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Orientamento e Consultori Familiari
di Erica Mancini   


Nella società complessa e “liquida” in cui viviamo, la pedagogia ha il compito di promuovere una consapevole e attiva progettazione esistenziale. I Consultori Familiari possono efficacemente operare nell’ambito dell’orientamento e della promozione della salute, nel rispetto del

ben-essere della persona.

 

 

In our complex and “liquid” society, the aim of Pedagogy is to promote a conscious and lively existential project. Family Advisory Bureaus are able to act efficiently in orienting and promoting the health in respect of the person’s well-being.

 

1. Orientamento e promozione della salute

 

Nell’ambito delle scienze della salute, il passaggio dal modello bio-medico al modello bio-psico-sociale, ha determinato la nascita di una visione ecologica, costruttiva e riflessiva della salute, all’interno della quale oggi assume un ruolo fondamentale la dimensione della salute-che-pensiamo (Ingrosso, 1994a, p. 249), la parte emergente, comunicabile, della salute.

La salute-che-pensiamo si esprime in concezioni differenziate che si costituiscono nel «gioco di rimandi fra esperienza personale e comunicazione sociale, fra immaginario individuale e immaginario collettivo, fra vissuto e pensato. È in tal modo che la salute si costituisce come senso, abitudine cognitiva, modalità relazionale, fino a stabilizzarsi in forme mentali. Questi abiti mentali si esprimono sul piano individuale ed interpersonale in comportamenti, emozioni, vissuti che informano (danno forma) di sé il corpo, l’identità e la struttura relazionale. Sul piano collettivo l’insieme delle pratiche, delle teorie, delle politiche mantiene e fa evolvere dei modelli di salute in competizione tra loro sulla scena sociale» (Ingrosso, 1994b, p. 88).

La salute, dunque, si muove all’interno di schemi comunicativi e strutture relazionali che danno vita ad una diversificazione crescente dei significati e dei simboli ad essa riferiti. Questo processo, che conduce ad una differenziazione e moltiplicazione delle culture di salute, determina anche la progressiva diffusione di un uso altamente personalizzato delle pratiche di salute: in un mondo in cui gli stili di consumo stanno gradualmente assumendo la funzione di referenti di riconoscimento sociale, la diversificazione delle culture di salute rappresenta un mezzo di identificazione sociale.

L’adesione a-critica nei confronti di modelli di salute, spesso influenzati dall’azione pervasiva del mercato dei consumi, delinea il volto di una “umanità/manichino” (Frabboni, 2012, p. 23), una umanità dis-orientata che esercita una falsa autonomia di scelta poiché priva di riflessività critica e di conoscenza di sé, dei propri bisogni, potenzialità, limiti, desideri e progetti.

Il rispetto nei confronti della singolarità, integralità ed eccezionalità della persona, non può non richiamare l’esigenza di un processo di orientamento continuo che la sostenga nell’elaborazione di un proprio progetto di vita e di salute da pensare, immaginare, costruire e de-costruire continuamente nel corso dell’intera esistenza.

All’interno del modello ecologico di salute, infatti, anche quest’ultima è interpretata «come processo che riflette attività e cambiamento aventi un implicito potenziale di crescita, piuttosto che come un punto di arrivo o un prodotto statico. Tale processo comprende un pattern di fluttuazioni, autotrasformazioni […] che comporta crisi e transizioni» (Kickbusch, 1987, p. 44).

La salute come forma in divenire, dunque, sostiene una interpretazione della persona impegnata in una progetto di formazione continua (Annacontini, 2010).

Nella società del cambiamento permanente, tuttavia, il duplice movimento del prendere forma e formar-si non può prescindere, dall’individuazione di una direzione (Dewey, 1963) che conferisca senso e valore all’esperienza, rendendola autenticamente formativa.

Una direzione che, tuttavia, non racchiude in sé pretese di validità universale poiché consapevole di una umanità nuova che indossa «il doppio mantello della complessità (a difesa della differenza e della pluralità: e non dell’identico) e della problematicità (a difesa dell’ipotetico e del possibile: e non della certezza)» (Frabboni, 2008, p. 29): la Pedagogia, dunque, quale Scienza della Formazione caratterizzata da una specifica riflessività data dal creativo e ricorsivo intreccio tra «un’istanza analitica e interpretativa (critico-riflessiva) e un’istanza progettuale e trasformativa (critico-emancipativa)» (Frabboni & Pinto Minerva, 2008, p. IX) apre alla dimensione del possibile nel rispetto delle differenze, valorizzando l’autonomia del soggetto, intesa come esercizio costante di autogoverno e di responsabilità.

L’esercizio della responsabilità, tuttavia, richiede il riconoscimento della libertà che «ci permette anche di essere in modo più completo individui sociali, che esercitano le loro volizioni, interagiscono con il mondo in cui vivono e influiscono su di esso» (Sen, 2000, p. 21).

È necessario, dunque, «creare nuove possibilità di scelta e decisione reale per gli individui» (Sen, 2000, p. 284): in questa prospettiva, l’orientamento, può essere definito un vero e proprio strumento di empowerment. Quest’ultimo si caratterizza quale processo dell’azione sociale attraverso il quale le persone, e le comunità acquisiscono competenza sulle proprie vite, al fine di cambiare il proprio ambiente sociale e politico per migliorare l’equità e la qualità di vita (World Health Organization, 2006).

La persona empowered, dunque, acquista potere sulle proprie scelte di vita e di salute e si impegna a costruire un progetto autonomo e responsabile di ben-essere, aperto al cambiamento.

Sviluppando nella persona la capacità di saper leggere la realtà e di prefigurare mete possibili da realizzare, l’orientamento consente di scoprire e di mettere in gioco competenze e potenzialità che sono elementi centrali anche nelle strategie di promozione della salute.

L’orientamento, dunque, può rappresentare una valida ed efficace strategia per la promozione della salute: soltanto una persona formata alla pensabilità positiva, intesa come «rappresentazione prefigurativa […] di un nuovo assetto diverso dall’attuale» (Bruscaglioni, 1994, p. 138), diviene protagonista responsabile della propria vita e delle proprie scelte di salute e di ben-essere.

La promozione della salute, dunque, estendendosi all’intero arco della vita, necessita di un lavoro di rete: il collegamento tra le famiglie, le scuole, gli ospedali, i luoghi di lavoro, le istituzioni socio-sanitarie ed educative presenti nel territorio può giocare un ruolo di strategica importanza per la progettazione di interventi di promozione della salute concepiti in un’ottica sistemica (Bronfrenbrenner, 1986).

 

2. I Consultori Familiari

 

I principi ispiratori, i requisiti e le modalità di realizzazione dei consultori familiari nelle regioni italiane sono definiti dalla legge n. 405 del 29 luglio 1975 dal titolo “Istituzione dei Consultori Familiari”.

L’istituzione dei consultori familiari si inserisce in un periodo di profonde modificazioni culturali, sociali e legislative: dalla legge n. 898 del 1 dicembre 1970 “Disciplina dei casi di scioglimento del matrimonio”, che sollecita la riforma giuridica dell’istituto familiare (legge n.151 del 19 maggio 1975 “Riforma del diritto di famiglia”) alla legge n.194 del 22 maggio del 1978 “Norme per la tutela sociale della maternità e sull’interruzione volontaria della gravidanza” che promovendo una maternità cosciente e responsabile, riconosciuta quale importante valore sociale, assegnerà proprio ai consultori familiari un ruolo determinante nella prevenzione dell’interruzione volontaria della gravidanza.

Il Decreto Ministeriale del 24 aprile 2000 “Progetto Obiettivo Materno Infantile” (POMI) indica i campi operativi prioritari dei consultori e stabilisce la necessità di integrazione tra consultorio, struttura di I livello, con i servizi di II e III livello nonché la messa in rete dei consultori con le istituzioni scolastiche e le organizzazioni di socio-sanitarie ed educative presenti sul Territorio.

L’importante funzione di raccordo e di integrazione che il consultorio può svolgere nei confronti delle varie realtà presenti all’interno di uno specifico Territorio, si riflette anche nella sua struttura operativa interna: il consultorio, infatti, opera attraverso un approccio interdisciplinare e sistemico, garantito dalla presenza di una équipe di figure professionali con competenze in ambito sanitario e psico-socio-pedagogico.

Il tratto distintivo del consultorio familiare, dunque, consiste nel lavoro di rete: gli operatori del consultorio, infatti, dopo aver analizzato i bisogni degli utenti, li orientano sia nella scelta del servizio consultoriale più rispondente alle loro necessità, che nel ricorso ad altre professionalità ed altri servizi presenti sul Territorio, nella prospettiva di un impegno comune: il ben-essere della persona.

Oggi più che mai risulta fondamentale sottolineare l’importantissimo ruolo che il consultorio familiare svolge per la comunità: la qualità dell’accoglienza, dell’ascolto e della comunicazione, la cura della relazione con l’utente, l’attenzione e la sensibilità nei confronti delle situazioni di malessere e di disagio, sono i valori-guida che orientano l’agire del consultorio nella nostra società complessa.

La prima ricognizione delle attività dei consultori familiari italiani è stata effettuata dal Ministero della Salute nell’anno 2007: i risultati della ricerca sono stati presentati nel Primo Rapporto sui Consultori Familiari pubblici italiani, pubblicato il 18 novembre 2010, trentacinque anni dopo la proclamazione della legge n. 405/75.

Per effettuare la ricognizione, il Ministero, in accordo con le Regioni, ha messo a punto due schede per la rilevazione dei dati: una prima scheda, regionale, riguardante gli aspetti normativi e gestionali dei consultori familiari nelle singole regioni, avente lo scopo di delineare un quadro aggiornato delle normative vigenti nelle varie realtà regionali; una seconda scheda, consultoriale, che illustra gli aspetti strutturali, organizzativi e le attività dei singoli consultori italiani al fine di conoscere la loro realtà operativa ed il contesto territoriale di riferimento.

Nel 2007, inoltre, la Conferenza Unificata nella seduta del 20 settembre, ha sollecitato l’attivazione di interventi, iniziative ed azioni finalizzate alla realizzazione di progetti sperimentali innovativi per la riorganizzazione dei consultori familiari italiani. Sulla base di questa importante sollecitazione, tutte le regioni italiane si stanno impegnando nell’elaborazione di progetti di riorganizzazione delle proprie reti consultoriali.

I principali progetti strategici di promozione della salute che i consultori familiari attuano sono i seguenti:

- spazio adolescenti. Questo servizio, dedicato alle ragazze ed ai ragazzi dai quattordici ai venti anni, generalmente opera nei seguenti campi: educazione socio-affettiva, educazione sessuale, prevenzione delle malattie sessualmente trasmesse, prevenzione dell’interruzione volontaria di gravidanza, educazione alimentare, prevenzione dell’uso di sostanze. Oggi, la maggior parte degli adolescenti non riesce ad immaginare le possibilità del futuro (Topolski et al., 2001); ecco perché «la scommessa principale che famiglie, istituzioni sociali e realtà sociali ed educative si trovano a fronteggiare, in riferimento all’adolescenza, è costituita dalla necessità di proporre agli adolescenti un senso del futuro possibile, una speranza per cui vale la pena di investire, muoversi, attivarsi» (Volpicella, 2008, p. 101).

- relazioni di coppia e disagio familiare. Questo servizio prevede: attività di consulenza ed orientamento su problemi e difficoltà in ordine alla sessualità, alle scelte procreative, all’esercizio dei ruoli genitoriali; interventi di mediazione familiare in ordine ai conflitti di coppia ed intergenerazionali, situazioni di disagio familiare, problematiche legate alle nuove famiglie (unioni di fatto, famiglie monogenitoriali, famiglie ricostituite); iniziative dirette a prevenire fenomeni di violenza, maltrattamento ed abuso a danno di donne e minori; attività di sostegno di orientamento per le famiglie costituite da immigrati o per le famiglie miste in relazione alla provenienza etnica che presentano difficoltà di partecipazione alla vita economica, culturale e sociale; iniziative di informazione ed orientamento per interventi connessi ad affidi ed adozioni;

- assistenza in gravidanza. Il servizio offre: colloqui informativi ed orientativi sulla gravidanza e corsi di preparazione al parto, attività di prevenzione delle malformazioni congenite e delle gravidanze a rischio ed attività di sostegno psicologico individuale e di coppia in caso di parto in anonimato;

- assistenza alla puerpera ed al neonato. Questo servizio offre assistenza ostetrica e pediatrica a domicilio;

- prevenzione dell’interruzione volontaria di gravidanza. Il servizio comprende: attività di supporto psicologico e sociale alla donna che richiede l’interruzione; attività di presa in carico della donna che richiede l’interruzione, facilitando il percorso verso le strutture di II e III livello, anche al fine di favorire un ritorno al consultorio familiare; interventi finalizzati alla consulenza per la procreazione responsabile post-interruzione per la prevenzione del ripetuto ricorso all’aborto.

- prevenzione dei tumori femminili. Questo servizio prevede una: offerta di collaborazione del consultorio per l’attuazione dei programmi di screening sul tumore del collo dell’utero e della mammella (secondo le indicazioni della Commissione Oncologica nazionale) attraverso la chiamata diretta e la verifica della non rispondenza; offerta di supporto psicologico alla donna con patologia oncologica durante e dopo la terapia anche attraverso la promozione di gruppi di auto-mutuo-aiuto;

- interventi per l’età post-fertile. Il servizio offre interventi di promozione della salute in relazione agli stili di vita; il miglioramento di questi ultimi, infatti, può apportare effetti benefici in relazione alla menopausa ed alla prevenzione delle malattie cardiovascolari e dell’osteoporosi;

- vaccinazioni. Questo servizio si basa sull’offerta attiva di vaccinazioni, per favorire il conseguimento degli obiettivi del Piano Sanitario Nazionale (secondo le azioni e priorità indicate dal Piano nazionale vaccinazioni 2012-2014).

Nella maggior parte di questi progetti è possibile individuare la presenza di attività di orientamento che assumono un ruolo strategico per la promozione della salute in ogni età della vita.

Inoltre, data la ricchezza e la complessità degli ambiti di intervento, il consultorio familiare non può più basare l’offerta di servizi esclusivamente sull’utenza spontanea; attraverso modalità di offerta attiva, deve riuscire ad intercettare anche i bisogni di tutte quelle persone che, per condizioni di svantaggio economico, sociale e culturale, sono spesso in una condizione di invisibilità sociale.

 

3. Conclusioni

 

Nel corso degli anni i consultori familiari non sono stati, nella maggior parte dei casi, adeguatamente valorizzati: spesso si parla dei consultori solo per evidenziare carenze ed inadeguatezze. Il Rapporto del 2010 ha rappresentato un primo tentativo di analizzare la situazione dei consultori nelle varie realtà regionali in vista dell’attivazione di un circolo virtuoso che possa condurre ad una maggiore conoscenza e promozione delle attività consultoriali in ogni singolo Territorio.

Le attività di orientamento del consultorio familiare, in particolare, sono di fondamentale importanza per la promozione del ben-essere poiché, attraverso lo sviluppo di nuove consapevolezze e nuove competenze, si attivano processi decisionali autonomi e responsabili nelle persone e nelle comunità.

 

Bibliografia


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Bronfrenbrenner, U., (1986). Ecologia dello sviluppo umano. Bologna: Il Mulino.

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Frabboni, F., (2008). Le tre domande dell’educazione. Pedagogia più didattica. Teorie e pratiche educative, 1, 29-34.

Frabboni, F., & Pinto Minerva, F., (2008). Introduzione alla pedagogia generale (2nd ed.). Roma-Bari: Laterza.

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Topolski, T., Patrick, D.L., Edwards, T.C., Heubner, C.E., Connel, F.A., Kiomi Mount, K., (2001). Quality of life and health-risk behaviors among adolescents. Journal of Adolescent Health, 29, 426-435.

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World Health Organization. (2006). What is the evidence on effectiveness of empowerment to improve health? Disponibile in: http://www.euro.who.int/document/e88086.pdf (ultimo accesso 15/06/2012).