Buone prassi - Good practices Stampa Email
Nel bosco delle Scienze Umane. Fiabe: narrazioni da riscoprire
di Francesco Paolo Calvaruso, Licia Consiglio   

Il presente report nasce dalla collaborazione fra due insegnanti di un Liceo delle Scienze Umane di Palermo.

Si tratta di un’esperienza formativa ancora in corso, ma di cui è già possibile tracciare un breve bilancio. Il percorso di approfondimento educativo-didattico è incentrato sul rapporto fra narratività e mondo delle fiabe. Il filo conduttore è costituito dal valore del racconto, del potere dell’immaginazione, dell’apertura all’altro tramite la condivisione anche di brevi frammenti autobiografici. Ciò che ha spronato entrambi i docenti a documentarsi e porre in essere questo iter parallelo rispetto alla normale programmazione è stata la volontà di andar oltre la lezione, di superare la normale ripetizione dei contenuti di ogni anno, offrendo ai ragazzi un modo differente di approcciarsi allo studio. Cosa, questa, che riteniamo possa tornare loro utile una volta alle prese con gli studi universitari. Al di là, quindi, della lettura analitica e critica dei testi utili a tal fine da noi presentati, quello che abbiamo predisposto per gli studenti è un autentico laboratorio permanente di circa quattro mesi, da febbraio a maggio, nel corso del quale il punto centrale è la narrazione, la capacità di relazionare e relazionarsi cogliendo il saliente, il significato, le metafore, le emozioni generate dall’ascolto attivo e la rielaborazione narrativa, appunto, di quei racconti apparentemente semplici che una volta ci hanno affascinato fino a costituirsi quali luoghi preziosi e “magici” della nostra memoria fanciulla. La padronanza di ciò che si costituisce come realtà non passa in via esclusiva da un approccio freddo e paradigmatico, ma affonda con maggior pregnanza nelle menti dei ragazzi se la dimensione del narrare viene loro trasmessa con un lavoro attento e alternativo che possa stimolare il piacere di schiudere i loro mondi incantati senza il timore di doversi risvegliare senza alcun ricordo di quella dimensione alta ed altra.

 

The present report is born from the collaboration among two teachers of a High school of the Human Sciences in Palermo. It still deals with a formative experience in progress, but of which is already possible to trace a brief budget. The run of educational-didactic close examination is based on the relationship between narration and world of the fables. The thread conductor is constituted by the value of the tale, of the power of the imagination, of the opening to the other medium the sharing also of brief autobiographic fragments. What has spurred both the teachers to document and to set in to be this parallel iter in comparison to the normal planning has been the wish to go over the lesson, to overcome the normal repetition of the contents of every year offering a different way to approach the study to the boys. Thing, this, that they hold can return once them profit to the takings with the university studies. Beyond, therefore, of the analytical reading and criticism of the useful texts to such end from us introduced, what we have predisposed for them is a four month-old authentic permanent laboratory, from February to May, during which the central point is the narration, the ability to speak about theirselves and to report the salient one being gathered, the meaning, the metaphors, the emotions produced by the active listening and the reworking narrative of that apparently simple stories that once they have fascinated us up to constitute them what precious places and "magic" of our young memory. The mastery of what is constituted as reality it doesn’t pass in by exclusive from a cold and paradigmatic approach, but it sinks with great pregnancy in the minds of the boys if the dimension of narrating is transmitted them with a careful and alternative job that can stimulate in them the pleasure to open their spellbound worlds without the fear to owe him to wake up again without some memory of that tall and other dimension.

 

"La fiaba è il luogo di tutte le ipotesi"

G. Rodari

 

Far lezione è esporre dei contenuti e veicolare competenze, ma anche cercare di incuriosire gli alunni sui molteplici aspetti che l’argomento di volta in volta trattato pone in essere, con l’obiettivo di favorirne primariamente l’apprendimento e, al contempo, promuovere l’accrescimento del bagaglio culturale. In ogni caso, però, che sia frontale o in assetto laboratoriale, che si svolga in aula o altro ambiente interno/esterno alla scuola, che si avvalga o meno delle TIC, un insegnante attento deve saper ricorrere a modelli/strategie/metodologie/esperienze intessuti di concetti, organizzati e significativi, che possano raggiungere le motivazioni profonde dell’alunno/a. Trasmettere concetti senza badare all’effettiva partecipazione dei propri studenti è come parlarsi addosso, procedere incuranti del reale grado di coinvolgimento dei propri allievi nei processi di insegnamento-apprendimento, votare perlopiù al fallimento ogni ulteriore atto/sforzo educativo, compromettere di fatto il complesso progetto di vita da disegnare intorno a loro, limitarsi a riempire di parole il tempo della formazione semplicemente in modo vano, puntando indirettamente “solo” a quelle eccellenze che potrebbero persino in modo autonomo raggiungere standard culturali sufficienti per il prosieguo dei loro studi. La scuola, tuttavia, è “aperta a tutti” e ciascun alunno ha il diritto di essere incluso in un tessuto sociale che lo accolga e lo proietti in un contesto umano e culturale che si avvarrà anche del suo contributo.

Le forti esigenze/pressioni di una contemporaneità contrassegnata da poderosi, costanti e non di rado caotici flussi di notizie/informazioni/eventi/immagini che si sommano e consumano rapidissimamente, l’onnipresente concorrenza della rete che letteralmente sottobanco corre tramite gli smartphone fra le mani dei ragazzi, i tanti progetti che a latere entrano ormai con troppa facilità nel curricolo, di fatto rallentandone sensibilmente lo svolgimento, le “deviazioni” rispetto alla tabella di marcia delle programmazioni (di classe e dei singoli insegnanti) a causa di “emergenze” d’ogni sorta che ormai penetrano il perimetro della quotidianità in aula, la carenza di prolungati tempi di attenzione e concentrazione da parte di numerosi alunni e i problemi familiari e di cuore degli studenti ed altri fattori ancora sono stati alcuni dei motivi più rilevanti che ci hanno indotto a riflettere su una proposta diversa di fare attività didattica. Viviamo, come scrive Massimo Recalcati (2014), nel “tempo del massimo rischio di estinzione del discorso educativo, nel tempo dove la vita è ipnotizzata dalla sirena del godimento autistico” (pp. 16-17).

In queste righe, infatti, ci proponiamo di offrire un nostro percorso al vaglio critico di colleghi, ricercatori e utenti quale esempio di attività didattica, che si auspica possa rientrare fra quelle che sono definite “buone prassi”.

Ad inizio del II quadrimestre dell’anno scolastico corrente, insoddisfatti non tanto del rendimento medio ma della partecipazione dei ragazzi alle lezioni, ci siamo interrogati su cosa fare per arricchire la quantità e al contempo incrementare la qualità degli apprendimenti in Scienze Umane in alcune delle nostre classi. Un modo diverso il nostro tentativo, quindi, di approcciare i contenuti di quest’insegnamento autenticamente inter-disciplinare, persuasi dell’importanza della didattica narrativa [1], delle sue ricadute e dell’alto spessore educativo della pratica narrativa (Bellatalla & Marescotti, 2005; Biffi, 2010; Demetrio, 2012), consapevoli della risorsa narrazione da potenziare nei nostri alunni, che spesso vorrebbero poterci raccontare qualcosa del loro vissuto extrascolastico.

La ricorrenza del 100° anniversario della scomparsa del nostro illustre concittadino Giuseppe Pitré (Pitrè, 2013; Rigoli, 1979), uno dei primi studiosi italiani di folklore, apprezzato tra gli altri anche da Vittorio Emanuele Orlando e Giovanni Gentile, ci ha dato il la per ideare un iter formativo parallelo alla programmazione d’inizio anno, imperniato sulla dimensione narrativa attraverso lo studio delle fiabe, che qui esponiamo.

L’Istituto “Regina Margherita”, situato nel centro storico di Palermo, è un Liceo statale fra i più antichi della città (Ricciardi, 1993), con un’utenza di oltre 2.000 alunni, dislocati su più plessi/succursali e che si avvale di un corpo docente di quasi 300 unità. L’anima pulsante, ma non esclusiva, di questa scuola è la sua forte vocazione umanistica, con un piano di studi che per perseguire i suoi risultati di apprendimento mira, come recitano le Indicazioni Nazionali, a favorire “lo studio delle teorie esplicative dei fenomeni collegati alla costruzione dell’identità personale e delle relazioni umane e sociali”. Per far questo, quindi, si è pensato di ricorrere con più profondità alla risorsa educativa e didattica della narrazione, attingendo al mondo delle fiabe.

Tre le classi del II biennio interessate a questo percorso, due delle quali in presenza di alunni con disabilità, intessuto fra Antropologia, Pedagogia e Psicanalisi. Stabiliti gli obiettivi formativi e tracciati snodi e momenti salienti da affrontare con i 70 alunni coinvolti, abbiamo previsto circa 20 ore di lezione-laboratorio permanente, tutt’ora in via di svolgimento, sia in aula che in giardino, sia in Istituto a classi aperte che in contatto col territorio. Scopo principale: andare oltre il solo pensiero paradigmatico per stimolare in loro quello narrativo (Sermonti, 1994), atto a comprendere con più profondità (emotiva, anche) gli eventi personali e sociali che li interessano e circondano, attingendo a piene mani alla forza creativa dell’immaginazione, mai disgiunta da una sana educazione/costruzione del senso di realtà.

Il nostro progetto, ancorato e modulato sulle corde delle singole programmazioni delle classi selezionate, abbastanza consimili per rendimento e composizione dei discenti, è iniziato dalla lettura e dal commento della definizione del lemma “fiaba” tratto dall’Enciclopedia Treccani online, sia nella versione del 1932 a cura di Vittorio Santoli [2] che in quella del 2005 di Ermanno Detti [3]. Siamo successivamente andati più a fondo rispetto ai nostri fini cogliendo ed evidenziando le sfumature dal vocabolo in analisi avvalendoci di tre dizionari specialistici [4]. Dopo questa prima fase abbiamo sinteticamente raccontato agli alunni come siamo stati avviati alla narrazione fiabesca. Sono così emersi dai nostri cassetti della memoria le figure delle rispettive nonne materne Melina (catanese, classe 1905) e Franca (palermitana, classe 1921). Aver schiuso ai ragazzi questo spiraglio autobiografico con intenti formativi (Cambi, 2002; Demetrio, 1996; Minichiello, Di Natale & Manna, 2003), attingendo al proprio album di ricordi famigliari, l’aver schiuso loro una pagina importante della costruzione del nostro romanzo familiare (Bellingreri, 2014; Marchetta, 2009; Vegetti-Finzi, 1994), non solo ha sottolineato il valore del legame intergenerazionale (Bodei, 2014) e lo stretto rapporto fra memoria e fatto educativo (Amadini, 2006), ma ha anche evidenziato la presenza di un istinto a narrare (Gottshall, 2014). Tale prassi didattica ha suscitato nei ragazzi un evidente stato di partecipazione che li ha coinvolti e fatti sentire più vicini al mondo immaginario di quei due bambini che, adesso, adulti, assolvono al ruolo di guide nel difficile sentiero della cultura.

Si è quindi passati alla lettura di alcuni brani antologici di autori/classici come Vladimir Propp e Ignazio Buttitta per l’Antropologia, Bruno Bettelheim e Marie-Louise von Franz per la Psicoanalisi, Franco Cambi, Sandra Landi, Gaetana Rossi e Rosaria Gulotta Assante per la Pedagogia. In questa fase, per educare i ragazzi alla dimensione perduta del silenzio (Demetrio, 2014) e della correlata arte di ascoltare (Terralba, 2007), l’assetto-classe è stato modificato, disarticolando in tal modo, per un’ora alla settimana, lo schema classico della seating position (Favaretto & Fiorentini, 2002, pp. 105-111). Dopo le prime cinque ore di lezione gli alunni hanno scelto, in un ampio novero da noi proposto, le seguenti fiabe: I musicanti di Brema – La bella e la bestia – Il serpe bianco – Cenerentola – Pollicino – I tre musicanti – Il leone e il falegname – Peter Pan – Sirenetta – Il brutto anatroccolo – Il soldatino di piombo – Raperonzolo – La bella addormentata – Il pifferaio magico – Il pesciolino d’oro – Barbablù – Alice nel paese delle meraviglie – Alibabà e i 40 ladroni – Cappuccetto rosso – Biancarosa e Rosella – I tre porcellini – Pinocchio – La principessa incantata – Aladino – Il gatto con gli stivali – Vardiello – La principessa e il ranocchio – Biancaneve – Hansel e Gretel. Gli studenti, quindi, hanno letto a casa in modo critico, sulla scorta di quanto loro spiegato in aula, le fiabe da loro scelte. Conclusa questa fase, diversi alunni sono stati chiamati ad una verifica in itinere, per sondare il livello raggiunto dalle tre classi. Al fine di incrementare il loro livello di competenze, inoltre, sono stati presi dei contatti con il prof. Giuseppe Zago, ordinario di Storia dell’educazione dell’Università di Padova, insieme al quale siamo riusciti a far assistere in video conferenza una consistente rappresentanza dei nostri ragazzi ai lavori del Seminario che si è svolto a Rovigo il 12 Aprile scorso dal titolo Tanto tempo fa, in un paese lontano lontano… La Fiaba tra storia e pedagogia. In quella circostanza gli alunni hanno avuto modo di ascoltare le seguenti relazioni: Cristina Bacchilega (University of Hawai), Riscritture e adattamenti della fiaba nel contesto contemporaneo; Marnie Campagnaro (Università di Padova), Seder alla tua tavola… dormire nel tuo lettino. Ambienti domestici nella fiaba; Susanna Barsotti (Università di Cagliari), Bambine nel bosco. Cappuccetto Rosso e il lupo tra passato e presente; Giordana Merlo (Università di Padova), Il tempo della fiaba, il tempo del lettore. Nella maggior parte dei casi i risultati sono stati incoraggianti e alunni anche piuttosto timidi sono apparsi più sciolti. Il 21 Aprile abbiamo poi realizzato a scuola in sala teatro un seminario di approfondimento dal titolo C’era una volta… Fiabe: narrazioni da scoprire. L’incontro, cui hanno partecipato oltre un centinaio di studenti, ha visto, oltre ai nostri interventi introduttivi, il primo mirante a porre in luce il rapporto Psicoanalisi e fiabe, l’altro centrato sugli aspetti pedagogici della narrazione fiabesca, anche le brevi comunicazioni di un paio di allieve che hanno esposto ai compagni delle altre classi le ragioni, i contenuti e le finalità del loro percorso. Ha chiuso la giornata Annamaria Amitrano, già ordinario di Antropologia Culturale, docente di Antropologia dell’Educazione ed Etnostoria, nell’Università degli Studi di Palermo.

I prossimi passi da compiere si realizzeranno il tre maggio, quando assisteremo con una rappresentanza degli alunni ai lavori della Giornata di studi Pitrè e Salomone Marino antesignani della Scuola Antropologica Siciliana, che avrà luogo presso l’Università di Palermo. Gli studenti avranno così modo di seguire gli interventi di accademici come Aurelio Rigoli, Antonino Buttitta, Ignazio Buttitta e la nostra stessa ospite Annamaria Amitrano. Il loro compito non sarà solo quello di partecipare anche in presenza ad un incontro di livello universitario, ma di riportare, di narrare nei giorni seguenti ai propri compagni in assetto laboratoriale i contenuti fruiti. Un’altra occasione di crescita, infine, sarà la partecipazione di altri alunni il pomeriggio del nove maggio, presso il Museo Internazionale delle Marionette “Antonio Pasqualino” di Palermo, al seminario tenuto da Francesco Mangiapane: Peppa and friends: il mondo dei cartoni animati per l’infanzia.

Entro Maggio prevediamo di concludere tutte le verifiche degli alunni coinvolti non ancora ascoltati. Queste saranno esclusivamente orali e terranno in gran conto il grado di capacità di lettura critica raggiunta dai ragazzi, la partecipazione e l’impegno mostrati durante tutto l’iter formativo e, perché no?, l’eventuale plauso spontaneo rivolto ai compagni dagli stessi pari.

Non siamo in grado di affermare, in questo momento, se questo percorso integrativo basato sulla narrazione tramite il mondo fiabesco abbia di fatto potenziato i contenuti disciplinari tradizionali in programmazione e se gli obiettivi che ci siamo prefissati verranno raggiunti, ma di certo l’entusiasmo dei più sinora registrato ci fa ben sperare che forse, un giorno, il ricordo di quest’esperienza potrebbe far dir loro che a scuola hanno avuto modo anche di sentirsi felici e contenti… di narrare.

 

Note

 

[1] Cfr. Bertagna, G. Principi e metodi per una didattica narrativa. Disponibile in: http://www00.unibg.it/dati/bacheca/709/27170.pdf [05 maggio 2016].

[2] Cfr. http://www.treccani.it/enciclopedia/fiaba_(Enciclopedia-Italiana)/ [30 aprile 2016].

[3] Cfr. http://www.treccani.it/enciclopedia/fiaba_(Enciclopedia-dei-ragazzi)/ [30 aprile 2016].

[4] Cfr. Galimberti, U. (1999). Psicologia (p. 432). Milano: Garzanti; Bertolini, P. (1996). Dizionario di pedagogia e scienze dell’educazione (p. 207). Bologna: Zanichelli; Fabietti, U., & Remotti, F. (2009). Dizionario di antropologia (pp. 304-305). Bologna: Zanichelli.

 

Bibliografia

 

Amandini, M. (2006). Memorie ed educazione. Le tracce del passato nel divenire dell’uomo. Brescia: La Scuola.

Bellatalla, L., & Marescotti, E. (2005). Il piacere di narrare, il piacere di educare. Per una pedagogia della narratività. Roma: Aracne.

Bellingreri, A. (2014). La famiglia come esistenziale. Saggio di antropologia pedagogica. Brescia: La Scuola.

Biffi, E. (A cura di). (2010). Educatori di storie. L’intervento educativo fra narrazione, storia di vita e autobiografia. Milano: Franco Angeli.

Bodei, R. (2014). Generazioni. Età della vita, età delle cose. Roma-Bari: Laterza.

Cambi, F. (2002). L’autobiografia come metodo formativo. Roma-Bari: Laterza.

Demetrio, D. (1996). Raccontarsi. L’autobiografia come cura di sé. Milano: Raffaello Cortina.

Demetrio, D. (2012). Educare è narrare. Le teorie, le pratiche, la cura. Milano-Udine: Mimesis.

Demetrio, D. (2014). Silenzio. Padova: Messaggero di Sant’Antonio Editrice.

Favaretto, G., & Fiorentini, F. (2002). Ergonomia della formazione. Roma: Carocci.

Gottshall, J. (2014). L’istinto di narrare. Come le storie ci hanno reso umani. Torino: Bollati Boringhieri.

Marchetta, U. (2009). Labirinti familiari. Intrighi, grovigli, intrecci, nodi. Palermo: Edizioni Offset Studio.

Minichiello, G., Di Natale, P., & Manna, T. (2003). Autobiografia e didattica. L’identità riflessiva nei percorsi educativi. Brescia: La Scuola.

Pitrè, G. (2013). Fiabe, novelle e racconti popolari siciliani. Roma: Donzelli.

Recalcati, M. (2014). L’ora di lezione. Per un’erotica dell’insegnamento. Torino: Einaudi.

Ricciardi, S. (1993). Una scommessa scolastica nella Sicilia post-unitaria. Il “Real Margherita” di Palermo. Milano: Joppolo Editore.

Rigoli, A. (A cura di). (1979). Giuseppe Pitrè. Fiabe e leggende popolari siciliane. Palermo: Il Vespro.

Sermonti, A. (1994). Il pensiero narrativo. Costruzione di storie e sviluppo della conoscenza sociale. Firenze: Giunti.

Terralba, F. (2007). L’arte di ascoltare. Manuale pratico per apprezzare il silenzio e dar valore alle parole. Milano: Rizzoli.

Vegetti-Finzi, S. (1994). Il romanzo della famiglia. Passioni e ragioni del vivere insieme. Milano: Oscar Mondadori.