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Buone prassi di orientamento scuola-università. Il progetto “orientare per snodi culturali” del Liceo Classico “O. Flacco” di Bari
di Loredana Perla, Antonio d'Itollo   

 

Di orientamento è possibile parlare in molti modi.

 

Letteralmente il termine nasce con un significato geografico - volgersi verso l'Oriente, cioè verso il punto cardinale della nascita del Sole - e dal campo dello spazio si è progressivamente esteso a tutte le scienze umane, in particolare alla pedagogia e alla didattica laddove oggi indica in generale l'insieme dei processi e dei dispositivi che consentono di dare una direzione alla propria esistenza e un senso alle scelte che costellano la costruzione della soggettività. Il tutto per approdare alla competenza del saper riconoscere la propria posizione relativa all'interno del percorso di sviluppo evolutivo che, sempre, in qualsiasi momento della vita, può veder esposta la persona al rischio del dis-orientamento.

L'accezione didattica del significato di orientamento evidenzia, inoltre, come esso non vada considerato soltanto nei termini di sostegno alla decisione di indirizzi scolastici o professionali, ma piuttosto in quelli di un processo formativo permanente, volto a far progredire il soggetto verso il traguardo dell' equilibrio affettivo e lavorativo. Del resto la proposta avanzata negli anni Settanta del secolo scorso dall'Unesco a proposito dell'orientamento andava esattamente in questa direzione: "orientare vuol dire mettere in grado l'individuo di prendere coscienza di sé e di progredire, con i suoi studi e la professione, in relazione alle mutevoli esigenze della vita, con il duplice scopo di contribuire al progresso della società e di raggiungere il pieno sviluppo della persona umana".

In tal senso l'orientamento ha la sua radice nell'educazione personalizzata che si attua nei confronti dell'educando al fine di guidarlo all'esercizio sempre più autodeterminato della libertà personale, in accordo con i valori di vita liberamente scelti (Camiciotti, 1981).

Orientamento scolastico e orientamento personale vengono così a coincidere.

Come scrive infatti Zanniello «senza l'orientamento personale l'educazione resterebbe astratta e inefficace, perché esso è l'applicazione dei fini e dei principi generali dell'educazione alla situazione hic et nunc della persona unica e irripetibile che l'educatore ha davanti a sé. Si fa orientamento personale perché il singolo alunno sia capace di prendere, in ogni circostanza, decisioni coerenti con lo stile di vita scelto e proficue per l'ulteriore sviluppo della sua libertà. L'orientamento è una concretizzazione ulteriore dell'educazione» (Zanniello, 1979, p. 24). Pur non trascurando il ruolo che la famiglia e le altre agenzie formative e sociali svolgono in funzione orientativa, si intuisce la centralità del ruolo della Scuola e degli insegnanti nel riuscire a propiziare un orientamento che sia "concretizzazione ulteriore dell'educazione". La Scuola resta il perno del processo di orientamento per due ragioni:

a) per la possibilità di gestione distesa della variabile "tempo". Il tempo (in termini di quantità e di qualità formativa) è dimensione consustanziale alla pratica orientativa. Il processo di orientamento necessita di tempo: tempo per la conoscenza reciproca fra insegnante e allievo, tempo per l'ascolto e la lettura della propria vocazione da parte dell'educando; tempo per l'accompagnamento alla scelta da parte del collegio docente;

b) per la possibilità di costruzione di una significativa relazione allievo-maestro(insegnante) quale propedeutica essenziale dell'azione orientativa. La relazione maestro-allievo correttamente intesa (Perla, 2011) rende più operante l'azione orientativa della Scuola perché crea le condizioni per l'attivazione di quel dialogo educativo che, nell'incontro di menti e di cuori proprio di ogni relazione educativa riuscita, apre alla conoscenza delle proprie attitudini e alla valutazione realistica del Sé da parte dell'educando (è questo è obiettivo cardine dell' orientamento didattico!). L'attività docente, in tale direzione, diventa il supporto indispensabile sia per le informazioni che fornisce circa lo sviluppo dell'educando (auspicabilmente in continuità con gli altri gradi e ordini di Scuola), sia per le metodologie che può mettere in campo nel processo di comunicazione didattica. L'azione orientativa attua infatti la convergenza di molteplici interventi didattici mirati alla valorizzazione della persona prima ancora che al suo accompagnamento alla scelta.

Entro quest'ultima accezione di significato, cioè di orientamento come "concretizzazione ulteriore dell'educazione", si colloca la proposta progettuale "Snodi culturali" messa a punto dal Liceo Classico "Quinto Orazio Flacco" di Bari in collaborazione con il Servizio orientamento dell'Ateneo dell'Università degli Studi di Bari Aldo Moro.

La presentiamo subito dopo l'indicazione di alcuni principi didattici che l'hanno giustificata.

 

1. I princìpi della pratica orientativa

 

Gran parte delle ricerche sul tema dell'orientamento (Grimaldi, 2002) evidenzia che un buon modello di formazione orientativa dovrebbe articolarsi sia in senso cronotopico, cioè lungo l'asse del tempo educativo (cominciando, cioè, il più precocemente possibile, sin dalla famiglia, sin dalla scuola dell'infanzia, aiutando l'allievo a focalizzare sempre meglio la conoscenza/consapevolezza dei propri interessi e delle proprie attitudini), sia lungo l'asse dei luoghi educativi (scolastici e professionali), delineandosi nei termini di un accompagnamento razionale alla scelta del proprio personale progetto di vita (Perla, 2008).

Qui di seguito richiamiamo i cinque princìpi-cardine di una didattica orientativa scolastica correttamente intesa.

 

1.1. Flessibilità

 

Come è noto, la riforma dell'autonomia scolastica (art.21 L. 59/1997) ha posto le premesse legislative affinché le Scuole possano rimodulare il curriculum nazionale fino al limite del 15% del loro monte ore annuo. Ciò significa poter declinare il principio didattico della flessibilità su molti fronti del lavoro d'aula, compreso l'orientamento. La flessibilità costituisce infatti uno degli strumenti principali per la realizzazione di percorsi personalizzati in riferimento soprattutto a due ambiti: modularità (ovvero l'organizzazione di percorsi integrativi-aggiuntivi rispetto a quelli previsti dal curricolo ordinario) e organizzatività (ovvero razionalizzazione delle risorse di Scuola individuando le aree bisognose di investimento didattico). Del resto è proprio il principio della flessibilità a rendere plurale e differenziata l'offerta didattica di una Scuola, ovvero adattata (così come dovrebbe sempre essere)  ai bisogni del soggetto cui è rivolta.

 

1.2. Desiderio

 

A lungo connotata in senso negativo, oggi la categoria del "desiderio" pare essere tornata al centro di una rinnovata attenzione da parte della riflessione educativa sull'orientamento, non solo per la sua valenza antropologica abbastanza ovvia (quella che ne fa una tendenza umana che muove e orienta l'azione del singolo verso il mondo) ma soprattutto perché, in riferimento al tema, essa pone in luce un problema assai avvertito dagli insegnanti e che pesa come un macigno nel momento in cui l'allievo di scuola secondaria raggiunge la soglia della scelta della facoltà universitaria: quello di una  diffusa “caduta del desiderio” fra le giovani generazioni e che, entro l’orizzonte di una società “mucillagine” incapace di integrare le sue componenti, va forse letto come esito di quel processo di desublimazione, come lo ha definito De Rita, che ha investito le esistenze individuali: al desiderio si va sostituendo sempre più l’impulso, oppure, all’opposto, la rinuncia al progetto (e il progetto è desiderio di futuro!). Un orientamento efficace è, dunque, anzitutto educazione del desiderio di progetto, chiarimento del rapporto di coerenza fra mete auspicate e possibilità concrete di conseguimento. E', insomma, porre le basi - sin dalla Scuola secondaria superiore - del fare esperienza controllata e anticipata di quanto l'Università offrirà in termini di curricola.

 

1.3. Autoriflessività

 

Un terzo princìpio cardine di una formazione autenticamente orientativa inerisce alla promozione dell'autoriflessività cognitiva ed emozionale dell'allievo.

Si tratta probabilmente del nodo più delicato di qualsiasi percorso orientativo perché orientarsi significa anzitutto conoscere se stessi, ovvero le proprie attitudini e come ci si mette in relazione con gli altri giungendo, attraverso il feed-back che se ne ricava, a una progressiva e più avanzata consapevolezza del Sé. In tal senso un ruolo di grande rilievo è svolto dalle pratiche di ascolto attivo dal parte del docente dei bisogni-desideri degli allievi circa il loro futuro. L’ascolto attivo, come è noto, è funzione tutt’altro che marginale nei processi intersoggettivi e si sviluppa solo attraverso un apprendistato rigoroso che insegni a non valutare e a non interpretare pregiudizialmente quanto viene detto dall’altro; a porre domande a chi parla per capire meglio ciò che ha detto e per permettergli di chiarire il suo pensiero; a soffermarsi a raccogliere le idee e le impressioni prima di replicare oltre che, ovviamente, a non interrompere, a non distrarsi o a non monopolizzare i tempi delle comunicazioni. Occorre, nell’ascoltare l'allievo, una reale volontà di capire quello che dice e di assumere il suo punto di osservazione sul mondo.

 

1.4. Contrattualità

 

Di derivazione francese (la cosiddetta "Pedagogia del contratto" nasce infatti in Francia negli anni Sessanta anche sulla base della proposta educativa di Freinet dei “piani di lavoro” e del  “consiglio” degli allievi), il principio della contrattualità fa leva sulla trasparenza dell'offerta formativa della Scuola e sulla negoziazione degli incarichi/doveri di studio riconosciuti nella relazione docente allievo quali elementi quantificabili e oggettivabili dell'impegno formativo.

Depurata da accezioni di significato eccessivamente funzionalistiche, la contrattualità risulta assai efficace ai fini dell'orientamento poiché attiva l'autoriflessione dell'allievo in riferimento al "disegno del futuro" e al carico dei compiti da assolvere per dare concretezza a quel disegno. Non è un caso che in tutte le pedagogie di matrice cooperativistica (si pensi, solo per richiamare due nomi, a don Milani o al già citato C. Freinet) il "peso" didattico della contrattualità sia elevato: è infatti solo nella logica del raggiungimento del giusto equilibrio fra diritti e doveri di studio che cresce la consapevolezza del proprio sé in formazione e del ruolo (sociale) che per tale sé si intende conseguire.

 

1.5. Relazionalità

 

La relazione educativa è la chiave di volta di qualsiasi percorso di orientamento riuscito. Al fondamento dell'apprendere (della motivazione, della volontà, del senso dell'apprendere) vi è, infatti, la magistralità del docente che non agisce attraverso esercizi di coercizione o di persuasione, ma, come scrive H. Arendt, è un augēre l’allievo che vi si inchina obbediente perché percepisce, nei gesti e nelle parole di una relazione magistrale, d’esserne innalzato (Perla, 2011, p. 17). E lì, nella relazione fra auctoritas magistrale e consenso dell'allievo, che si gioca la scommessa del “conformismo dinamico” [1] o, più semplicemente, dell’apprendimento all’uso saggio della libertà che è ogni educazione riuscita.  L'orientamento è competenza insegnativa che richiede una conduzione esperta: quella di un insegnante-Maestro che sappia iniziare l'allievo con sapienza al dialogo con se stesso e con l'altro. Ma l’insegnante è Maestro, cioè magis, di più, anche perché volano del desiderio. E come tale assurge a un ruolo essenziale nei processi di orinetamenro. L’allievo, infatti, non sceglie di desiderare, sceglie il modello a cui desidera uniformarsi. E il modello è indispensabile affinché il desiderio non resti allo stato di pura tensione psicologica ma si orienti verso degli oggetti definiti (Minichiello, 2002, pp. 19-20). La maestría dell’insegnante non è, dunque, solo un comunicare la scienza, l’epistéme, ma è un suscitare l’attività interiore dell’allievo verso la ricerca della verità, è un saper offrire, un saper mostrare direttamente, direbbe Agostino, ai sensi e all’intelletto dell’allievo, l’oggetto culturale che si vuol far conoscere, affinché questi ne giunga al possesso attraverso un atto autonomo della mente. Il Maestro è un agente ministeriale (cioè mero trasmettitore-esecutore dell’ordine dettato da altri, in questo caso da Dio) dell’autoapprendimento (Agostino, 1968, p. 26). Questa interpretazione della relazione insegnante-allievo, largamente presente anche nella iconologia della Scuola, spiega la radice delle molte rappresentazioni di magistralità latenti nell’immaginario sociale: ciò che le accomuna è proprio l’idea “ministeriale” di Maestro, laddove invece l’allievo è sempre assunto «come soggetto focale del suo (del Maestro, n.d.r.) universo antropologico» (Damiano, 2004, p. 92).

Flessibilità, desiderio,autoriflessività, contrattualità, relazionalità.

A questi princìpi si è ispirato il progetto "Orientare per snodi culturali" disegnato dall'équipe del Gruppo Orientamento del Liceo Classico "Quinto Orazio Flacco" di Bari in collaborazione con il Servizio di orientamento dell'Università degli Studi di Bari.

Qui di seguito se ne presentano contesto, contenuti, tratti e prospezioni formative.

Si tratta di un esempio emblematico di buona prassi di orientamento Scuola secondaria-Università di valore paradigmatico per le novità che introduce su due essenziali ambiti di azione didattica: quello della continuità educativa fra un'istituzione scolastica (in questo caso liceale) e l'Università e quello del rapporto consapevole attivato fra l'allievo e i "saperi universitari" "assaggiati" grazie al progetto mentre l'allievo frequenta ancora il percorso della Scuola secondaria.

Vediamo specificatamente.

 

2. Il contesto del Progetto "Orientare per snodi culturali"

 

L’introduzione del nuovo ordinamento liceale [2] ha determinato significative trasformazioni nella struttura curricolare e nei quadri orari del Liceo classico riducendo, come è noto, il monte ore settimanale di Italiano [3] e di Geografia, introducendo l’“aggregazione” di quest’ultima alla Storia, [4] anticipando al Ginnasio l’insegnamento delle Scienze Naturali (con il conseguente calo del monte ore nel triennio liceale [5]); assottigliando a sole due ore l'insegnamento della Matematica nel triennio (modifica, quest'ultima, parzialmente bilanciata dall’anticipo al primo liceo dell’insegnamento della Fisica).

Non si è trattato di novità indolori.

Le modifiche, infatti, lasciano intravvedere nel futuro prossimo venturo uno scenario di depotenziamento del percorso culturale del Liceo classico [6] e giustificano le preoccupazioni di quanti, e non sono pochi, temono un calo delle iscrizioni, peraltro già monitorato su scala nazionale.[7]

Entro tale sfondo critico è nata l'idea del progetto "Orientare per snodi culturali" messo a punto nell'anno scolastico 2011-2012 in partnership fra il Liceo "Quinto Orazio Flacco" di Bari e il Servizio Orientamento dell'Università degli Studi di Bari al fine di raccogliere la sfida formativa (fattasi più difficile per le ragioni poc'anzi enunciate) di un Liceo classico che sappia "comunicare l'antico", temperando, nel contempo, gli accademismi classicistici che purtroppo ancora allignano nella formazione di molti docenti liceali.

La finalità più a lungo termine del progetto è, infatti, quella di costruire un raccordo stabile di studio e ricerca didattica fra l'istituto Flacco e l'Università di Bari, schiudendo progressivamente la didattica liceale alla sfida di una formazione secondaria autenticamente orientante e capace di leggere - dalla parte della cattedra, così come da quella del banco - la complessità dell'apprendimento delle nuove generazioni.

 

2.1. I contenuti


Il progetto è stato articolato in funzione di due obiettivi di apprendimento specifici:

1) consolidare conoscenze, abilità e competenze degli allievi liceali nelle aree culturali del triennio del Liceo maggiormente "toccate" dalla riduzione oraria della L. 133;

2) orientare gli allievi alla scelta post-secondaria attraverso una conoscenza esperienziale (e non meramente informativa) dell'offerta di alcuni corsi di laurea universitari.

Gli snodi nei quali si articola il progetto costituiscono, infatti, un ampliamento strategico del curricolo ordinario del Liceo classico [8] con contenuti di sapere estrapolati dai curricola universitari e realizzati grazie alla partecipazione dei docenti di alcune Facoltà dell’Università degli Studi di Bari Aldo Moro.

Le norme che giustificano il progetto sono soprattutto due: la Raccomandazione del Parlamento Europeo del 2006 (che, come è noto, pone l’accento sulla promozione delle competenze chiave per l’apprendimento permanente dello studente) [9] e il Nuovo Obbligo di istruzione [10] che ha introdotto nella Scuola secondaria di II grado i quattro assi culturali [11] di costruzione del curricolo secondario.

A livello territoriale, invece, la cornice entro cui il progetto si inscrive è la Convenzione stipulata il 18 marzo 2010 tra la Direzione Generale dell’Ufficio Scolastico Regionale per la Puglia e l’Università degli Studi di Bari Aldo Moro finalizzata a promuovere partnership per la realizzazione di percorsi di orientamento da svolgersi presso le Scuole e/o l’Università o con modalità on-line e di percorsi formativi laboratoriali di livello post-secondario ai quali possono partecipare gli studenti degli Istituti di istruzione secondaria di II grado convenzionati.

Le competenze acquisite in uscita da tali percorsi possono essere validate con un apposito esame e con una certificazione utile per il riconoscimento di crediti universitari, nel rispetto degli ordinamenti didattici dei corsi di studio universitari e della normativa di riferimento [12].

Come si intuisce, il progetto "Snodi culturali" in qualche modo "compensa" le "restrizioni" del curricolo liceale introdotte dalla L. 133/2008, offrendo nel contempo agli allievi liceali l'opportunità di fare esperienza concreta di moduli di attività delle Facoltà universitarie verso le quali si orienteranno nella scelta post-secondaria. Se la sperimentazione andrà a regime, come ci auguriamo, il canale comunicativo fra Liceo Classico e Università potrebbe consolidarsi e assumere i tratti di un modello replicabile di orientamento scolastico post-secondario.   

 

2.2. L'organizzazione

 

La valenza orientativa più rilevante del progetto "Snodi culturali" è infatti nella istituzionalizzazione del rapporto tra Scuola ed Università che insiste sulla durata: il raccordo copre infatti l'intero arco temporale del triennio liceale [13].

Capitalizzando alcune esperienze pregresse dell'Istituto Flacco [14], il focus delle pratiche del progetto è stato portato sulla promozione e responsabilizzazione dello studente e sulla valorizzazione delle sue risorse personali in funzione dell'inserimento universitario e lavorativo [15].

Sotto questo profilo risultano illuminanti le indicazioni già offerte dal MIUR in materia di orientamento post-secondario ed universitario e dai contenuti degli allegati dei “Progetti generali”, in cui si afferma con chiarezza che: “(…) Il rapporto tra scuola e università deve mirare alla reciproca integrazione, così da garantire allo studente una formazione che riduca al minimo lacune e ridondanze, e che garantisca la piena spendibilità di quanto acquisito in ogni fase dell’iter formativo”[16]. E ancora,  evidenziando il ruolo di orientamento in ingresso che le Università sono chiamate a svolgere, anche in funzione dell’acquisita autonomia, il testo opportunamente rimarca che: “(…) Le università, a loro volta, possono finalizzare i loro servizi alla diffusione delle conoscenze sugli ambienti di studio universitario e alla realizzazione di brevi esperienze (ricerche,m seminari, attività di laboratorio, ecc), che permettano un’integrazione dell’apprendimento scolastico e la continuità dei processi formativi”[17].

Si tratta dunque di dar corso a quanto già le norme indicano da tempo e che, probabilmente, solo alcune resistenze all'innovazione impediscono di trasformare in progetti-pilota sperimentali.

Il progetto "Snodi culturali" agevola in particolare negli studenti liceali la costruzione di percorsi  disciplinari di sostegno delle motivazioni di base e di orientamento alla scelta post-diploma, fornendo adeguate conoscenze specifiche e competenze trasversali [18]. In più. Esso promuove una riflessione-valutazione critica delle proprie inclinazioni.

Esso prevede l'avvio di quattro snodi-percorsi rivolti (a partire dall’a.s. 2012-2013) agli studenti del triennio del Liceo di nuovo ordinamento:

 

  1. lo snodo filologico-linguistico,
  2. lo snodo giuridico-economico [19],
  3. lo snodo scientifico-sperimentale,
  4. lo snodo matematico-scientifico [20].

 

Le attività previste in ciascuno snodo avranno carattere opzionale, saranno svolte in integrazione all’orario scolastico ordinario e, una volta scelte dallo studente, diventeranno parte integrante del curricolo scolastico e formativo di ciascuno (art. 8 del DPR n. 275/99) [21].

Il mediatore didattico elettivo per lo svolgimento delle attività sarà il laboratorio col coinvolgimento di un numero limitato di studenti per volta. L'intero processo verrà monitorato dall'Università oltre a prevedere forme di monitoraggio interne all'Istituto.

Il monte ore complessivo previsto per gli snodi (nella loro prima fase di attuazione) sarà di 75 ore, così ripartite: 15 ore in I liceo, 30 in II liceo, 30 in terzo liceo classico. Tale “pacchetto orario” potrà essere modularizzato seguendo l’articolazione e l’organizzazione didattica dei singoli snodi, sulla base delle attività concordate da Scuola e Università insieme, delle sedi in cui esse si svolgeranno, dei docenti che vi si impegneranno. A conclusione di ogni anno scolastico, agli studenti sarà somministrata una prova strutturata concordata tra le parti (Scuola e Università). Una volta superato tale "esame", gli studenti potranno accedere al credito formativo. Al termine del percorso triennale gli studenti sosterranno una prova finale superata la quale potranno accedere ad un bonus in termini di crediti scolastici e universitari, come peraltro previsto dalla citata convenzione stipulata nel 2010 tra Università ed Ufficio Scolastico Regionale [22].

 

2.3 Tratti e prospezioni formative

 

Quali i tratti formativi più significativi che caratterizzano il progetto?

Quali prospezioni esso lascia intravvedere?

Sono diversi, tutti parimenti importanti se li riguardiamo dalla prospettiva dell'orientamento scolastico.

Anzitutto una reale concretizzazione del principio enunciato all'inizio della flessibilità didattica.

L'articolazione didattica prevista dal progetto ha infatti il vantaggio di lasciare inalterato il piano di studi dell'ordinamento liceale, configurando la libertà di aggiungere un modulo opzionale. L'aggiunta non implica modifiche all’organico della Scuola, né obbliga a una rimodulazione dell'organizzazione delle classi liceali. I moduli degli snodi (di 6-8 ore ciascuno) possono essere svolti in coda alle lezioni.

In secondo luogo una contrattualità trasparente e condivisa fra Scuole e Università, fra studente che sceglie e Istituto che riconosce la scelta con crediti formativi spendibili.

Il progetto "Snodi culturali" prevede una forma di intensa cooperazione nella progettazione e nello svolgimento dei moduli didattici fra Scuola e Università e ha costantemente come focus lo studente, le sue potenzialità, le sue aspettative, i suoi possibili orizzonti professionali. I moduli sono affidati a docenti universitari delegati dai rispettivi corsi di laurea e coinvolti pienamente nelle attività di valutazione e di riconoscimento dei crediti [23]. Inoltre, nella logica dell'orientamento professionale, i percorsi prevederanno la possibilità di un coinvolgimento ulteriore di aziende ed enti pubblici e privati [24] entro le attività previste dal progetto, allargando la rete delle cooperazioni fra Scuola-Università-Territorio [25].

Ulteriore tratto significativo del progetto è l'innovatività della concertazione che ha portato all'esito progettuale [26]. Ne richiamiamo brevemente le fasi.

La prima stesura dell'idea progettuale (ad opera di chi scrive e di un gruppo ristretto di docenti del Liceo) è stata inizialmente negoziata e condivisa con i delegati degli uffici amministrativi e didattici dell’Università [27]. Chiarita la cornice strutturale entro cui inscrivere il percorso, si è passati ad esaminare e a discutere il mosaico delle attività e dei mediatori didattici, prima in un'unica assemblea plenaria (cui hanno partecipato i rappresentanti delle Facoltà interessate alla sperimentazione), eppoi in quattro commissioni di lavoro miste composte da docenti afferenti alle strutture di raccordo didattico dei diversi ambiti universitari e dai docenti del liceo [28].

Il lavoro delle commissioni è stato finalizzato a individuare discipline e contenuti integrativi che caratterizzassero i moduli didattici, nonché i relativi obiettivi didattici e a predisporre test intermedi e conclusivi che saranno utilizzati in fase realizzativa [29]. Si è poi convenuto di individuare un tutor scolastico e un tutor universitario con il compito principale di monitorare le attività del proprio "snodo" e di istituire un canale continuo di comunicazione tra Scuola e Facoltà universitaria coinvolta dalle attività.

Ogni commissione di lavoro ha poi prodotto una "programmazione triennale" per ciascuno "snodo", individuando i nuclei dei saperi essenziali da promuovere e le competenze che si intenderà valorizzare nei percorsi (anche capitalizzando il lungo lavoro di studio e ricerca compiuto dai dipartimenti disciplinari del Liceo Flacco), in raccordo con quanto richiesto dall’Università in termini di competenze di accesso.

In questi ultimi mesi il Liceo Flacco ha avviato una serie di attività di informazione per l’utenza sugli obiettivi formativi del progetto “Snodi culturali”, coinvolgendo gli studenti e le famiglie [30].

I risultati di questa fase consultiva sono stati inaspettati: l’adesione degli studenti è stata del 90%. Su 209 iscritti e frequentanti, ben 189 studenti di prima liceo classico – a partire da febbraio 2013 – frequenteranno i nuovi percorsi di orientamento Scuola-Università [31].

Si tratta di un risultato che va letto nei termini di una grande rilevanza didattica.

Esso dimostra l'attenzione che famiglie e studenti riservano alle iniziative di orientamento post-secondario.

Ed è la dimostrazione di quanto sia importante che Scuola e Università raccolgano la sfida dell'orientamento perché essa è espressione di un bisogno diffuso dei ragazzi. Una sfida che, però, dovrebbe rispondere a precisi criteri educativo-didattici:

 

a) il primo è che un progetto di orientamento dovrebbe  costituire un intervento integrato e non meramente accessorio del curricolo delle Scuole;

b) il secondo è che la pratica di orientamento dovrebbe configurarsi nei termini di una proposta di accompagnamento piuttosto che di conduzione meramente informativa verso il livello post-secondario;

c) il terzo è che il processo di orientamento non dovrebbe mai essere delegato ad agenzie extrascolastiche (e con esse, spesso, alla mitologia dei test psico-attitudinali), ma concordato e costruito didatticamente dall'istituto scolastico in partnership con le Università;

e) l'ultimo è che l'orientamento, in ragione della sua rilevanza educativa, dovrebbe costituire un'occasione di costruzione-consolidamento della continuità verticale e orizzontale fra i diversi ordini di Scuole e fra la Scuola Secondaria e il segmento successivo post-secondario dell'Alta Formazione.

 

Il lavoro non è lieve, ma le idee e le risorse non mancano.

 

Note

 

[1] L’espressione è di Antonio Gramsci (1975, p. 1537) che la usa per indicare il conformismo a determinati saperi, valori, condotte cui educare i giovani al fine di promuoverne l’autonomia.

[2] Dall’a.s. 2010-2011, con l’entrata in vigore del DPR 15 marzo 2010, n. 89, recante “Revisione dell’assetto ordina mentale, organizzativo e didattico dei licei ai sensi dell’articolo 64, comma 4, del D.Lgs 25 giugno 2008, n. 112, convertito, con modificazioni, dalla Legge 6 agosto 2008, n. 133”.

[3] La riduzione del monte ore della cattedra di Lettere nel biennio del liceo classico (da 18 a 16) e l’obbligo di formare cattedre di Lettere a 18 ore, in mancanza di discipline con 2 ore settimanali (come erano, invece, Storia e Geografia), hanno reso necessaria l’attribuzione della stessa ad almeno due docenti (circostanza già collaudata e di per sé non negativa), ma ha creato nelle scuole medio-grandi una conseguente parcellizzazione degli insegnamenti.

[4] Con un unico voto (orale). Solo ricorrendo ad un calcolo ragionieristico (finalizzato a mantenere il monte ore settimanale del ginnasio entro 27 ore, per far posto a 2 ore di Scienze Naturali) si spiega l’anomalo accostamento di due discipline che hanno certamente nella pratica didattica molti punti di contatto, ma che mantengono intatti e distinti i propri statuti epistemologici, come distinti restano i programmi, in cui mai si fa riferimento alla neonata “Geostoria”.

[5] Le 2 ore settimanali di Scienze Naturali introdotte nel biennio sono un opportuno adeguamento del liceo classico agli altri indirizzi scolastici (v. D.M. n. 139/2007), ciò comporta la riduzione del monte ore complessivo triennale dell’area delle Scienze Naturali (Chimica, Biologia e Geografia Astronomica), che passa da 9  (4 – 3 – 2) a sole 6 ore (2 per ciascuno dei 3 anni).

[6] Di fatto ridotto allo studio dell'"antico", come si evince dalla lettura del profilo culturale e professionale dello studente. «Il percorso del liceo classico è indirizzato allo studio della civiltà classica e della cultura umanistica. Favorisce una formazione letteraria, storica e filosofica idonea a comprenderne il ruolo nello sviluppo della civiltà e della tradizione occidentali e nel mondo contemporaneo sotto il profilo simbolico, antropologico e di confronto di valori. Favorisce l’acquisizione dei metodi propri degli studi classici e umanistici, all’interno di un quadro culturale che, riservando attenzione anche alle scienze matematiche, fisiche e naturali, consente di cogliere le intersezioni tra i saperi e di elaborare una visione critica della realtà. Guida lo studente ad approfondire ed a sviluppare le conoscenze le abilità e a maturare le competenze necessarie» (Legge 6 agosto 2008, n. 133).

[7] Le iscrizioni (dati MIUR, visionabili sulla home page del sito www.istruzione.it ) al primo anno di scuola superiore (a.s. 2012-2013) presentano un decremento di quasi il 2% dell’area liceale generale, con una significativa flessione dei licei scientifici (1,57%) e dei licei classici (0,86%), a fronte di un aumento complessivo dell’area tecnica pari all’1,11% e professionale (0,87).

[8] Ai sensi dell’art. 9 (offerta formativa aggiuntiva) e dell’art. 10 (offerta formativa integrata) del DPR n. 275/2000 (Regolamento dell’autonomia), e secondo quanto previsto dal nuovo ordinamento di studi secondari di II grado (L. n. 133/2009).

[9] Raccomandazione 2006/961/CE del Parlamento Europeo e del Consiglio (18 dicembre 2006).

[10] D.M. 22 agosto 2007, n. 139 (Regolamento recante norme in materia di adempimento dell’obbligo di istruzione).

[11] Asse linguistico, Asse storico-sociale, Asse logico-matematico, Asse scientifico-tecnologico.

[12] Convenzione 18.03.2010 tra Università degli Studi di Bari Aldo Moro e Direzione Generale dell’U.S.R. per la Puglia.

[13] La convenzione tra Università degli Studi di Bari Aldo Moro e il Liceo Classico “Orazio Flacco” per migliorare il processo di formazione e di orientamento degli studenti, di durata triennale, è stata stipulata l’8 giugno 2011; il Senato Accademico – nella seduta del 14.04.2011 – ha accolto la richiesta del liceo ed approvato lo schema di convenzione.

[14] Il Flacco ha aderito nell’a.s. 2010-2011 al Progetto “Lauree scientifiche”, che prevede azioni atte ad accompagnare gli studenti del triennio liceale sino alla scelta universitaria attraverso l’attivazione di laboratori sperimentali e di corsi integrativi da realizzarsi in sinergia fra università e scuole secondarie di II grado. Le facoltà universitarie possono riconoscere crediti formativi agli studenti frequentanti, a condizione che il laboratorio di concluda con un elaborato finale, che il corso sia integrativo rispetto al monte ore curricolare, e che si concluda con una prova di verifica. Il Flacco partecipa altresì al progetto “Isomeri”, proposto dall’Ambito Territoriale di Bari dell’U.S.R. per la Puglia in sinergia con l’Ateneo barese, a partire dall’a.s. 2010-2011. Si tratta di una sperimentazione tesa ad enucleare le conoscenze  e le competenze di base utili agli studenti che devono accedere al sistema universitario. Dall’a.s. 2009-2010, il liceo ha attivato una convenzione con la Facoltà di Giurisprudenza I del medesimo Ateneo, attivando percorsi su temi fondanti del Diritto. Più circoscritte, ma ugualmente significative, sono le convenzioni con la LUISS “G. Carli” di Roma e con la Facoltà di Economia dell’Università degli Studi di Trento, che annualmente ospitano alcuni nostri studenti con borse di studio per brevi stage. Nella medesima dimensione della integrazione orientante vanno collocati i percorsi in alternanza scuola lavoro, che il Flacco è stato autorizzato a svolgere a partire dall’a.a. 2010-2011, giunti oggi al secondo ciclo, e rivolti ad approfondire in chiave di avvicinamento al futuro professionale e lavorativo degli studenti liceali il campo della comunicazione finalizzata a fare impresa nel campo della filiera del turismo culturale.

[15] In particolare rinvio al D. Lgs 14 gennaio 2008, n, 21, recante “Norme per la definizione dei percorsi di orientamento all’istruzione universitaria e all’alta formazione artistica, musicale e coreutica, per il raccordo tra la scuola, le università e le istituzioni dell’alta formazione artistica, musicale e coreutica, nonché per la valorizzazione della qualità dei risultati scolastici degli studenti ai fini dell’ammissione ai corsi di laurea universitari ad accesso programmato di cui all’art. 1 della L. 2 agosto 1999,  n. 264, a norma dell’art. 2 c. 1 lett. a), b), c) della L. 11 gennaio 2007, n. 1”.

[16] Avvisi MIUR n. 4384 e 2269/2005, Allegati “Progetti generali”.

[17] Ibidem.

[18] Non a caso, “(…) una volta identificato un corso di studi coerente con i propri interessi, lo studente deve impiegare la fase conclusiva del ciclo superiore per raggiungere una piena “fitness formativa”, cioè l’acquisizione di conoscenze e metodi che si raccordino al futuro percorso universitario”. Avvisi MIUR n. 4384 e 2269/2005, Allegati “Progetti generali”.

[19] A sua volta ripartito in due sottogruppi: uno centrato sugli aspetti peculiari del Diritto, l’altro su quelli economici.

[20] I  quattro snodi culturali corrispondono, pur con una certa approssimazione, ai quattro assi culturali di cui al D.M n. 139/2007.

[21] Ogni studente avrà, tuttavia, la possibilità di riorientarsi verso un secondo snodo culturale entro il 2° liceo classico.

[22] Convenzione 18 marzo 2010 tra la D.G. dell’Ufficio Scolastico Regionale per la Puglia e l’Università degli Studi di Bari Aldo Moro. Quello del riconoscimento dei crediti universitari è materia quanto mai delicata, particolarmente in questa fase di transizione dalla vecchia struttura accademica (ripartita per Facoltà e corsi di laurea) alla nuova in cui ruolo centrale verrà assunto dai dipartimenti e dai corsi di studio. Infatti,  i regolamenti dei singoli corsi di laurea normalmente, nell’Ateneo barese, attribuiscono crediti per attività esterne nell’ambito delle attività elettive lasciate alla libera scelta dello studente. Tuttavia, non tutti i corsi di laurea dispongono di queste attività. A ciò si aggiunga che, per uno snodo “complesso”, quale quello scientifico-sperimentale, cui afferiscono le attuali facoltà di Scienze Biotecnologiche, Agraria, Medicina, Medicina Veterinaria, Scienze Matematiche,Fisiche e Naturali, è obiettivamente arduo individuare elementi di integrazione curricolare comuni a tutti e, dunque, riconoscibili da parte di tutti. Nell’ultima riunione plenaria (14 giugno 2012) è emersa dunque l’esigenza di un indirizzo unitario per il riconoscimento dei crediti universitari, da indirizzare ai singoli corsi di laurea per una regolamentazione che, naturalmente, dovrà essere garantita fin dall’avvio della sperimentazione (febbraio 2013).

[23] In origine il progetto Snodi culturali prevedeva una modifica del piano di studi delle tre classi liceali, in cui – a seconda dello snodo – si verificava l’integrazione (di 1 o 2 ore) del monte ore di 1 o 2 discipline (a rotazione per ciascun anno del triennio) con una contestuale riduzione di altre due. Questa soluzione, che prevedeva anche l’aggiunta di un piccolo monte ore “accademico”, aveva il vantaggio di far aderire più strettamente la sperimentazione al curricolo ordinario, ma è stata accantonata – come detto – per la rigida struttura del sistema scolastico attuale, che impedisce interventi concreti in termini di flessibilità delle risorse di organico.

[24] Un problema da non sottovalutare è quello delle risorse (finanziarie e in termini di impiego del personale): in prima attuazione il progetto prevede un modesto investimento di risorse economiche da parte della scuola (per tutoring, assistenza e monitoraggio da assolvere mediante ricorso ai fondi per il miglioramento dell’offerta formativa), e da parte dell’università, prestazioni volontarie e gratuite. La messa a regime (in 3 anni) comporterà l’impiego di risorse triplicate, che dovranno prevedere forme di incentivazione dell’impegni didattico per i docenti universitari. Un altro problema è quello dell’impiego delle strutture universitarie messe a disposizione della sperimentazione, in particolare dei laboratori che, piuttosto limitato nel primo anno (3 ore); diventerà cospicuo a regime, quando saranno attivi tutti tre i corsi (con circa 1/3 del monte ore previsto destinato ad attività di laboratorio). Si tratta dunque, da parte degli organi accademici, di operare una precisa, e coraggiosa, scelta di campo: aprire l’università ad una utenza motivata, ma virtuale, investendo in una attività di orientamento sistematica e produttiva.

[25] Il Flacco ha attivato dallo scorso anno un percorso di Alternanza Scuola-Lavoro “Comunicare l’antico”, autorizzato dal MIUR (USR per la Puglia) e giunto oggi al secondo anno (un secondo percorso è stato già autorizzato per il prossimo anno scolastico e sarà dedicato al tema “Dal casale alla città”). Il percorso si rivolge agli studenti del triennio ed è centrato sulla comunicazione e promozione del nostro patrimonio culturale. Partner dell’iniziativa sono l’Università degli Studi di Bari Aldo Moro (Istituto di Archeologia Classica) e Al.T.A.I.R., una azienda spin off dell’ateneo stesso.

[26] Colgo a tale proposito l’occasione per ringraziare l’Università degli Studi di Bari Aldo Moro nella persona del suo Rettore Magnifico, il chiar,mo prof. Corrado  Petrocelli, per aver subito condiviso il progetto, i Presidi e i docenti tutti delle attuali tredici facoltà firmatarie della convenzione per aver messo a disposizione la propria competenza professionale ed offerto la propria disponibilità alla realizzazione del progetto, le dott. Rutigliani e Iacobone per aver seguito con cura le fasi di avanzamento del progetto, fornendo utili consigli per la sua riuscita.

[27] Alla convenzione hanno aderito finora le seguenti facoltà dell’Università degli Studi di Bari Aldo Moro: Agraria, Economia I, Giurisprudenza I, Farmacia, Lettere e Filosofia, Lingue e Letterature straniere, Medicina e Chirurgia, Scienze Biotecnologiche, Scienze Matematiche, Fisiche e Naturali, I e II, Scienze Politiche, Scienze della Formazione.

[28] La delegazione del liceo è formata oltre che dal Preside, dal direttore del dipartimento disciplinare e da un altro docente individuato dallo stesso al suo interno.

[29] A partire, dunque dall’a.s. 2012-2013, poiché, come detto,  il presente accordo si rivolge alle classi liceali di nuovo ordinamento.

[30] A tutti i genitori degli alunni di quinta ginnasio è stato consegnato un sintetico fascicolo informativo contenente informazioni sulla struttura e sul funzionamento degli snodi, sui contenuti – anno per anno – dei quattro percorsi, sul periodo di svolgimento e sulle modalità di verifica.

[31] Essi sono così ripartiti: indirizzo matematico-scientifico 10, indirizzo filologico-linguistico 38, indirizzo economico 16, indirizzo giuridico 48, indirizzo scientifico-sperimentale 77.

 

Bibliografia

 

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