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La pratica della mindfulness nella formazione universitaria: un laboratorio di educazione alla responsabilità
di Mariarosaria De Simone   

Il presente lavoro si propone di descrivere una pratica educativa utilizzata nell’ambito di un contesto di apprendimento formale volta a promuovere “azioni impegnate”.

Infatti verrà narrato, anche attraverso l'analisi dei diari di bordo, il percorso di un gruppo di giovani universitari che hanno partecipato ad un laboratorio di mindfulness. Fa da sfondo il quadro teorico creato da e sviluppato da Hayes, l’ACT, sintetizzato nella prima parte del contributo. Nella seconda parte ci si focalizzerà in particolare sull’ultimo dei sei incontri laboratoriali, caratterizzato dalla riflessione sull’Impegno e su una vita basata sui valori: infatti il protocollo mindfulness utilizzato invita a uscire dalla propria mente ed entrare nella propria vita intraprendendo azioni impegnate in direzione di quelli che sono i propri valori, riconoscendo quindi il primato della politica prima (Libreria delle donne di Milano, 1996).

 

 

This work is to describe an educational practice used as part of a formal learning context to promote "actions committed". It will be narrated, also through the analysis of the logbooks, the path of a group of university students who participated in a workshop of mindfulness. It is the background of the theoretical framework created by Hayes and developed by Harris, the ACT , summarized in the first part of the contribution . In the second part we will focus in particular on the last of the six laboratory meetings, characterized by reflection on the commitment and on a life based on values: in fact the protocol adopted for mindfulness, the ACT, which it is the background of the theoretical framework created and developed by Hayes, summarized in the first part of the contribution invites you to step out of your mind and get into your life by taking action engaged in the direction of those who have their own values, thereby recognizing the primacy of politics before (Libreria delle donne in Milan, 1996).

 

C’è solo un tempo importante- ADESSO!

Lev Tolstoj

 

1. Introduzione

 

La formazione sembra rappresentare, nel tempo che ci troviamo a vivere, la categoria-chiave che, al di là della dimensione professionale, sociale e politica, dovrebbe acquistare un significato soprattutto personale, dando “corpo e vita a un io autonomo che si sa e si vuole capace di dar-senso al proprio percorso e processo vitale” (Cambi, 2010, Kindle ebook, prefazione, pos. 160 di 3688).

Ci troviamo in un presente storico, secondo Cambi, che già avvertiamo come Epoca, la cui particolarità è la perdita del centro e la condanna a rimanere aperti alle prospettive di senso. Una condanna che però reclama da ognuno di noi scelta e impegno.

E il presente lavoro si propone di descrivere una pratica educativa utilizzata nell’ambito di un contesto di apprendimento formale volta a promuovere azioni impegnate. Infatti verrà descritto, attraverso l'analisi della narrazione sotto forma di  diario di bordo, il percorso di un gruppo di giovani universitari che hanno partecipato ad un laboratorio di mindfulness di sei incontri. Il laboratorio rientra all’interno delle attività del LEPE, Laboratorio di Epistemologia e Pratiche dell’Educazione, e si è realizzato durante le lezioni di Pedagogia dei Processi di Apprendimento del corso di Laurea in Psicologia dell'Università degli Studi di Napoli Federico II durante l’anno accademico 2013/2014 (1)[1]. Negli ultimi anni stiamo assistendo al fiorire di numerose ricerche con l'obiettivo di studiare gli effetti delle pratiche mindfulness sul benessere psico-fisico in generale e/o su aspetti del funzionamento psicologico di varie popolazioni di individui (Baer, 2012). Recentissimamente altresì si sta uscendo dall’ambito prettamente clinico, allargando l’utilizzo di queste pratiche nella formazione formale soprattutto degli adulti (Stillman, Feldman, Wambach, Howard, Howard Jr., 2014; Groschner, Seidel, Pehmer, Kiemer, 2014; Docksai, 2013). Ed è questo l’intento del laboratorio mindfulness descritto.

 

1.1 Che cos'è esattamente la mindfulness?

La mindfulness è una pratica, o per meglio dire un insieme di pratiche, che ha come finalità una trasformazione della coscienza attraverso lo sviluppo della consapevolezza, e l'uso sistematico dell'attenzione. La pratica meditativa determina una riduzione dell'attivazione psicofisiologica e favorisce il passaggio dalla comune modalità di funzionamento della mente, basata sul dialogo interno e sul condizionamento derivante dalle esperienze passate che, quando di tipo negativo, crea disagio e sofferenza, a modalità più intuitive e non dualiste di funzionamento.

Pertanto il coltivare la pura presenza della mente, ovvero l’essere presenti a sé stessi momento per momento, nell’ hic et nunc, permette di sperimentare che i pensieri e le emozioni negative che di solito si vivono come entità separate e solide, come macigni irremovibili e invalidanti, in realtà rappresentano solo una parte della realtà, sono impermanenti, e in quanto tali sono quindi gestibili.

Come si vede si tratta di una presenza che può fungere da antidoto a quella stagnazione di un presente onnipresente, più subìto che vissuto, in cui ci troviamo immersi.

 

1.2 Mindfulness e processi educativi: la ricerca

Esistono numerose rassegne bibliografiche sull’efficacia clinica delle pratiche mindfulness per vari tipi di disturbi e sintomi, sia fisici che psichici, che spaziano dai disturbi del comportamento alimentare (Wanden-Berghe, Sanz-Valero, Wanden-Berghe, 2011), ai trattamenti per la sclerosi multipla (Simpson, Booth, Lawrence, Byrne, Mair, Mercer, 2014), dagli interventi per la depressione in condizioni neurologiche croniche (Fernie, Kollmann, Brown, 2015) ai disturbi depressivi ( Hughes-Morley, Young, Waheed, Small, Bower, 2015).

Negli ultimissimi anni si comincia a intravedere un interesse per l’utilizzo della mindfulness in ambito formativo.

Esistono innanzitutto numerosi studi che riguardano la valutazione, per studenti che partecipano a sessioni di mindfulness, di aspetti prevalentemente legati al benessere.

Ad esempio Caldwell, Emery, Harrison e Greeson (2011)  hanno rilevato che studenti di college che avevano partecipato a sessione di taijiquan, rispetto ad un gruppo di controllo, avevano riportato un miglioramento della qualità del sonno, dell’umore e nella percezione dello stress.

In particolare esistono una serie di ricerche che riguardano l’utilizzo delle pratiche mindfulness nella formazione di futuri psicologi, medici, insegnanti ed in generale professionisti nella relazione di aiuto al fine di gestire lo stress legato a tale ambito e utilizzare le tecniche apprese durante il loro futuro lavoro.

In tale direzione Shapiro, Oman, Thoresen, Plante e Flinders (2008), confrontando, in un campione di studenti di college di salute mentale, al pre-test e post-test,  un gruppo di controllo e due gruppi di soggetti sottoposti a due differenti tipi di interventi di mindfulness (MBSR di Kabat-Zinn ed Eight Point Program di Easwaran) hanno riscontrato, per entrambi i gruppi sperimentali, una riduzione nella percezione dello stress e nella ruminazione mentale.

Gwozd (2010), partendo da una revisione della letteratura al fine di validare la sua proposta di integrare le pratiche di consapevolezza nei programmi di formazione in psicologia clinica, pratiche utili a fornire le competenze per affrontare i fattori di stress della formazione, e attraverso questa esperienza di cura di sé strutturata ed efficace, migliorare anche le abilità cliniche a lungo termine dei tirocinanti, riporta, da un sondaggio fatto agli studenti in psicologia risultati incoraggianti da parte dei partecipanti a sostegno dell’ inserimento di un corso di consapevolezza come parte del curriculum formativo.

Tarrasch (2014) è andato, nella sua ricerca, nella stessa direzione. Partendo dal fatto che durante i loro programmi di training, per divenire insegnanti e counselor, gli studenti sono esposti a livelli relativamente alti di stress durante i loro studi, così come più tardi durante il loro lavoro, l’autore ha sviluppato un corso di formazione di due semestri al fine fornire teorie, ricerche sulla meditazione di consapevolezza, la formazione sulle tecniche auto-formative, e indicazioni sulla didattica nel campo di tali tecniche rivolte ai bambini. L’analisi qualitativa riassunta nella ricerca ha prodotto tre tematiche principali connesse al training di mindfulness per gli studenti: la maggior parte degli studenti non aveva avuto precedenti esperienze di meditazione e ha segnalato difficoltà all’inizio del training. Si è verificato inoltre un cambiamento da parte degli studenti nei confronti nella relazione con i propri pensieri, accettandoli in modo più compassionevole. Infine si è rilevata  una maggiore consapevolezza nei confronti dei propri  pensieri, sentimenti e comportamenti, una riduzione percezione dello stress, e una migliore qualità del sonno. Lo studio suggerisce che le pratiche di consapevolezza possano essere introdotti con successo in ambienti accademici tradizionali ed integrate come parte del programma del corso al fine di migliorare la salute mentale personale  dei futuri professionisti e la loro capacità di trasmettere i benefici della meditazione ai loro futuri allievi e/o clienti.

De Vibe, Solhaug, Tyssen, Friborg, Rosenvinge, Sorlie e Bjorndal  (2013), eseguendo una analoga ricerca, hanno riportato, soprattutto tra gli  studenti di sesso femminile di medicina e psicologia, significativi miglioramenti rispetto alle proprie difficoltà mentali, allo stress per lo studio, al benessere soggettivo e alla consapevolezza, dopo aver partecipato al programma mindfulness  MBSR .

In tale direzione si muovono, per le loro ricerche, anche altri autori: Rogers (2013a,2013b), Boellinghaus, Jones e Hutton (2013), McKenzie, Hassed and Gear (2012), Flook , Goldberg, Pinger, Bonus, and Davidson (2013), Felver, Doerner, Jones, Kaye, and Merrell (2013), Meijer, Korthagen e Vasalos (2009), Dobkin e Hutchinson (2013).

Rogers (2012) invece descrive l’introduzione di pratiche mindfulness all’interno del curriculum dei corsi universitari in legge dell’ Università di Miami.

Interessante è la rassegna sistematica basata sull’evidenza di Waters, Barsky, Ridd, Allen (2015) che  ha mostrato risultati incoraggianti, attraverso la valutazione in peer-review di 15 studi di programmi di meditazione scolastici, rispetto a tre risultati degli studenti: il benessere, la competenza sociale e il rendimento scolastico.

C’è inoltre tutto un filone di ricerche che si riferiscono ad aspetti relativi in maniera più specifica all’apprendimento.

Ad esempio, il coltivare la presenza implica il lavorare sull’attenzione e Ivars e Calatayud (2013) nella loro ricerca mostrano i risultati di uno studio volto ad aumentare la qualità delle prestazioni in interpretazione di conferenza in tirocinanti attraverso lo sviluppo della pratica mindfulness nella regolazione dell’attenzione.

In tale direzione si muovono anche tutta una serie di ricerche molto interessanti che riguardano l’utilizzo della mindfulness per migliorare l’attenzione, in particolare in studenti con disturbi delle funzioni esecutive (McCloskey, 2015; Fleming, Moran, Peterson, Dreessen, McMahon, 2015).

Da una prospettiva che riguarda la dimensione dell’apprendimento riflessivo nei termini di consapevolezza meta-cognitiva Salomon e Globerson (1987), hanno preso in esame il costrutto mindfulness, definito come uno stato volontario della mente di non-automatismo, cosa di solito molto faticosa, guidato meta-cognitivamente, di medio livello che collega motivazione, conoscenza e apprendimento. Considerando tale dimensione di consapevolezza-inconsapevolezza poter svolgere diversi ruoli importanti in diversi tipi di situazioni di apprendimento e di trasferimento di competenze, e per diversi tipi di discenti, gli autori nella loro ricerca ne descrivono le possibili implicazioni teoriche, operative e didattiche in tale ambito.

Rispetto invece alla possibilità di rendere esplicita una conoscenza implicita e risposte abituali automatiche più recentemente Whitmarsh, Uddén, Petersson e Barendregt (2013) si sono occupati di valutare come possedere, e quindi coltivare tratti mindfulness  può predire una riduzione di risposte abituali automatiche, essendo tali tratti correlati negativamente alla preferenza per strutture grammaticali congruenti. Infatti nella loro ricerca i partecipanti sono stati inconsapevolmente esposti ad un compito di lavoro di memoria di lavoro  su strutture grammaticali di regolarità complesse, e l’esistenza di conoscenza implicita è stata in seguito inferita dalla preferenza per stimoli con similare regolarità grammaticale.

Ci avviciniamo, attraverso queste ricerche, agli aspetti della mindfulness in ambito formativo che possono considerarsi più preganti rispetto alla presente riflessione e che riguardano il coltivare la consapevolezza al fine di compiere azioni più impegnate e responsabili, in linea con i propri valori.

Appare dunque fondamentale lavorare sull’implicito, sulle riposte automatiche, soprattutto per evitare i pre-giudizi.

A tal riguardo López-Rodríguez, Navas, Justo, Mañas (2012)  hanno analizzato, nel loro studio, l'influenza di un programma psico-educativo di formazione in mindfulness sull'atteggiamento pregiudizievole e la discriminazione percepita verso marocchini in un campione di 46 studenti  spagnoli delle scuole superiori di 4 ° grado. I risultati hanno mostrato una diminuzione di due aspetti (affettivo e volitivo) riguardanti il possedere un atteggiamento pregiudizievole verso marocchini nel gruppo sperimentale, rispetto al gruppo di controllo. Infatti il gruppo sperimentale ha mostrato emozioni meno negative e ha percepito in misura minore una distanza sociale nei confronti  di questo gruppo etnico alla fine del programma di mindfulness, rispetto ai livelli pre-test. E questi risultati sono rimasti relativamente invariati al follow-up.

Vorrei concludere questa breve rassegna bibliografica, certamente non esaustiva, con la ricerca di Lampe (2012), poiché riguarda l’ importanza di lavorare sulla consapevolezza ai fini di operare scelte etiche, basate sui valori. Secondo l’autore ci sono diversi metodi per insegnare etica aziendale. Purtroppo, approcci come la filosofia, la religione, studi di casi e dilemmi morali non hanno avuto un impatto significativo nella creazione di professionisti più etici. Gli studi, secondo l’autore, dimostrano che gli studenti di economia rispetto alla formazione etica possiedono ancora il più alto tasso di “saper barare” rispetto agli studenti universitari di qualsiasi altra disciplina e livello universitario. Vi è quindi una crescente necessità di educare gli studenti su come funziona la mente in modi che possano aiutare o comunque non ostacolare il prendere decisioni etiche. Questa educazione dovrebbe promuovere e dare agli studenti di business le conoscenze e le competenze necessarie per seguire le intenzioni etiche attraverso un comportamento etico. La meditazione Mindfulness ha dimostrato di aumentare la consapevolezza personale e migliorare la propria regolazione cognitiva ed emotiva, mentre studi recenti dimostrano alti livelli di consapevolezza in correlazione con un processo decisionale più etico. Attraverso un’ esplorazione, secondo Lampe, dei propri schemi, razionalizzazioni e pregiudizi gli studenti possono essere portati al processo decisionale etico, e incoraggiati ad esplorare la propria esperienza di etica, di responsabilità personale e intenzioni. L’autore conclude suggerendo l’importanza di utilizzare modi per introdurre in tali corsi programmi di formazione che  sviluppino abilità in mindfulness e introducano a un processo di indagine più aperto  prima di prendere decisioni di business.

 

1.3 Il protocollo mindfulness utilizzzato: l’ Acceptance and Commitment Therapy

L’Acceptance and Commitment Therapy (più sinteticamente ACT), creato da Hayes (2004)  è uno dei protocolli mindfulness maggiormente riconosciuti negli ultimi anni, e rientra nelle terapie definite di terza generazione che costituiscono la più recente evoluzione della terapia del comportamento. Essa fa ampio uso di strumenti linguistici come metafore e paradossi, abilità di mindfulness e svariati esercizi esperienziali, come esercizi di meditazione associatici ai tradizionali interventi comportamentali. La sua efficacia è dimostrata sperimentalmente per una vasta gamma di condizioni cliniche (Baer, 2012). Il protocollo ACT  si basa su tre punti fondamentali: accettazione, impegno e vita basata sui valori.
L’ accettazione: si basa sulla nozione che, di norma, tentando di sbarazzarsi del proprio dolore si arriva solamente ad amplificarlo, intrappolandosi ancora di più in esso. L’ACT opera una chiara distinzione tra dolore e sofferenza. Per la natura del linguaggio umano, quando ci si trova di fronte ad un problema, la tendenza generale è di capire come attaccarlo. In realtà però le esperienze interne non sono uguali agli eventi esterni e i metodi per cercare di eliminarle non funzionano. Per cui l’accettazione, come viene intesa in questo contesto, non è un atteggiamento nichilistico -distruttivo; né un tollerare il proprio dolore, o il sopportarlo, ma è un vitale e consapevole contatto con la propria esperienza.

Impegno e vita basata sui valori: quando si è coinvolti nella lotta contro i problemi psicologici spesso si mette la vita in attesa, credendo che il proprio dolore debba diminuire, prima di iniziare nuovamente a vivere. L’ACT invita a uscire dalla propria mente ed entrare nella propria vita intraprendendo azioni impegnate in direzione di quelli che sono i propri valori.

 

L’ACT propone un modello, denominato hexaflex, rappresentato in Figura n. 1, che include sei processi “patologici” a cui corrispondono altrettanti processi “terapeutici”.

 

Figura n. 1

 

Fare ACT significa lavorare sui processi ritenuti disfunzionali poiché responsabili di quella che tecnicamente viene definita inflessibilità psicologica, promuovendo i processi opposti “virtuosi”:

 

1. attaccamento al sé concettualizzato versus sé come contesto: fa riferimento alla tendenza a legarsi con forza e ad aderire rigidamente ad una descrizione di sé stessi (sia essa positiva o negativa) auto formulata, ad una narrazione di sé, basata non solo su dati oggettivi ma su valutazioni sul ruolo che abbiamo, sui nostri desideri, sui nostri punti di forza e le nostre carenze, su ciò che amiamo od odiamo. Al polo opposto si colloca il concetto di Sé come contesto: connettersi con una parte di sé che costituisce un “punto di vista” dal quale è possibile osservare pensieri e sentimenti; è un luogo in cui questi pensieri e sentimenti si muovono. è un luogo da cui possiamo osservare la nostra esperienza senza esserne coinvolti: posso notare i miei pensieri, le mie emozioni, il mio corpo, il mondo esterno; posso notare anche il mio stesso notare. Ciò che viene notato cambia continuamente, mentre la prospettiva da cui ha origine il processo del notare rimane invariata (Harris, 2011).

2. dominanza di passato e futuro concettualizzati e limitata consapevolezza di sè versus contatto con il momento presente: come effetto dell’evitamento e della fusione, si ha la tendenza a perdere contatto con il  momento presente, ossia con l’esperienza nel qui ed ora; l’immediata conseguenza è che si passa molto tempo a rimuginare sul passato o a pianificare e prevedere il futuro. Anche in questo caso è possibile identificare un processo opposto corrispondente, cioè il contatto con il qui-e-ora. Promuovere la consapevolezza del momento presente, consente di percepire accuratamente cosa sta accadendo per poi utilizzare tutte le informazioni per modulare adeguatamente il comportamento (Harris, 2011). Quando si è in contatto con il momento presente, infatti, si è più flessibili e responsivi nei confronti di ciò che sta realmente avvenendo, dentro e fuori di noi.

3. evitamento esperienziale versus accettazione: è il tentativo (del tutto spontaneo in ciascuno di noi) di cambiare la forma, la frequenza o l’intensità di eventi interni quali pensieri, emozioni e ricordi. In parole semplici, l’evitamento esperienziale fa riferimento alla tendenza a eliminare o allontanare esperienze emotive o pensieri spiacevoli. All’estremo opposto, in termini “terapeutici”, si colloca l’accettazione, ovvero il lasciare spazio ai pensieri e ai sentimenti, indipendentemente dal fatto che siano piacevoli o dolorosi, abbandonare la lotta ed entrare in contatto con pensieri ed emozioni con pienezza e senza difese, affinché l’evitamento esperienziale cessi di essere una barriera per l’azione.

4. fusione versus defusione: essere fusi significa restare intrappolati nei propri pensieri ed emozioni, facendo sì che essi dominino la nostra consapevolezza e abbiamo una grande influenza sul nostro comportamento. La fusione costituisce  il polo opposto del processo terapeutico chiamato defusione, ovvero comprendere la vera natura dei pensieri e rispondere ad essi in base alla loro utilità, piuttosto che in modo letterale. Più semplicemente, migliorare le abilità di defusione significa guardare i pensieri piuttosto che guardare dai pensieri, notarli lasciandoli andare e venire, piuttosto che rimanere intrappolati in essi.

5. mancanza di azione o azioni infattibili, non funzionali versus azione impegnata: Con questa espressione si fa riferimento alla presenza di modalità di azione inefficaci, che non funzionano poiché non sono in grado di garantire una vita ricca, piena e di significato per l’individuo. Si può trattare di azioni impulsive e automatiche, anziché consapevoli, oppure azioni volte all’evitamento piuttosto che al perseguire un valore o, ancora, di  completa inattività. All’estremo opposto troviamo l’azione impegnata. Lavorare su questo processo significa incrementare la capacità di agire nella direzione voluta: i valori vengono utilizzati per fissare obiettivi e gli obiettivi, a loro volta, vengono scomposti in azioni specifiche.

6. mancanza di chiarezza o di contatto con i valori versus contatto con i valori: in alcuni casi il comportamento è guidato principalmente dalla fusione (ossia dal rigido attaccamento e dipendenza) con pensieri inefficaci e dall’evitamento di esperienze spiacevoli, piuttosto che da ciò che per l’individuo più conta nella vita. Ciò causa inevitabilmente scarsa motivazione, un minor senso di vitalità e pienezza, assenza di significato. Al contrario, chiarire ed entrare in contatto con i valori vuol dire chiarire cosa è importante nella vita del cliente, i suoi desideri profondi rispetto a ciò che vuole essere e fare. I valori possono essere genericamente definiti come “qualità globali desiderate dell’agire continuativo” (Hayes et al., 2006; Harris, 2011). Chiarendo i valori e connettendosi con essi si aiuta il paziente ad utilizzarli come guida e fattore motivante per l’azione.

 

In generale, l’obiettivo che ci si pone in un intervento ACT è quello di aumentare la flessibilità psicologica permettendo di acquisire la capacità di mettere in atto azioni consapevoli, di valore ed efficaci e di essere disponibile ad affrontare emozioni e pensieri spiacevoli.

La scelta di utilizzare il protocollo ACT in un contesto formativo è stata dettata essenzialmente dal fatto che esso è caratterizzato, oltre che da tecniche meditative, anche da molti altri strumenti, come le metafore o i paradossi ed esercizi esperienziali che possono considerarsi a tutti gli effetti strumenti di lavoro meta-cognitivi, promotori quindi di autoriflessività ed autoformazione.

 

1.4 La struttura e le fasi dell’esperienza

Il laboratorio mindfulness ha previsto dunque sei incontri della durata di circa due ore di tempo. Tralasciando di descrivere l’intero processo laboratoriale, esulerebbe lo scopo del presente lavoro, verrà descritto esclusivamente il sesto, ed ultimo incontro del laboratorio, che è stato stato strutturato al fine di lavorare sulle aree dell’hexaflex riguardanti il contatto con  i propri valori e l’azione impegnata.

 

Descrizione del sesto incontro del laboratorio di mindfulness: il contatto con i propri valori e l’azione impegnata

Innanzitutto occorre precisare che tutto il laboratorio è stato strutturato  da un lato grazie ad una formazione adeguata della sottoscritta al protocollo ACT, dall’altro ispirandosi al manuale di Russ Harris (2011). Nella tabella n. 1 è  riportato lo schema degli argomenti affrontati e delle attività effettuate in aula: la prima parte dell’incontro è stata volta a descrivere il concetto di valore, in base a come  esso viene inteso in ACT. Sono state utilizzate varie metafore utili a spiegare tale concetto. E’ stata inoltre eseguita una fantasia guidata ed infine è stato spiegato il modo in cui, secondo l’ACT, si possono approntare azioni impegnate una volta individuati i propri valori. E come compito a casa è stato chiesto di provare ad agire in tale direzione.

 

Tabella n. 1: descrizione del sesto incontro del laboratorio di mindfulness

  1. Definizione teorica dei valori

 

  1. Un esempio di vita: Victor Frankl

 

  1. Cosa sono e cosa non sono i valori:  valori vs obiettivi
  2. la metafora della bussola , la metafora dello sciare

 

  1. Cosa sono e cosa non sono i valori:  valori vs volontà, bisogni, desideri

 

  1. La non raggiungibilità dei valori

 

  1. La collocazione nel tempo dei valori: hic et nunc

 

  1. I valori sono il frutto di una scelta non sottoposta ad una valutazione, indipendente dalle giusticazioni: l’esempio del leone

 

  1. I valori non hanno a che fare con virtù, morale ed etica

 

10.  Non si possono confondere con emozioni e sentimenti

 

11.  Hanno a che fare con la fattibilità, non con una carenza: esempio del voler essere felici

 

12.  Scelta ed impegno: esempio dell’amore; metafora del Giardinaggio

 

13.  Cinque punti chiave sui valori

 

14.  La bacchetta magica: piacere agli altri

 

15.  La bacchetta magica: quando l’obiettivo è quello  di cambiare gli altri

 

16.  Domande utili per individuare i propri valori

 

17.  Fantasia guidata: immagina il tuo 80° compleanno

 

18.  Fare quello che serve: l’azione impegnata e

19.  I tre passi da compiere per compiere un’azione impegnata

 

20.  Ostacoli all’azione e come approntarli: l’antidoto alla F.I.F.A. è il D.A.R.E.

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

2. I diari di bordo degli studenti: analisi del materiale narrativo

 

Durante il primo incontro del laboratorio di mindfulness è stata richiesta agli studenti  la compilazione di un diario di bordo, incontro per incontro, che narrasse l’esperienza della pratica mindfulness sia in aula che a casa. Sul diario di bordo è stato richiesto di trascrivere il tipo di pratica effettuato e di narrare l’esperienza della partecipazione al progetto, e di come esso si inserisce all’interno della propria vita. Di tutti i partecipanti al laboratorio, di età media 21 anni, 45 femmine e 4 maschi hanno dato il consenso a scrivere il su descritto diario di bordo.

Il processo di analisi del materiale analizzato, ha previsto due fasi, la prima condotta  secondo il metodo fenomenologico, con un panel di tre giudici indipendenti che hanno visionato e analizzato tutto il materiale raccolto (2). Una prima analisi ha permesso di individuare delle categorie emergenti all’interno delle narrazioni scritte dei resoconti dei piccoli gruppi. In Tab. 2 sono riportate le categorie emerse dalla prima fase dell’analisi.

Tabella 2: analisi fenomenologica dei diari di bordo

Categoria e descrizione della categoria

Esempi di unità testuali

Cosa sono i valori: riflessioni sul significato

- Quando abbiamo parlato dei valori è stato inevitabile domandarsi quali erano i miei valori. Ma non solo questo, ma anche cosa volevo, e non dovevo, fare nelle mia vita per rispettare quelli che potrebbero essere considerati metaforicamente i “motori” della mia vita (Lidia) (3)

-  La volontà di potenza non si afferma dunque come desiderio concreto di uno o più oggetti specifici, ma come il meccanismo del desiderio nel suo stesso funzionamento incessante: esso vuole, continuamente, senza sosta, il suo stesso accrescimento, ovvero è pulsione infinita di rinnovamento.(Marco, citando Nietzsche)

-Le scelte particolarmente significative per la nostra vita, spesso vengono fatte proprio lasciandoci guidare dai nostri valori, valori che siamo noi stessi a scegliere. Chi non viaggia in armonia coi propri valori , finisce con l’optare per una  gratificazione a breve termine che dà ‘’l’ illusoria impressione di gestire le emozioni difficili’’  , e questa illusione non fa altro che arrecare danno e nutrire il senso di onnipotenza che lacera l’animo umano (Luisa)

-mi sono chiesta: “Che cosa vorresti che gli altri ti dicessero in questa occasione? Che cosa di te ritieni più importante che gli altri riconoscano?”. Credo che questi siano i miei valori, cioè le cose in cui credo, cioè proprio quelle che vorrei che gli altri riconoscessero, quelle dimensioni che costituiscono il mio “vero sè” e che danno un orientamento alle mie azioni (Emma)

-Se è vero che i valori guidano il nostro agire, è vero anche che essi sono responsabili, almeno in parte, della nostra realizzazione personale. Cosa vogliamo, cioè, realizzare nella nostra vita, che sia coerente con i valori in cui crediamo? Probabilmente è difficile rispondere a questa domanda così, su due piedi. Per questo, la dottoressa ci ha aiutato a farlo con una sorta di fantasia guidata. Ci ha invitato a chiudere gli occhi e ci ha chiesto di immaginare il nostro ottantesimo compleanno. Non era importante che fosse una scena realistica (potevamo rappresentarci anche persone che oggettivamente non potranno esserci, come i nostri genitori, e persone che ancora non esistono, come i nostri figli), ma che illustrasse la nostra festa ideale. Il momento centrale della fantasia era quello in cui tre invitati a nostra scelta si alzavano in piedi e tenevano un discorso per elogiarci. Cosa avrebbero detto di noi? (James)

- La lezione sui valori mi è molto piaciuta. Effettivamente sono loro che ci guidano tutti i giorni e che guidano le nostre azioni. Ho riflettuto molto anche su come questo si adatta alla mia esperienza ed effettivamente anche per me è così: se mi soffermo a pensare alle miei azioni noto come queste effettivamente seguono i miei valori, ciò in cui credo (Marta)

Dare un senso ai propri valori: cosa è importante per me?

Ho visto me stessa come figlia, come sorella e come compagna e ho prodotto i discorsi che vorrei che l’altro facesse su di me. Da questa esperienza il valore che è emerso è la determinazione, per questo motivo l’obiettivo che mi sono prefissata è cercare di essere quanto più determinata possibile per affrontare questo periodo di grande studio (Miriam)

Nel costruire i tre discorsi ho notato come in effetti siano emersi i miei valori. Ho tracciato un profilo della persona che sono ora e che vorrei essere a 80 anni, attraverso le parole che vorrei sentirmi dire dalle persone che ho scelto per i discorsi. In questo modo, ho individuato alcuni dei valori che guidano il mio agire. E’ stata un’esperienza molto forte, carica d’emozione e fortemente autoriflessiva (Elisa)

Nell’ultimo esercizio la mia immaginazione è andata a ruota libera: il luogo dove mi trovavo è il luogo dove mi piacerebbe stare perché mi dà sollievo, mi fa sentire me stessa e soprattutto è un luogo che è stato significativo x me. Le persone che ho scelto  erano altrettanto significative: mio marito, mia figlia e mio fratello. Loro  hanno nominato tutte le qualità positive che penso di avere e spero che qualcuno possa notare, anche se ammetto che è difficile notarle! Quali:  la forza di volontà, l’impegno , la perseverazione. Quando ho immaginato queste qualità mi sono sentita stranamente “ a casa”, mi sarebbe piaciuta essere ricordata così! Mi sentivo serena ed nulla mi preoccupava perché ero  riuscita a far capire agli altri quali erano le qualità a cui tenevo di più (Eva)

Penso che il valore principale che è emerso è quello del legame familiare e sulla base di tale valore è stato piuttosto facile compiere un gesto conforme ad esso e infatti ho aspettato solo il tempo di tornare a casa per stare con le persone a me più care e aiutarle con il sorriso sulle labbra dato dalla consapevolezza che sono una delle cose più importanti della mia vita (Carmen)

Il laboratorio mindfulness: una esperienza di apprendimento

Ho provato la sensazione “brutta” di quando si è anziani e si ha la paura di perdere tutte le persone di più care che ci sono intorno. Gran bell’ esercizio che ha sfidato la mia emotività!! Con una parola, l’ esperienza, mi è sembrata molto toccante.  Sono tornata a casa ricca di conoscenze  su me stessa e con dei buoni propositi da realizzare (Maria)

Oggi si è concluso questo laboratorio, grazie ad esso ho scoperto che la mindfuless è un’esperienza che consente di vivere il presente come un’opportunità di scoperta e di crescita, in questo modo possiamo cercare di aprirci a un nuovo modo di sentire e di interagire con il mondo, è stata un’esperienza che ho molto apprezzo, mi ha insegnato delle tecniche che non conoscevo, a volte mi ha angosciata e intristita, ma mi ha resa sicuramente più consapevole (Teresa)

…posso dire che il laboratorio è “capitato a pennello” perché, mi servivano delle ore settimanali per pensare a me stessa, concentrarmi solo su di me e sui miei pensieri e fondermi con tutta me stessa. È un’ esperienza che consiglierei a chiunque perché,  integra in tutte le parti, come è successo a me e poi,  apre un mondo davanti che prima non conoscevo! (Benny)

Il treno che ci ha condotto lungo il percorso di questa eccitante avventura è ormai giunto al capolinea. Quello di oggi è stato un incontro in cui si è dato preminentemente spazio all’esperienza, alla sperimentazione, come per lasciarci in carico un’eredità fatta di ricordi vissuti piuttosto che di teorie o parole che presto cadrebbero  nel dimenticatoio (Michele)

Quello che esperienze di tal fatta svelano, è che c’è un disperato bisogno di partire alla volta dell’esplorazione , l’esplorazione dei propri valori (Mirko)

E’ questa l’ultima esperienza che la dottoressa ci ha proposto di intraprendere, un’esperienza che trascende il laboratorio e che entra nel vissuto quotidiano, un’esperienza che è il prodomo della  continuità. Questa volta, gli applausi entrano in scena al posto delle parole: tante emozioni si sprigionano e qualche lacrima viene fortemente trattenuta (Sara).

Non riesco davvero a credere che quest’esperienza sia finita, in realtà ho paura di non  riuscire a continuare da sola, di perdermi nuovamente nella foresta nera dei pensieri e di non trovare via d’uscita. Eppure so di poterlo fare, questo laboratorio ha nutrito positivamente il mio senso di autostima, mi sento capace di  riuscire, di comprendere e conoscere, di vivere la vita che vorrei e che ancora non ho. So che il mio veliero  naviga  ancora in balia della tempesta, so che ci sono vuoti d’aria e onde grosse che lo attendono lungo il cammino, so che gli si romperà un fianco o un braccio maestro, ma soprattutto so che le difficoltà non lo spaventano più, vedo lentamente i demoni cadere in mare… Scorgo la luce tra le nubi minacciose, sento la forza nel vento che soffia, respiro , vivo e cerco la mia vittoria. GRAZIE DI TUTTO  (Francesca)

Il laboratorio è stato per me un’esperienza unica e coinvolgente. Mi è piaciuto il modo in cui la Dottoressa l’ha condotto: teoria e pratica come scissione indivisibile (Audry)

La prima reazione avuta nel rendermi conto che si trattava dell'ultimo incontro si può esprimere con un “Ma come? È già finito?”. Questa reazione è attribuibile a due elementi: la curiosità ed il sentirmi come se aspettassi ancora (infantilmente) delle risposte. Questo perché ogni incontro, oltre a fornirci strumenti e soddisfazione per le nuove conquiste che ci consentiva di attuare, suscitava sempre quel po' di curiosità e di “non esaustività” che faceva sì che il martedì durante tutti i momenti di spacco non si facesse altro che parlare e confrontarsi sull'accaduto (Micole)

Responsabilità e azione impegnata: quali obiettivi voglio pormi?

- Mi piacerebbe, diversamente da come agisco abitualmente, essere meno intransigente con me stessa e riuscire, anche nei periodi in cui sono molto impegnata, a “mettere in stand-by” gli impegni e a concedermi momenti di relax. L’area di vita su cui scelgo di lavorare è quella dei rapporti interpersonali, principalmente con amici e parenti ma anche con i conoscenti. Gli  obiettivi SMART potrebbero essere: cercare di cooperare con le persone con cui entro in relazione, qualora ce ne sia bisogno; essere generosa e cordiale con le persone con cui ho a che fare, a meno che io non abbia un valido e reale motivo per non esserlo; stare vicino agli amici che mi chiedono una mano o che so avere bisogno di aiuto in questo periodo; assumermi le mie responsabilità ed impegnarmi al massimo nelle relazioni che intrattengo così come nei vari impegni universitari. Questi obiettivi sono immediati, ma anche a medio e lungo termine, poiché sono cose che già cerco di fare e che spero di continuare a fare nel prossimo periodo così come in un futuro più remoto (Giusy)

-In base ai miei valori il mio obiettivo è quello di organizzare il mio tempo con le persone che mi circondano, a partire dai miei fratelli, che ultimamente sto trascurando molto (Benny)

- È una sensazione strana … immaginare quello che vorremmo sentirci dire …  da un lato  questo fantasticare ha una funzione rassicurante dall’altro spaventa … si ha paura che quelle parole non saranno mai dette e magari neanche pensate. Dei vari discorsi mi ha colpito il mio bisogno di avere delle conferme, ad esempio di non aver deluso o ferito quelle persone durante gli anni trascorsi insieme. Quando successivamente ci è stato chiesto  di fare un’ AZIONE IMPEGNATA, ovvero quello che serve ho avuto qualche attimo di esitazione. Però dopo qualche minuto sono riuscita a dire ad alta voce” mi impegno pubblicamente”. Affermare questo, soprattutto dinanzi ad una platea, ha un significato speciale. È come se si assumesse una responsabilità pubblicamente e questo è una motivazione per impegnarsi realmente in quell’azione (Nicole)

Una vita ricca e significativa si crea attraverso l’azione. Ma non un’azione qualsiasi. Ci vuole un’azione efficace, guidata e motivata dai propri valori. E, in particolare, si crea attraverso un’azione impegnata: un’azione che ripeti e ripeti, senza badare a quante volte sbagli o vai fuori strada. Molti individui non sono disposti ad agire in modo non coerente con quanto sentono e ritengono di dover superare le proprie debolezze prima di impegnarsi in qualsivoglia cambiamento, come se l’eliminazione delle emozioni negative fosse condizione preliminare per potersi impegnare nell’azione. Il restringimento del repertorio comportamentale si verifica quando gli individui, nel tentativo di non entrare in contatto con esperienze interne negative, rinunciano a impegnarsi in azioni finalizzate a perseguire i valori e gli obiettivi personali (Nando)

L’esperienza sui valori e la connessione con essi è ancora incorso. Posso quindi definirlo un obiettivo a lungo termine. L’area su cui ho deciso di lavorare è il rapporto con il mio compagno. L’obiettivo connesso con i miei valori è l’essere meno polemica e non pretendere che l’altro capisce  i miei stati d’animo senza che io m esprima in merito. In questo modo sto curando le ferite che da sola mi sono procurata rendendo complice in questa esperienza di ricostruzione il mio compagno stesso. Fin ora ho incontrato varie difficoltà, dalla defusione, che ho combattuto con l’accettazione, all’ irrealizzabilità di alcuni degli obiettivi. Spero di giungere ad una sana conclusione. In toto queste esperienze mi hanno dato molto, rendendomi partecipe di me stessa e aiutandomi nell’accettazione di me (Marianna)

Per renderci conto se stiamo vivendo secondo i nostri valori e se il nostro comportamento funziona o no, dobbiamo essere consapevoli di cosa stiamo facendo e accorgerci delle conseguenze delle nostre azioni . Occorre compiere azioni qui ed ora bisogna essere connessi con il presente essere presente  e consapevoli della direzione da prendere (Lisa)

Ho deciso di lavorare  sul mio modo di pormi alle situazioni ,valore, la responsabilità Sono triste perché non avrò più una guida, ma sono felice perché comincio un nuovo percorso da sola. Vorrei esprimere ciò che sento ,alla fine di questo percorso, con una parola : IMPAZIENTE. Sono impaziente di cominciare ad applicare alla mia vita quotidiana tutto quello che ho imparato in queste lezioni. Voglio riuscire a vivere sempre a contatto con il presente, con le mie emozioni e con tutto il mio mondo interiore, bello o brutto che sia. Ho intenzione di praticare la meditazione ogni volta che posso, magari accompagnandola con brani musicali che solitamente mi emozionano (Vittoria).

Perciò durante il mio ottantesimo compleanno mi sono commossa, ho riso di cuore e ho visto persone che non vedevo da tempo. Ma il blocco di condivisione c'è ancora, per oggi. Ho avuto difficoltà ad impegnarmi pubblicamente e anche a scrivere queste ultime pagine e in particolare le ultime righe. Ho ricordato con più fatica del solito, vorrei solo tenere stretta l'ultima esperienza e trovare il coraggio di portare a termine il mio impegno, quindi finisco qui (Silvia)

Riflettere: il ruolo dei pensieri

Ho riflettuto sul fatto che bisogna fare qualcosa per fare in modo che le cose accadano, bisogna agire, cadere e rialzarsi e sulla base dei propri valori costruire il proprio futuro (Nella)

Ho potuto riflettere sul mio carattere, su quello che penso di essere e quello che gli altri pensano che io sia, perché non sempre l’immagine che noi abbiamo di noi stessi è la stessa che gli altri hanno di noi, perciò bisogna focalizzarsi sui propri valori e sulle azioni da mettere in atto per rimediare, eventualmente, ai nostri errori e percorrere la strada che vogliamo (Valeria)

L’azione impegnata che posso mettere in atto in base ai valori emersi è: cercare di praticare la defusione, considerare emozioni e pensieri in quanto tali e non lasciarmi più influenzare al punto tale da compromettere, oltre al mio benessere, anche il mio rapporto con gli altri (Giuseppe)

Ad una riflessione più accurata fa seguito invece la consapevolezza di quanto questi incontri mi abbiano dato, sia lasciando accesa la mia curiosità (e quindi lasciando la mia mente aperta e attiva nella ricerca e acquisizione di nuove conoscenze sull'argomento) sia fornendomi gli strumenti e non le soluzioni. Forse non è corretto neanche dire che mi sono stati “forniti” gli strumenti, in realtà gli strumenti li avevo già. Piuttosto ho preso consapevolezza della presenza e delle capacità di tali strumenti, delle mie capacità. E sono stata guidata a guardare da vicino i miei pensieri negativi, le mie paure ed angosce, come una bambina che viene portata per mano dal genitore davanti alla gabbia della velenosissima vipera, per scoprire poi che essa non è altro che una viscida e innocuissima biscia (Paola)

L’ultima meditazione è stata penso quella che in assoluto, in tutto l’arco del laboratorio, mi ha dato emozioni positive. Riuscire ad immaginare le persone più importanti della mia vita che dicono di me tutto quello che vorrei sentirmi dire da tanto tempo è stato incredibile, non solo perché in quei 5 minuti ho sentito la mia autostima crescere come non mai, ma soprattutto perchè mi sono talmente immersa in quella fantasia, che ho provato la commozione e la gioia di vivere davvero un’emozione simile , quasi come se fosse davvero reale.                                                                                                        Nonostante la difficoltà a svolgere questo laboratorio in un’aula universitaria con 50 persone all’interno, affrontare un’esperienza così nuova, credo che mi abbia arricchito. Non so ancora bene specificare in cosa, ma credo che mi abbia mostrato un mondo completamente nuovo, dove percepisco l’importanza della riflessione e di comprendere che si può acquisire con il tempo e con tale esperienza, il potere di non farsi trascinare dai propri pensieri, di osservarli e soprattutto il potere di non limitare le proprie esperienze (Flora)

E quando abbiamo ripetuto l’esercizio di chiudere gli occhi e osservare i nostri pensieri, ho riflettuto con maggiore padronanza sulle mie capacità di autoriflessione. Proprio in quel momento mi sono resa conto di quanto fossi cambiata nel corso delle settimane; di quanto fosse aumentata la mia capacità di prendere le distanze dai miei pensieri, di guardarli e lasciarli esistere; di quanto mi sentissi molto più rilassata durante la meditazione e non mi lasciassi distrarre dalla realtà esterna; di quanto avessi imparato ad accettare ed accogliere anche i pensieri negativi, quelli che mi mettono ansia e che prima cercavo a tutti i costi di scacciare, ottenendo quasi sempre l’effetto opposto (Caterina)

Di conseguenza l'ultima meditazione, invece, molto personale ho la sensazione mi abbia dato la possibilità di affrontare e non mettere da parte i pensieri e le sensazioni che emergevano in me in maniera invadente e prioritaria. Ho svolto l'ultima meditazione con facilità, senza interruzioni di sorta, come se quell'esperienza fosse veramente l'abito che in quel momento calzava a pennello, a differenza dei compiti precedenti e della parte teorica, su cui ho fatto sinceramente fatica a concentrarmi (Stefano)

 

Dall’analisi dei diari di bordo  emerge quindi  innanzitutto la dimensione della riflessione sul significato dei valori,  quella sull’individuazione dei propri valori, la dimensione esperienziale del processo laboratoriale, il ruolo della propria responsabilità nell’impegnarsi ad agire, ed infine il ruolo dei pensieri nell’agire riflessivo.

La prima categoria  riguarda quindi la riflessione sul significato dei valori, molte volte confusi con  i nostri desideri, bisogni, oppure  con la morale vigente, l’etica le virtù: Prendere atto dei valori che sentiamo nostri e privati equivale a pretendere coscienza delle infinite direzioni che la vita può prendere. E’ rispondere alle seguente domanda:”Cosa ha fatto in modo che le cose andassero così, nonostante potessero andare in un’altra pletora di modi?”. Dobbiamo avere il coraggio di responsabilizzare i nostri valori, assecondandoli ed ascoltandoli in maniera sincera ed attiva (Serena).

L’importanza dell’ individuare i propri valori,  ovvero le asserzioni su ciò che vogliamo fare con la nostra vita, per cosa ci vogliamo impegnare e come ci vogliamo comportare in modo continuativo, emerge chiaramente: Durante la lezione mi sono chiesta quali fossero i valori sui quali la mia vita è basata. L’amore è sicuramente al primo posto, in quanto è una mia priorità in tutto quello che faccio, lo coltivo costantemente e liberamente, anche se credo che a volte sono troppo fusa con esso. Poi c’è l’amicizia, seguita dalla lealtà e dall’ambizione. Tuttavia spesso mi trovo in difficoltà con altri valori, quali fiducia, autostima ed integrità in quanto vorrei perseguirli ma capita che non ci riesco. Per questo motivo, mi sono aiutata con le domande  proposte dalla dottoressa De Simone (Mariavittoria)

La dimensione esperienziale del processo laboratoriale è stato oggetto di numerose riflessioni nei diari di bordo: Nonostante i compiti sembrassero di una facilità disarmante in realtà nessun compito mi è parso facile, ognuno richiedeva un contatto con il proprio mondo interno fatto di emozioni, esperienze e sensazioni al quale non ero abituato nonostante pensassi di si (Nicola). Evidentemente un approccio formativo di natura esperienziale risulta ancora quasi “una novità”, soprattutto in contesti di apprendimento formale quale quello universitario: Il laboratorio è stata per me un’esperienza molto particolare. Sono partito prevenuto pensando che non sarei mai riuscito a lasciarmi andare a determinate esperienze che poco si conformavano alla mia idea di laboratorio universitario. Nonostante tutto l’ho cominciato perché mi è sembrato interessante la sperimentazione personale e mi ha incuriosito la richiesta di mettermi in gioco con tutto me stesso. Se dovessi modificare questa esperienza cambierei l’aula, troppo fredda e “universitaria” e il numero dei partecipanti, troppo numeroso, consiglierei la divisione in piccoli gruppi in zone dell’università diverse (Davide).

Il ruolo circa la propria responsabilità nell’impegnarsi ad agire,  cercando di fare quello che serve per vivere secondo i propri valori, ha portato alla definizione di numerosi schemi di azione impegnata : Le sensazioni che ho provato questa volta sono state più profonde rispetto a quelle provate in precedenza. Credo di aver capito che ciò che davvero conta per me sia la famiglia e non ne ero consapevole così come adesso. L'ho capito dal fatto che tutte le persone che ho immaginato al mio compleanno fossero i membri della mia famiglia attuale e di una futura e ipotetica. Tutte le parole erano perfette e sentite. Nonostante fossero il frutto della mia immaginazione ho pensato che in realtà ho sempre capito ciò che queste persone mi hanno voluto trasmettere ma per vari motivi ho preferito credere che così non fosse. L'ho fatto perché Immagino i miei pensieri andare e venire senza soffermarmi troppo sul loro aspetto. Se sono positivi o negativi, li osservo e li lascio andare con un respiro. Anche a casa, dato che mi sono impegnata pubblicamente a compiere un'azione impegnata, ho cercato di riflettere su ciò che sarebbe cambiato se avessi mutato atteggiamento nei confronti della mia famiglia e, nonostante sia stato difficile mettere in pratica qualche comportamento differente da quello mio solito senza suscitare stupore degli altri, ho cercato di fare del mio meglio. Ovviamente sono consapevole anche del fatto che non sempre le cose mi sono riuscite così come le avevo previste ma le ho accettate comunque senza timore. Mi sono accorta di come, finora, sia stata suscettibile agli eventi e di come questi condizionassero inevitabilmente il mio umore o il mio stato d'animo. Non riuscivo ad evitarlo. Sebbene ancora mi capiti, noto la differenza che adesso c'è in me. Quando succede, mi fermo un attimo, rifletto, respiro e vado avanti (Floriana)

Ed infine il ruolo dei pensieri nell’agire riflessivo è emersa come dimensione spesso trascurata ma fondamentale:  …Ciò mi ha permesso di guardare le cose da un’altra prospettiva e di essere più aperto mentalmente verso gli altri e verso il mio comportamento. Esso però è solo un piccolo passo di un cammino più lungo e più profondo che penso di poter cominciare (Mirko).

 

Una seconda fase di elaborazione del materiale raccolto ha previsto un’analisi del contenuto testuale supportata dall’uso del software T-Lab. In particolare, si è proceduto ad una prima fase di codifica e “pulitura” del materiale testuale raccolto,  al fine di facilitare i processi di decodifica testuale e di analisi del contenuto testuale.

Si è proceduto ad un’analisi delle occorrenze, al fine di individuare i lemmi e le parole “dense” (Carli, Paniccia, 2003), calcolando la frequenza e la ripetizione dei lemmi nel corpus testuale. L’analisi delle occorrenze effettua una funzione di primo filtro delle informazioni del materiale testuale, perché permette di riconoscere le parole significative, comuni e condivise, maggiormente adoperate nel testo prodotto.

Tale tipo di analisi testuale è partita da un processo di lemmatizzazione (Tabella n. 3), grazie al quale è stato predisposto un vocabolario di parole chiave (key-words), adoperate nel corso delle analisi delle associazioni e delle co-occorrenze. Occorre precisare che anche questa fase di analisi testuale tramite software è stata condotta in una chiave comparativa,di confronto e di collegamento. Infatti anche in questa fase si è scelto di adottare un panel di tre giudici indipendenti (4), che hanno discusso ed elaborato l’analisi dei dati di tipo testuale indipendentemente. I risultati così ottenuti sono stati confrontati tra di loro, sono stati rivisti alla luce della letteratura scientifica di riferimento e sono stati discussi e rivisti con l’intero gruppo di ricerca multidisciplinare.

 

Tabella n. 3: lemmatizzazione e vocabolario analizzato

KEY-WORDS

  1. NOSTRO

27. IMPEGNATO

53. DEFINIRE

  1. VALORI

28. DISCORSO

54. CIELO

  1. ESPERIENZA

29. METAFORA

55. AZIONI

  1. PENSIERO

30. PROPRIO

56. CHIEDERE

  1. NOI

31. ULTIMO

57. VIVERE

  1. OBIETTIVO

32. ATTENZIONE

58. SENTIMENTO

  1. CAMMINARE

33. AGIRE

59. PARTICOLARE

  1. VITA

34. CONCENTRARE

60. PRENDERE

  1. IMMAGINARE

35. SCEGLIERE

61. LASCIARE

  1. MANO

36. RIUSCIRE

62. CORPO

  1. MEDITAZIONE

37. PERSONA

63. GUARDARE

  1. PERSONE

38. SENSAZIONE

64. PARLARE

  1. OSSERVARE

39. PASSO

65. CONTATTO

  1. DOTTORESSA

40. PRIMA

66. CONCETTO

  1. MOMENTO

41. IMPEGNO

67. MUSICA

  1. ACT

42. INCONTRO

68. AFFRONTARE

  1. ESERCIZIO

43. COMPLEANNO

69. AIUTARE

  1. AZIONE

44. VALORE

70. VEDERE

  1. SENTIRE

45. FUTURO

71.RAPPRESENTARE

  1. PRESENTE

46. CERCARE

72.COMPORTAMENTO

  1. CONTESTO

47. EMOZIONI

73. TROVARE

  1. PENSARE

48. GUIDARE

74. CONSAPEVOLE

  1. CONSAPEVOLEZZA

49. IO

75. SCACCHIERA

  1. LABORATORIO

50. MINDFULNESS

76. DIVENTARE

  1. IMPORTANTE

51. DIVERSO

77. PER_ME

  1. TEMPO

52. METTERE

78. SIGNIFICATIVO

 

L’elenco delle parole-chiave scaturite dall’analisi delle occorrenze tramite T-lab sembra confermare le categorie emerse durante la fase di triangolazione fenomenologica. Infatti, tra le parole più “dense”, dopo la prima parola “nostro” in cui è evidente l’importanza del contesto gruppale nel quale si è svolto il laboratorio, compaiono  la parola “valori”,   la parola “esperienza” e la parola “pensiero”,  confermando le dimensioni emerse nella prima fase di analisi dei dati.

 

Il processi di analisi testuale è un processo di tipo ricorsivo, in cui sussiste un riferimento e un ritorno al testo originario, in una circolarità tra teoria-prassi-teoria, tale che la selezione dei lemmi nasce dal testo, ma non è mai un processo considerato esaustivo. Per l’analisi delle co-occorrenze, il software di analisi T-LAB consente di verificare come i contesti di co-occorrenza si presentano nel testo e determinano il significato locale delle parole-chiave.

Nel testo è possibile osservare le seguenti associazioni di parole, calcolate effettuando Analisi di Co-occorrenze con Indice di associazione superiore a 0.5 con test del χ² (tabella n. 4), al fine di considerare solo analisi con intervalli di significatività tali da poter considerare nulla l’ipotesi negativa e poter apprezzare la bontà delle analisi condotte.

 

Tabella n. 4: indici di analisi delle associazioni di key-words con test del χ²

Coppia di parole-chiave

 

Indice di Associazione

Area

Lavorare

0,772

Fluttuare

Transitorio

0,761

Giustificare

Priorità

0,757

Azione

Impegnare

0,754

Concreta

Orientato

0,75

Indossare

Maschera

0,75

Contrastare

Facilitare

0,75

Orientato

Pianificare

0,75

Concreta

Pianificare

0,75

Necessitare

Priorità

0,748

Stabile

Transitorio

0,741

Finalizzare

Raggiungimento

0,73

Bordo

Diario

0,73

Adattivo

Inquadrare

0,696

Fissare

SMART

0,694

Compleanno

Ottantesimo

0,691

Etica

Morale

0,689

Allontanamento

Disagio

0,679

Disagio

Fuga

0,679

Disagio

Irrealizzabile

0,679

Inquadrare

Realistico

0,678

Produrre

Sostanza

0,674

Caratteristica

Distintivo

0,674

Essenza

Sostanza

0,674

Gustare

Respirare

0,671

Compleanno

Immaginare

0,64

Automatico

Pilota

0,632

Fluttuare

Ricordi

0,632

Facilitare

Strategia

0,632

Cielo

Metafora

0,631

Continuativo

Qualità

0,629

Contenuto

Equivalente

0,624

Disagio

Realismo

0,62

Condotto

Condurre

0,62

Area

Sintonia

0,62

Negativo

Positivo

0,619

Aspettativa

Fuga

0,615

Aspettativa

Irrealizzabile

0,615

Allontanamento

Aspettativa

0,615

Adottare

Esperire

0,612

Dipendere

Influenza

0,612

Chiudere

Occhio

0,61

Camminare

Zen

0,608

Globale

Qualità

0,605

Mangiare

Pane

0,603

Latte

Mangiare

0,603

Correre

Gustare

0,6

Legare

Legato

0,598

Piede

Tallone

0,598

Metafora

Scacchiera

0,598

Giustificare

Necessitare

0,596

Adattivo

Specifico

0,596

Chiave

Punti

0,596

Fallire

Rinunciare

0,596

Intraprendere

Pista

0,589

Capacità

Osservativa

0,585

Esperire

Sentimento

0,582

Fissare

Sintonia

0,58

Accettazione

Realismo

0,559

Conto

Rendere

0,558

Etica

Virtù

0,556

Ricordi

Stabile

0,555

Inquadrare

Specifico

0,553

Dito

Nocche

0,553

Bianco

Scacchiera

0,55

Attendere

Intervenire

0,548

Irrealizzabile

Realismo

0,548

Nocche

Palmo

0,548

Perfetto

Successo

0,548

Fallimento

Pista

0,548

Allontanamento

Realismo

0,548

Fallimento

Tirare

0,548

Cielo

Tempo

0,548

Fuga

Realismo

0,548

Affermazione

Verbale

0,546

Cielo

Nuvola

0,545

Gamba

Muscolo

0,544

Alto

Impegno

0,541

Bisogno

Desideri

0,54

Diventare

Priorità

0,539

Basare

Immediato

0,528

Impronta

Unghia

0,527

Conto

Funzionare

0,527

Angelo

Distintivo

0,527

Amica

Migliore

0,526

Palmo

Pelle

0,522

Fluttuare

Percepire

0,52

Globale

Hayes

0,519

Immaginare

Persone

0,518

Modello

Pista

0,516

Morale

Virtù

0,516

Risultato

Variabile

0,516

Esito

Risultato

0,516

Defusione

Realismo

0,513

Contorno

Linea

0,512

Allontanamento

Fusione

0,51

Fusione

Irrealizzabile

0,51

Fuga

Fusione

0,51

Aumentare

Intensità

0,507

Perfetto

Promessa

0,507

Colazione

Fretta

0,507

Tallone

Toccare

0,507

Fretta

Preoccupazione

0,507

Fallimento

Modelli

0,507

Dito

Palmo

0,505

Dorso

Unghia

0,504

Modelli

Rinunciare

0,504

Aspettativa

Disagio

0,502

Domanda

Utile

0,501

Figlia

Madre

0,501

Respirazione

Rilassamento

0,5

Leccare

Rinunciare

0,5

Ambito

Pienezza

0,5

Allargare

Ristretto

0,5

Maschera

Storia

0,5

Contrastare

Fusione

0,5

 

Dallo sviluppo dell’analisi delle associazioni di parole, si osserva che  tra le associazioni tematiche maggiormente reiterate c’è l’associazione area-lavorare, a conferma della dimensione “pragmatica” su cui ci si è focalizzati nel laboratorio di mindfulness. Infatti uno degli errori più comuni di chi è nuovo ad esperienze di tal genere è cercare di spiegare e descrivere, impantanandosi in discorsi prolissi e sprecare un sacco di tempo a discutere su un punto di vista intellettuale , invece di fare qualcosa di utile e pratico sperimentandolo in prima persona con tutto il corpo. Infatti nel libro di Harris (2011) viene citato a tal proposito il vecchio detto angolassone che recita “La prova del budino è nell’assaggio”: si può parlare quanto si vuole, cercando di descrivere il budino che si vuol fare assaggiare, ma fino a che non lo si mette concretamente in bocca non si saprà che gusto ha.  E la prima associazione è direttamente collegata alla seconda,  fluttuare-transitorio, caratteristica fondamentale di un apprendimento mindfuness  circa la natura dei pensieri con i quali il più delle volte ci identifichiamo perdendoci l’opportunità di essere presenti in maniera flessibile nel qui-ed-ora. Presenza che ci permette  di individuare i valori importanti per noi, ed ecco la terza associazione,  giustificare-priorità,  impegnandosi per agire in tale direzione, confermata dalla successiva associazione di parole, azione-impegnare.

 

Nell’ambito dell’analisi delle co-occorrenze, sono state compiute, poi, analisi delle co-occorrenze in rapporto al lemma “valori” (figura n. 2), che naturalmente occupa un posto principale, non solo per frequenza e ripetizioni, ma soprattutto per il “peso tematico” che presenta nelle narrazioni. Qui di seguito è riportato il diagramma delle co-occorrenze per il lemma Valori:

 

Grafico n. 1: diagramma in radiali delle co-occorrenze per il lemma “Valori”

La visualizzazione del diagramma non porta che ad una conferma del principale livello di analisi emerso dei diari di bordo, connesso all’importanza di impegnarsi ed agire secondo ciò che risulta importante per noi.

E’ stata in più svolta un’analisi per individuare le intersezioni occorrenti tra il lemma valori e quelli subito seguenti per peso nell’elenco delle parole-chiavi emerse dall’analisi delle occorrenze (vedi Tabella n. 3).

Innanzitutto i risultati tra le intersezioni occorrenti tra il lemma valori ed il lemma esperienza,  rappresentati graficamente dal diagramma a barre (Figura n. 3) riportato qui di seguito:

 

Grafico n. 2: intersezioni occorrenti tra i lemmi valori e esperienza

 

L’analisi delle intersezioni tra lemmi ha messo in evidenza la congiunzione tra valori ed esperienza riferita al lemma obiettivo, ma anche al lemma importanza. Emerge quindi l’importanze di porsi  obiettivi in linea con i propri valori.

Un’ altra analisi delle intersezioni tra lemmi risultata significativa, è stata quella tra i due lemmi valori e pensieri (Figura n. 4) che sembra mostrare una direzione ed una riflessione verso i valori che riguarda l’importanza di imparare ad osservare i propri pensieri  rimanendo in contatto con le proprie sensazioni ed emozioni, caratteristica fondamentale se si vuole agire in linea con quello che è importante per noi:

 

Grafico n. 3: intersezioni occorrenti tra i lemmi valori e pensieri

 

 

3. Conclusioni

 

3. Conclusioni

 

Le pratiche di mindfulness descritte nel presente lavoro sembrano rientrare appieno nel ventaglio di tecniche di  cura sui così ben descritte da Franco Cambi, che le colloca, occupando oggi uno spazio assai rilevante in filosofia, in pedagogia, in psicoterapia, etc.,  su quel fronte formativo-individuale che da circa quarant’anni, cercando di affrontare l’aporia tecnica/soggetto dell’ Homo faber+technologicus odierno, richiamano  all’impegno a resistere, da parte di  un soggetto divenuto “sempre più sfuggente, plurale, disperso”, alla propria dissoluzione, con impegno ed incisività Cambi, 2010, Kindle ebook, , pos. 3308 di 3688).

Questo fronte appartiene a una pedagogia filosofica a connotazione pratica, a una pedagogia del soggetto che lavora, contro la Tecnica, sul vissuto interiore e l’intimità coscienziale del soggetto.

E il laboratorio di mindfulness descritto si colloca all’interno di questa cornice.

Il collegarsi ai propri valori attraverso gli esercizi proposti offre la possibilità di una lettura della propria bussola molto più stabile, permettendo una maggiore motivazione ad agire nella direzione di tali valori, verso una vita ricca e significativa, non secondo gli standard della nostra cultura materialista, ma secondo quello che è importante per ciascun individuo. In questo modo è possibile promuovere processi di respons-abilità.

E “il legame tra responsabilità (che implica già, in sé, la libertà), comunicazione (che rende interiorizzata la societas) e solidarietà (che fa della società una comunità in cammino) ci offre il paradigma di un’etica democratica significativa per quella ‘terza trasformazione’ (Dahl) della democrazia, in cui siamo collocati, che dobbiamo vivere, che dobbiamo attrezzarci a gestire ‘abitandola’ in modo costruttivo, critico e ricostruttivo al tempo stesso, disponendoci secondo un percorso metodologico interpretativo, aperto e sperimentale al tempo stesso” (Cambi, 2006, pag. 110).

Tutto questo ha un preciso significato pedagogico, collocando l’attività proposta agli studenti all’interno di pratiche educative volte a promuovere una pedagogica che fornisce all’etica stessa uno statuto pedagogico.

Infatti secondo Cambi “l’etica c’è in quanto si fa e che si fa solo attraverso un impegno pedagogico, formativo e trasformativo da rilanciare in modo costante” (ibidem).

Vorrei concludere dando la parola ai ragazzi che hanno partecipato al laboratorio:

 

Oggi si è concluso un percorso che ha provocato in me un senso di turbamento e tante domande. Non posso dire che “mi ha cambiata”, perché penso che occorra del tempo perché si inneschi un processo di cambiamento. Sicuramente mi ha consentito di venire a contatto con alcuni aspetti di me stessa che non avevo mai portato in superficie e di acquisire degli strumenti per non lasciarmi sopraffare da questi aspetti. Ho osservato, scrutato, soffermato alcuni stati del mio essere di cui talvolta negavo anche l’esistenza. E mi sono sentita Viva (Silvana).

Se ripenso a quando tutto è cominciato, ai miei timori, ai miei blocchi, alle mie insicurezze, sorrido. Non rido di me, non potrei mai. Sorrido di meraviglia, come un bambino, di fronte alle conquiste inaspettate che la vita sa ancora regalarmi, di gratitudine verso un percorso – e chi lo ha curato – che mi ha cambiata, per quanto io non sia stata immediatamente pronta e disposta ad ammetterlo (Tania).

..Ed infatti quando a fine lezione la Dott.ssa De Simone ci ha invitato, qualora ne avessimo voglia, a dire ad alta voce ‘mi impegno pubblicamente’ ho preso coraggio e l’ho detto. E’ una promessa che mi sono fatta, e voglio mantenerla.“Mi impegno pubblicamente”: non avevo pensato di dirlo; quando è stato il momento, è partito da solo. Questa cosa mi ha lasciata molto perplessa. Mi ha fatto tornare in mente quell’esperimento secondo cui è stata rilevata attivazione cerebrale alcuni millisecondi prima della consapevolezza di voler compiere un gesto con la mano. Mi sono sentita “agita” da qualcosa; quella dichiarazione non è stata espressa dopo averlo consapevolmente deciso e questa cosa mi ha lasciata interdetta. (Cristina).

Passeggiavo a un'ora tarda in quel viale alberato, quando mi cadde davanti ai piedi una castagna. Il rumore che fece spaccandosi, l'eco che tale rumore suscitò in me, e un trasalimento sproporzionato rispetto a quell'incidente infimo, mi immersero nel miracolo, nell'ebbrezza del definitivo, come se non ci fossero più interrogativi ma solo risposte. Ero stordito da mille evidenze inattese, di cui non sapevo che fare... Così per poco non attinsi il supremo. Ma giudicai preferibile continuare la passeggiata” (Marialuisa, citando Emil Cioran).

Concluderei scrivendo una parola che per me descriva l'intero laboratorio: perturbante (Stefania).

 

Note

 

(1) A  tal proposito si ringrazia la professoressa titolare della cattedra Maria Rosaria Strollo.

(2) La validità dei risultati riportati è da considerarsi contingente al luogo ed al momento in cui l’intervento è stato condotto.

(3) I nomi riportati sono fittizi, per cui non corrispondono a quelli reali

(4) A tal proposito si ringrazia il lavoro attento e scrupoloso della professoressa Maria Rosaria Strollo e della dottoressa Alessandra Romano.

 

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