L'editoriale - The editorial Stampa Email
Biografie dell’esistenza: ricordando Jerome Bruner
di Isabella Loiodice   
DOI: 10.12897/01.00121

Si è conclusa, il 5 giugno 2016, l’esistenza terrena di Jerome Bruner, professore emerito della New York University, già docente presso le maggiori università del mondo: dalla Harvard University a Oxford, sensteza dimenticare l’Italia, dove ha ricevuto alcune lauree honoris causa e dove è ritornato, per diversi anni, nella città di Reggio Emilia, per meglio conoscerne il modello scolastico 0-3 anni, a testimonianza del suo impegno e del suo interesse scientifico e umano per l’infanzia e la sua scuola.

 

 

 

Artefice e protagonista di quella che è stata denominata la prima “rivoluzione cognitiva”, Bruner ha saputo accogliere, con la curiosità intellettuale ed emotiva tipica di un autentico uomo di scienza, le suggestioni rivenienti dalle teorie e dalle pratiche che ha avuto modo di incontrare nella sua lunga carriera accademica, tenendo sempre fede al principio dell’interdisciplinarità e del culturalismo.

Noi vogliamo ricordarlo e ringraziarlo, in questo numero della Rivista dedicato alle narrazioni, per il contributo che ha saputo dare a questo tema: nei numerosi interventi che compongono questo numero, sicuramente non ce n’è alcuno che non contenga almeno un riferimento concettuale e bibliografico a Bruner e gli è, quindi, debitore.

A partire dai suoi studi e in vario modo riconducibile a essi, da moltissimi anni ormai esiste una letteratura scientifica che analizza l’importanza della narrazione nella costruzione e definizione, permanentemente incompiuta, delle biografie esistenziali. La pratica narrativa si conferma come l’occasione più naturale attraverso cui dare forma all’esistenza: ricorrendo al codice orale e/o scritto, in chiave introspettiva e/o sociale, individuale e/o comunitaria, con parole dette, ascoltate, pensate. In fondo, è attraverso il racconto che noi rappresentiamo noi stessi, rendendoci visibili agli altri.

La narrazione si configura così quale congegno di analisi/conoscenza/interpretazione della realtà stessa. Attraverso il pensiero narrativo la persona dà senso e significato alla sua esistenza ricomponendo frammenti di vita apparentemente slegati tra loro, ricostruendo esperienze passate, presenti e future in forma di racconto con il preciso obiettivo di renderle comprensibili a se stesso e agli altri, di poterle ri-evocare e anche trasformare nel corso del tempo, rileggendole all’interno di una rete di significati culturalmente condivisi. Ciascuna età della vita può essere, in tal senso, tras-formata dalla possibilità/capacità di ricostruire, attraverso il racconto, la propria esistenza individuando il filo che lega momenti ed eventi diversi, ricucendoli per ridare fisionomia e coerenza anche ad esistenze apparentemente disgregate.

Il dispositivo narrativo, quindi, si presta in particolare alla chiarificazione e messa a fuoco di eventi, situazioni, vissuti particolarmente complessi come quelli connotati in chiave educativa.  Non a caso l’approccio narrativo viene particolarmente utilizzato nelle esperienze di formazione, rivelando la sua funzione educativa con interlocutori diversi e nella molteplicità dei contesti nei quali si utilizza: con i bambini, con gli adolescenti e giovani, con gli adulti e con gli anziani; a scuola come sul luogo di lavoro; nei servizi educativi e di cura come nei luoghi della partecipazione politica e culturale; negli spazi pubblici come in quelli privati.

Il nesso educazione/narrazione si conferma come essenziale sia se avviene in forma intenzionale (come racconto consapevole di sé agli altri) sia se si esprime inconsapevolmente nell’agire esperienziale, attivando una serie di nessi, logici ed emotivi, che si trasformano in veri e propri apprendimenti quando, appunto, attraverso il racconto gli restituiscono un preciso significato, scelto e condiviso in quel preciso momento storico e in quel determinato contesto. Scrive infatti Bruner (2006): “Narrare una storia equivale a invitare non già a essere come essa è, bensì a vedere il mondo così come si incarna nella storia” (p. 6).

I contributi presenti in questo numero – sia pure da prospettive e secondo stili, esperienze e conoscenze diverse – hanno evidenziato la valenza educativa della pratica narrativa, ponendo al centro dell’intervento formativo proprio le storie, le biografie di tutti gli attori che agiscono nelle situazioni educative quotidiane, nei contesti formali come in quelli non formali e informali e che, intrecciandosi spesso tra loro, danno luogo a inedite storie di vita, non solo delle persone ma anche dei contesti: sociali, culturali, professionali. In tal senso, l’utilizzo dei dispositivi narrativi nella ricerca educativa assume particolare pregnanza ma al contempo richiede “delicatezza” e competenza in quanto si configura non già come solo medium descrittivo bensì come strumento di comprensione/ interpretazione dell’agire umano (individuale e collettivo): attraverso il congegno narrativo noi diamo forma alla nostra identità proprio mentre ci raccontiamo agli altri e negoziamo con loro senso e significato.

Siamo, dunque, identità narranti e, possiamo dire con Bruner (2002), “è soprattutto attraverso le nostre narrazioni che costruiamo una versione di noi stessi nel mondo ed è attraverso la sua narrativa che una cultura fornisce ai suoi membri modelli di identità e di capacità di azione” (p. 12). Attraverso le nostre storie, ripetiamo con Bruner (1997 in Marchetti & Liverta Sempio), “noi esponiamo una visione di ciò che chiamiamo il nostro Sé e le sue attività, riflessioni, pensieri e posizione nel mondo” (p. 125). Un mondo che, aggiungiamo noi, deve saper costruire storie di partecipazione democratica, di confronto dialettico e di apertura, intellettuale ed emotiva, alle persone, popoli, culture che lo abitano. Oggi più che mai.

 

Bibliografia

Bruner, J.(1997). Costruzione del Sé e costruzione del mondo. In A. Marchetti & O. Liverta Sempio, Il pensiero dell’altro. Contesto, conoscenza e teorie della mente. Milano: Raffaello Cortina Editore.

Bruner, J. (2002). La cultura dell’educazione. Milano: Feltrinelli.

Bruner, J. (2006). La Fabbrica delle storie. Roma-Bari: Laterza.