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L'orientamento con i romá
di Gianluca Di Giovine   


L’orientamento come necessità della vita, in quanto parte integrante del processo formativo di ciascuna persona, svolge un ruolo fondamentale anche nel processo inclusivo dei migranti e delle culture altre,

come le popolazioni Roma e Sinti. Le pratiche e i saperi per l’orientamento e l’inclusione delle popolazioni Roma spesso sono frutto di paradigmi assimilazionisti, mentre riteniamo che, il processo inclusivo deve porre al centro dell’azione le differenze per costruire uno spazio comune.

The guideline like necessity of the life, as it leave integrating of the formative process of every person, carries out a fundamental role also in the process including of the migrants and the cultures others, like the populations Roma and Sinti. Practical and the knowledges for the guideline and the inclusion of the Rome populations often are fruit of integration paradigms, while we think that, the process including must place to the center of the action the differences in order to construct a common space.


1. L’orientamento con i romá


La società contemporanea si configura come una società complessa, poliedrica, polifunzionale, una società del cambiamento permanente, nella quale il cambiamento continuo è la costante dell’attuale assetto politico, economico e sociale. Una società a variazione illimitata, permeata dal carattere dell’ulteriorità, della provvisorietà e da una proliferazione di teorie e pratiche. Risulta interessante analizzare l’attuale situazione, attraverso la lettura delle pratiche e i discorsi foucaultiani e, constatare, come la proliferazione dei discorsi sul sesso era oggetto di una precisa volontà di sapere, di un potere sapere (Foucault, 2009) anche l’enorme mole di informazioni, comunicazioni e conoscenze possono contribuire alla realizzazione di uno stato confusionario, disorientato e organicamente disorganico ad un preciso campo di potere-sapere. D’altronde lo stesso Foucault nella prefazione all’edizione italiana della Volontà di sapere, sottolinea come la sessualità è solamente un aspetto o un esempio di una problematica più generale, ossia si domanda se «nelle società moderne, la produzione di discorsi cui si è attribuito un valore di verità è legata ai vari meccanismi di potere» (Foucault, 2009, p. 8). Pensiamo all’uso smoderato del prefisso post, adoperato accanto a molte parole (post-modernità, post-industriale, post-lavoro ecc…), che per molti versi viene adoperato in termini semantici, ma per altri, sembra assumere il ruolo di codice per esprimere un «disorientamento che si fa moda, rinvia ad un oltre che non sa nominare, ma resta legato ai contenuti che nomina e lega» (Beck, 2000, p. 13). In questo crocevia di pratiche, conoscenze e informazioni emerge con forza e preponderanza il rischio di perdersi nel vortice di una società  liquida (Bauman, 2006) . La società del rischio, della possibilità concreta e fattuale di disorientarsi, di perdersi nel mare magnum della proliferazione di pratiche, discorsi, verità, assume una valenza ri-organizzativa per il dispiegarsi, l’espletamento di pratiche di orientamento.

L’orientamento, nella sua accezione etimologica, è un orientare, ossia un processo attraverso il quale si stabilisce la posizione di qualcosa rispetto ai punti cardinali, un volgersi verso Oriente e quindi riconoscere i punti cardinali del luogo.

In una società complessivamente disorientante, perché attraversata da una mole esorbitante di informazioni, comunicazioni e pratiche discorsive, i soggetti partecipi dell’ambiente sociale rischiano di perdersi, di trovarsi in uno stato di perenne confusione, nella quale non riconoscono i punti cardinali della loro esistenza, sono disorientati e pertanto necessitano di interventi di orientamento, per stabilire la propria posizione e il proprio cammino.

L’orientamento è inteso da una parte come sinonimo di educazione alla vita, un intervento finalizzato a porre la persona nelle condizioni di poter effettuare delle scelte personali circa il proprio progetto personale/professionale e di vita; dall’altra parte come quella parte dell’educazione alla vita centrata sulla costruzione della propria ‘impiegabilità’ e di percorsi professionali pienamente soddisfacenti, di sviluppo del proprio capitale umano.

Noi crediamo che ogni uomo, nel proprio processo di formazione, si orienta verso obiettivi, finalità che intersecano l’istruzione, il lavoro, la formazione, l’esistenza. Educazione è vita, sosteneva Dewey, la vita stessa è un continuo orientamento verso una crescita che non ha punti di arrivo, ma è illimitata, seppur dentro la provvisorietà, la transitorietà, il limite costitutivo dell’uomo stesso.

Pertanto l’orientamento, la crescita di ogni essere umano, ha bisogno di una direzione (Dewey, 2004), di essere guidata, in quanto lo stato di immaturità dell’uomo è positivamente inteso come «abilità a svilupparsi» (Dewey, 2004, p. 47) e orientarsi nella vita.

Un orientamento non come dirigismo dell’esistenza altrui, ma un orientamento come accompagnamento, come processo di ri-definizione continua della propria esistenza, nel quale l’autonomia e la partecipazione alla vita democratica rappresentano le finalità principali e, superano, la netta e rigida separazione tra orientante e orientato (Freire, 2002); un orientamento inserito nella formazione continua. Infatti, lo stesso Consiglio dell’Unione Europea definisce l’orientamento come quel processo che deve «contribuire attraverso una serie di attività, a mettere in grado i cittadini di ogni età ed in qualsiasi momento della loro vita, di identificare le proprie capacità, le proprie competenze ed i propri interessi, di prendere decisioni in materia di istruzione, formazione ed occupazione, nonché di gestire i propri percorsi personali di vita nelle attività di formazione, nel mondo professionale ed in qualsiasi altro ambiente in cui si acquisiscono e/o si sfruttano tali capacità e competenze» (Consiglio dell’Unione Europea del 18 maggio 2004).

 

2. La condizione dei romá e l’orientamento

 

L’orientamento come necessità della vita, in quanto parte integrante del processo formativo di ciascun persona, svolge un ruolo fondamentale anche nel processo inclusivo dei migranti e delle culture altre, come le popolazioni Romá e Sinti.

La condizione delle popolazioni Romá in Capitanata è l’oggetto di ricerca della nostra tesi di dottorato in Scienze del Benessere (Università degli Studi di Bari “A. Moro”), il lavoro si prefigge lo scopo di indagare quanto le condizioni abitative e sociali dei ‘campi rom’, gli interventi di medicina sociale, di igiene pubblica  influiscono sullo stato di salute delle stesse popolazioni Romá, condizionandone la cultura dell’emergenza sanitaria, del ricorso esclusivo al pronto soccorso e il rifiuto di una prospettiva di cura.

I “campi Rom” nel nostro paese nascono come risposta all’ondata migratoria dei Romá provenienti dai paesi dell’est Europa. Sono interventi messi in atto dalle pubbliche amministrazioni per regolarizzare situazioni di vita irregolari, ossia di persone che vivevano in campi illegali o edifici abbandonati (Sigona, 2002). I campi sono costruzioni del paese ‘ospitante’ per regolarizzare, controllare e gestire situazioni di ordine sanitario e sociale (Brunello, 1996). Le condizioni della maggior parte dei campi rom sono pessime, situazioni di degrado socio-ambientale che condizionano la vita delle persone, il lavoro, la frequenza scolastica per i minori e il dialogo con le persone autoctone.

Pertanto riteniamo opportuno sottolineare l’idea che prima di ogni progettazione orientativa e formativa con le popolazioni Romá, sia necessario uscire dalla logica dell’utilizzo del paradigma ‘campo’ e promuovere politiche abitative capaci di garantire a tutti il diritto ad “un tenore di vita sufficiente a garantire la salute e il benessere proprio e della sua famiglia, con particolare riguardo all’alimentazione, al vestiario, all’abitazione e alle cure mediche e ai servizi sociali necessari” (Art. 25 Dichiarazione Universale dei Diritti Umani).

Ricordiamo che l’Italia, a seguito di un istanza presentata alla commissione europea dalla ERRC (European Roma Rights Centre) nel maggio 2009 relativa alla violazione della normativa comunitaria e dei diritti fondamentali di Rom e Sinti da parte del governo italiano nell’attuazione del censimento nei ‘campi nomadi’, è stata multata dall’Unione Europea, così come è stata ‘ripresa’ sempre dall’Unione Europea per le condizioni dei ‘campi rom’ dopo la pubblicazione del reportage dell’ERRC nel 2000 (ERRC, 2000).

Oltre alle condizioni dei campi rom, ciò che si contesta è proprio l’utilizzo del paradigma campo in quanto come sottolinea l’antropologo Piasere «l’allestimento in positivo o in negativo dei campi-sosta è dettato da motivi di ordine protezionistico verso i centri rituali o i centri abitati in genere ed è una forma di rigetto indiretto. Nel momento in cui un comune mette a disposizione un’area tutto il restante territorio diventa tabù» (Piasere, 1991, p. 193).

Riteniamo importante uscire dalla logica del campo per stimolare un welfare inclusivo capace di promuovere la piena partecipazione dei Romá alla delineazione di politiche abitative che garantiscono un’esistenza dignitosa.

 

2.1 L’agenzia di accompagnamento

 

Le pratiche e i saperi per l’orientamento e l’inclusione delle popolazioni Romá spesso sono frutto di paradigmi assimilazionisti, di prospettive integrazioniste, le quali fanno posto alle popolazioni Romá, con un obiettivo chiaro: quello di rendere conformi la vita, le abitudini, le tradizioni della cultura romanì alla normalità della società ospitante.

Mentre riteniamo che il processo inclusivo concerni la costruzione di uno spazio etico, nel quale le differenze rappresentano il modo stesso di esprimersi della realtà (Deleuze, 1997); uno spazio etico che rappresenta il centro dell’azione inclusiva, non per affermare le differenze in una prospettiva di tolleranza delle diversità, bensì per co-costruire un pensiero comune, per fare trans-cultura (Pinto Minerva, 2007), ossia elaborazione di uno spazio ‘aperto e delimitato’ nel quale è possibile riconoscersi e riconoscere l’altro.

La peculiarità delle differenze nel processo inclusivo non mira alla centralizzazione delle differenze in una bieca prospettiva comunitarista, e non riguarda solamente il riconoscimento delle differenze stesse, bensì la progettazione di un processo nel quale le differenze hanno il compito di dar vita ad uno spazio comune.  Esso non deve essere inteso come spazio altro rispetto alle differenze, nell’ottica di un interpretazione dialetticamente hegeliana, ma nella cornice della dialogica di Morin (Morin, 2005), di una doppia logica, per far dialogare ad anello ciò che sembrano i contrari, i quali si nutrono uno dell’altro, riescono a riconoscere nell’altro verità; ciò che si ritengono contrari sono costitutivi di una coabitazione complessa (Ianes, 2006), dove ognuno può prendere dall’altro, per adibire uno spazio in costante riformulazione, riorganizzazione, trasformazione.

Così l’inclusione e l’interculturalità rappresentano prassi educative per tutti, basate su due principi democratici, fondamentali e complementari: equità e differenze (Volpicella, in press).

Le pratiche di orientamento nei confronti delle popolazioni Romá devono superare la logica della mera assistenza e assumere la partecipazione come indice di qualità delle pratiche inclusive.  La storia del popolo Romá è intrisa di rifiuti, di esclusioni, di ghettizzazioni, che hanno contraddistinto le politiche e i modelli di integrazione/sfruttamento degli stessi.

Possiamo distinguere tre modelli, che si sono succeduti nel corso del tempo:

a) modello balcanico, che evidenzia l’inserimento dei Romá nelle strutture socio-economiche attraverso il regime fiscale e lo sfruttamento della forza-lavoro;

b) modello occidentale, che non prevede l’inserimento dei Romá nelle strutture socio-economiche, salvo un loro annullamento culturale;

c) modello spagnolo, è una variante del modello occidentale, che prevede una rigida ‘sedentarizzazione’ e de-culturazione per una assimilazione culturale al paese ‘ospitante’ (Piasere, 2009).


Uscire dalla logica assimilazionista non significa abbandonare la strada di una co-direzione formativa, ma organizzare l’orientamento attraverso la costituzione di un’agenzia di accompagnamento a regia pubblica capace di coniugare due aspetti fondamentali per l’inclusione delle popolazioni Romá: iniziative a sostegno delle capacità lavorative e promozioni di percorsi a sostegno dell’abitare, del diritto alla casa. L’uso del termine accompagnamento, sta ad indicare un mutamento di paradigma, in quanto non si tratta semplicemente di offrire assistenza legale e  informativa ai soggetti interessati, ma di farsi compagno (cum-panis), farsi prossimo nel processo inclusivo. Farsi prossimo come co-responsabilizzazione per la costruzione di un sentiero partecipativo e inclusivo, come superamento della logica binaria integrante/integrato.

L’intervento dell’agenzia di accompagnamento deve sempre ruotare attorno ai due assi del lavoro e dell’abitare, in quanto vanno pensati congiuntamente.

L’UE ha già sottolineato più volte la necessità di una migliore integrazione dei Rom, da ultimo in una relazione dell’aprile 2010 (IP/10/407).  La normativa dell’UE (in particolare la direttiva sulla parità di trattamento) obbliga già gli Stati membri a garantire alle minoranze etniche, come i Romá, parità di accesso all’istruzione, all’alloggio, all’assistenza sanitaria e all’occupazione. Secondo una relazione, pubblicata nel dicembre 2010 dalla task force della Commissione sui Romá, non esistono ancora misure energiche e proporzionate che affrontino i problemi sociali ed economici di gran parte della popolazione Romá nell’UE (MEMO/10/701).

Pertanto i diritti all’istruzione, all’alloggio, all’assistenza sanitaria e all’occupazione rappresentano le linee guida da tener costantemente presenti e sotto monitoraggio per l’espletamento delle pratiche inclusive. L’agenzia di accompagnamento deve lavorare in tal senso, in un ottica sistemica, all’interno della rete sociale e cittadina.

La regia pubblica sta a significare proprio la sua natura sistemica, di relazione con le altre realtà locali, di sistema integrato; per pubblico non intendiamo qualcosa di istituzionale, di statale, ma pubblico inteso come spazio e luogo di tutti, entro il quale le istituzioni e tutte le realtà sociali, educative, rappresentative del mondo Romá giocano un ruolo importante, tutti sono co-protagonisti  dello sviluppo inclusivo delle proprie comunità.

L’agenzia di accompagnamento si pone l’obiettivo di sviluppare le capacità e l’autonomia delle persone Romá, attraverso un percorso graduale di sostegno, promozione e valorizzazione delle competenze lavorative. Esse maturano in un contesto dialogico, dove i soggetti coscienti delle proprie competenze lavorative conoscono il mercato del lavoro della società ospitante e ricercano un punto di mediazione tra le due istanze. I Romá sono considerati i «signori delle sfasature» (Piasere, 2009, p. 93) della società dei Gagè (non rom). Continua Piasere «dal momento che non esistono mercati perfetti, i rom si sono proposti, unici in alcune zone, come colmatori di vuoti, facendo pervenire beni e servizi in regioni che il sistema distributivo a fatica raggiungeva» (Piasere, 2009, p. 94).

La conoscenza di antichi mestieri, tradizionalmente e culturalmente legati ai Romá, come le compagnie del mondo del circo, dello spettacolo viaggiante, il lavoro del rame, del ferro, del bronzo, della legna, il vecchio mestiere di sensali di cavalli, possono rappresentare competenze e abilità atte a introdursi nelle zone di sfasatura del mercato locale, dovute all’egemonia del mercato globale, e promuovere lavori di qualità.

Naturalmente possono essere previsti all’interno delle attività dell’agenzia di accompagnamento corsi di formazione al lavoro e corsi di sviluppo all’auto-imprenditorialità e  costituzione di cooperative.

Un possibile connubio tra il lavoro e l’abitare, può riguardare l’utilizzo delle competenze lavorative edili, per il recupero di cascine, edifici pubblici dismessi, di casolari abbandonati e così promuovere pratiche di autocostruzione della propria casa e recupero delle aree dismesse e abbandonate, come espresso, anche dal Rapporto conclusivo dell’indagine sulla condizione di Rom, Sinti e Caminanti in Italia, redatto dalla Commissione straordinaria per la tutela e la promozione dei diritti umani del Senato (9/2/2011).

Un’azione di riconoscimento di un diritto e di recupero del territorio che è concretizzabile con l’impegno diretto di tutti i soggetti dell’agenzia di accompagnamento e può concretizzarsi attraverso la pratica dell’enfiteusi: le persone acquisiscono i diritti sulla casa costruita e non sul suolo (dunque non potrebbero rivendere senza un’ autorizzazione dell’ente locale).

L’agenzia di accompagnamento, sempre nel merito del diritto alla casa, potrebbe svolgere il ruolo di un’autentica agenzia sociale di intermediazione abitativa, capace di superare i pregiudizi attorno ai Romá, e quindi i proprietari dei locali possono sottoscrivere i contratti di locazione con  l’agenzia stessa. Agenzia che può regolarsi al proprio interno, stilando un regolamento da far sottoscrivere a tutti i soci, che disciplina l’assegnazione dei locali stessi.


3. Conclusioni


L’orientamento con le popolazioni Romá, naturalmente potrà concernere altri aspetti importanti e peculiari per la qualificazione di ogni esistenza, pensiamo al contributo culturale, allo scambio interculturale che l’agenzia di accompagnamento può elaborare nel proprio percorso.

Un dato sicuramente fondamentale è la promozione della partecipazione diretta dei Romá nella costituzione dell’agenzia di accompagnamento e nella costruzione delle pratiche inclusive.

Un orientamento visto nell’ottica di pratiche e saperi co-costruiti e co-gestiti, garantendo la piena partecipazione di ogni persona ai processi consultivi e decisionali.

Orientamento come costante formazione alla vita democratica, dove pratiche e saperi si intersecano in esperienze condivise (Dewey, 2004); orientamento come  educazione alla pace, intesa come convivialità delle differenze (Bello, 2006).

Bibliografia

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Deleuze, G. (1997). Differenza e ripetizione. Milano: Raffaello Cortina.
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