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La scuola non basta
di Franco Frabboni   


Il contributo si propone di analizzare la via per una formazione possibile nell’odierna società dell’economia immateriale.  La strada che l’autore tratteggia è quella di una Life Long Education orientata su “tre corsie”: la Scuola, l’Extramoenia e il Post-Scuola, nel  segno della promozione di un

nuovo “patto formativo” intitolato alla democrazia, all’inclusione, alla cultura e alla solidarietà. L’impegno che i paesi Europei dovrebbero assumersi è di siglare una Carta Europea della Formazione che sancisca il diritto delle giovani generazioni  all’ingresso e al successo in un sistema pubblico di istruzione dall’elevata qualità delle conoscenze.

This paper aims to analyze the way for a possible training in present society, characterized by the intangible economy. The way the author traces is a Life Long Education focused on  “three lanes”: School, Extramoenia and Extra-School, in the sign of the promotion of a “new training agreement” entitled to democracy, inclusion, culture and solidariety. The commitment that the European Countries should take is sign a Charter of European Education, that upholds the right of the younger generation to entry and successful in a high quality of knowledge’s public system of education.


1. Le vie della formazione

1.1. Superstrada a tre corsie

Nella società dell’economia immateriale - informatica, telematica, robotica - occorre con solerzia dare il primo giro di manovella a un convoglio della Formazione che sappia attraversare i mondi dell’emisfero Boreale (ricco: a nord dell’Equatore) e  dell’emisfero Australe (povero: a sud dell’Equatore). È una speranza gridata alla luna da dieci autorevoli chiromanti - G. Bateson, Z. Bauman, J. S. Bruner, H. Gardner, J. Habermas, S. Latouche, J. F. Lyotard, E. Morin e A. Sen -  che intravvedono nella sfera di cristallo un possibile luminoso futuro del Pianeta [1]. In particolare, fiutano l’arrivo di un “trenino” della Formazione dotato di numerose scatole nere da regalare ai passeggeri: bambini, giovani, adulti e anziani. Parliamo delle forme-del-pensiero che selezionano e preservano le conoscenze di lunga durata. Un convoglio che si vorrebbe sempre in servizio perché equipaggia - chi lo frequenta - di bussole fornite sia di intelligenze che pensano criticamente, sia di immaginari utopici che riscaldano il mondo interiore, sia di rifugi solidali che riparano dalle onde anomale del qualunquismo e dell’individualismo sollevate da una società sempre più decerebrata e vuota di futuro.
A partire dall’immagine futurologa stampata nella sfera di cristallo, gli illustri aruspici chiedono al Ventunesimo secolo di dare volo a una Formazione per tutta la vita: sia per chi abita a nord-ovest, sia per chi abita a sud-est dell’Equatore. Sono percorsi lunari, sono tre/vie strettamente interrelate e consociate che portano sui crinali della Lifelong education.
Cioè a dire, alle frontiere di un’educazione  permanente dove convivono le tante culture e le tante cittadinanze di chi abita il Pianeta.
Nel Novecento, la Formazione ha costruito il suo viaggio attorno alla sola rotonda della Scuola. Con l’avvento del terzo Millennio, il viaggio reclama altre due/rotonde alle quali dare in carico il prolungamento dell’itinerario formativo intitolato all’alfabetizzazione e alla cittadinanza di chi vive sia nei territori del benessere economico, sia nei territori dell’indigenza materiale e sociale.
Questo, l’avveniristico traguardo culturale sul quale vorremmo transitasseil Ventunesimo secolo.
Promuovere la disseminazione di soggetti/Persone dall’etica solidaristica (socialmente non/competitiva) e dal pensiero plurale (intellettualmente non/conformista). È un progetto planetario, perché il  convoglio formativo, per attraversare le nuove praterie della cultura, dovrà fruire della guida non solo dell’antica stella/polare di nome Scuola (se restasse sola, tramonterebbe!), ma anche di altre due stelle di nome Extrascuola e Postscuola. L’una e le altre hanno il dovere di porsi in cordata, mano-nella-mano, lungo l’impervia parete che porta in cima a una montagna finora inesplorata: la Formazione lungo tutte le stagioni della vita.
Rinforziamo il concetto. Negli anni di esordio del Ventunesimo secolo, ci troviamo al cospetto di una maxibussola che predice l’arrivo con l’ago/trasversale (est-ovest) di un Sistema formativo integrato tra la Scuola e l’Ambiente extramoenia, e, con l’ago/longitudinale (sud-nord: dimora storica della Scuola), di una  Formazione continua investita da un salutare uragano intergenerazionale: crocevia di incontro tra più linguaggi, tra più-pensieri, tra più-utopie.
Dunque, una superstrada a tre corsie. Percorse dagli attori dei tempi e dei luoghi di una educazione vissuta a Scuola, Oltre-il-banco (l’Ambiente-città e l’Ambiente-natura in guisa di aule formative decentrate) e nell’età postscolastica (teatro della cura della mente e del cuore in età adulta e anziana). La bussola esporrà pertanto una freccia trasversale (dalla Scuola all’Extrascuola, e viceversa) e una freccia longitudinale (dalla Scuola alla Formazione continua).
Siamo con gli occhi spalancati al cospetto di una avveniristica conquista emancipativa del secondo Millennio. Dotare la superstrada della Formazione di tre vie: alla corsia storica di nome Scuola va assegnata ampia viabilità a due/new-entry. Parliamo del debutto di un duplice  percorso aggiuntivo - da riconoscere in ogni Paese tramite risorse copiose negli anni a venire - corredato di specifiche identità sociali e culturali. A questo, va attribuito la responsabilità pedagogica di nobilitare i tre-angoli-di-cielo dove brilla la frontiera universale della Formazione. Attrezzata delle strategie di manutenzione, lungo le stagioni della vita, sia dei dispositivi cognitivi (la voglia di apprendere), sia delle pulsioni affettive (la voglia di amare). Sono le stelle polari che guideranno l’umanità verso frontiere più colte e più solidali.

1.2. Un progetto dalle ali planetarie

Si è detto. Nel Novecento,  il “trenino” della Formazione ha disegnato il suo viaggio continentale  prevedendo una sola stazione di sosta: la Scuola.
Nel nuovo Millennio, il gabbiano della conoscenza è sempre più consapevole che dovrà nidificare non solo sul ramo dell’albero scolastico, ma anche sui rami di inedite piante sempreverdi di nome Extrascuola e Postscuola.  
Questa, la tesi. Se accostiamo l’orecchio al suolo - in posizione indiana di ascolto - possiamo cogliere nitidamente i tam tam che annunciano il debutto di un Ventunesimo secolo nel nome e nel segno della Formazione.
Il suo compito sarà dare le ali - nell’emisfero boreale (ricco) come nell’emisfero australe (povero) - a un’epocale rivoluzione copernicana quanto a filosofia della vita, pluralismo culturale, linguaggi democratici e paradigmi valoriali.
Una primavera possibile, a patto che la sfida sia accompagnata dal passo lungo di un’educazione per tutta la vita. QQuesta bandiera al vento - la Lifelong education - porta scritto a lettere cubitali che tutte le età generazionali (infanzia, adolescenza, giovinezza, età adulta e senile) saranno al più presto in possesso di una solida alfabetizzazione di base (scolastica: ricca di curiosità e originalità intellettuali e fornita di un bagaglio di conoscenze di lunga durata): ineludibile, per assicurare agli abitanti del Pianeta una fruttuosa navigazione lungo le rotte della Formazione extrascolastica e postscolastica.
Parliamo dell’affascinante viaggio esistenziale che regalerà, alle età generazionali, le conoscenze e le competenze irrinunciabili sia per esercitare i propri diritti/doveri di cittadinanza, sia per testimoniare - da protagonisti - i valori universalidella dignità e del rispetto della Persona: l’eguaglianza, la giustizia, la cooperazione, la solidarietà, la pace.
Dunque, tre angoli-di-cielo dove navigheranno le stelle che danno luce alla frontiera ultima dell’educazione. Vale a dire, la Formazione di persone dall’etica solidaristica (socialmente non/competitiva) e dal pensiero plurale (intellettualmente non/conformista).
Sull’onda della scommessa Scuola più Extrascuola più Postscuola, da un paio di lustri l’Europa ha dato il primo giro di manovella, da una parte, alla nascita di Sistemi formativi “integrati” tra i curricoli prescrittivi  (espliciti) dei sistemi di istruzione e i curricoli discrezionali (impliciti) inscritti nella cultura urbana e paesaggistica, e, dall’altra parte, alla disseminazione di percorsi di Formazione continua lungo le età adulte e anziane.

2. Un patto continentale sulla Formazione

2.1. Se la città e la scuola sono inagibili

Attenzione, però. Le  due bandiere al vento dell’Extrascuola e del Postscuola rischiano - nella stagione di debutto del Duemila - di restare a lungo ammainate. Le loro corsie sembrano essere impercorribili perchè intossicate e allagate. Non transitabili, dal momento che sono inondate vuoi dai gas tossici generati da Città mercantili e consumistiche, vuoi dal passo-di-lumaca di una Scuola sempre più industria di neoanalfabetismo.
Sul banco degli imputati, dunque, la città/mercato e la Scuola/bla-bla.

Prima inagibilità

Le Città europee (tendenzialmente metropolitane) fungono da cassa di risonanza di un Pianeta extrascolastico subalterno al profitto-per-il-profitto: governato dal grimaldello della domanda/offerta. Se manca la domanda formativa (per esempio, l’interesse per il libro e per la lettura) non si accende l’offerta: non si inaugurano biblioteche. Oppure, se esistono vengono tramutate in sale/gioco: dove la domanda e il profitto sono  garantiti. Questo paesaggio extramoenia mercificato - dove la fruizione è solitaria (non crea socializzazione) e priva di appeal cognitivo (non crea alfabetizzazione) - potrebbe suggerire alla Scuola una autolesionistica scelta claustrale: chiudere i propri portoni per non fare entrare il “benzene” di una  cultura-di-mercato irrespirabile per la sua tossicità nei confronti della mente del cuore delle giovani generazioni. In altre parole. La Scuola potrebbe blindarsi e scommettere tutti i propri gettoni pedagogici su una roulette Scuolacentrica. Siamo al cospetto di una opzione difensivistica tutto-Scuola che potrebbe sillabare una pericolosa tesi: soltanto nelle classi si può cucinare un qualitativo menù culturale.
La medaglia extrascolastica raffigura pertanto un’umanità dal volto pallido, muto, senza sorriso. Ammanettata e rinchiusa nei tempi, negli spazi, nei prodotti di mercato della città/nemica. Un’umanità costretta a vivere desaparecida: senza le chiavi che danno accesso ai territori urbani. Dunque, bambini, giovani, adulti e anziani sempre più invisibili, irrintracciabili, inesistenti nei luoghi topici e conviviali dei contesti extrascolastici.

Seconda inagibilità

La Scuola europea (a partire dal postobbligo, secondo un’indagine/Ocse: l’Organizzazione per la cooperazione e lo sviluppo economico) trasmette saperi mnemonici che invecchiano rapidamente. Le conoscenze stappa-e-bevi che pone sul banco - cucinate nel forno della lezione del docente e dei power-point del computer - soffrono di un allarmante sfarinamento: tanto che l’istruzione (i saperi erogati) scivola lungo la deriva di una scarsa conservazione temporale, di una breve durata. Come dire. Eroga conoscenze enciclopediche inidonee a cucinare quei cibi cognitivi superiori (di analisi e di sintesi, di induzione e di deduzione, endogeni ed esogeni) determinanti per alimentare la macchina della mente di nuclei metacognitivi: capaci di nutrire le strutture logiche, operative e generative della conoscenza. Siamo al cospetto di saperi nozionistici (tendenzialmente pasticche-quiz vuote di pensiero e di criticità) inutilizzabili sia per capire il mondo extrascolastico, sia per la manutenzione della mente degli adulti e degli anziani.

2.2. Per una formazione condivisa

2.2.1. Una triplice cordata

Si è detto. È possibile progettare percorsi socioculturali da allestire lungo le tre vie: a patto che siano frequentate da saperi scolastici, extramoenia e postcurricolari in guisa di ponti-di-transito dagli uni agli altri. Questo, l’obiettivo culturale. Prefigurare una scalata congiunta - in cordata - della parete che porta alla vetta agognata della Formazione permanente (Lifelong learning) per i bambini, per i giovani, per gli adulti e per gli anziani.
L’auspicio è che nei Paesi autenticamente democratici (a partire da quelli del vecchio Continente), i traguardi/ultimi dell’istruzione siano posti al di sopra delle intemperie ideologiche. Lassù, in un lembo d’azzurro - estraneo alle contingenze politiche - dove navigano le stelle comete che danno luce ai “diritti” delle Persone: la libertà, la dignità, la giustizia, il lavoro, la cultura, la fede. Pertanto, l’opzione pedagogica chiede agli schieramenti partitici di impegnarsi a tenere in vita, nei teatri dell’educazione, un limbo di finalità meta-ideologiche: inamovibili, perché al riparo da qualsivoglia maggioranza parlamentare.
Negli anni di debutto del Duemila, la scommessa pedagogica sta giocando le proprie fiches sulla roulette dell’emancipazione di donne e di uomini partecipi all’uso e al controllo sociale - in direzione di Ragione e non di “alienazione” - dei suoi formidabili dispositivi tecnologico e scientifici. Traguardo possibile. A patto di trasferire alle età della vita la padronanza sia del sapere/riflettere sui saperi accumulati, sia del sapere/imparare autonomamente. Sia lungo la stagione infantile e giovanile - nella  Scuola e nell’Extrascuola: nelle Aule didattiche decentrate della città e negli Ecosistemi naturalistici, al fine di promuovere un sistema “integrato” Scuola-Ambiente - sia lungo la stagione adulta e senile in groppa a una Formazione continua che emancipi - chi lavora e chi è in quiescenza - dai conformismi ideologici e dagli oscurantismi etici.

2.2.2. Verso un’idea europea di formazione

Stiamo percorrendo il crinale avveniristico - auspicato dalla  Pedagogia del vecchio Continente - dove dimorano le cinque-stagioni-della-vita: l’infanzia, l’adolescenza, la giovinezza, l’età adulta e l’età senile. Stiamo viaggiando lungo la superstrada della Formazione che - in aggiunta alla sua storica corsia di nome Scuola - sta facendo debuttare altre due corsie “ufficiali” (destinatarie di copiose risorse statali negli anni a venire) corredate di specifiche identità  sociali e culturali. Parliamo, da una parte, della corsia di scorrimento dell’Extramoenia (gli ambienti urbani e naturalistici da elevare a irrinunciabili fonti-di-cultura) e, dall’altra parte, della corsia di scorrimento di un Postscuola da asfaltare per il transito veloce della Formazione permanente in età adulta e senile.
La speranza é che alla rotonda delle nuove generazioni campeggi una Formazione “condivisa” tra gli schieramenti tradizionali nelle alternanze di Governo: i Progressisti e i Conservatori. Pertanto, chiediamo ai Parlamenti europei di sottoscrivere un patto-di-lunga-durata nel nome di una Lifelong education (democratica, inclusiva, colta e solidale) che sappia formare  bambini, giovani, adulti e anziani aperti al dialogo, all’impegno, alla cooperazione e ai valori. La Formazione permanente costituisce per l’appunto un presidio sociale, civile e culturale da posizionare - lassù - nel lembo di cielo mille miglia al di sopra dei giochi di potere: dove regnano i valori condivisi che nobilitano le singole comunità nazionali. Parliamo delle stelle polari che danno “oriente” all’alba della Formazione. A partire da questi ideali pedagogici: l’opzione per una cultura democratica e antidogmatica, l’opzione per un’alfabetizzazione attiva e antiautoritaria, l’opzione per dinamiche relazionali cooperative e solidaristiche.
Di qui l’impegno dei ventisette Paesi a redigere sollecitamente una Carta europea della Formazione con l’intento di renderla duratura nel tempo. Si tratta di un Patto formativo che colloca al suo crocevia un indifferibile obiettivo emancipativo: il diritto delle giovani generazioni  all’ingresso e al successo in un sistema pubblico di istruzione dall’elevata qualità delle conoscenze. Questo, l’auspicio.  Le stagioni della vita, nel porre l’orecchio al suolo in posizione indiana di ascolto, potranno cogliere i tam tam che annunciano il debutto di un Ventunesimo secolo nel nome e nel segno della Formazione. A questa, va assegnata l’impresa pedagogica di dare le ali - nell’emisfero boreale (ricco) come nell’emisfero australe (povero) - a una epocale rivoluzione copernicana quanto a filosofia della vita, a pluralismo culturale, a linguaggi democratici e a paradigmi valoriali.

Concludiamo il Saggio dando la parola a Giovanni Maria Bertin, mentore e profeta della Pedagogia italiana del secondo Novecento. Scrive: in questi anni di transito tra due Secoli, risulta improcrastinabile attribuire

«la responsabilità educativa, nella sua pienezza, alla Società intesa in senso globale […]. Di qui l’auspicio che l’accesso all’istruzione sia garantito, dopo il ciclo dell’obbligo e del postobbligo, lungo tutto l’arco della vita in corrispondenza alle fasi in cui l’individuo avverte il bisogno che l’educazione si renda continua.  Obiettivo generale dei processi formativi, in una prospettiva proiettata al Duemila, é la capacità di utilizzare /forme di istruzione/orientate a favorire un processo di autoformazione continua che metta il soggetto in grado di partecipare responsabilmente ed attivamente alla trasformazione radicale del mondo in cui vive. Diventando egli stesso protagonista e fattore propulsivo dei cambiamenti sollecitati socialmente e culturalmente, e non prodotto inerte restio ad ogni iniziativa innovativa, e quindi ostacolo ad essa» (Bertin, 1987, pp. 125-127).

Note

[1] Vedasi, in proposito: Bateson, 1976; Bauman, 2008; Beck, 2003; Bruner, 1997; Gardner, 1999;  Habermas, 2002;  Latouche, 2005; Lyotard, 1994; Morin, 2000; Sen, 2005.

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