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Educare alla cittadinanza economica, percorsi per una pedagogia del benessere
di Monica Parricchi   
DOI: 10.12897/01.00096

Nella società contemporanea si sta nuovamente vivendo un momento storico in cui le parole crisi, calo dei consumi, indebitamenti, famiglie in difficoltà, … sono forse

le più dette e scritte nella cronaca e nella quotidianità.

 

Appare, quindi, urgente che la pedagogia si occupi di tematiche e situazioni, per molto tempo considerate prerogative di altre discipline, al fine di affrontare pienamente l’aspetto educativo ad esse riferito, per “educare a costruire il futuro”, in ogni situazione e in ogni età. Deve sviluppare riflessioni riguardanti lo sviluppo della competenza economica, intesa come una delle sfere di progettazione di vita finalizzata al benessere, che si costruisce anche attraverso l’apprendimento.

L’educazione economico-finanziaria è divenuta un aspetto importante della formazione dei cittadini ed è globalmente riconosciuta come un fondamentale elemento di stabilità e di sviluppo socioculturale. Inoltre permette di considerare la dimensione del futuro quale cornice temporale controllabile, seppure non sempre prevedibile, grazie ad una maggiore capacità critica acquisita fin dalla più giovane età.

L’approccio proposto di educazione alla cittadinanza economica permette di affrontare il discorso da due diverse prospettive. La prima è legata a un’analisi condotta in base alle diverse età della vita. Ad ogni fase corrispondono discorsi, approcci, problematiche inerenti il denaro, la sua gestione, le competenze richieste e maturate e le forme di educazione attuabili.

Nella seconda prospettiva, si guarda alle diverse agenzie educative ed alle strategie adottabili, per una coerente alfabetizzazione economica nel contesto più esteso, finalizzato ad educare i soggetti nella loro globalità. Le ricerche evidenziano che in famiglia, tra genitori e figli si parla di denaro, soprattutto di fronte a spese; mentre entrate mensili, risparmi, debiti e problemi economici sono oggetto di discussione solo in poche occasioni.

La scuola rappresenta invece, secondo le indicazioni OCSE, il canale più adatto ed efficace per educare finanziariamente i ragazzi, ma il possesso di nozioni da solo non è sufficiente a fare in modo che da cittadini siano in grado di prendere decisioni consapevoli.

Trasversale ad esse si pone un recente indirizzo di ricerca socio-pedagogico, che affronta la lettura dell’approccio al denaro secondo una prospettiva di genere.

 

In contemporary society we are, once again, going through a historical moment in which crisis, declining consumption, indebtedness, families in difficulty, etc., are perhaps the most spoken and written words in the news and in everyday life. It appears, therefore, urgent that pedagogy addresses issues and situations for a long time considered prerogatives of other disciplines, in order to tackle the educational aspect to them reportedly, and to "educate to the future" in every situation and age. The pedagogy should address the development of economic competence, considered as one of the spheres of life aimed at the design of well-being, which is also built through learning.

Financial education has become an important aspect of the education of citizens and is globally recognized as an essential element of stability and socio-cultural development. It also allows considering the future as a controllable time frame, though not always predictable, thanking to greater critical skills acquired from an early age.

The proposed approach to citizenship economic education allows addressing that issue from two different perspectives. The first one is based on an analysis conducted according to the different “stages of life”. Each stage corresponds to different discussions and approaches, problems concerning money and its management, required and acquired skills and feasible education. The second perspective is based on the analysis of the approaches of the various educational agencies and of the strategies to be adopted, for a coherent economic literacy in a broader context, aimed at educating people as a whole. Research shows that the family, the parents and the children talk about money, especially in the face of expenses; while monthly income, savings, debts and economic problems are discussed only on a few occasions. The school represents, as shown by the indications of the Organisation for Economic Co-operation and Development OECD, the most appropriate and effective channel to educate the youngers on financial issues, even though the possession of that knowledge is not sufficient to ensure that when they will be citizens they are able to make informed decisions.

A recent socio-pedagogical approach is transversal to both perspectives, considering the approach to the money in a gender perspective.

 

1. Pedagogia ed economia in dialogo

 

"L’educazione ai tempi della crisi” rappresenta un’espressione che è stata utilizzata in diversi periodi storico-culturali per delinearne difficoltà e peculiarità. Nella società contemporanea si sta di nuovo vivendo un momento storico in cui le parole crisi, calo dei consumi, indebitamenti, famiglie in difficoltà, disoccupazione … e molte altre, sono forse le più dette e scritte nella cronaca e nella quotidianità. La sfida che questa nuova complessità pone, in un panorama dominato dalla globalizzazione, dalla terziarizzazione del lavoro, dalle innovazioni tecnologiche, ma anche dall’insicurezza dei posti e dei ruoli, dalla paura del futuro incerto, si deve concretizzare in proposte formative diverse, più attente sia metodologicamente che quantitativamente, a corrispondere a bisogni e necessità nuovi, più articolati e complessi.

Appare, quindi, ancora più urgente che la pedagogia si occupi di tematiche e situazioni, per molto tempo considerati prerogative di altre discipline, al fine di affrontare pienamente l’aspetto educativo ad esse riferito, per “educare a costruire il futuro”, in ogni situazione e in ogni età.

Un tema su cui la pedagogia deve sviluppare approfondite riflessioni riguarda lo sviluppo della competenza economica, intesa come una delle sfere di progettazione di vita finalizzata al benessere, che si costruisce anche attraverso l’apprendimento e l’educazione alla metacognizione.

Occorre cogliere la dimensione culturale del benessere, riconoscere a esso un ruolo fondamentale nel processo intersoggettivo di costruzione della realtà. In questo modo si riuscirà ad adottarlo come lente per un’osservazione delle interdipendenze a livello sociale, culturale, politico ed economico (Parricchi, 2015).

Le agenzie educative hanno, in questo campo, un ruolo insostituibile: esse devono educare a vivere con la maggior pienezza e partecipazione possibile; l’educazione è, in primo luogo, educazione alla vita. La vita quotidiana può essere letta come il tessuto di abitudini all’interno delle quali si costruisce la propria posizione sociale nella realtà; è il piano in cui si misura la qualità della vita, il luogo della realizzazione dei desideri inerenti il benessere. Rappresenta l’insieme degli ambienti, delle pratiche, delle relazioni di senso: è la dimensione spazio temporale di ciascuno in cui i comportamenti e le scelte personali rappresentano una dimensione di costruzione delle pratiche fondanti la vita. La scuola si pone come contesto privilegiato in cui accompagnare gli alunni presso l'acquisizione delle competenze necessarie la costruzione e gestione del proprio benessere

Il macro tema nel quale inserirsi è identificabile nell’educazione alla cittadinanza, in particolare l’educazione alla cittadinanza economica che dovrebbe attenere non solo alle nozioni economico finanziarie come la comprensione del concetto di moneta, denaro e prezzi o economia reale e finanziaria, l'utilizzo consapevole del denaro, la capacità di gestire un budget correttamente, la prevenzione dell’indebitamento, ma comprendere anche tutto ciò che permetta una serena gestione della propria vita e del proprio futuro all'interno della società.

È indubbio e riconosciuto che a livello personale, una base minima di sicurezza data anche dal possesso di denaro, costituisce una componente indispensabile per la costruzione del benessere. Infatti il soddisfacimento dei bisogni primari, fra cui avere un lavoro che dia un reddito, poter disporre di denaro in serenità, permette al soggetto maggiore libertà di realizzare i propri desideri materiali, avendo accesso a più beni e più servizi. Quindi cercare di costruirsi un percorso di vita in cui la buona gestione del denaro e gli investimenti per sé e per la famiglia sono “ponderati” può determinare un incremento della soddisfazione e quindi essere funzionale al benessere.

Nella concezione comune il benessere è generalmente associato al denaro solo in termini di possesso. In altre parole, il denaro è considerato pre-condizione per far sì che si possa passare dal riferimento a una condizione di solo “essere” a una di “benessere”. Ma occorre anche pensare alla capacità di gestione del denaro come “investimento per la persona”, come un elemento da considerare per la costruzione del benessere attraverso riflessioni e formazione di competenze idonee.

L’educazione alla cittadinanza economica, infatti, consente ai cittadini di divenire agenti consapevoli nell’arco della propria vita economica e sociale e, ad un intero Paese, di essere “meno vulnerabile alle congiunture economiche sfavorevoli e di guardare al futuro con maggiore fiducia” (Farsagli, 2012) (1).

Ai fini del benessere personale, non è la condizione di essere ricchi, di avere disponibilità economiche a generare benessere esteriore ed interiore ma è l’utilizzo che se ne fa, la maniera di spenderli. Le capacità reddituali e le risorse economiche non devono essere viste come un fine, ma piuttosto come il mezzo attraverso il quale un individuo riesce ad avere e sostenere un determinato standard di vita.

L’educazione economico-finanziaria è divenuta non solo un aspetto importante della formazione dei cittadini, ma è ormai globalmente riconosciuta come un importante elemento di stabilità e di sviluppo. Inoltre permette di considerare la dimensione del futuro quale cornice temporale controllabile, seppure non sempre prevedibile, grazie ad una maggiore capacità critica acquisita fin dalla più giovane età.

Ricerche della Fondazione Rosselli (Farsagli, 2012) hanno messo in evidenza, in seguito alla recente crisi finanziaria i seguenti elementi:

 

  • la scarsa conoscenza in materia finanziaria, con le conseguenti decisioni inadeguate e scorrette, è diffusa in larghi strati della popolazione;
  • i problemi finanziari possono passare inosservati dai soggetti per lunghi periodi di tempo prima di esplodere e condizionare negativamente il corso della vita di più componenti del nucleo famigliare;
  • i costi di questi errori sono elevati non solo a livello microeconomico, psicologico e sociale ma anche a livello macroeconomico.

 

Obiettivo è “far acquisire al soggetto abilità che gli consentano di perseguire gli obiettivi di vita propria e della sua famiglia, definiti sull’intero ciclo di vita ed in funzione delle sue priorità” (Megale, 2010).

Il passaggio che si vuole attuare è quello di porre le condizioni per cui l’Educazione finanziaria sia una cultura necessaria per il benessere, per cui occuparsi e conoscere il proprio denaro sia un mattone indispensabile per il presente ed il futuro attraverso un forte messaggio educativo, fondamentale per le giovani generazioni: si lavora per guadagnare il denaro necessario al proprio benessere e per contribuire al benessere della società, in un’ottica di cittadinanza attiva e partecipativa (Parricchi, 2015).

Per quanto riguarda la terminologia, nel linguaggio comune spesso si usano le espressioni socializzazione, alfabetizzazione, educazione economica come sinonimi. Si ritiene quindi indispensabile fornire brevi definizioni:

La Socializzazione economica è l’insieme di processi sociali formalizzati e intenzionali o informali e non intenzionali, di formazione della personalità̀ e del carattere sociale, aventi rilevanza diretta nella sfera economica;

L’Alfabetizzazione economica (financial literacy) è la trasmissione di nozioni e concetti di carattere economico e finanziario, tesa a migliorare le conoscenze dei destinatari e a renderli, in tal modo, decisori competenti.

L’Educazione economica e finanziaria è l’insieme delle forme educative tese allo sviluppo di processi cognitivi, capacità, competenze che consentano di comprendere il mondo dal punto di vista economico e finanziario, padroneggiando gli aspetti razionali, emotivi e psicologici che influenzano le scelte individuali, contribuendo non solo al benessere economico individuale e familiare ma anche quello sociale. Ciò che appare determinante per la costruzione del proprio futuro, non è la sommatoria delle nozioni, ma è il modo in cui le informazioni vengono acquisite e rielaborate.

L’educazione alla cittadinanza economica è un processo più ampio, globale, volto a favorire lo sviluppo di conoscenze, capacità e competenze che permettano al cittadino di divenire, all’interno della società, un agente economico consapevole e rispettoso delle regole del vivere civile, di comprendere il mondo economico che lo circonda e di contribuire non solo al benessere individuale, ma anche a quello sociale .

 

2. Tempi e Luoghi di educazione

 

L’approccio proposto di educazione alla cittadinanza economica permette di affrontare il discorso da due diverse prospettive. La prima è legata a un’analisi condotta in base alle diverse età della vita. Ad ogni fase corrispondono discorsi, approcci, problematiche inerenti il denaro, la sua gestione, le competenze richieste e maturate e le forme di educazione attuabili.

Nella seconda prospettiva, si guarda alle diverse agenzie educative sia come luoghi di socializzazione ed educazione  economica, sia come insieme di strategie adottabili, per una coerente alfabetizzazione economica nel contesto più esteso finalizzato ad educare i soggetti nella loro globalità.

Trasversale ad esse si pone un recente indirizzo di ricerca socio-pedagogico, che affronta la lettura dell’approccio al denaro secondo una prospettiva di genere.

 

Descrittore: età

Una tematica di recente comparsa in ambito socio-psicologico riguarda l'alfabetizzazione economica dei bambini, la costruzione del significato del denaro e la creazione di competenze. I bambini hanno i primi contatti con il denaro ad un'età tendenzialmente bassa, essendo spesso presenti durante gli acquisti degli adulti, ma ciò non è sinonimo di comprensione dei suoi diversi aspetti: origine, natura e significato sociale (Bertin, 1981). Le attività quotidiane di spesa e gestione del denaro dovrebbero essere oggetto tematico con i bambini, con esempi e terminologia adatta all’età. Di conseguenza si ritiene utile presentare, già dalla scuola primaria, attività adatte, introducendo l’educazione economica, attraverso tematiche inerenti la vita domestica e scolastica.

 

In alcune ricerche (Rinaldi, 2007) emerge da parte di preadolescenti una sovrastima e sottostima del costo degli oggetti e del guadagno mensile di alcune figure professionali. Inoltre la conoscenza dei nuovi strumenti alternativi al denaro risulta diffusa ma non è corretta la conoscenza su tali funzionamenti in seguito alla scarsa qualità e superficialità delle informazioni trasmesse dai genitori che non spiegano né aiutano a capire i complessi meccanismi retrostanti. La dimensione con cui l’adolescente si rapporta al denaro è prevalentemente quella del quotidiano, dell’hic et nunc; le insicurezze e le incertezze dei giovani, così tipiche della “società̀ del rischio”sembrano dunque proiettarsi anche nella sfera economica.

Il denaro inoltre porta con sé tematiche connesse con il processo di transizione dei giovani verso l'età adulta, gioca un ruolo nel processo di crescita, nella formazione dell'identità divenendo strumento di negoziazione dell'indipendenza..

Per gli adulti, il denaro non incide solo sulle scelte cruciali della vita, permea anche rapporti quotidiani nella famiglia, disegnando spesso evidenti asimmetrie, non solo di potere, ma anche di capacità tra le generazioni, tra uomini e donne.

Nella fascia senile inoltre, sono da prevedere forme flessibili di educazione legate alle specificità e peculiarità riferite alla fascia più matura della popolazione, il cui obiettivo deve essere il rendere il “senior citizen” sempre più protagonista consapevole della società odierna. Da un lato, infatti, è portatore di esigenze specifiche, avendo tempo a disposizione e, spesso, discrete disponibilità economiche e dall’altro, vittima dei “trabocchetti” del mercato, che lo rende escluso dal mondo dei consumi che dovrebbe promuovere un adattamento di beni e servizi ai bisogni peculiari del mondo della terza età.

 

Descrittore: agenzie formative

La famiglia nucleare è l'ambiente in cui matura la divisione fra responsabilità economiche e responsabilità di cura. Nonostante sfera economica e sfera familiare rispondano a logiche difformi, molti sono i fili che legano tali sfere andando a creare intrecci spesso positivi ma anche problematici. In quanto al loro interno esistono differenze di potere sia tra uomini e donne sia tra giovani, adulti e anziani.

Se il ridotto interesse verso le relazioni familiari e le relazioni economiche, poteva essere comprensibile in un contesto sociale, in cui erano largamente diffusi contratti coniugali o di genere che prevedevano rigide suddivisione di competenze, nella situazione attuale caratterizzata da mutamenti demografici, strutturali, relazionali, questo approccio appare ben più problematico (Fracchini, 2008).

Molto di quello che il bambino impara relativamente ai valori lo apprende in famiglia e con gli adulti che se ne prendono cura. In Italia esiste ancora la concezione che i soldi siano un argomento di cui non occorre parlare ai bambini, perché non considerato alla loro portata cognitiva o perché è addirittura moralmente riprovevole farlo. Ma anche non parlarne sviluppa un atteggiamento nei confronti del denaro: un approccio di non confidenza con un tema invece importante nella vita delle persone, al pari di tanti altri.

Le ricerche evidenziano che in famiglia, tra genitori e figli si parla di denaro, soprattutto di fronte a spese; mentre entrate mensili, risparmi, debiti e problemi economici sono oggetto di discussione solo in poche occasioni.

Una recente indagine della Fondazione Rosselli evidenzia che sono ancora poche le scuole in cui l’educazione economica sembra nascere in virtù di una specifica e chiara strategia formativa di lunga durata; nella maggioranza dei casi, gli studenti sono coinvolti in iniziative occasionali, che non tengono conto delle esperienze educative fatte in precedenza. Tale situazione è naturalmente dovuta alla numerosità dei soggetti impegnati, che agiscono senza un coordinamento centrale e degli obiettivi formativi condivisi e ben distribuiti nel percorso scolastico dei giovani .

Un approccio educativo alla gestione del denaro è da considerarsi indispensabile da proporre già dalla scuola primaria, momento in cui si creano le basi culturali per la conoscenza delle dinamiche sociali, ed ancor di più nella secondaria in cui, sempre più spesso, i giovani hanno a disposizione strumenti che per il loro funzionamento “consumano” denaro, quali i telefoni cellulari con i diversi costi per navigazione ed  sms o le spese per accessori ed abbigliamento con il marchio del momento.

L’indagine Pisa (Programme for International Student Assessment [PISA]) del 2012 (OECD, 2014) ha previsto una valutazione del livello di alfabetizzazione finanziaria di 29.000 studenti di 18 Paesi ed economie dell’OCSE. I Paesi in oggetto adottano strategie diverse per preparare gli studenti ad un mondo finanziario sempre più complesso. Alcuni Paesi hanno iniziato a introdurre l’educazione finanziaria nei loro programmi scolastici; altri si concentrano principalmente sull’obiettivo di rafforzare la comprensione dei concetti in alcune discipline essenziali come la matematica e si aspettano che gli studenti sapranno applicare tali capacità di comprensione in campi diversi, incluso quello finanziario. I ragazzi italiani si sono classificati al penultimo posto nell’indagine sulle competenze economico-finanziarie. Anche i dati per Regione non sono confortanti: le due che ottengono i risultati migliori arrivano appena alla media europea.

I quindicenni italiani registrano un grado di illiteracies, o di scarsa literacy, superiore di alcuni punti percentuali rispetto ai pari età degli altri Paesi.

Questi risultati devono spingere le agenzie formative ad attuare nuove strategie in concordanza con gli enti finanziari che operano sul territorio, che già propongono percorsi gratuiti, a cui però partecipano ancora poche classi proposte da singoli insegnanti motivati.

 

Descrittore: Genere

Si evidenziano ancora persistenti differenze tra maschi e femmine in alcuni atteggiamenti, opinioni e comportamenti relativi all’economia e alla finanza, a parità̀ di età̀, titolo di studio e altre caratteristiche socio-demografiche. Queste differenze, rilevate già a partire dell’infanzia, rischiano di diventare divari se non vengono affrontate per tempo attraverso opportuni interventi di educazione economica e finanziaria ad opera delle diverse agenzie educative.

Nello stesso tempo, i mutamenti sociali degli ultimi anni, evidenziano come la posticipazione dell'età del matrimonio e un ridotto numero di figli si ripercuotano positivamente sulla presenza delle donne nel mercato del lavoro e quindi sulla disponibilità economica dei nuclei familiari. Da evidenziare il fatto che, nonostante questo, le donne tendono ad avere livelli più bassi di alfabetizzazione finanziaria rispetto agli uomini: questo è coerente con una divisione del lavoro domestico in cui gli uomini gestiscono comunque le finanze. Spesso in famiglia ci sono aspettative, atteggiamenti, comportamenti diversi nei confronti di figli maschi e femmine.

Tuttavia, sia a causa delle più numerose separazioni che al fatto che le donne tendono a sopravvivere ai loro mariti, molte si ritrovano in età matura od avanzata a dover assumere queste competenze o a delegarle ad altri familiari (Hsu, 2011).

In sintesi, sembra che alcuni fattori culturali spingano più i maschi che le femmine a orientare i propri interessi verso la sfera dell’economia e della finanza e a supportare la propria self-confidence in ambito economico, riproponendo differenze nella distribuzione del know how economico e in definitiva delle risorse economiche.

 

Note

 

(1) Citazione dell’intervento del Governatore di Bankitalia Ignazio Visco alla Giornata del Risparmio, 2012.

 

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