: da un lato la scrittrice deve ascoltare e deporre la propria storia, dall’altro è imprescindibile che, a sua volta, sia pronta a metterla in gioco raccontandola. La Mazzucco entra appieno in Io sono con te, diventandone a tutti gli effetti un personaggio. Come Annemarie Schwarzenbach del suo Lei così amata; come la stessa Brigitte Zébé. Penetrando nel testo, l’autrice porta con sé momenti della sua vita di donna e scrittrice. Il viaggio in Asia fatto per allontanarsi dai suoi libri (p. 191), il rammarico e la delusione per alcune reazioni (o non-reazioni) al neo editato Sei come sei, l’esperienza della prossimità della morte, i rapporti con il Centro Astalli: tutto entra di diritto nella narrazione poiché fa parte del percorso che l’ha resa pronta a riconoscersi in Brigitte. Questa compresenza funzionale si traduce nell’alternanza di due voci narranti, entrambe in prima persona. Una è di Brigitte, che sola può far conoscere gli avvenimenti congolesi. L’altra è della Mazzucco, più discreta – tanto da confondersi, talvolta, con una più generica terza persona –, che esplora gli anni romani. Accompagnato in questa alternanza di piani e punti di vista, in un intreccio di vite e storie, il lettore – dicevamo – deve compiere uno sforzo. Se, infatti, lasciarsi coinvolgere dal racconto, sentirsi solidale e umanamente vicino a Brigitte è un risultato quasi istintivo, ben più difficile è compiere il procedimento inverso, fare un passo indietro: ricordarsi che non si è lei né si vive la sua condizione. Quel senso di impotenza che la donna prova e che chi legge, per empatia, può avvertire deve essere eliminato. Si può essere la signora che offre il lavoro alla rifugiata di una casa di accoglienza, il volontario del Centro Astalli o lo sconosciuto che ne scrive l’indirizzo su un tovagliolo. Brigitte è un esempio virtuoso dei risultati di un buon lavoro, frutto di impegno, collaborazione e competenza. Sta a noi cittadini rendere possibile che si ripeta ogni giorno.
 
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