Ex ordium Stampa Email
Nuove tecnologie, Fede e Formazione dell’Umano
di Viviana De Angelis   

Ponendosi di fronte al complesso e problematico scenario della società contemporanea nel tempo della rivoluzione digitale e della crisi dei paradigmi convenzionali

delle società di massa, il presente lavoro ha come obiettivo principale quello di mostrare come solo una ricerca pedagogica innovativa e multidisciplinare capace, da una lato di fotografare e interpretare adeguatamente la realtà e, dall’altro, di consolidare un modello di pedagogia aperto all’intercultura e in modo particolare al dialogo con la fede e con l’etica, sia in grado di favorire una riappropriazione culturale ed educativa da parte del mondo della cultura di quei contenuti scientifici, pedagogici, etici e linguistici che sono necessari per la formazione integrale della persona umana. Interessante e degno di considerazione appare, a tale riguardo, il contributo offerto dalla fede cattolica a partire dal Concilio Vaticano II, in un crescendo che è giunto nella digital era fino all’inedito espediente della M-Learning e di Pope on twitter. Tale contributo si rende oggi sempre più manifesto, grazie al supporto delle nuove tecnologie e in modo particolare della Mobile Learning, utilizzate sia a livello istituzionale, che a livello di movimenti di base, con l’intento comune di proporre all’uomo contemporaneo una cultura morale senza della quale l’educazione integrale della persona risulta impossibile.

 

In the complex and problematic context of the contemporary Society, in the time of the digital revolution, of the Mobile Learning and of the crisis of the conventional paradigms of the mass societies, the present study shows how only an innovative and multidisciplinary research, – capable of both, observing and interpreting the reality as well as of consolidating a pedagogic model open to the inter-culture and to the dialogue with the faith and the ethics –, allows the world of the culture to reappropriate of the scientific, pedagogic, ethic and linguistic contents that are necessary for the integral formation of the ‘human being’. Interesting and worthy of consideration appears the contribution offered by the Catholic Faith since the times of the Council Vatican II until to the current digital era. Such a contribution was made possible thanks to the support of the new technologies that are utilized with the objective of proposing to the contemporary man a moral culture without which the integral education of the ‘human being’ is not possible.

 

Introduzione

 

Nel contesto di una crisi radicale dei paradigmi della società di massa, la riflessione pedagogica è condotta sul doppio “crinale” della necessità, da un lato, di prendere in esame i nuovi bisogni e i disagi manifestati dalle nuove generazioni e non solo; e dall’altro di trasformare in sfide educative sia le novità emergenti dalle criticità, che le nuove potenzialità educative offerte dalla Digital Mobility. Nel presente lavoro si mostrerà come, nell’ambito del mondo cattolico ci siano delle realtà emergenti, non ancora pienamente assunte dal sapere e dall’agire didattico che utilizzano in maniera sempre più diffusa forme di Mobile Learning per promuovere percorsi di crescita autocostruttiva del soggetto. Sempre più spesso, infatti, associazioni laicali, di volontariato, giovanili, familiari e Istituzioni religiose, utilizzando dispositivi mobili come PDA, telefoni cellulari, riproduttori audio digitali e fotocamere di ultima generazione, sono in grado di creare ampie reti con alte potenzialità comunicative che si traducono in nuove forme di sinergia formativa non solo fra i membri degli stessi gruppi, ma anche fra i gruppi, il territorio e le Istituzioni. Su queste realtà per lo più ancora sommerse e poco note, indagherà il presente lavoro per cogliere, non solo la novità delle strategie comunicative offerte dalla Mobile Learning, ma anche i contenuti nuovi, di alto valore umano e sociale offerti dalla M-Learning di matrice cristiana.

Si inizierà con la descrizione del quadro socio-culturale della post-modernità alle soglie del terzo millennio, ricorrendo anche ad indagini di tipo statistico che evidenziano gli effetti della diffusione dei nuovi strumenti della Digital Mobility sulla popolazione italiana e, in modo particolare su quella giovanile. Le potenzialità comunicative e formative dei nuovi mezzi di comunicazione saranno messe in luce senza nasconderne i rischi.

La riflessione procederà con lo sviluppo dell’idea baumaniana secondo cui la condizione post-moderna della società liquida può essere terreno fertile per scelte di tipo morale (Bauman, 2000, pp. 33-84). E oggi sembra che la religione si ponga a fianco della Pedagogia, affinché essa, arricchita nel reciproco scambio, sia in grado di individuare nuovi percorsi e aprire l’accesso “ai territori del cambiamento, consentendole di muoversi agevolmente” verso “gli orizzonti del non-ancora” (Frabboni & Pinto Minerva, 2001, p. 58). Ciò consentirebbe alla Pedagogia di “volgere ogni intervento formativo” verso il superamento delle incertezze che angustiano i soggetti della formazione: mancanza di linguaggi e di un’etica condivisi; difesa parossistica della libertà di pensiero e di azione; mancanza di modelli, ovvero di adulti educativamente significativi che possano essere veri maestri dei loro allievi; marcato e sempre più diffuso individualismo (Elia, 2014). Il patrimonio spirituale e culturale del mondo occidentale, con tutta la preziosità del messaggio cristiano e la ricchezza delle fonti agiografiche antiche e moderne, appare una risorsa per approfondire la riflessione su alcuni aspetti cruciali dell’attuale dibattito pedagogico. La riflessione critico-pedagogica sarà condotta seguendo il paradigma del riconoscimento che consiste, come sostiene Bellingreri, nel conoscere di nuovo “quanto si presenta secondo modalità non conosciute, dunque conoscere di nuovo quanto forse in qualche modo conoscevamo ma che avremmo potuto misconoscere in ragione di grandi mutamenti occorsi” (Bellingreri, 2014, p. 16). Si tratta di un umile lavoro di riflessione critico-ermeneutica che nel testo è appena avviato e che andrebbe approfondito in un impegno condiviso di ricomprensione e rielaborazione del senso, che diventa possibile seguendo il reciproco riconoscimento che l’azione educativa esalta (1).

Infine si prenderanno in esame alcune realtà emergenti del mondo cattolico, per vedere come esse utilizzano la Mobile Learning nei percorsi di formazione e di crescita dei soggetti. Il ricorso a nuovi modelli educativi, a nuovi contenuti e ai nuovi mezzi della M-Learning appare una interessante risposta ad alcuni problemi cruciali del dibattito pedagogico e all’istanza trasformatrice di una pedagogia che fa propria l’istanza utopica. Lo studio di caso presentato alla fine produrrà forse l’inaspettata sorpresa che la pedagogia, superando l’istanza utopica, potrebbe far propria una nuova istanza eutopica (2) che può essere utilizzata tanto nella ricerca teoretica, che nell’agire didattico.

 

1. Rivoluzione digitale, mobile learning e futuro dell’educazione

 

Nell’ultimo decennio stiamo assistendo alla repentina e diffusa introduzione di nuove tecnologie sempre più sofisticate e complesse nei processi di comunicazione. Tale fenomeno sta assumendo le caratteristiche di una vera e propria rivoluzione digitale che di giorno in giorno modifica sempre di più il volto del mondo contemporaneo. “La diffusione crescente di tecnologie di gestione dell’informazione e della comunicazione via via più performanti corre parallela al trasformarsi dei bisogni di apprendimento individuali e alla necessità di progettare e organizzare nuovi assetti pedagogici e didattici per la formazione” (Gallelli & Annacontini, 2011, p. 13). L’innovazione prodotta dall’avvento di Internet con le sue ricadute in campo scientifico, sperimentale, commerciale e ludico-ricreativo, è certamente sotto gli occhi di tutti. Meno noti risultano invece gli effetti a lungo termine e la portata della digital era sull’uomo e sulla vita umana. Ci vorranno molti anni, infatti, per comprendere a pieno le modificazioni sui processi cognitivi dell’uomo (Veen, 2006), e i cambiamenti che avvengono e che sempre più avverranno nelle relazioni tra uomo e uomo (Burgess & Green, 2009). Da qualche anno studiosi di comunicazione hanno rilevato che la tendenza alla multimedialità ha prodotto un fenomeno di convergenza mediatica, un fenomeno cioè di totale convergenza dei canali di comunicazione, per cui si può fruire di testi, immagini e suoni in modo perfettamente integrato, grazie semplicemente a un buon computer e a un collegamento ad Internet (Briggs & Burke, 2002). La digitalizzazione ha permesso di ridurre ogni tipo di messaggio a una sequenza numerica che si può comprimere in supporti minimi, capaci cioè di contenere indifferentemente ciò che si vede, ciò che si legge, e ciò che si ascolta. La convergenza dei canali di comunicazione in un unico canale sta producendo nell’uomo e sempre più produrrà mutamenti strutturali cognitivi che comporteranno anche un adeguamento mentale necessario per il disinvolto uso delle tecnologie di cui si dispone (Sbardella, 2006). Ci sarà, quindi, secondo Sbardella, una sorta di funzione mentale evolutiva richiesta proprio dalla logica di funzionamento dei mezzi di cui ci si serve nella digital era. Accanto ad internet e dei social network, si vanno sempre più diffondendo i mezzi della Digital Mobility: dispositivi mobili come PDA, telefoni cellulari, riproduttori audio digitali e fotocamere di ultima generazione, che sono in grado di creare ampie reti con alte potenzialità comunicative e formative.

 

Indagini statistiche e primi bilanci

I repentini cambiamenti prodotti sull’individuo e sul suo essere sociale dalla rivoluzione digitale in atto, sembrano confermati anche da importanti studi scientifici e da indagini statistiche recenti (Istat & Censis 2012). Dal Rapporto Istat 2012 sulla comunicazione è possibile avere alcuni dati generali interessanti sui consumi mediatici che saranno poi oggetto di riflessione in questo lavoro di ricerca. A tal riguardo vengono presentati i dati dell’indagine sui comportamenti e gli aspetti della vita quotidiana delle famiglie italiane.

Nel 2012 rimane stabile rispetto all’anno precedente la quota di famiglie che dispone di un accesso ad Internet (55,5%) e di un personal computer (59,3%), mentre aumenta quelle delle famiglie che accede al web mediante la banda larga (dal 45,8% al 48,6%) (Tabella 1).

Le famiglie con almeno un minorenne sono le più tecnologiche: l’83,9% possiede un personal computer e il 79% ha l’accesso a Internet. Il 70,8% utilizza per questo una banda larga. All’estremo opposto si collocano le famiglie di soli anziani di sessantacinque anni e più che possiedono modesti livelli di dotazioni tecnologiche. Appena il 13,9% di esse possiede il personal computer e soltanto l’11,8% dispone di una connessione per navigare in Internet (Tabella 1).

 

TABELLA 1. FAMIGLIE PER BENI E SERVIZI TECNOLOGICI DISPONIBILI E TIPOLOGIA FAMILIARE

Anni 2011 e 2012: valori per cento famiglie con le stesse caratteristiche. Fonte: Rapporto Istat su “Cittadini e nuove tecnologie del 2012”

 

Degno di rilevanza risulta il fatto che la maggior parte delle famiglie che non detiene un accesso a Internet da casa sottolinea proprio l’incapacità di gestire la rete, come principale motivo del non utilizzo di tale tecnologia (43,3%). Il livello culturale medio dei componenti della famiglia appare in tutte le statistiche fatte, una variabile certamente non trascurabile. C’è poi una parte di utenti che dichiara di non reputare importante l’utilizzo di internet (si tratta del 26,5% delle famiglie intervistate). Inoltre, una parte delle famiglie pari al 15,8%, denuncia ragioni di carattere economico per il non utilizzo della rete. Elevato, infatti, sarebbe il costo dei collegamenti e degli strumenti fondamentali per navigare. Il 13% degli intervistati, invece, non naviga in rete da casa perché usufruisce della connessione da un altro luogo. Il 3,6% fornisce, poi, motivazioni per il non utilizzo della rete legate alla disabilità fisica e il 2,5% degli intervistati è molto insicuro circa il rispetto e la tutela della propria privacy e si dichiara preoccupato della rischiosità dei contenuti che circolano in rete. Alla luce del recepimento dei sopracitati timori che sembrano trovare sempre più spazio negli utenti del web, è stata avviata, nel giugno 2009, una collaborazione tra il Comitato di applicazione del Codice di autoregolamentazione media e minori e la Commissione parlamentare per l’infanzia, al fine di predisporre un nuovo Codice Media e Minori. Il nuovo Codice di autoregolamentazione Media e minori intende ispirarsi al principio secondo il quale i diritti fondamentali della libertà di espressione devono essere attentamente bilanciati con l’interesse ai minori (Caruso, 2010). Lunga appare la strada necessaria per raggiungere questo importante traguardo che, insieme alla tutela dei minori porterebbe anche al rispetto della dignità della persona umana.

L’utilizzo di dispositivi digitali è ovviamente più diffuso nelle famiglie il cui capo-famiglia svolge attività lavorative che possono essere velocizzate con l’ausilio di tecnologie multimediali (Tabella 2). I giovani e in modo particolare gli studenti sono coloro che in tutte le parti geografiche d’Italia utilizzano internet più diffusamente.

 

TABELLA 2. FAMIGLIE PER BENI E SERVIZI TECNOLOGICI DISPONIBILI E CONDIZIONE OCCUPAZIONALE DEI CAPIFAMIGLIA.

Anni 2011 e 2012, valori per cento famiglie con capifamiglia nella stessa condizione occupazionale. Fonte: Rapporto Istat su “Cittadini e nuove tecnologie” del 2012

 

Anche le forme di utilizzo della radio via web tramite il PC (+2,3%) e per mezzo dei telefoni cellulari (+1,4%), si vanno sempre più diffondendo. Mezzi digitali di prima generazione come il lettore portatile di file mp3 (-1,7%) vengono, così, sempre più spesso soppiantati dai nuovi strumenti digitali. I telefoni cellulari (utilizzati ormai dall'81,8% degli italiani) aumentano ancora la loro utenza complessiva (+2,3%), anche grazie all’introduzione degli smartphone (+10% in un solo anno), che utilizzano in maniera sempre più interattiva le nuove tecnologie. Anche i tablet vengono sempre più spesso utilizzati sia dalla popolazione media (7,8%), che dalle nuove generazioni (circa il 13% dei cittadini intervistati).

Secondo il decimo Rapporto Censis, Internet è il mezzo che, in Italia, ha raggiunto il massimo tasso di incremento di utenza tra il 2011 e il 2012 (+9%). Il dato raggiunge i massimi livelli nel caso di utenti giovani (90,8%), di persone istruite, (84,1% tra diplomati e laureati) e di residenti delle grandi città (74,4%).

Un altro dato importante è anche il calo del 2,3% dei lettori di quotidiani in forma cartacea. Significativo appare il fatto che solo nel 2007, il 67% degli italiani utilizzava per la lettura quotidiani cartacei, mentre nel 2012 questi utenti sono diventati appena il 45,5%. Sempre più italiani, quindi, scelgono Internet per attingere quotidianamente notizie. Le testate on-line (che ormai assorbono il 20,3% delle utenze), contano nel 2012, il 2,1% di contatti in più rispetto all’anno precedente.

Appaiono sotto gli occhi di tutti gli effetti innovativi e per certi versi rivoluzionari dell’impiego delle nuove tecnologie e in modo particolare di Internet in tutti i settori dove l’uomo vive e opera. Le tecnologie mediatiche accompagnano la nostra società in questo processo che sempre più offrirà all’uomo possibilità inesplorate e strumenti inediti. Accanto agli effetti positivi, però, non si possono celare i rischi concernenti l’utilizzo delle nuove tecnologie da più parti evidenziati. Con Internet si può comunicare in pochi secondi con utenti che si trovano dall’altra parte del mondo per scambiare con essi saperi, conoscenze o prodotti, ma nella libera e personale navigazione, si può anche naufragare battendo contro scogli inaspettati e imprevedibili. Gli utenti di giovane età sono i più esposti a tale possibile naufragio. Certi siti o aree virtuali, infatti, non possono non destare perplessità e preoccupazione a causa della loro insidiosità celata dalle accattivanti immagini della propaganda.

 

Garanzie nelle comunicazioni e limiti

Nell’odierna Società dell’informazione sussiste una innegabile responsabilità educativa nei confronti del corretto rapporto che i giovani dovrebbero avere con i media e con le nuove tecnologie dell’informazione, “ che nasce dall’oggettiva circostanza che le nuove generazioni crescono con TV e internet accesi” (Caruso, 2010, p.15). Un approccio organico alla materia dei rapporti con le nuove tecnologie che sono in continua evoluzione, implica che non solo i bambini, ma anche i genitori, gli insegnanti e i formatori imparino ad utilizzare al meglio i servizi audiovisivi nelle forme più evolute, come indicato dall’Unione Europea nella Raccomandazione del Parlamento Europeo e del Consiglio del 20 Dicembre 2006, relativa alla tutela dei minori e della dignità umana e al diritto di rettifica relativamente alla competitività dell’industria europea dei servizi audiovisivi e di informazione in linea.

La tematica della tutela dei diritti della persona nelle comunicazioni è ampia e complessa e richiede, perché si attui, il ripensamento e il recupero di alcuni valori fondanti inalienabili della persona umana che forse nella crisi sociale in atto, sono stati adombrati o perduti. Fra questi il valore inalienabile della bidimensionalità della natura umana vista come unione di spirito e corpo (3), andrebbe ripresa in considerazione e valorizzata. In Italia, però, mancano norme primarie (4) per una vera politica di garanzia dei minori in un contesto di convergenza tecnologica. L’Autorità per le Garanzie nelle Comunicazioni ha potestà regolatoria, e quindi d’intervento in termini di norme secondarie; ma senza un sistema legislativo coordinato a livello internazionale non si può fare molto. La legge istitutiva n.249 del 1997 in Italia, attribuisce all’Autorità convergente, funzioni di vigilanza e regolamentazione con poteri sanzionatori in tale ambito. L’esercizio di tali funzioni richiede all’Organo di garanzia, particolare saggezza ed equilibrio nel misurare interventi che tengano conto dei repentini progressi tecnico-scientifici, della tutela degli utenti e della libertà di espressione. Non sempre però le norme in vigore riescono a coprire il vasto mare delle utenze e dei casi particolari; del resto si tratta per lo più di norme secondarie e non primarie (Caruso 2010). Sembra che i principali disagi (5) nascono dalla crisi morale del mondo occidentale, dalla perdita, cioè, di quei valori di natura morale che, condivisi a livello internazionale porterebbero alla realizzazione di una normativa primaria condivisa, fondata su valori chiaramente individuati e universalmente accettabili. L’Unione Europea riconosce nella protezione da contenuti nocivi, un interesse pubblico fondamentale, per lo sviluppo psichico e morale dei minori, nel cui rispetto deve esplicarsi il diritto alla libertà di espressione. Alcuni passi sono stati compiuti per individuare nuovi strumenti per la tutela della persona umana e in modo particolare per la tutela dei minori. Sul mercato è stato introdotto un software, Virtual Parent, frutto di un progetto di ricerca sviluppato dall’Università di Tor Vergata e dall’’ECPAT Italia (End child prostitution, pornography and traffcking). Tale programma consente ai genitori di verificare con chi il minore si è messo in contatto sia sulle chat che nei social network, senza impedire al minore la libera navigazione in rete, al pari dei comuni filtri.

Nonostante il lavoro assiduo e interminabile delle Autorità che si fanno garanti dei diritti umani nell’ambito delle comunicazioni, i provvedimenti che sono stati presi finora per fronteggiare i problemi sorti con l’introduzione e la diffusione delle nuove tecnologie appaiono insufficienti.

 

Rapporto tecnologie-formazione

Anche la scuola è soggetta a mutamenti. In tutta Europa le classi vengono abolite, nascono open-space e laboratori per i lavori di piccoli gruppi; la didattica trova nuove declinazioni nelle classi virtuali. Lo spazio fisico dell'apprendere e la tipologia di oggetti culturali che costituiscono il mix formativo si ridefiniscono sulle nuove opportunità offerte dalla tecnologia: Internet, iPod, lavagne digitali ed e-learning si affiancano alle lezioni frontali e ai libri, trasformando le modalità "gutenberghiane" (6) dell'apprendimento. Si tratta di un cambiamento profondo che coinvolge tutti gli aspetti del sistema scuola e che supera di molto sia il problema della diffusione dei computer nelle classi, sia quello dell'addestramento degli insegnanti all'uso, ponendo questioni che richiedono una risposta urgente dalle politiche scolastiche e formative. L’arrivo dei mondi virtuali di massa (Gerosa & Pfeffer, 2006), a metà tra i social network e i videogiochi, ha dato un forte scossone alla formazione e soprattutto ai suoi operatori, che ancora una volta, presi dalla foga di provare l’ultima innovazione disponibile, hanno perso di vista forse il fattore più importante, ovvero capire a priori se e come, questa tecnologia possa davvero portare beneficio alla formazione e soprattutto se l’uso a fini formativi dei mondi a tre dimensioni, sostituisca o si integri con le tecnologie già usate nel settore. Le ultime due indagini dell’Istituto IARD sulla condizione giovanile in Italia “agli inizi del nuovo secolo”, rivelano l’inquietudine e lo smarrimento giovanili dinanzi a questi profondi cambiamenti e forniscono una mole di dati, particolarmente interessanti, per la riflessione pedagogica (Buzzi et al., 2002; Buzzi et al., 2007). Un tratto che caratterizza il profilo dei giovani è la caduta di modelli di riferimento forti e la “propensione ad assumere riferimenti identitari flessibili, unita alla certezza che non essendoci più qualità che non siano transeunte, la nostra fisionomia si frammenti piuttosto in mille anime mortali” (Bellingreri, 2014). Altri tratti che caratterizzano il profilo dei giovani contemporanei sono:

 

  1. mancanza di stabilità nelle relazioni interpersonali;
  2. difficoltà nella comunicazione (7)
  3. mancanza di linguaggi condivisi;
  4. marcata individualizzazione;
  5. narcisismo;
  6. difesa parossistica della libertà personale;
  7. soggettivazione e fraintendimento delle norme sociali;
  8. difficoltà relazionali con genitori e insegnanti;
  9. diffuso disimpegno sociale e politico;
  10. mancanza del senso di colpa;
  11. tramonto del Super-Io;
  12. cultura estetica (8) diffusa;
  13. cultura edonistica diffusa (9);
  14. attenzione a vivere il momento presente:
  15. grande fiducia nelle possibilità personali;
  16. mancata speranza verso il futuro.

 

I tratti caratterizzanti dei giovani appaiono gli stessi di quella che Bauman ha definito “società liquida”(10). La metafora evocata dal filosofo e sociologo polacco viene utilizzata per descrivere la labilità delle relazioni umane. Liquido è opposto a solido e dà l’idea dell’instabilità. La metafora della liquefazione esprime plasticamente la realtà di liquefazione in cui viviamo, con la difficoltà di intessere rapporti anche solo minimamente stabili (11). Le relazioni interpersonali appaiono, pertanto, sempre più spesso fugaci e “altamente contingenti” (Bellingreri, 2014, p. 14).

 

Ricadute pedagogiche

La riflessione pedagogica, su queste tematiche richiama il vero telos dell’azione educativa e spinge a ripensare in modo critico a quanto ancora si debba fare in campo formativo. Innegabile, a mio parere, è stato il contributo che la Pedagogia ha dato nel corso del Novecento e che ancora dà allo sviluppo dell’umana società, attraverso un sapere pedagogico e strategie didattiche sempre più sensibili e rispettosi dell’alterità, protesi alla valorizzazione delle differenze (Gallelli, 2012); ma è necessario stabilire una nuova coalizzazione di saperi e di energie, da impiegare nella ricomposizione del complesso mosaico della formazione umana. Si tratta, a mio parere, di ricomporre un dialogo fra saperi e prospettive pedagogiche che per troppo tempo è rimasto interrotto e che potrebbe essere molto fecondo nella soluzione di problematiche complesse, che richiedono approcci mutidisciplinari e multiprospettici. La Pedagogia, da sempre impegnata nel processo di auto-costruzione del soggetto, visto nella pluralità delle sue dimensioni: cognitiva, emotivo-affettiva, socio-relazionale, ed etico-valoriale,. .se da un lato intensifica l’impegno per favorire l’incontro ed evitare il conflitto distruttivo tra popoli, le culture e i valori, dall’altro potrebbe recuperare il prezioso patrimonio culturale della paideia classica e approfondire la conoscenza della ricchezza sapienziale che il sapere religioso offre in materia educativa, per tradurlo in nuove strategie didattiche. La religione cristiana, patrimonio millenario della nostra società occidentale, appare un deposito inesauribile, e per lo più inesplorato in età post-moderna, di conoscenze sulla natura umana, sull’educabilità dell’essere umano e sulla morale, che sono ancora poco utilizzate, a mio avviso, dal sapere pedagogico. Infatti, se in merito al ruolo che la formazione e la scuola hanno rispetto alla costruzione di pensieri e di personalità capaci di relativizzare i propri punti di vista (Pinto Minerva, 2007), si sta già facendo tanto grazie al contributo di pedagogisti illuminati, in vista della costruzione di una società un po’ più solida e meno liquida, per usare la fortunata metafora baumiana, molto ancora si potrebbe fare in campo pedagogico e didattico, se si considerassero con maggiore interesse e attenzione, da un lato i contenuti educativi del sapere religioso e, dall’altro, alcune realtà positive emergenti e periferiche, legate al mondo cristiano, ancora poco conosciute e indagate dal sapere didattico, su cui vale la pena soffermarsi a riflettere.

 

2. Fede e formazione dell’umano

Sembra che esista un nesso inscindibile tra fede e formazione dell’umano, uno speciale legame antico e profondo che nei tempi più recenti è stato misconosciuto e che andrebbe forse riscoperto (Bellingreri, 2014, pp. 16-17) dalla civiltà occidentale. “Ogni Scrittura”, si legge nella seconda lettera a Timoteo (12), “è ispirata da Dio. È utile a insegnare, riprendere, a correggere, a educare alla giustizia, perché l’uomo di Dio sia completo e ben preparato per ogni opera buona”. D’altro canto anche il filosofo esistenzialista Albert Camus poneva nel 1936 in una sua celebre opera giovanile un dilemma inquietante che siamo ben lungi dall’aver sciolto:

“Si può, lungi dall’universo religioso e dai suoi valori assoluti, trovare una regola di condotta?” (13)

La regola di condotta cui faceva riferimento Camus era evidentemente una regola stabile e non transeunta come quelle verso le quali spesso l’agire didattico è costretto a declinare. La scelta della fede è certamene una questione che riguarda la coscienza del soggetto e il suo libero arbitrio e tuttavia essa sembra avere degli effetti sociali positivi, visto che contribuisce a sviluppare le qualità umane degli individui. Diversi studi scientifici anche recenti (14) dimostrano gli effetti umanamente positivi che essa ha nel processo di autocostruzione del soggetto e nello sviluppo delle disposizioni morali (Montessori, 1972) di cui è corredato ontologicamente il bambino (l’uomo del futuro), come ci ha più volte ricordato Maria Montessori. Le spinte antropocentriche dell’età moderna, però, pur ridando forza alla soggettività, hanno prodotto un diffuso disorientamento intorno all’agire morale e hanno privato l’uomo di un orizzonte di senso e di valori di una qualche fondatezza. “E poiché i valori sono correlati alla dimensione affettiva”, la “depressione del sentimento” in atto oggi sta rendendo sempre più problematiche persino le evidenze etiche fondamentali, a tal punto da non far distinguere più chiaramente ai giovani ciò che è bene e ciò che è male, ciò che è buono e ciò che è cattivo. Per i giovani di questi anni i fini della vita sembrano non riguardare più né il potere, né l’impegno sociale o religioso, né il progetto di una qualche forma di umanità da realizzare, bensì la ricerca del massimo di libertà spaziale e materiale da perseguire al di fuori di qualsiasi senso di responsabilità” (Perla, 2007). Ecco perché, pur senza ignorare le grandi chances che oggi vengono offerte all’educazione dall’era della tecnica, si comprende l’importanza di individuare nuovi modelli di formazione, attinti anche dalla fede religiosa. Tali modelli possono consentire ai giovani “di esperire le dimensioni dell’affettività positiva” nella quale “si radica ogni forma di altruismo, di responsabilità, di dedizione per l’altro, insomma, di valore” (Perla, 2007).

 

La Chiesa post-conciliare

Sin dai tempi antichi, il sapere religioso, comunicato attraverso le pratiche del culto, le tradizioni popolari e familiari e, nei tempi più recenti, anche attraverso l’opera di alcuni insegnanti nelle scuole, ha contribuito allo sviluppo delle virtù morali degli individui, garantendo anche il passaggio di generazione in generazione, di uno dei più grandi patrimoni della cultura occidentale: la fede cristiana. Con l’avvento della civiltà moderna, tuttavia, le spinte individualiste di nuove correnti di pensiero e, in modo particolare della filosofia nietzschiana (Reale & Antiseri, 2015), che andava sempre più diffondendosi nel mondo occidentale, soprattutto nel secondo dopoguerra, durante la ricostruzione e il successivo boom economico, hanno gettato nell’ombra e bollato come desueto e inutile il sapere religioso. Il sentimento di onnipotenza dell’uomo nietzschiano, alimentato da un repentino sviluppo economico e tecnologico, ha fatto reputare come inutili e ingombranti fede e religione. Tuttavia la storia stessa, nelle sue molteplici vicissitudini, ha decretato e continua a decretare il definitivo scacco dell’utopia nietzschiana di una “nuova aurora” che sarebbe sorta nel mondo occidentale dalla liberazione dell’uomo dai vincoli di qualsiasi morale e, in modo particolare, dalle ceneri di “un Dio morto”, assieme alla sua etica universalistica, improntata sull’amore fraterno. La crisi esistenziale dell’uomo contemporaneo, sommerso dai flutti del dubbio e della confusione, prodotti dalla negazione persino di quelle evidenze etiche che garantiscono la vita sociale dell’uomo nell’era planetaria (Morin, 2015), ha riacceso e amplificato nella coscienza umana interrogativi cogenti e ormai indifferibili a cui siamo chiamati a rispondere per non tradire il desiderio di conoscenza delle giovani generazioni (15). Se l’educazione dell’umanità passa, come ha insegnato Dewey, attraverso il processo di sviluppo e maturazione di ogni individuo, tale processo non potrà essere pienamente realizzato nella mortificazione di quelle disposizioni morali (Montessori, 1972) che, insieme alle energie vitali, costituiscono il corredo cromosomico di ogni individuo. E, per sviluppare tali attitudini, ontologicamente strutturate nella natura umana, sarà necessario, per la pedagogia, costruire o rinsaldare nuove alleanze educative, attingendo proprio dall’antico sapere religioso (16) e, in modo particolare, dalle fonti primarie e scritturali (17), quelle conoscenze, sull’educabilità e sulla sapienza umana, che forse in passato si conoscevano e che sono per lo più misconosciute e inesplorate nella post-modernità (Bellingreri, 2014). In realtà, proprio a tal proposito, il mondo cattolico ha fatto passi importantissimi, con il Concilio Vaticano II, per creare nuove forme di sinergie educative e comunicative, non solo nel mondo dei credenti, ma anche con il mondo laico. L’obiettivo era quello di favorire lo sviluppo e il rispetto della dignità umana, condividendo con altri saperi, la sua lunga tradizione di depositaria di conoscenze riferite alle saggezza morale. Nel tempo della defuturizzazione e della immersione nel momentaneo (Bauman, 2008), nel tempo cioè in cui per sfuggire all’angoscia esistenziale prodotta dalla mancanza di valori grandi e perenni (Giancane, 2013) e di prospettive per il futuro, si vive in un presente frammentario, fatto di “occasioni” da consumare velocemente e avidamente, secondo una logica che non motiva a costruire futuro ma a godere dell’effimera possibilità del presente, il sapere religioso si pone come imprescindibile punto di riferimento e nuovo paradigma cui guardare, per cogliere contenuti e metodologie innovative che possano assumere valore formativo ed euristico in campo pedagogico e didattico.

 

Francesco di Sales, padre della spiritualità moderna

Interessante mi pare, a questo riguardo, il richiamo a Francesco di Sales considerato da più parti il padre della spiritualità cristiana moderna, perché egli ha spiegato con grande chiarezza il rapporto che lega la fede religiosa allo sviluppo delle virtù umane, imprescindibili nella formazione integrale dell’individuo. Il suo contributo non si limita soltanto alla teorizzazione del rapporto che deve legare fede e formazione dell’uomo, ma si consolida nell’esperienza singolare di una vita, la sua, vissuta nell’esercizio eroico delle virtù cristiane. Fu un vescovo santo, innamorato della bellezza e della bontà di Dio. Al suo nome si sono ispirate parecchie congregazioni, tra le quali la più celebre è indubbiamente la Famiglia Salesiana fondata da San Giovanni Bosco, la cui attenzione si rivolge alla crescita e all'educazione delle giovani generazioni, con un'attenzione particolare alla cura dei figli delle classi meno abbienti. Francesco di Sales ha affermato e testimoniato con la sua vita santa, la piena sintonia tra fede, morale cristiana e formazione umana, evidenziandone la complementarietà.

Nell’ “Introduzione alla vita devota” egli afferma che la vera devozione non si contrappone allo sviluppo della vita umana e sociale dell’uomo, ma al contrario ne garantisce la piena realizzazione. Presupposto fondamentale dell’affermazione di tale complementarietà, è la consapevolezza della dimensione della limitatezza e della creaturalità dell’uomo. Se l’uomo è creatura di Dio, egli è stato creato per vivere in pienezza sia la sua dimensione verticale (il rapporto con Dio), che la sua dimensione orizzontale, (il rapporto con gli altri uomini), e l’una non può escludere l’altra, ma ne costituisce il reale completamento. La devozione, afferma Francesco di Sales, non distrugge nulla quando è sincera, ma anzi perfeziona tutto e, quando contrasta con gli impegni di qualcuno, è certamente falsa. Come l’'ape trae il miele dai fiori senza sciuparli, lasciandoli intatti e freschi come li ha trovati, così fa la vera devozione; anzi fa ancora meglio, perché non solo non reca pregiudizio ad alcun tipo di professione, vocazione o di occupazione, ma, al contrario, vi aggiunge bellezza e prestigio. Tutte le pietre preziose, gettate nel miele, diventano più splendenti, ognuna secondo il proprio colore, così come ogni persona si perfeziona nella sua vocazione e professione, se la unisce alla devozione. “La cura della famiglia è resa più leggera, l'amore fra marito e moglie più sincero, il servizio del principe più fedele, e tutte le altre occupazioni sono rese più soavi e amabili, perché in esse, misteriosamente entra Iddio per mezzo della libertà umana” (Balboni, 1984).

 

3. Eutopia e società più solida

 

Zygmunt Bauman sociologo e filosofo polacco di origini ebraiche, ha cercato di interpretare la post-modernità usando le metafore di modernità liquidasolida (Bauman, 2000) e in particolare ha paragonato il concetto di modernità e postmodernità rispettivamente allo stato solido e liquido della società. In alcuni testi (Bauman, 1992; Bauman 1993; Bauman, 1998) in modo particolare, egli sostiene che l'incertezza che attanaglia la società moderna deriva dalla trasformazione dei suoi protagonisti da produttori a consumatori. L'esclusione sociale da lui elaborata non si basa più sull'estraneità al sistema produttivo, o sul non poter comprare l'essenziale, ma sul non poter comprare per sentirsi parte della modernità (18). L’analisi di alcune dinamiche della società post-moderna si trasforma in una critica serrata alla mercificazione delle esistenze e all'omologazione planetaria. In tale scenario Bauman afferma che la morale, seppure nel suo essere paradossale (19), appare un elemento cruciale per sfuggire ad un futuro liquido o polverizzato (Bauman, 2014).

Fin dall'antichità e, in modo particolare nell’epoca classica, uomini di cultura: filosofi, teologi e artisti hanno tentato di descrivere e classificare le virtù che definiscono una civiltà solida. Tra queste, verità, bellezza e bontà sono le più importanti ed esse sembrano inscritte nel cuore umano. Ad esse è pure legato il desiderio di felicità di ogni uomo.

Howard Gardner, psicologo statunitense di origine ebraica, si è proposto di indagare e di chiarire il significato più profondo di queste virtù nel suo recente saggio “Verità, bellezza e bontà” (2011), ponendole in relazione con le problematiche che scaturiscono dalla complessità del mondo odierno. In un'epoca in cui il progresso tecnologico e un diffuso atteggiamento scettico nei confronti della natura umana hanno profondamente scosso la visione globale della vita, l’emergenza educativa appare improcrastinabile. Anche il bisogno di individuare nuovi paradigmi interpretativi che, da un lato, consentano di leggere la realtà esistente e dall’altro siano indicatori di una via alta per superare i limiti che l’uomo stesso ha imposto alla realtà, appare ormai irrinunciabile. Gardner, analizzando i repentini mutamenti della nostra società, mostra come verità, bellezza e bontà siano i concetti-cardine della formazione dell’umano. Essi, sebbene oggi siano soggetti a mutamenti interpretativi molto più repentini di quanto non sia avvenuto mai finora, sono e rimarranno sempre, le pietre angolari della società umana, perché “[…] se rinunciamo a una vita contrassegnata da verità, bellezza e bontà […] ci rassegniamo […] a un mondo in cui nulla ha valore” (Gardner, 2011, p. 11) e in cui bene e male diventano equivalenti. Il contributo innovativo di Gardner consiste, a mio parere, nell’aver evidenziato il bisogno impellente della cultura contemporanea di confrontarsi con ciò che resta dei valori fondanti della società umana; e questa è, secondo Gardner, una delle principali sfide pedagogiche della post-modernità. L’urgenza di ripensare a questi e ad altri concetti cardine della formazione umana storicizzandoli, calandoli, cioè, nel problematico contesto della società odierna, attraverso un approccio il più possibile ermeneutico, interculturale e interdisciplinare, risulta indifferibile nella formulazione della proposta di fondazione teorico-pratica di una “pedagogia della morale” che tenga conto sia dei risultati delle più attuali ricerche multidisciplinari (20). condotte sul complesso rapporto: etica-formazione, sia della tradizione (21) filosofica, pedagogica e religiosa sulla paideia (22). Anche in Europa la riflessione culturale attuale è aperta intorno a queste importanti tematiche. Ad esempio Patrizio Paoletti, studioso ed esperto internazionale di comunicazione relazionale, nel suo ultimo libro (Paoletti, 2013), ha affrontato il tema del valore delle idee e della loro funzione, alla luce dei cambiamenti del nostro tempo. Partendo dal presupposto che l'educazione sia un processo che dura tutta la vita, e valorizzando il contributo proveniente dall’intreccio di più discipline, quali la pedagogia, la psicologia, la sociologia e, in tempi più recenti, le neuroscienze, è giunto all’individuazione di alcuni valori: perdono, gratitudine e compassione, con i quali sarebbe possibile innalzare la qualità della vita dell’uomo contemporaneo, attraverso lo sviluppo di una visione umana più globale e relazionale. Queste riflessioni che meriterebbero ulteriori approfondimenti, inducono a ritenere che per educarsi ad educare la pedagogia del terzo millennio abbia la necessità di riorganizzare il suo sapere e di coltivare una conoscenza che sia supporto ad un agire giusto, rispettoso ed etico. Il fallimento dei paradigmi convenzionali della società di massa fa emergere la necessità di ripensare ai valori del terzo millennio, da un punto di vista rinnovato. I valori morali ripensati come verticalità del pensiero, dell’emozione, e dell’azione, per la forza che essi contengono ed esprimono, influendo positivamente sulla capacità di apprendimento dell’uomo, potrebbero promuovere la creazione di un’autocoscienza capace di compiere scelte un po’ più sagge sia per la vita privata, che per quella relazionale (Paoletti, 2013).

L’apporto sinergico di ricerche e pratiche educative proposte da agenzie formative formali e informali, rispondendo all’esigenza trasformatrice di una pedagogia che fa propria l’istanza utopica, potrebbe indurre a ritenere, a forza di evidenze empiriche non più marginali, che nella nostra società liquida è forse ancora possibile orientarsi verso valori più solidi, perché se questi sono stati progressivamente assunti con esiti positivi da parte di alcune realtà emergenti del mondo cattolico, si può ragionevolmente ritenere che valga almeno la pena riflettere e discutere su tali inedite realtà. Chissà che la pedagogia, passo dopo passo, arricchita sempre di più nel libero e fecondo dialogo multidisciplinare e interculturale, non possa mutare almeno in parte la sua utopia in eutopia (23), contribuendo, in modo più autentico, alla crescita eudaimonica (24) degli individui.

 

Paideia delle virtù e studio-pilota sull’altruismo

L’educazione alle virtù sembra essere uno dei primi passi verso la costruzione di una società meno liquida (Samek Lodovici, 2011) e forse la pedagogia, riscoprendo e valorizzando le proprie origini, dovrebbe dedicarsi ad essa in modo più costruttivo e sistematico (Samek Lodovici, 2011, p. 372-389). Numerose ricerche evidenziano il legame tra comportamento altruistico e benessere. La maggior parte di esse, tuttavia, considera l’altruismo esclusivamente in termini di comportamento pro-sociale (Elena & Scabi, 2003; De Ben,1998; Caprara et al., 2005). Poco ancora si conosce sul concetto di altruismo e sugli aspetti culturali ad esso collegati. Nel 2011 un gruppo di studiosi (Nathan et al., 2011) ha approfondito tali tematiche attraverso l’analisi delle dimensioni psicologiche, sociali e culturali dell’altruismo, scoprendo sia che fattori culturali come la religiosità, influiscono positivamente sullo sviluppo di tale virtù; sia che questa virtù sembra apportare benefici spirituali in chi la coltiva, insieme al miglioramento delle relazioni sociali e ad una maggiore serenità. Stando a questi studi, allora, la religione non sarebbe nemica (25) dell’uomo se lo rende più umano, più felice e disponibile nei confronti dei suoi simili. Eppure, secondo l’odierna diffusissima convinzione, tra moralità e religione, da un lato e felicità, dall’altro, ci sarebbe un’opposizione insanabile, una sorta di scissione irriducibile, che rende più assennato vivere senza morale, ma “felicemente” (26). L’uomo virtuoso viene considerato remissivo, troppo tranquillo, spento, ‘smorto’. È immaginato come un soggetto che vive in modo rigidamente ascetico. In questa interpretazione, la virtù è intesa spesso come un freno alle passioni e la vita da lei tessuta è concepita come una prassi di rinunce. “Eppure, da Socrate fino a Tommaso d’Aquino (salvo poche eccezioni) l’uomo moralmente buono, che cioè esercita le virtù, era considerato l’uomo che giunge alla felicità più profonda possibile” (Samek Lodovici, 2011, p. 378). Per questo motivo nell’antichità lo studio sistematico delle virtù (27) occupava un posto privilegiato all’interno della paideia classica e veniva associato alla ricerca della felicità. Paideia, virtù e felicità erano considerate un trinomio inscindibile su cui indagare e discutere diffusamente. Socrate e Platone ritenevano che l’uomo giusto fosse più felice dell’ingiusto (Platone, 1999). I presocratici (Anassagora ed Eraclito) ritenevano che la felicità non risiedesse “nei piaceri corporali” (Alberto Magno, 1867), ma in una vita parca. La filosofia riteneva che la vita buona risiedesse nella virtù (“arete”) che qualifica l'uomo rispetto a tutti gli altri esseri.

Nella cultura odierna, tuttavia, il discorso sulle virtù è frequentemente ritenuto problematico e trattato spesso con diffidente pregiudizio. E, se l’educazione alla virtù non si confronta con questa comprensione diffusa della stessa virtù, “molto difficilmente potrà sortire dei risultati significativi”. (Samek Lodovici, 2011, p. 373). Il problema principale della pedagogia, allora, sarà approfondire questi temi e capire l’effettivo rapporto che c’é tra virtù e felicità.

 

Cristianesimo e m-learning: what’s next?

Fra i punti di forza della società post-moderna, si colloca la disponibilità di strumenti di altissima e raffinata tecnologia digitale che possono favorire i processi di insegnamento-apprendimento. Fra questi, degni di attenzione sono gli strumenti della Digital-Mobility: dispositivi mobili come PDA, telefoni cellulari, riproduttori audio digitali e fotocamere di ultima generazione, che sono in grado di creare ampie reti con alte potenzialità comunicative e formative. “La proliferazione di telefoni cellulari e di altri dispositivi portatili ha trasformato il mobile learning da un’attività inscritta in ambiti di ricerca pilota a un’attività quotidiana, dove i dispositivi mobili sono diventati strumenti personali che supportano gli individui ad apprendere ovunque essi si trovino, attraverso processi di educazione formale o supporto informale e conversazione” (Kukulska Hulme et al., 2007). La mobilità, secondo gli esperti di M-Learning, “ha origine dalle interazioni delle persone, e i dispositivi mobili rendono possibile pattern di interazioni sociali che sono dinamicamente riformati e rinegoziati attraverso attività quotidiane liberate in maniera significativa da limiti spaziali, temporali e contestuali” (p. 17). I dispositivi mobili, secondo questi autori, modificano la natura della conoscenza e del discorso, e di conseguenza la natura dell’apprendimento e il modo di accedere alle risorse per l’apprendimento. Un turista che visita una città durante una vacanza, ad esempio, può avere appreso molte cose sulla città attraverso diversi canali: da un sito internet di viaggi sul personal computer di casa, una telefonata con un amico che ha già visitato quella città, una rivista di viaggi letta in volo, un video promozionale, una mappa di Google su un telefono cellulare, una guida multimediale interattiva nell’ufficio turistico, opuscoli stampati, audio guide portatili disponibili nei luoghi turistici, e interazioni con la gente del posto. È l’esperienza combinata che costituisce il mobile learning. (Kukulska Hulme et al., 2008).

Esistono, nell’ambito della Chiesa Cattolica realtà emergenti, che cogliendo le molteplici potenzialità comunicative e formative degli strumenti della Digital Mobility, hanno avviato percorsi di auto-costruzione dei soggetti con contenuti nuovi, di alto valore spirituale, umano e sociale .Emerge come dato sempre più rilevante il ricorso agli strumenti multimediali da parte di giovani comunità cristiane, impegnate in ambiti educativi. Esse, attraverso percorsi di formazione umana e spirituale rivolti a bambini, giovani e ad adulti, contribuiscono in maniera lodevole alla formazione integrale e permanente dell’uomo e della donna, organizzando conferenze, incontri, manifestazioni di carattere culturale, convivenze periodiche, gruppi di studio, video, tweet, e sbobinatura di materiale didattico e più ampiamente spirituale (28).

Per esse gli strumenti della connessione multimediale (Boccia Artieri, 2012) costituiscono una risorsa di straordinaria portata e favoriscono sempre più diffusamente uno scambio comunicativo e relazionale fiducioso e familiare, in cui ci si sente molto lontani dal clima dell’ individualismo totale (Lipovetsky, 1985) che caratterizza sempre più spesso la società post-moderna. Nelle nuove (29) forme di comunicazione non c’è traccia (30) di relazioni basate sull’auto-centrazione dei soggetti, ma l’umile e schietta apertura all’altro e la sperimentazione di una nuova e insolita forma di “pedagogia della cura”, che muove da una fede profonda e che si apre al rispetto e alla comprensione dell’altro, alla collaborazione e alla cooperazione fra tutti gli uomini di buona volontà. Tale esperienza di nuova paidia, muovendo dal basso e, incarnandosi in una esperienza esistenziale concreta, incoraggia a costruire un “saper essere” e un “saper fare” più conformi alle attitudini e aspirazioni di vita di ciascuno, in vista di forme più umane e autentiche di socialità e convivenza tra simili, nell’era planetaria. Su tali esperienze, genuinamente edificanti e promettenti, varrebbe la pena di soffermarsi ancora a riflettere, per costruire insieme, in un dialogo fecondo tra saperi differenti, nuove traiettorie di sviluppo, per un futuro degno di un’autentica progettualità pedagogica per le giovani generazioni, dentro e fuori la Chiesa.

 

Note

 

(1) Espressioni ricorrenti in Benasayag & Smith (2004).

(2) L’apparente gioco linguistico rinvia al differente significato dei termini utopia (luogo bello ed irraggiungibile) ed eutopia (buon luogo). La parola utopia deriva dal greco οὐ ("non") e τόπος ("luogo") e significa "non-luogo". Nella parola, coniata da Tommaso Moro, è presente in origine un gioco di parole con l'omofono inglese eutopia, derivato dal greco εὖ ("buono" o "bene") e τόπος ("luogo"), che significa quindi "buon luogo". Questo è dovuto all'identica pronuncia, in inglese, di "utopia" e "eutopia" e dà quindi origine ad un doppio significato. Nel testo il termine eutopia viene usato nel suo specifico significato di “luogo buono e reale” ed è figura della meta verso cui può tendere tanto la riflessione, quanto la progettualità didattica

(3) L’antropologia cristiana afferma che l’uomo è uno spirito incarnato, un essere, cioè in cui spirito e corpo formano un tutt’uno.

(4) Secondo l’ordinamento giuridico attuale, esiste una gerarchia fra le norme. Norma primaria è quella che stabilisce una sanzione e che può abrogare una norma secondaria. Norma secondaria è quella che prescrive il comportamento da tenersi per evitare la sanzione. Secondaria è anche una norma autorizzante, una norma cioè, che conferisce un potere.

(5) La confusione tra utile e nocivo; il mancato riconoscimento dei bisogni e delle attese specifiche di ogni epoca della vita; l’offesa della sensibilità religiosa dell’uomo contemporaneo, sembrano, a mio avviso, i disagi più evidenti e ricorrenti legati allo sviluppo delle nuove tecnologie dell’informazione.

(6) Si tratta di un sistema di comunicazione-apprendimento essenzialmente dominato dalla mente tipografica e dall’ordine dell’alfabeto fonetico.

(7) Le parole sono spesso equivoche, si prestano cioè a molteplici fraintendimenti

(8) L’individuo contemporaneo, nella ricerca estetica sempre più disordinata e parossistica, appare spesso, ripiegato su se stesso, nella continua tensione verso un ideale di bellezza e di benessere individuale, ottenuto senza tener conto dei bisogni e delle aspettative altrui. La cultura estetica contemporanea. Quindi, si traduce spesso in etica individualistica.

(9) Gallelli richiama l’idea del filosofo canadese Bencivenga del divertimento obbligato che è un’istanza tipica della società post-moderna (Gallelli, 2012).

(10) Bauman, Z. (2004).

(11) A parere di questo Autore si istaurano facilmente relazioni transeunte tra coloro che hanno uno stesso modello socio-culturale; nelle chat lines, nelle comunicazioni Web è facile entrare quando si inizia una comunicazione ed è altrettanto facile uscire rapidamente dalla conversazione, senza alcun vincolo, quando lo si ritiene opportuno.

(12) 2 Timoteo 3, 16-17.

(13) Camus, A. (2002).

(14) Nathan, Negri & delle Fave (2011), gli autori evidenziano il legame che esiste tra fede religiosa e altruismo; May (2012), attraverso uno studio realizzato in America su persone cristiane, gli Autori evidenziano come le persone religiose hanno un maggior auto-controllo e una miglior capacità di accettare il sacrificio; Jeynes (2012), l’autore ha rilevato che il successo scolastico di bianchi, latinos e afroamericani risulta notevolmente condizionato dalla effettiva maturazione religiosa dei soggetti presi in esame. In pratica, gli studenti appartenenti a contesti sociali storicamente con più difficoltà in ordine alla riuscita negli studi, se conducono una vita di fede effettivamente vissuta in un contesto familiare ed ecclesiale stabile, riescono a ridurre considerevolmente il divario che li penalizza in termini di successo scolastico rispetto agli studenti bianchi; Heineck (2014), si tratta di uno studio tedesco in cui attraverso l’analisi dei comportamenti della Germania Ovest e della Germania dell’Est, si rileva che esiste una «associazione positiva tra l’affiliazione religiosa individuale e la partecipazione ad opere di volontariato, beneficenza, donazioni di sangue e ad essere socialmente o politicamente attivi».

(15) Anche Edgard Morin, nel suo ultimo saggio di una trilogia dedicata all’educazione. afferma la necessità di confrontarsi con la possibilità dell’errore della conoscenza e pone ciò come concetto-cardine per realizzare una vera educazione, che non sia solo giustapposizione di conoscenze, ma sviluppo sistemico di quelle attitudini, propriamente umane, indispensabili per una vita buona, vissuta in armonia con se stessi, con gli altri e con il cosmo.

(16) Ora non più desueto e inutile.

(17) Cfr. la Sacra Scrittura, ed. CEI.

(18) Secondo Bauman il povero, nella vita liquida, cerca di standardizzarsi agli schemi comuni, ma si sente frustrato se non riesce a sentirsi come gli altri, cioè non sentirsi accettato nel ruolo di consumatore.

(19) Il paradosso della morale per Bauman è che da un lato crea disordine, dall'altro è necessaria come atto fondante della società (senza l'impulso di aprirsi all'altro non ci sarebbero le relazioni sociali). Tuttavia l'impulso della morale essendo irrazionale e libero, è in antitesi all'ordine sociale; pertanto la morale rischia di non avere molto spazio in una società sempre più complessa che ha bisogno di regole sempre più sofisticate. Bauman non risolve questo paradosso del ruolo della morale, pur essendo essa cruciale nella sua visione.

(20) Cfr. riferimenti bibliografici nota 10.

(21) Il modello della paideia venne ripreso dai Romani, e influenzò in maniera determinante non solo il pensiero degli antichi greci, ma anche il pensiero dell'Occidente europeo. “La forza educativa proveniente dal mondo greco ha caratterizzato l'Occidente a partire dai Romani; è poi più volte rinata con continue trasformazioni col sorgere di nuove culture, dapprima con il Cristianesimo, poi con l'umanesimo e il rinascimento” (Reale G.). Nella post-modernità, tuttavia, in seguito ai mutamenti planetari prodotti dalla globalizzazione, assistiamo al declino sia dell’educazione intesa come paideia , sia delle grandi narrazioni della modernità.

(22) La parola “paidèia” dal greco “παιδεία”, nel V sec. a.C. assumeva il significato di “allevamento e cura dei fanciulli” e in maniera più estesa e completa, diventava sinonimo di “cultura e di educazione mediante l'istruzione”. Essa prevedeva l’insegnamento di quell’insieme di norme e valori che costituivano l’ethos politico, l’identità cioè, del popolo stesso.

(23) Vedi nota 2

(24) Eudaimonia (εὐδαιμονία) dal greco, “Felicità, stato di benessere” è un termine con il quale gli antichi Greci indicavano la virtù di vivere una vita “pregnante”, piena e densa di significato nella quale ciascun individuo sviluppa un equilibrio interno che gli consente di esprimere e maturare le proprie potenzialità. Da Eudaimonia deriva Eudemonismo, ogni dottrina che assume la felicità come principio e fondamento della vita morale. Dall'Eudemonismo va distinto l'Edonismo che si propone come fine dell'azione umana il “conseguimento del piacere immediato” (Abbagnano, 2012, p. 381).

(25) Per Nietzsche la morale tradizionale, proposta dalla religione è nemica dell’uomo perché è considerata una “volontà

(26) Di negazione della vita”. Cfr. Nietzsche F.W. (1972). La nascita della tragedia. Ovvero grecità e pessimismo. Milano: Adelphi, vol. III, tomo I, pp. 10-11.

(27) Alcuni autori hanno rilevato alcuni indici di infelicità nella società contemporanea (Melendo Grandos Tomás, 2000). Inoltre secondo l’Oms dal 1950 al 1995 la percentuale dei suicidi è cresciuta del 60 per cento. Nel mondo si verifica un suicidio ogni 40 secondi, un bollettino di guerra di un milione di morti l’anno. Risulta un po’ difficile allora parlare di felicità diffusa.

(28) Fra queste, la Famiglia dei Servi della Sofferenza, fondata da mons. Pierino Galeone e già presente in tre continenti (Europa, America e Africa), sembra essere un fiore all’occhiello della spiritualità cristiana contemporanea pugliese , sia per gli altissimi contenuti di carattere educativo e spirituale da essa veicolati anche al mondo laico, sia per la diffusione dei membri in tutti gli ambiti sociali; sia per la diffusa presenza a livello internazionale; sia, infine, per l’utilizzo degli strumenti multimediali più innovativi della M-Learning.

(29) Nuove per contenuti e per modalità espressive.

(30) Perché, pur essendoci limiti e fragilità nella natura di ciascuno, c’è pure il continuo sforzo a superarli.Virtù dal latino virtus; in greco ἀρετή aretè è la disposizione d'animo volta al bene.

 

Bibliografia

 

Alberto Magno (1867). De vegetalibus libri VII, Berlin: Reimer, VI, 401.

Balboni, R. (1984). Francesco di Sales. Filotea. Introduzione alla vita devota, Parte 1, Cap.3, Milano: Paoline Editoriale Libri.

Bauman, Z. (1992). Mortality, Immortality and Other Life Strategies, Stanford: University Press.

Bauman, Z. (1993). Postmodern Ethics. Oxford: Blackwell Publishing.

Bauman, Z. (1998). Globalization: The Human Consequences. Roma-Bari: Edizioni Laterza.

Bauman, Z. (2000). Liquid Modernity. Roma-Bari: Ed. Laterza.

Bauman, Z. (2008). Vite di corsa. Come salvarsi dalla tirannia dell’effimero. Bologna: Il Mulino.

Bauman, Z. (2014). Futuro Liquido. Società, uomo, politica e filosofia. Milano: AlboVersorio.

Bazzicalupo, L. (2008). Superbia. La passione dell’essere. Bologna: Il Mulino.

Bellingreri, A. (2014), La sfida dell’educativo nella società liquida. In Elia, G. (a cura di)., Le sfide sociali dell’educazione, Milano: FrancoAngeli.

Benasayag, M., Smith, G. (2004). Passioni tristi. In Misanna, E. (a cura di). L’epoca delle passioni. Milano: Feltrinelli.

Boccia, Artieri, Giovanni. (2012). Stati di connessione. Media Cultura. Milano: FrancoAngeli.

Briggs, A., & Burke, P.(2002). A social history of media: From Gutemberg to Internet. Cambridge, UK: Press.

Burgess, J. & Green, J. (2009). Youtube: Digital Media and Society Series. Malden, MA: Polity Press.

Buzzi C., Cavalli A., De Lillo A. (a cura di). (2002). Giovani del nuovo secolo. Quinto rapporto IARD sulla condizione giovanile in Italia, Bologna: Il Mulino.

Buzzi C., Cavalli A., De Lillo A. (a cura di). (2007). Giovani del nuovo secolo. Sesto rapporto IARD sulla condizione giovanile in Italia, Bologna: Il Mulino.

Caprara, G.V., Capanna, C., Steca, P. & Paciello, M. (2005). Misura e determinanti personali della prosocialità. Un approccio sociale cognitivo, Giornale italiano di psicologia, 32, pp. 287-291

Caruso, M. P.(2010). Famiglia, media e nuove tecnologie. Conferenza nazionale della famiglia. Famiglia: storia e futuro di tutti, Milano 8-10 Novembre 2010.

Censis. (2012). Rapporto annuale sulla situazione sociale del paese. Roma: Censis.

De Ben M. (1998). Prosocialità e altruismo: guida all'educazione socioaffettiva. Trento: Erickson.

Dewey, J. (2006). Esperienza e educazione. Firenze: La Nuova Italia.

Elena, M. & Scabi, E. (2003). Giovani volontari. Impegnarsi, crescere e fare crescere. Firenze: Giunti ed.

Elia, G. (a cura di) (2014). Le sfide sociali dell’educazione. Milano: FrancoAngeli.

Frabboni, F., Pinto Minerva, F. (2001). Manuale di pedagogia generale. Roma-Bari: Laterza.

Francesco di Sales. (2003). Filotea. Introduzione alla vita devota. Ancona: Editrice Shalom.

Franzoni, G. (1986). Il diavolo, mio fratello. Soveria Mannelli: Rubbettino.

Galeone, P. (2011). Statuto Associazione Servi della Sofferenza. Taranto: Servi della Sofferenza.

Gallelli, R., Annacontini G. (a cura di) (2011). e.brain Sfide formative dai “nativi digitali”. Milano: FrancoAngeli.

Gallelli, R. (2012). Educare alle differenze. Il gioco e il giocare in una didattica inclusiva. Milano: FrancoAngeli.

Gallo, A. (2011). Se non ora, adesso. Le donne, i giovani, la liberazione sessuale. Milano: Chiarelettere.

Gerosa, M., & Pfeffer, A. (2006). Mondi virtuali. Roma: Castelvecchi Editore.

Giancane, D. (2013). Formare al Sud. Educatori e pedagogisti pugliesi tra ‘800 e ‘900. Bari: Gagliano Edizioni.

Istat. (2012). Cittadini e nuove tecnologie. Roma.

Lipovetsky, G. (1995). L’era del vuoto. Saggi sull’individualismo contemporaneo. Milano: Luni.

Montessori, M. (1972). Il segreto dell’infanzia. Milano: Garzanti.

Morin, E. (2015). Insegnare a vivere. Manifesto per cambiare l’educazione. Milano: Raffaello Cortina.

Nathan, L.S., Negri, L. & delle Fave A. (2011). Altruism. Philadelphia, Pennsylvania (USA): Philadelphia Downtown Marriott. www.ippanetwork.org (URL consultato il 23-02-2015).

Nietzsche, F. (1993). La gaia scienza e idilli di Messina (Traduzione di Ferruccio Masini). Milano: Adelphi.

Paoletti, P. (2013). 21 minuti. I saperi dell’eccellenza. Le idee cambieranno l’Europa. Perugia: Edizioni 3P.

Perla, L. (2007). L’educatore, oggi, tratti per un profilo di san Giovanni Bosco. Quaderni di Ateneo 11.

Pinto Minerva, F. (2007). L’intercultura. Bari: Laterza.

Platone. (1999). Repubblica (a cura di Centrone B.). Bari-Roma: Laterza.

Reale, G., Antiseri, D. (2015). Cento anni di filosofia. Da Nietzsche ai giorni nostri. Firenze: Editrice La Scuola.

Samek Lodovici, G. (2011). Considerazioni teoretiche preliminari ad una paideia della virtù, Auxilium, Rivista di Scienze dell’Educazione, 3, 372-389.

Sbardella, L. (2006). Oralità. Da Omero ai mass media. Roma: Carocci.

Veen, W., & Vrakking, B. (2006). Homo Zappiens. Growing up in a digital age. London: Network Continuum education.