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Urbanesimo e agire comunicativo dotato di senso politico: raccontare la città per esercitare i diritti sociali urbani
di Fiammetta Fanizza   

Per aprire una riflessione intorno ai caratteri culturali che definiscono le specificità identitarie degli abitanti di un luogo, l’analisi delle forme di relazione tra i diversi territori urbani può rappresentare la maniera attraverso la quale provare a rifondare le pratiche sociali.

In questa prospettiva, la sistemazione dello spazio urbano risulta determinante per la definizione del rapporto tra cittadini e res pubblica. Infatti, se la città cominciasse ad essere intesa prima che come spazio fisico, come paesaggio e come racconto, risulterebbe assai evidente il ruolo che gli interventi di pianificazione e di progettazione urbanistica esercitano nella costituzione della civitas. La materializzazione della città ha provocato la dispersione, prima, e lo smarrimento, poi, del logos. Il territorio urbano, infatti, non è stato più assunto come ambito in cui la ricerca delle condizioni di vita deve presupporre e favorire il continuo processo di scambio tra elementi naturali e culturali. Intendere la città come struttura di cambiamento e di mobilità sociale implica una visione secondo la quale è attraverso l’organizzazione dello spazio pubblico, o meglio della res publica, che la politica può recuperare il valore e la funzione sociale di identità collettive ed individuali. La difesa socio-culturale della città può dunque essere condotta mediante la ricerca di un codice comunicativo che definisce l'agire comune assegna significati e recupera appartenenze identitarie. In tal senso, è necessario per gli attori politici impegnarsi al massimo per favorire una riappropriazione della dimensione pubblica, intesa, sia in quanto spazio e sfera pubblica, sia in quanto pieno e libero esercizio di diritti sociali di cittadinanza. Si tratta di un tema che, prima ancora del rapporto tra civitas e azione politica, investe il registro narrativo che la politica deve introdurre nei contesti urbani per consentire al political engagement di intervenire in coerenza con il principio di sussidiarietà costituzionalmente sancito. In buona sostanza, si tratta sia di istituire una relazione di significato tra ricerca del consenso e strumenti di governo della cosa pubblica, sia di intendere la politica come narrazione al fine di elaborare un nuovo paradigma per la condizione di vita urbana.

 

The aim of this article is to consider the possibility that logos, particularly meant as a specific instrument of communication of a political character, may develop contents and theoretical systems which are useful to describe urban life. Generally speaking, with the decline in the narrative, the sense of the word becomes an accessory and it is even neglected due to the lack of clear elements to distinguish and to select the political offer. Such process creates a certain mistrust and the following scepticism contaminates in a negative way processes and practices of civil participation.

The basic idea of this article lies in the assumption that planning and urban design can describe the relationship between citizens and public policy. The proposal consists of re-establishing the practices for the representation of a community interests and feelings through the critical analysis of the living conditions in urban contexts. In particular, the attention to the issue of arrangement of a urban area can assist in reconstructing the public sphere, especially because the rebuilding of a sense and of a consciousness of the language provides instructions for the reconstruction of the public institutions’ roles and functions.

 

1. Agire comunicativo e racconto urbano

 

Il tema di questo intervento concentra l'attenzione sulla necessità di rifondare criticamente il tema del diritto alla cittadinanza. A tal fine prova a riflettere sulle maniere attraverso le quali il potenziale narrativo della città e della vita urbana diventa utile per riscoprire il logos, ovvero quella specifica forma di discorso pubblico che conferisce dimensione, espressione e significato al vivere in città, definendo contenuti, campi d'azione e piani d'intervento della civitas.

L'assunto di base di questo ragionamento risiede nel convincimento che soltanto la riattivazione di un adeguato codice narrativo può permettere la generale valorizzazione dei patrimoni culturali, soprattutto per il perseguimento di finalità di ordine etico. In sostanza, l'obiettivo di una ricomposizione tra libertà ed uguaglianza e tra democrazia confermativa e democrazia deliberativa sarebbe possibile quasi esclusivamente mediante il recupero del senso collettivo dei valori identitari. Questi, infatti, potrebbero concorrere ad organizzare un metodo che, grazie al racconto e alle narrazioni, attiverebbe strumenti per attivare la memoria pubblica non in chiave meramente storica ma essenzialmente secondo una prospettiva di carattere squisitamente civico. A medio-lungo termine, oltre che specificare e in alcuni casi addirittura assegnare alla convivenza una funzione sociale, da un punto di vista socio-politologico generale ciò si configurerebbe come il tentativo di ripristino di un pluralismo politico. Tale pluralismo, ovviamente, sarebbe il risultato di una comunicazione pubblica capace di modellare il comportamento sociale nel pieno rispetto del meccanismo di interazione società civile/società politica.

In buona sostanza, senza l'esercizio di interventi manipolativi, grazie ad un corretto meccanismo di interazione tra società civile e società politica la comunicazione pubblica potrebbe istituire una reale dialettica tra la condizione individualistica e quella comunitaria al fine di dare inizio ad un effettivo processo di discussione e di assunzione collettiva di responsabilità. Un processo, cioè, che, al di là dell'intendere la politica come intelligenza critica di tipo storico e sociale, dovrebbe puntare alla costruzione di una relazione di senso tra ricerca del consenso e strumenti di governo con l'obiettivo di favorire dialoghi, relazioni, interlocuzioni, negoziazioni e, non ultimi, ricomposizione di conflitti. La congiunzione tra libertà ed uguaglianza e tra democrazia confermativa e democrazia deliberativa avverrebbe dunque con l'adozione di registri, codici e canali narrativi idonei ad accreditare stili e prassi di governance in grado di avvicinare i cittadini al bene comune. In stretto riferimento con la funzione sociale e civile della memoria collettiva, questi registri, codici e canali narrativi dovrebbero perciò incoraggiare l'apertura di una riflessione sul rapporto tra potere politico e diritti di cittadinanza, ovvero promuovere un agire comunicativo esperto per affiancare ed accompagnare l'agire politico.

 

2. Agire comunicativo dotato di senso politico e diritti sociali urbani


Anche soltanto sul piano dell'empatia, la connessione tra valorizzazione della memoria collettiva e agire comunicativo orientato al logos (si potrebbe dire parafrasando Max Weber agire comunicativo dotato di senso politico) necessita di una prospettiva in cui il cittadino torna ad essere il protagonista del processo di determinazione dei paesaggi, tanto materiali quanto umani. Di conseguenza, l'agire comunicativo dotato di senso politico esplica al meglio le proprie potenzialità nei contesti urbani soltanto se nelle città la realizzazione di un pluralismo incentrato sull'inclusione e sulla partecipazione trova compimento. In altri termini, per costruire un assetto pienamente democratico è indispensabile una migliore specificazione e caratterizzazione civica dei contesti urbani per opporre all'immagine di una società apatica ed insoddisfatta quella di comunità attive e consapevoli. Occorre dunque che le comunità urbane investano in comunicazione, ossia attivando competenze, abilità e conoscenze per determinare pratiche sociali utili a ricercare il senso sulle cose e sulla realtà.

Sulla scorta di queste argomentazioni, e anche in relazione alle disfunzioni sociali determinate dei "ceti politici" e dall'uso sempre più diffuso del gergo "politichese", la narrazione urbana assume una valenza importante per l'elaborazione di pratiche di socializzazione che, tenuto conto dei mutamenti dei modelli cognitivi e degli stili di condotta collettivi, intendono il racconto urbano quale ambito entro il quale l'ordine sociale viene ad essere strutturato o destrutturato. Anzi, per meglio specificare, il racconto urbano diventa lo spazio dove il racconto, in quanto tecnica ed al tempo stesso metodo, influenza la morfologia della città e le sue forme immateriali così da condizionare sensibilmente la domanda e l'esercizio dei diritti sociali urbani (Fanizza, 2013a): questi rappresentano una categoria particolare ma tuttavia fondamentale per mantenere inalterato, sia l'equilibrio tra spazio pubblico e spazi privati, sia le relazioni di scambio e di servizio tramite le quali si manifestano gli effetti della politica o, viceversa, si evidenziano i danni sulla struttura sociale delle diverse forme di atomizzazione sociale (Fanizza, 2013b).

In generale, i diritti sociali urbani (anche detti diritti sociali di cittadinanza) implicano una progettazione realistica degli spazi di vita (Pasqui, 2001), nel senso che necessitano di un approccio al disegno della città capace di contemplare soluzioni incentrate sulla composizione delle differenze e orientate sempre e comunque alla risoluzione dei conflitti. In particolare, circa l'annullamento delle disparità sociali (Amendola, 1990) diventa essenziale il valore di un’interpretazione, regolazione e gestione dello spazio urbano caratterizzata da una dimensione inter-organizzativa. Cosicché, proprio nell'ottica di un approfondimento tra organizzazione democratica del territorio e pieno esercizio dei diritti sociali urbani, gli strumenti urbanistici devono essere intesi innanzitutto alla stregua di maniere per istituire collegamenti tra una pluralità di soggetti e strutture. In altre parole, per intendere il potere esclusivamente come esercizio della funzione di tutela dei diritti sociali di cittadinanza il patto tra urbanistica e studi sociali dovrebbe spingere coloro che amministrano la cosa pubblica a focalizzare diversamente l'attenzione, ossia indirizzando l’attività e l’azione pubblica in modo da assumere il territorio urbano in esclusivo riferimento con il pieno e legittimo godimento del diritto alla città. In questo modo anche il potere in quanto tale diventerebbe racconto, nel senso che proverebbe ad approfondire il legame tra società civile e società politica, e così facendo, verosimilmente, riuscirebbe a svincolarsi dall'obbligo di assecondare scelte di parte. Orientato verso l’intera comunità, ne diventerebbe l'espressione, ossia diverrebbe esso stesso sia narrazione sulla volontà collettiva, sia stile e metodo per educare alla cittadinanza e sia condotta per costruire/ampliare la sfera pubblica. Quale maniera per tessere la trama dei diritti sociali urbani il potere come racconto sarebbe il risultato anche di un uso condiviso dello spazio urbano. Quale dimostrazione del livello di partecipazione democratica, questo genere di potere sarebbe indispensabile tanto per la ricerca di condizioni di vita soddisfacenti quanto per esercitare azioni di civic e soprattutto di political engagement (Marinelli in Bartoletti & Faccioli, 2013) Oltre che sul piano politico generale, queste ultime sono fondamentali per gratificare le libertà personali, sempre più di frequente soggette ad attacchi che ne compromettono di fatto la realizzazione, con inevitabili conseguenze sul piano della legittimità.

 

3. Racconto urbano e nuovi diritti di cittadinanza

 

Se un’insufficienza o debole legittimazione è prodromica all'assenza di diritti sociali urbani, è evidente che, tanto il venir meno di aggregazioni socio-politiche significative, quanto il diffondersi di atteggiamenti distaccati, di forme di cinismo e di scetticismi non possono essere causati solo da una generica spontanea diffusione di sentimenti di indifferenza o di diffidenza. Tale sentimenti, semmai, sono la conseguenza dell'assenza di una dialettica civile compiutamente intesa (Fanizza, 2008).

Invero, piuttosto che da forme nominali e per questo piuttosto usurate di civic engagement, la dialettica civile deve essere originata da un impegno sempre più conforme alle necessità da esprimere in riferimento al principio di sussidiarietà: quest'ultimo appare oggigiorno più che mai indispensabile per il raggiungimento di obiettivi di interesse collettivo e per realizzare il bene comune (Fanizza,2014).

Al di là della partecipazione attiva e del coinvolgimento diretto dei cittadini, il principio di sussidiarietà si esprime attraverso un political engagement che nella condizione urbana richiede forme di rappresentazione tramite le quali identificare la cittadinanza e i relativi diritti. Sicché, oltre a sancire status e a definire appartenenze, secondo il principio di sussidiarietà la cittadinanza deve sviluppare contenuti ed apparati teorici utili per raccontare le dinamiche sociali. In rapporto ad un political engagement che consiste e comprende modalità e maniere tramite le quali vengono ad essere esercitati diritti sociali e libertà individuali, la cittadinanza deve pertanto essere concettualmente e strutturalmente capace di affrontare gli aspetti salienti e specifici di ogni possibile dinamica legata alla socializzazione e, in più in generale, allo sviluppo dell'urbanesimo. Insomma, soltanto liberando la pratica della cittadinanza da un esercizio strumentale e retorico delle parole l'organizzazione del logos può ritrovare nelle appartenenze ideologiche le valenze logiche e dialettiche necessarie per assegnare alla polis una discorsività permanente. Cosicché, rivalutando ruolo ed effetto delle narrazioni, il senso della parola può diventare racconto e al contempo memoria da cui trarre chiari elementi per diffondere e radicare pratiche di partecipazione civile sempre più ampie e sempre più qualificate dal punto di visto dei riferimenti identitari.

Attraverso il political engagement la questione della koiné può generare una nuova epistemologia del potere in grado di spronare la partecipazione democratica nell'ottica dell'acquisizione di sempre maggiori diritti di cittadinanza in abbinamento ad un sensibile allargamento di quelli alla socializzazione. Di conseguenza, il racconto urbano deve riuscire, sia ad attivare forme efficaci di discorso pubblico, sia ad intendere il potere come offerta di elaborazione e di prospettiva politica. Il racconto urbano, cioè, deve riuscire a dare una forma alla realtà, tanto per scongiurare la dispersione dei patrimoni e dei valori identitari connotativi, quanto per saldare in maniera stretta il legame tra political engagement e diritti sociali urbani. Mediante un processo permanente di raccordo tra significati, definizioni e contenuti, il racconto urbano deve riuscire a stipulare un nuovo patto di cittadinanza, ovvero rendere lineare e diretto il rapporto tra costruzione del consenso, fissazione di obiettivi di governo e adozione di misure di gestione amministrativa.

In questo scenario, la connessione tra sistemazione dello spazio urbano e ricostruzione della sfera pubblica diventa un progetto di riedificazione del senso del linguaggio propedeutico alla ristrutturazione del ruolo e delle funzioni delle istituzioni pubbliche, nonché di rifondazione delle pratiche di rappresentazione degli interessi e dei sentimenti di comunità. Nel recuperare l’intreccio di relazioni di senso tra natura e cultura e tra uomo e ambiente, il racconto urbano diventa un processo storico-sociale che permette alle città di recuperare la dialettica tra l’oggettività della natura trasformata e la soggettività delle appartenenze, dei radicamenti, delle testimonianze culturali e delle memorie storiche. In altre parole, molto semplicemente, la città torna ad essere ricerca di una comune riconoscibilità sociale, ovvero ambiente dove i cittadini elaborano metodi per sviluppare cultura urbana. Questa deve tornare a produrre significati ed a considerare le ideologie e il potere come opportunità per affermare e preservare le caratteristiche necessarie all'elaborazione di indispensabili specificità. Per questo motivo, la cultura urbana, e l'urbanesimo in quanto tale, devono rendere fruibile la sostenibilità, assunta come il concetto che può consentire il riempimento infrastrutturale e sovrastrutturale dell’intero territorio urbano mediante la rinegoziazione delle categorie culturali utili a ritrovare la dimensione dello spazio pubblico e, di conseguenza, a garantire a tutte le categorie di individui un uso ed un godimento della città.

 

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