Buone prassi - Good practices Stampa Email
La sperimentazione di un servizio di Career Advising all’Università
di Severo Cardone   

 

Il presente articolo intende fornire le basi teoriche e le motivazioni pedagogiche che supportano la decisione del team di ricerca del Laboratorio di bilancio delle competenze di avviare dal prossimo anno accademico la sperimentazione di un percorso di Career Advising con gli studenti iscritti ai corsi di laurea triennale del Dipartimento di Studi Umanistici dell’Università di Foggia.

 

Una sperimentazione che rappresenta la naturale evoluzione di un percorso di ricerca qualitativa avviato già nel lontano 2004 e che, nel susseguirsi degli anni, ha portato alla progettazione e realizzazione di molteplici iniziative, attività e servizi di orientamento formativo sempre più innovativi e in grado di rispondere con sempre maggiore efficacia alle richieste provenienti dagli studenti del nostro Ateneo e dagli stakeholders (scuole, imprese, enti pubblici, associazioni, professionisti) che operano sul territorio. Il percorso di Career advising, coordinato da un Career Development Center, si compone di dieci distinte fasi distribuite nell’arco temporale di quattro anni ed è stato pensato come un percorso orientativo “trasversale” ai tradizionali insegnamenti universitari con caratteristiche fortemente laboratoriali. Prevede l’utilizzo di un portale online, come ambiente di comunicazione  a distanza, e l’assegnazione a ciascun studente di un Personal Career Advisor (PCA), un consulente con competenze esperte nella consulenza orientativa in grado, attraverso un approccio “clinico” nella gestione della relazione di aiuto, di accompagnare e supportare (scaffolding) lo studente nel raggiungimento di precisi obiettivi formativi e orientativi. Se gli esisti della sperimentazione saranno positivi il percorso di Career advising - denominato “Job Design” - potrà rappresentare un benchmark di riferimento ed essere esteso anche agli altri dipartimenti dell’Università di Foggia, contribuendo da una parte a migliorare e innovare i servizi di orientamento offerti e dall’altra parte ad accrescere l’engagement verso la popolazione universitaria.

 

The article aims to provide theoretical and pedagogical reasons that support the decision of the Balance of Competences Lab research team to start testing next year a Career Advising service with student enrolled in Bachelor's degree programs in the Humanities Department of the University of Foggia. This experimentation represents the natural evolution of a qualitative research process started by 2004 and that over the years has led to the design and implementation of many initiatives, activities and educational guidance services increasingly innovative and able to respond more effectively to the needs of students and stakeholders operating in the territory (schools, firms, public corporations, associations, professionals). The Career Advising path, coordinated by a Career Development Center, consists of ten phases spread over four years and is thought as a guidance path trasversal with traditional courses with strong laboratory features. The path involves using an online portal, as distance communication environment, and assigning each student a PCA, a consultant with expert skills in counseling capable to accompany and scaffold student in achieving specific educational and guiding objectives through clinical approach in managing the relationship help. If the experimentation results will be positive the Career Advising path - called “Job Design” - could be a benchmark and be extended to other departments of the University of Foggia, helping to improve and innovate the guidance services offered and to increase engagement towards the university population.

 

0. Introduzione

 

Le caratteristiche della società contemporanea – ormai stabilmente connotata dalla liquefazione dei legami sociali (Bauman, 2002), da un lavoro che diventa sempre più flessibile, frammentato e precario (Sennett, 2001) e da una incertezza e una insicurezza che corrodono il carattere degli individui minandone la dimensione esistenziale (Beck, 2000) – hanno alimentato, soprattutto tra le nuove generazioni, un processo che potremmo definire di “defuturizzazione” che si mostra, da una parte, attraverso un eccessivo immobilismo in un presente, dilatato e infinito; dall’altra, attraverso un “vitalismo” disperato, figlio di una cultura dell’effimero, che esalta un modello di vita basato sul consumare tutto e subito, in un istante.

Il cittadino della postmodernità diventa pertanto sempre più vagabondo, girovago, nomade, continuamente alla ricerca di certezze e sicurezze che appaiono spesso invisibili, di nuove traiettorie esistenziali da percorrere per dare un senso e un significato al proprio agire quotidiano e di nuove identità, usa e getta, da indossare per adattarsi alle regole della seconda modernità. Un disorientamento che pervade gli ambiti della formazione, del lavoro, della famiglia, della vita privata e che richiede nuovi abiti mentali, una trasformazione perenne nei modi di pensare, di comprendere e di agire. Considerando queste trasformazioni in atto, che hanno generato la nascita di un nuovo paradigma culturale e sociale, l’Unione Europea già a partire dalla Strategia di Lisbona del 2000 ha prodotto una serie di raccomandazioni, comunicazioni e documenti in grado di promuovere l’orientamento come processo di accompagnamento lifelong e lifewide, insostituibile strumento formativo per sostenere e supportare i cittadini europei nella gestione delle transizioni, dei cambiamenti, nella capacità di progettare e riprogettare continuamente i personali obiettivi formativi, professionali e di vita, in grado di garantire l’inclusione sociale e pari opportunità di accesso alle informazioni, alla formazione e al mercato del lavoro.

Nella Risoluzione del Consiglio d’Europa del 2008 “Integrare maggiormente l’orientamento permanente nelle strategie di apprendimento permanente” si parla dell’orientamento come di un “processo continuo che mette in grado i cittadini di ogni età, nell'arco della vita, di identificare le proprie capacità, le proprie competenze e i propri interessi, prendere decisioni in materia di istruzione, formazione e occupazione nonché gestire i loro percorsi personali di vita nelle attività di istruzione e formazione, nel mondo professionale e in qualsiasi altro ambiente in cui è possibile acquisire e/o sfruttare tali capacità e competenze”. La definizione proposta nella Risoluzione del 2008 intende sottolineare come, considerando le caratteristiche del mercato del lavoro e della società contemporanea, il singolo individuo dovrà sviluppare progressivamente una sempre maggiore ed efficace capacità di “auto-orientamento”, attivandosi autonomamente e con responsabilità nella ricerca delle informazioni, nel fare scelte, nell’autovalutazione delle personali competenze e risorse, nella capacità di gestione delle transizioni e di progettazione di nuovi itinerari esistenziali. Il sistema dell’orientamento permanente dovrà pertanto garantire dei servizi di qualità e soprattutto operatori competenti e adeguatamente formati al ruolo, in grado di supportare l’utente nel prendere decisioni, nell’individuare soluzioni percorribili, in un processo autonomizzante, emancipativo e trasformativo.

Analizzando il documento nazionale “Standard minimi dei servizi e delle competenze degli operatori di orientamento” (2014), l’orientamento viene definito un “processo volto a facilitare la conoscenza di sé, del contesto formativo, occupazionale, sociale, culturale ed economico di riferimento, delle strategie messe in atto per relazionarsi e interagire con tali realtà, al fine di favorire la maturazione e lo sviluppo delle competenze necessarie per poter definire o ridefinire autonomamente obiettivi personali e professionali aderenti al contesto, elaborare o rielaborare un progetto di vita e sostenere le scelte relative” (p. 4). Questa definizione, assai esaustiva, pone l’accento su alcuni concetti chiave e su precisi obiettivi formativi che l’individuo postmoderno deve porsi e raggiungere durante il personale percorso esistenziale per auto-orientarsi efficacemente. Il primo aspetto cruciale è che per orientarsi bisogna conoscere meglio se stessi (competenze, valori, motivazioni, vocazioni, progettualità), il contesto di riferimento (culturale, sociale, economico, professionale) all’interno del quale si agisce e la “relazione” che si genera tra Sé e contesto, una relazione formativa che deve consentire a ogni individuo di comprendere meglio la realtà e di adattarsi flessibilmente al cambiamento che connota la contemporaneità. Non è sufficiente conoscere meglio se stessi se alla fine questa conoscenza, che richiede un notevole lavoro riflessivo e autobiografico, non è in grado di tradursi in una maggiore capacità di fronteggiare le problematiche e di gestire le transizioni, gli insuccessi, gli ostacoli ma anche le possibilità che la vita dissemina lungo la “strada”. Il secondo aspetto è strettamente collegato all’esperienza: la capacità di leggere e comprendere i contesti, di percepirsi auto-efficaci, di affinare le strategie migliori per superare le difficoltà e le problematiche della vita dipenderà  soprattutto dalla quantità e qualità delle relazioni che saremo in grado di attivare e tessere, dai contesti che frequenteremo, dalle esperienze (positive e negative) che realizzeremo e che ci serviranno per comprendere criticamente la realtà e alimentare il nostro personale processo emancipativo e trasformativo. Infine, il terzo aspetto da analizzare riguarda la valenza “formativa” dell’orientamento finalizzata ad educare progressivamente gli individui nel fare scelte consapevoli, nel prendere decisioni responsabili, nel costruire e ricostruire le personali progettualità, senza temere gli imprevisti, gli insuccessi, gli ostacoli, le continue transizioni bensì capitalizzando ogni esperienza e volgendo in positivo anche gli eventi critici.

 

1. Orientare e orientarsi all’Università

 

All’interno del sistema dell’orientamento permanente − una “rete” capace di integrare differenti istituzioni, contesti e professionisti in grado di accompagnare il cittadino durante l’intero arco della vita − l’Università riveste un ruolo imprescindibile, contribuendo responsabilmente a formare quelle che Morin (2000) definisce “teste bene fatte”. Lo può fare attraverso l’offerta di una didattica disciplinare fortemente orientativa e innovativa in grado di “legare” i saperi delle singole discipline allo sviluppo di specifiche competenze utili a promuovere nello studente un pensiero aperto, critico, divergente e creativo; attraverso l’attivazione di servizi di orientamento personalizzabili, in grado di supportare gli studenti durante l’intero corso di studi nella capacità di giungere a una maggiore conoscenza del sé, del contesto universitario e professionale (anche attraverso azioni di networking), nello sviluppare competenze trasversali e orientative, nell’acquisire nuove formae mentis, nel progettare e sperimentare strumenti, metodologie di lavoro e strategie da utilizzare quotidianamente (non solo nel contesto universitario) per superare con resilienza ed efficacia le difficoltà e per progettare e ri-progettare continuamente le tappe, le azioni e i tempi che scandiranno il percorso esistenziale.

Obiettivi tra l’altro in linea con la cosiddetta terza mission universitaria, che deve indurre le università a investire con maggiore decisione nel public engagement della ricerca, ovvero nel migliorare la comunicazione all’esterno e la valorizzazione dei risultati della ricerca (trasformazione della conoscenza prodotta dalla ricerca universitaria in conoscenza utile ai fini produttivi) e nella produzione di beni pubblici ad alto valore e contenuto culturale, educativo e sociale in grado di contribuire alla promozione del benessere sociale soprattutto attivando relazioni dirette con le imprese e gli stakeholders del territorio. Pensiamo ad esempio all’implementazione di servizi di placement, in grado di favorire il matching tra domanda e offerta di lavoro, di orientamento formativo in itinere e di orientamento in ingresso attraverso specifiche progettualità con le scuole della secondaria di secondo grado.

Consultando il documento sugli “Standard” (2014), nella sezione dedicata all’istruzione terziaria è specificato il ruolo che l’università può rivestire nella promozione del diritto all’orientamento permanente attraverso l’erogazione di servizi dedicati a specifici target di studenti (in ingresso, in itinere, in uscita e di job placement). Gli “Standard”, inoltre, descrivono analiticamente le cinque funzioni dell’orientamento (informativa, educativa, di accompagnamento a specifiche esperienze di transizione, di consulenza orientativa, di sistema), costituite da un insieme di aree di attività (ADA), e gli standard di qualità delle prestazioni da offrire all’utenza attraverso personale qualificato in relazione ai differenti contesti operativi. E’ molto interessante notare come, oltre alle tradizionali funzioni informativa e di accompagnamento alle transizioni (pensiamo ad esempio ai servizi universitari dedicate all’orientamento in ingresso delle matricole o di placement dei laureandi/laureati), tra le attività rientranti nelle funzioni “educativa”, o meglio di educazione all’auto-orientamento, e di “consulenza orientativa” rientrino ad esempio attività come la progettazione di laboratori per l’acquisizione delle Career Management Skills (CMA) e di altre competenze trasversali e orientative, la conduzione di atelier di gruppo per una migliore conoscenza di sé, delle professioni e del mercato del lavoro, la realizzazione di colloqui individuali di sostegno alla presa di decisioni, l’organizzazione di incontri con testimoni del mondo del lavoro, la definizione di percorsi finalizzati all’analisi e autovalutazione delle competenze acquisite e il supporto nella costruzione di progetti di sviluppo personali.

Si tratta in sostanza di investire con maggiore convinzione in attività di orientamento “formativo” che dovrebbero essere erogate agli studenti anche “in itinere”, ovvero durante il corso di laurea, perché perseguono la finalità non solo di favorire l’integrazione dello studente nel nuovo contesto universitario o di migliorare il posizionamento del neolaureato nel mercato del lavoro, ma anche di favorire il processo di attivazione, maturazione e trasformazione della persona. Pratiche di orientamento utili a formare ottimi studenti e professionisti nonché cittadini pronti ad accogliere il cambiamento con rinnovata fiducia, a muoversi nella crisi senza soccombere, ad apprendere continuamente dagli errori e dagli insuccessi, a fronteggiare adeguatamente le continue transizioni che caratterizzeranno con sempre maggiore frequenza il loro percorso di vita.

Così, in perfetta sintonia con le indicazioni fornite nel corso degli anni dall’UE e di recente dal documento nazionale sugli “Standard”, l’area pedagogica del Dipartimento di Studi Umanistici dell’Università degli Studi di Foggia – anche a seguito di una ricerca di rilevante interesse nazionale (prin) del 2004 svolta con altri atenei italiani − già da quegli anni ha avviato una sperimentazione scientifica nel settore delle metodologie didattiche innovative, dell’orientamento formativo e del bilancio di competenze, con particolare riferimento al target degli studenti adulti-lavoratori, con la contestuale attivazione del “Laboratorio di bilancio delle competenze”: uno spazio fisico, relazionale, progettuale all’interno del quale in questi anni è stato possibile tradurre i risultati della ricerca accademica sui temi della formazione e dell’orientamento permanente in servizi di orientamento formativo in grado di incontrare sia le esigenze degli studenti iscritti ai corsi di laurea umanistica del nostro Ateneo nonché di rispondere alle richieste provenienti dal territorio (scuole, enti di formazione, enti pubblici, imprese, altri stakeholders) attraverso la condivisione di progettualità e la sottoscrizione di protocolli d’intesa e partenariati strategici. Il gruppo di ricerca e i consulenti di orientamento che operano all’interno del Laboratorio, nei primi anni di avvio del servizio si sono concentrati soprattutto nella progettazione ed erogazione di percorsi di bilancio di competenze, secondo il modello francese (Aubret, Aubret & Damiani, 1990; Liétard 1991), e dei primi cicli di atelier sul “self-marketing”, finalizzati ad approfondire la conoscenza dei principali canali e strumenti da utilizzare per autopromuoversi in modo competitivo e distintivo nel mercato del lavoro. Successivamente, grazie al positivo riscontro registrato nell’utenza e alla partecipazione al PRIN 2010 “Successo formativo, inclusione e coesione sociale: strategie innovative, ICT e modelli valutativi”, con un attività di ricerca intitolata “Competenze esperte per la qualificazione dei percorsi, delle attività e dei servizi di orientamento universitario (in ingresso, in itinere e in uscita)”, il gruppo di ricerca del Laboratorio di bilancio delle competenze ha potuto approfondire ulteriormente le ricerche di tipo qualitativo avviate nel settore del lifelong guidance e contemporaneamente offrire nuovi servizi di orientamento sempre più in linea con le aspettative degli studenti universitari, come ad esempio la sperimentazione di percorsi di bilancio di competenze di gruppo, la nascita del Job Point e dell’Europass Corner, l’introduzione delle testimonianze a lezione (“Dialoghi” con i professionisti del mondo dell’educazione e della formazione) e l’avvio del primo percorso professionalizzante “Occupabilità & Placement” in collaborazione con il Dipartimento di Scienze agrarie, degli alimenti e dell’ambiente e l’AIDP Puglia.

Si tratta di iniziative, sperimentazioni, progettualità in grado di accogliere le esigenze di un target di utenza molto diversificato e contemporaneamente di rispondere alle nuove teorie del Life-designing (Savickas, 2013), della Career construction (Savickas, 2010) e del Lifelong self-construction (Guichard, 2005) che si rifanno all’epistemologia del costruttivismo sociale e che interpretano l’orientamento come un processo narrativo, relazionale, trasformativo che si basa sulla valorizzazione di una riflessività biografica in grado, attraverso un continuo processo di negoziazione e co-costruzione della conoscenza, di assegnare una coerenza significativa ai propri vissuti e nuove direzioni alle personali progettualità formative, professionali ed esistenziali. La parola “costruzione”, in grado di legare i differenti modelli e approcci, intende sottolineare proprio l’impegno e la tensione dell’individuo postmoderno nel “costruire e ricostruire” continuamente la propria identità, i personali progetti di sviluppo formativo-professionale e quindi il proprio futuro; un processo lifelong che si alimenta quotidianamente attraverso le narrazioni che condividiamo, le relazioni che instauriamo, i contesti che frequentiamo, dando maggiore importanza al linguaggio che utilizziamo e spazio ad un’attività metacognitiva indispensabile per rivedere le esperienze e i ruoli ricoperti, per reinterpretare gli eventi focali e i momenti di svolta che hanno determinato il nostro cambiamento.

 

2. Job Design: un progetto di Career Advising presso il Dipartimento di Studi Umanistici

 

Se la pedagogia è una scienza costantemente orientata al cambiamento, il suo statuto epistemologico richiede di problematizzare una realtà che diventa sempre più complessa e indecifrabile, di riflettere criticamente sulle prassi educative e formative esistenti ma anche di assumersi l’impegno e la responsabilità di prefigurare nuovi scenari, di tracciare nuove direzioni, di percorrere sentieri ancora inesplorati, di sperimentare progettualità in grado di fornire nuove possibili soluzioni alle problematiche che abbracciano gli ambiti dell’educazione, della formazione, dell’orientamento. Assumendo questo paradigma, l’impegno assunto dal gruppo di ricerca pedagogico che ruota intorno al Laboratorio di Bilancio delle competenze - coordinato dalla prof.ssa Isabella Loiodice - è stato di partire da un’analisi approfondita di alcune criticità registrate a livello di Ateneo: pensiamo al persistente fenomeno del drop-out, all’elevato numero di studenti inattivi o che impiegano troppi anni per conseguire il titolo di laurea, fino a giungere all’evidente “disorientamento” che colpisce i nostri laureandi/laureati nel momento in cui devono tradurre le conoscenze teoriche acquisite nel contesto universitario in competenze, progettualità e piani d’azione in grado di favorire la loro transizione verso il mondo del lavoro. Il passaggio successivo è stato quello di giungere a progettare e sperimentare metodologie, strumenti, strategie, servizi di orientamento in grado di supportare gli studenti nel personale processo emancipativo e trasformativo. Compito dell’Università, d'altronde, non è solo di formare ottimi studenti ma anche professionisti e cittadini “competenti” in grado di agire in situazione, di prendere decisioni efficaci, di fronteggiare le problematiche della vita, di convivere con l’incertezza e di adattarsi flessibilmente al cambiamento continuo che caratterizza la società e il mercato del lavoro di oggi.

La valutazione finale realizzata dagli studenti/laureati che hanno partecipato alle molteplici attività organizzate dal Laboratorio ed in particolare ai percorsi di bilancio di competenze individuale e ai primi cicli di atelier sul Self-marketing ha consentito nel tempo di migliorare la qualità e l’offerta di nuovi servizi di orientamento quali i percorsi di bilancio di gruppo, il Job Point, l’Europass corner, il corso professionalizzante e le azioni di networking con i professionisti che sul territorio operano nel settore “educazione e formazione”. Al contempo, i feedback, i suggerimenti e le proposte migliorative fornite dagli utenti che hanno fruito dei nuovi servizi hanno confermato l’esistenza di alcune opportunità ancora da cogliere (a tal fine tutti i dati raccolti in questi anni confluiranno in una pubblicazione in corso curata dalla prof.ssa Loiodice). Per cogliere in pieno queste opportunità si rende necessario fare un ulteriore salto di qualità, accogliere una nuova sfida educativa e contemporaneamente assumere un nuovo impegno verso gli studenti attraverso la creazione di un “sistema” integrato dell’orientamento (Career Advising) in grado di aggregare e “tessere” insieme, dotandole di una coerenza di significati, le molteplici attività di orientamento proposte fino ad oggi e fruibili solo singolarmente e in modo episodico. E’ stata così progettata una sperimentazione che sarà coordinata da un Career Development Center (il Laboratorio di bilancio delle competenze) e sarà gestito attraverso l’operato di un numero adeguato di Personal Career Advisors in grado di accompagnare gli studenti nella partecipazione alle diverse attività e nel personale percorso di crescita e maturazione.

La proposta formulata dal gruppo di ricerca va, dunque, in questa direzione e ha visto il gruppo impegnato in questo anno accademico nella sua progettazione e definizione teorico-metodologica. Resta, ora, la necessità, di testare e valutare la metodologia attraverso una sperimentazione sul campo che partirà dal prossimo anno accademico 2016-2017 e che interesserà inizialmente solo gli studenti iscritti ai corsi di laurea triennale del Dipartimento di Studi Umanistici (circa 100 studenti e 10 tutor). Se gli esiti della sperimentazione, come ci auguriamo, saranno positivi, il percorso di Career advising - denominato “Job Design” - potrà rappresentare un benchmark di riferimento ed essere esteso anche agli altri dipartimenti dell’Università di Foggia, contribuendo da una parte a migliorare e innovare i servizi di orientamento offerti e dall’altra parte a trasformare le criticità registrate in soluzione formative in grado di accrescere l’engagement verso la popolazione universitaria.

 

3. Le fasi e gli obiettivi della sperimentazione

 

Il progetto di Career Advising universitario (Cardone, in press) si compone di 10 fasi distinte, nove più una fase di monitoraggio in itinere (FM) in grado di attraversare l’intero percorso [(F1) Selezione dei partecipanti; F2) Accoglienza e analisi dei bisogni; F3) Conoscenza del Sé; F4) Conoscenza del contesto universitario e professionale; F5) Analisi delle esperienze, mappatura delle competenze e profili professionali d’interesse; F6) Atelier Self-marketing; F7) Progetto di Sviluppo Personale (PSP) e SWOT Analysis; F8) Documento di sintesi e valutazione finale; F9) Monitoraggio ex post; FM) Manutenzione e Controllo (monitoraggio in itinere)]. Ciascuna fase contempla diverse attività, alcune realizzabili online mentre la maggioranza sono “in presenza” (colloqui individuali di consulenza orientativa, atelier di gruppo, compilazione schede biografiche e griglie di autovalutazione, ricerca e consultazione informazioni, documenti e filmati su siti e portali online, testimonianze a lezione, partecipazione a career day e career fair, servizi di placement, realizzazione documento di sintesi finale), distribuite nell’arco temporale di quattro anni (dalla fine del primo anno di iscrizione fino ai sei mesi successivi al termine del regolare percorso di studi) e che prevedono l’utilizzo di differenti e appropriati strumenti di indagine, monitoraggio e valutazione. “Job Design” è stato pensato come un percorso orientativo “trasversale” ai tradizionali insegnamenti universitari - la partecipazione assidua potrà consentire allo studente il riconoscimento di alcuni CFU utilizzabili per il conseguimento del titolo di laurea - e prevede l’assegnazione a ciascuno studente di un Personal Career Advisor (PCA), un consulente con competenze esperte nella consulenza orientativa in grado, attraverso un approccio “clinico” nella gestione della relazione di aiuto, di accompagnare e supportare (scaffolding) lo studente nel raggiungimento di precisi obiettivi formativi e orientativi. Nello specifico i principali obiettivi che il percorso di Career advising “Job Design” intende raggiungere sono i seguenti:

  • sperimentare un servizio di orientamento formativo fortemente personalizzato in grado di accompagnare lo studente universitario per l’intero percorso di studi (laurea triennale);
  • contribuire alla diminuzione del drop out universitario e del numero di studenti inattivi;
  • promuovere nello studente un processo di attivazione, emancipazione e trasformazione continua;
  • facilitare l’integrazione dello studente nel nuovo contesto universitario (drop-in);
  • supportare lo studente in una migliore conoscenza di sé, del contesto universitario e professionale;
  • aiutare lo studente nel fronteggiamento delle crisi, degli insuccessi e delle transizioni (scuola-università, università-lavoro, lavoro-lavoro);
  • dotare lo studente di strumenti, metodologie, formae mentis idonee per adattarsi al cambiamento sociale, culturale, economico.
  • educare lo studente a prendere decisioni (formative, professionali ed esistenziali) in maniera autonoma, consapevole e responsabile (educare alla scelta)
  • favorire nello studente lo sviluppo di competenze orientative e trasversali (soft skills), come ad esempio le Life Skills e le Career Management Skills (CMS);
  • sostenere lo studente nel processo di autovalutazione delle personali competenze e risorse acquisite attraverso le esperienze formative, professionali ed extra-professionali;
  • supportare gli studenti nella definizione di un personale “Progetto di Sviluppo Personale” (PSP) con descrizione analitica delle tappe, delle azioni, dei tempi e delle risorse necessari per la sua realizzazione (piano d’azione);
  • migliorare il posizionamento competitivo del neolaureato nel mercato del lavoro attraverso una migliore conoscenza dei principali canali di self-marketing (job placement).

 

4. Distribuzione temporale delle attività previste nel percorso di Career advising

 

ANNO 1: Avvio del percorso di Career Advising “Job Design” (al termine dell’anno di immatricolazione)

 

ANNO 2 : Conoscenza del sé e del contesto professionale

 

 

ANNO 3: Atelier self-marketing e progetto di sviluppo personale

 

 

Anno 4: Documento di sintesi e monitoraggio ex post

 

 

5. Conclusioni


Mark Savickas (1997), alla luce delle trasformazioni sociali, culturali ed economiche che caratterizzano la contemporaneità, in alcune sue pubblicazioni sottolinea la necessità di passare dal costrutto di “maturità professionale” (Super, 1957) a quello di “adattabilità professionale” (career adaptability) a suo avviso più funzionale nel descrivere le competenze, i comportamenti, gli abiti mentali che l’individuo postmoderno dovrà adottare durante l’intero corso della vita per “costruire e ricostruire” continuamente un sé professionale e una identità narrativa in grado di fronteggiare le ricorrenti transizioni e i continui cambiamenti che caratterizzeranno sempre più il futuro. Il costrutto psico-sociale dell’adattabilità professionale richiede una formazione specifica, continua e una flessibilità cognitiva, emotiva, relazionale, progettuale che dovranno essere acquisite e allenate fin da giovani, perché presuppongono la capacità di mettere in discussione continuamente i personali punti di vista, di rivedere le proprie scelte, di rivisitare criticamente i propri vissuti, di governare criticamente e creativamente il cambiamento. In questo scenario, dove nulla appare scontato o facilmente prefigurabile, il ruolo dell’Università diventa strategico e insostituibile non solo nel migliorare il bagaglio culturale dello studente ma anche e soprattutto nel formare anche il professionista competente e il cittadino responsabile. La proposta di sperimentare un percorso di Career advising universitario deve essere letta e valutata in tale prospettiva, condividendo l’idea che solo investendo in un “sistema” di orientamento formativo integrato e di qualità, in grado di “intrecciare” differenti attività, servizi e metodologie e di “valorizzare” la soggettività e singolarità dello studente-utente (competenze, valori, vocazioni, motivazioni, risorse, progettualità), sia possibile contribuire efficacemente alla formazione olistica e multidimensionale di una “persona” capace di attivarsi, adattarsi, trasformarsi e proiettarsi con fiducia, efficacia e consapevolezza in un futuro che percepirà come sempre meno ostile, distante e indecifrabile e, al contrario, ricco di opportunità e di ulteriori sviluppi emancipativi.

 

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