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Orientamento universitario: le pratiche della Facoltà di Scienze della Formazione dell’Università di Genova
di Antonella Lotti, Alessandra Modugno, Fabrizio Bracco, Andreina Bruno   


Questo lavoro illustra alcune pratiche di orientamento universitario che si realizzano presso la Facoltà di Scienze della Formazione di Genova. Dopo una breve descrizione di attività svolte per l'orientamento in entrata, in itinere e in uscita, gli autori si soffermano su alcuni progetti propri dell'orientamento in itinere per sostenere nella scelta gli studenti universitari: il progetto Tutor di gruppo, rivolto alle matricole, e il progetto Fuoricorso volto a conoscere e affrontare il problema della dispersione universitaria.

This paper describes some activities of academic guidance held at the School of education, University of Genoa in Italy. General activities of information, training and academic advising are illustrated in three phases: before, during and at the end of the university curriculum.
The authors illustrate two main projects: the first one is dedicated to first year students and the second one to students who have not completed their exams within the legally required time.

1. Introduzione

 

L'orientamento universitario può essere  classificato in tre momenti: in entrata, in itinere, in uscita,  e in tre forme: informazione, formazione e consulenza.

L'orientamento in entrata si rivolge agli studenti delle scuole secondarie superiori o ai diplomati, che devono ancora scegliere il percorso formativo universitario.

Di solito l'orientamento universitario in ingresso si caratterizza per la comunicazione di informazioni relative ai corsi di laurea, diffuse tramite i saloni di orientamento o di immatricolazione, in formato cartaceo, orale o telematico.

Le università,  i centri pubblici e privati di consulenza mettono a disposizione esperti di orientamento i quali, tramite colloqui di consulenza individuali o di gruppo, aiutano le persone a diventare consapevoli di attitudini, capacità e aspettative e quindi a  formulare una scelta adeguata.

Le attività di formazione nell'orientamento universitario in ingresso sono più rare e si caratterizzano con  momenti formativi in cui gli studenti hanno la possibilità di studiare in ambito universitario. Ad esempio, si citano le settimane di orientamento estivo organizzate da alcune università, tipo la settimana estiva di orientamento della Scuola Superiore Sant'Anna di Pisa o i Faculty stage che offrono la possibilità di conoscere più a fondo un certo ambito disciplinare. A Genova, ad esempio, presso la Facoltà di Medicina gli studenti delle scuole secondarie superiori hanno la possibilità di vivere per una settimana, nel mese di febbraio o marzo, all'interno di un reparto ospedaliero universitario al fine di capire se la professione medica corrisponde all'idea che essi possedevano e quindi per rafforzare o meno la loro scelta. Sempre per quanto riguarda l’ateneo di Genova, ricordiamo il Salone Orientamenti, che si realizza di norma a novembre di ogni anno. Gli studenti delle classi quarte e quinte delle scuole secondarie di secondo grado provenienti da tutto il territorio regionale e da quello limitrofo, possono raccogliere informazioni negli stand predisposti dalle varie facoltà, anche attraverso conferenze illustrative tenute dai docenti delle varie facoltà che illustrano la loro offerta formativa. A febbraio, per circa due settimane, si tengono invece gli Open week, incontri che si realizzano all'interno delle singole Facoltà, per illustrare agli studenti delle scuole secondarie l’offerta formativa. E’ anche l’occasione per visitare gli spazi della Facoltà, guidati dai tutor di orientamento. A luglio, in coincidenza con il termine degli esami di maturità, si tengono gli Open Day, che propongono informazioni sull'offerta formativa relativa a tutti i corsi di laurea attivati, le prove di accesso e la possibilità di visitare la sede universitaria con gli spazi e i servizi destinati agli studenti. Inoltre è possibile per gli studenti delle scuole secondarie richiedere un periodo di tirocinio, in convenzione con la Provincia, presso una Facoltà, per esplorare più da vicino il mondo universitario. Non solo la scuola secondaria si avvicina all’università; talora è la stessa università che realizza su invito incontri presso singoli contesti scolastici o presso saloni dedicati all’orientamento sul territorio regionale e delle regioni limitrofe.

Per quanto riguarda invece la forma di consulenza dell'orientamento in ingresso, l'Ateneo genovese mette a disposizione di tutti gli studenti un servizio gratuito di colloqui orientativi che hanno lo scopo di illustrare i corsi di studio, la loro struttura e particolarità in modo da fare conoscere allo studente, in maniera approfondita, il funzionamento della vita universitaria. Inoltre il servizio di ateneo propone on line un test di orientamento alla scelta della Facoltà, un questionario di interessi per l'individuazione delle attività professionali preferite e dei corsi di studio che preparano a svolgerle. L'esito delle risposte porta lo studente ad approfondire le informazioni sui corsi e a svolgere i test di autovalutazione delle singole Facoltà per scoprire il grado di attitudine a quel particolare tipo di studi e l'attuale livello di preparazione specifica da parte dello studente.

L'orientamento in itinere ha lo scopo di aiutare le persone già iscritte a un corso di laurea a sostenere la loro scelta (attraverso il sostegno a pratiche efficaci per la costruzione del processo formativo) o a modificarla tramite informazioni, colloqui di consulenza oppure attività formative individuali o di gruppo.

L'orientamento in uscita ha lo scopo di aiutare i laureati a scegliere un ulteriore percorso formativo oppure ad accedere al mondo del lavoro tramite attività informative, formative o colloqui di consulenza. Questo tipo di attenzione al mondo del lavoro può essere gestito al termine del percorso, ma risulta maggiormente efficace se è una funzione attivata già durante il percorso formativo stesso. Presso il servizio Placement e servizi per l'orientamento al lavoro dell'Ateneo genovese si possono trovare servizi mirati per l'avvicinamento e l'inserimento nel mondo del lavoro:

  • tirocini formativi e di orientamento, mediante convenzioni, di Facoltà e di Ateneo, con realtà del mondo del lavoro, pubblico e privato
  • laboratori tematici e incontri individuali di avvicinamento al mondo del lavoro per laureandi/neolaureati, condotti da orientatori professionisti
  • incontri con le aziende
  • bacheca - cartacea e virtuale - di offerte di lavoro, stage ed altre opportunità, tratte dai più importanti quotidiani italiani ed esteri e dai siti Internet più interessanti del settore
  • accesso ai servizi on-line di Almalaurea, Job Check-in e Stage Check-in.

A Genova si trova anche una grande risorsa per l'orientamento: la Città dei Mestieri e delle professioni, che appartiene alla rete internazionale delle Cités des metiers. E' uno spazio di informazione e consulenza sui percorsi formativi e professionali. Ogni anno organizza incontri di approfondimento relativo alle figure professionali del mondo dell'educazione e della formazione e offre agli studenti in uscita e ai neolaureati informazioni sulle aziende cittadine che offrono percorsi di stage, tirocinio post-lauream, opportunità professionali.

 

2. Le pratiche della Facoltà di Scienze della formazione dell'Università di Genova

 

La Facoltà di Scienze della formazione di Genova offre tre corsi di laurea triennali (Scienze della Comunicazione, Scienze e tecniche psicologiche e Scienze pedagogiche e dell'educazione), due corsi di laurea magistrale (Psicologia e Scienze Pedagogiche) e un corso di laurea magistrale a ciclo unico (Scienze della formazione primaria).

La Facoltà si avvale di una Commissione Orientamento e Tutorato, composta da otto docenti, e di una squadra di circa 20 tutor di orientamento.

Relativamente all'orientamento in entrata, la Facoltà di Scienze della  formazione dell'Università di Genova aderisce alle iniziative sopra descritte pianificate e coordinate dal Servizio di Orientamento di Ateneo, che si svolgono lungo tutto l'anno accademico.

L'orientamento in itinere della Facoltà di Scienze della formazione è la tipologia di orientamento che assorbe maggior impegno progettuale e di ricerca da parte della Commissione Orientamento della Facoltà perché ha l'obiettivo di sostenere gli studenti  universitari nella loro scelta o nella loro decisione di modificarla. In particolare il sostegno alla scelta si declina attraverso la socializzazione a pratiche che ne sostengano la realizzazione.

L'orientamento in itinere si rivolge agli studenti universitari, dal momento della loro immatricolazione sino a quello della laurea.

La Commissione Orientamento organizza tre attività di orientamento in itinere: lo Sportello di orientamento e tutorato, il progetto Tutor di gruppo e il progetto Studenti fuori corso.

Lo Sportello è uno spazio aperto tutti i giorni per due ore, ove i tutor d'orientamento offrono informazioni e consulenza sui corsi di laurea, sull’attività didattica e sugli esami, in sinergia con i servizi amministrativi e tecnici di facoltà, e con la costante supervisione della Commissione Orientamento e Tutorato di Facoltà.  Il ricevimento “a sportello” è intensificato nelle prime due settimane dell’anno accademico.

Il progetto Tutor di gruppo e il progetto Studenti fuori corso si inscrivono entrambi nell’alveo degli interventi contro il fenomeno della dispersione nel processo universitario. La dispersione è ascrivibile a molteplici fattori, quali: difficoltà di orientamento rispetto alla scelta del percorso formativo, difficoltà nell’integrazione e nella socializzazione universitaria, difficoltà del metodo di studio (con prevalenza d’utilizzo del metodo surface a scapito del metodo deep).

 

3. Il progetto Tutor di Gruppo


Il progetto Tutor di gruppo, attivo dal 2009, si rivolge alle matricole. Esso vuole rappresentare un punto di riferimento per gli studenti, per prevenire le difficoltà e/o monitorarle precocemente, nel momento di primo inserimento nell’ambiente universitario. I suoi obiettivi sono:

 

- favorire la socializzazione organizzativa e l’aggregazione in gruppo

- favorire la partecipazione alla vita universitaria (frequenza offerta formativa, partecipazione eventi Ateneo, partecipazione gruppi di studio)

- attivare una funzione di tutorship all’interno del contesto universitario sin dal primo giorno di ingresso

- monitorare precocemente le difficoltà del percorso formativo

- favorire metodi di studio profondi e strategici vs superficiali.

 

Infatti, dispositivi contrastanti della dispersione sono rappresentati dalla partecipazione alla vita universitaria, in particolare nelle sua dimensione microsociale; dall’attivazione di una funzione di tutorship all’interno del contesto organizzativo; dal monitoraggio precoce delle difficoltà di percorso; da un metodo di studio “profondo” e strategico.

All’apertura di ogni a.a., nel primo giorno di lezione, i docenti responsabili di ogni Corso di Laurea accolgono le matricole, per presentare l’offerta formativa complessiva e i diversi servizi di Facoltà, al fine di favorire la socializzazione organizzativa degli studenti.

Nella prima parte dell’incontro di accoglienza vi è la presentazione dei docenti e di un rappresentante dell’Ordine (ove presente) e/o dei sistemi professionali territoriali. Può essere prevista la presenza di uno o più neolaureati che raccontino la loro esperienza.

Nella seconda parte dell’incontro, dopo la plenaria di presentazione dell’offerta formativa e di testimonianze dal mondo del lavoro, le matricole vengono divise in gruppi di 20-25 studenti, cui viene assegnato un tutor d'orientamento di riferimento. Il tutor introduce il suo gruppo, dopo averlo accompagnato all’aula assegnata, al progetto Tutor di Gruppo, favorendo la conoscenza reciproca tra gli studenti, lo scambio di mail e contatti. Gli studenti lavorano con i tutor sulle loro aspettative, su quesiti, ecc.

Ma qual è la funzione del tutor? Il tutor è uno studente senior a disposizione degli studenti più giovani per accoglienza, informazioni, orientamento. Ad ogni tutor vengono attribuiti circa 50 matricole del proprio Corso di Laurea, suddivise in due gruppi di 25 persone. Lo studente può quindi fare specifico riferimento al suo tutor. Il tutor concorda gli appuntamenti sulla base delle esigenze degli studenti, al fine di evitare una sovrapposizione di orari con le lezioni. Egli utilizza la sua mailing list di studenti per invitare e ricordare gli appuntamenti e per tutte le successive esigenze di comunicazione. Oltre agli incontri annuali di gruppo programmati, sono previsti momenti di incontro individuale, su appuntamento, su richiesta dello studente.

Sia gli incontri di gruppo sia i colloqui individuali sono l’occasione per monitorare precocemente gli studenti presenti che dichiarino o manifestino difficoltà nel loro percorso formativo.

Il tutor, inoltre, svolge una funzione di raccordo con la Commissione Orientamento, che si fa carico di:

 

- accompagnare/supervisionare i tutor sui percorsi

- attivare un percorso di accompagnamento agli studenti in difficoltà ove si richieda uno specifico sostegno al processo formativo.

 

Gli incontri del progetto sono stati inizialmente cinque (di due ore ciascuno) per diventare da quest’anno quattro (vedremo perché).

Nel primo incontro, quale oggetto transizionale, favorente l’avvio della relazione d’aiuto, si consegna il cosiddetto kit della matricola, ossia un pieghevole che contiene le informazioni essenziali per una matricola al suo primo ingresso in Facoltà: calendario accademico, scadenze, servizi offerti, domande ricorrenti, contatti utili. Il kit è stato preparato con l’obiettivo di orientare la matricola nell’ambiente e nelle pratiche universitarie, primo appiglio organizzativo che favorisca la sua socializzazione nell’università. Vuole rappresentare uno strumento snello ed efficace: a tal fine non si può considerare mai definitivo: si evidenzia la necessità di aggiornare ogni anno accademico i dati in esso contenuti.

I successivi due incontri avvengono prima di Natale. Il secondo incontro viene calendarizzato per compilare insieme il piano di studio e discutere della logica prescelta per pianificare l'agenda annuale di preparazione degli esami,  il terzo per pianificare insieme il primo esame e discutere di metodo di studio e  delle eventuali difficoltà emerse nell'approccio ai testi.

Dopo Natale i tutor inizialmente incontravano i propri studenti per altri due incontri, che si tenevano alla fine della prima sessione di esami di febbraio e alla fine di maggio, per fare un bilancio del primo anno di corso. Attualmente, valutato che nel corso dell’anno diminuisce la partecipazione degli studenti agli incontri, in particolare essendoci un calo di presenze dopo il terzo incontro, si è preferito offrire un solo incontro di monitoraggio nel mese di febbraio. Anche quest’anno tale incontro è stato scarsamente partecipato: ipotizziamo che gli obiettivi di socializzazione propri del progetto siano in questa fase dell’anno stati raggiunti dai più e che gli studenti abbiano attivato strategie personali di appartenenza organizzativa, tra cui risulta meno utile la proposta formalizzata degli incontri di gruppo guidati dal tutor. Dopo Natale, infatti, i tutor realizzano la maggior parte del loro servizio, attraverso la risposta a richieste di tipo individuale, che avvengono soprattutto attraverso l’utilizzo della mail. Si tratta di studenti con esigenze particolari, lavoratori, fuori sede, o in difficoltà rispetto al percorso.

Il progetto Tutor di gruppo richiede una formazione attenta dei tutor d'orientamento e un'attività di supervisione costante durante tutto l'arco dell'anno accademico.

La Commissione Orientamento forma i tutor durante il mese di luglio al fine di sviluppare la capacità di conduzione di gruppo, e successivamente,  organizza incontri di formazione che si avvalgono di sedute di chiarificazione, simulazioni e attività di progettazione per far acquisire le competenze necessarie alla conduzione dei singoli incontri. Il percorso formativo dei tutor di gruppo comprende di solito cinque incontri che trattano il tema della conduzione dei gruppi, gli stili di apprendimento e i metodi di studio, la gestione dell'ansia, lo studio dei testi e le mappe concettuali, la costruzione di questionari per valutare l'efficacia di interventi formativi.

L'esperienza triennale di questo progetto rivela che è importante creare i gruppi rispettando la vicinanza spaziale presente nel primo incontro: appare maggiormente efficace creare gruppi mettendo insieme gli studenti che sono seduti vicini nella giornata delle matricole, piuttosto che seguendo l'elenco alfabetico dei loro cognomi. Il progetto rivela che gli studenti partecipano numerosi ai primi tre incontri, mentre tendono a diminuire nelle occasioni di incontro di gruppo del secondo semestre. La Commissione Orientamento, d'intesa con i tutor, ha predisposto anche quest’anno un questionario, inviato alle matricole, per indagare le ragioni della diminuzione di partecipazione agli incontri di gruppo durante il secondo semestre. Una possibile lettura, emersa negli anni passati, appare essere la dimensione gruppale instauratasi che fa da sostegno agli studenti. I tutor notano, infatti, che i gruppi studiano spesso insieme nelle aule studio e si sostengono reciprocamente con scambio di informazioni e appunti, dimostrando quindi la validità del progetto, che ha favorito la cooperazione e la collaborazione tra pari.

 

4. Il progetto Fuori Corso

 

Il progetto Fuori corso è il secondo progetto su cui la Commissione Orientamento sta investendo sia le energie di alcuni docenti sia la risorsa di un gruppo di tutor selezionati specificamente per intervenire in esso: l’obiettivo è contenere la dispersione universitaria.

Va detto che alcuni dei corsi di laurea presenti nell’offerta formativa di Scienze della Formazione si rivelano di particolare interesse per “studenti lavoratori”, ossia persone che si immatricolano anche dopo aver svolto alcune esperienze lavorative o spesso mentre le stanno vivendo, magari con l’obiettivo di migliorare o qualificare ulteriormente la loro situazione professionale: questo ha collocato e colloca tutt’ora fin dall’inizio un significativo gruppo di studenti nella situazione di potenziali fuori corso. Analogo a questo fenomeno si dà anche quello di studenti che, da subito o poco dopo l’avvio, intenzionalmente svolgono il percorso di studi in parallelo a una qualche forma di impegno di lavoro, sia per motivi personali – per gestire in autonomia rispetto alla famiglia il periodo universitario – sia a causa di una motivazione debole, ovvero a causa del fatto che il percorso di studi svolto nella facoltà possa effettivamente fornire possibilità occupazionali coerenti ad esso. Questo riguarda specificamente il corso triennale in Scienze pedagogiche e dell’educazione – e se possibile era un aspetto ancora più rilevante nei precedenti curricola dell’ordinamento 509 – in cui il distacco tra percorso formativo compiuto e situazioni professionali in cui un laureato con tale profilo possa effettivamente collocarsi è percepito piuttosto sensibile.

Queste evidenziate si rivelano le cause più consistenti del rallentamento degli studi degli studenti della Facoltà di Scienze della formazione; ad esse si associano altri fattori, alcuni dei quali molto specifici e connessi a situazioni personali di difficile individuazione e previsione, altri che si intuisce possano essere connessi ad aspetti organizzativi o dell’attuale modalità di intervento didattico della Facoltà o di alcuni corsi di laurea, su cui un intervento condiviso, unitario e mirato potrebbe ridurre il fenomeno della dispersione, proprio là dove essa, potremmo dire, non è conseguenza di una progettualità consapevole, ma esito di disagio,  demotivazione, inefficacia.

Il progetto Fuori corso è nato su mandato della Facoltà nell’estate del 2009 con l’obiettivo di intervenire sugli studenti iscritti a corsi di laurea quadriennali di ordinamenti ormai non più vigenti. Nel corso del suo sviluppo ha subito un’evoluzione significativa, il cui principale esito è stato una migliore focalizzazione del problema e una graduale individuazione della necessità di intervenire non tanto o solo correttivamente sulle sue manifestazioni più acute, ma soprattutto di agire per individuare dispositivi che ne riducano lo sviluppo, ossia lo studio di fattori predittivi dell’insuccesso o del rallentamento – specifici per i diversi corsi di laurea – e il potenziamento della metodologia e dell’organizzazione su cui si innesta l’offerta formativa della facoltà.

A queste conclusioni la Commissione Orientamento e Tutorato è giunta proprio tramite l’esperienza dell’incontro e del colloquio con gli studenti da parte dei docenti e dei tutor coinvolti. Nel 2009, all’avvio del progetto, sono stati individuati 142 studenti fuori corso iscritti ai vecchi ordinamenti quadriennali: molti di loro avevano abbandonato gli studi da più di 15 anni, alcuni dovevano ancora affrontare un numero significativo di esami – spesso relativi a discipline che non erano più attive in facoltà – altri dovevano sostenere solo uno o due esami, altri ancora dovevano soltanto redigere la tesi di laurea. L’intervento di recupero si è articolato in alcuni passaggi: quello iniziale prevedeva l'invio di una lettera allo studente in cui lo si informava del progetto e si annunciava la possibilità che la Facoltà metteva a sua disposizione di un incontro con un docente, membro della Commissione Orientamento e Tutorato, con cui valutare le ragioni dell’interruzione del percorso di studi e concordare un patto formativo che ne consentisse la conclusione in tempi possibilmente rapidi. Si è cercato tramite i tutor di orientamento di raggiungere tutti gli studenti telefonicamente, per verificare la disponibilità al colloquio con un docente e a organizzare l’incontro: in questa fase un gruppo di persone ha accolto con interesse l’offerta di tale opportunità, un altro l’ha rifiutata, un certo numero di persone non sono state raggiunte per disguidi di ordine tecnico. Tutti i docenti della Facoltà sono stati coinvolti nel progetto tramite una lettera che li avvisava degli interventi avviati con gli studenti fuori corso, che probabilmente li avrebbero contattati per  concordare programmi aggiornati e personalizzati.

Rispetto a questo gruppo di studenti fuori corso il progetto ha conseguito buoni risultati: molti studenti sono giunti in breve alla laurea e di conseguenza si è ottenuta una significativa riduzione del numero dei fuori corso, che a marzo 2011 era sceso a 67. I fattori chiave per il raggiungimento di tale obiettivo sono stati diversi; tra questi, il sostegno tutoriale dei docenti della Commissione, che ha dato a molti studenti un chiaro messaggio di interesse della Facoltà verso la propria situazione accademica. Purtroppo la condizione di fuori corso è spesso associata al senso di abbandono e di sfiducia verso l’istituzione universitaria, la qualità dei suoi servizi e la chiarezza delle informazioni disponibili. L’intervento dei docenti, i colloqui, il sostegno motivazionale hanno giocato un ruolo fondamentale nello sblocco di molte situazioni di stallo. In particolare, l’intervento sul piano motivazionale è stato orientato a sondare le ragioni del problema (spesso legate a fattori di natura privata, familiare, di salute o professionale), che richiedevano un cambiamento delle strategie di studio e di gestione delle risorse motivazionali. Talvolta gli studenti erano consapevoli dei fattori che causavano il blocco, ma non sapevano come reimpostare il lavoro e la pianificazione degli impegni di studio, in modo da conciliarli con quelli privati. La rinegoziazione delle strategie ha interessato anche la definizione autonoma del proprio percorso di studio, aiutando lo studente a definire un progetto da monitorare nel tempo, con obiettivi realistici, precisi e verificabili (ad esempio, quanti esami dare nei prossimi appelli, quali docenti contattare, come impostare lo studio). Infine, un altro elemento determinante per l’orientamento dei fuori corso è stato quello relativo alla comunicazione tra studenti e facoltà. Avendo perso o allentato i contatti per lungo tempo (anche da più di 10 anni), alcuni studenti avevano poca chiarezza sui servizi offerti dalla Facoltà (sito web, Sportello Studenti, tutor) e sulle modalità di fruizione degli stessi. I continui cambiamenti di ordinamento imposti dalle riforme che si sono succedute negli anni non hanno facilitato gli studenti nel tenere traccia del loro percorso né dei cambiamenti occorsi in Facoltà, per questo è stato importante ricostruire con loro un quadro di riferimento che permettesse di pianificare la prosecuzione degli studi in modo efficace. Gli studenti sono stati facilitati nella comunicazione con i servizi di Facoltà, nella fruizione del sito web, nella comunicazione con i docenti, in modo tale da accelerare il riavvio degli studi.

Nell’estate del 2010, ossia un anno dopo l’avvio del progetto, grazie all’esperienza acquisita con questa tipologia di studenti, la Commissione Orientamento e Tutorato aveva maturato la consapevolezza della complessità e ampiezza del problema degli studenti fuori corso: si trovavano in tale condizione numerosi iscritti ai corsi di laurea di ordinamento  triennale 509 – corsi in progressivo esaurimento – in particolare nell’area pedagogica.

L’esito nel complesso positivo del progetto con gli studenti dei corsi quadriennali ha spinto la Facoltà a prendere in esame, attraverso la Commissione, una parte degli studenti dei corsi di laurea triennale, ossia quelli che manifestavano un rallentamento più clamoroso, anche perché erano un numero più ristretto rispetto a quello degli studenti fuori corso da un paio d’anni, la cui situazione appariva potenzialmente meno grave o semplicemente fisiologica. Gli interventi realizzati sono stati analoghi a quelli già attuati con i primi contattati: molti studenti hanno risposto positivamente, altri hanno evidenziato un disagio personale rispetto alla motivazione, un gruppo significativo ha segnalato la decisione consapevole di procedere con tempistiche più dilazionate, in forza di una gerarchia di priorità che non colloca la laurea al primo posto, alcuni hanno rifiutato la proposta d’incontro e aiuto da parte della Commissione dichiarando di voler gestire in totale autonomia il proprio percorso. In sintesi il dato rilevante accanto alle tipologie piuttosto diverse di rallentamento è quello numerico: ad aprile 2012 il numero degli studenti che hanno più di un anno di rallentamento è di 595 ed è presumibile che possa aumentare; i corsi di laurea in cui il fenomeno è più marcato sono Scienze pedagogiche e dell’educazione e Scienze della formazione primaria.

Si impone in questa fase evolutiva del progetto un’attenta riflessione sulle aree e le strategie di intervento che consentano un efficace utilizzo delle risorse disponibili. Rispetto agli interventi di tipo correttivo si è condivisa la convinzione che risultano efficaci quando si rivolgono a studenti che mantengono una motivazione più o meno solida a concludere il loro percorso, rispetto ai quali è funzionale alla riuscita l’individuazione di obiettivi specifici e il sostegno al loro effettivo perseguimento e conseguimento. Di fatto riesce a concludere chi è disponibile a elaborare una progettualità su di sé e sulla propria situazione: la sfida dell’orientatore sta nell’essere in grado di attivare la decisionalità dello studente. Al contrario, se lo studente non è effettivamente intenzionato a concludere o si colloca in atteggiamento passivo o di semplice attesa di soluzioni esterne, la situazione di rallentamento non si modifica e in questo caso il progetto risulta inefficace. Un’apparente inefficacia si è sperimentata anche rispetto a quegli studenti che non vivono l’esser fuori corso come un’anomalia, ma a cui questa condizione sta bene, spesso perché è stata scelta: a ben vedere, allora, la loro condizione non è patologica, piuttosto è manifestazione di un percorso di studi che si origina con finalità e modalità diverse rispetto a quelle tradizionali, di cui l’Università deve semplicemente prendere atto.

Quest’analisi conduce alla persuasione che unitamente e di fatto prioritariamente alla risoluzione del problema aperto e conclamato, la Commissione Orientamento e Tutorato possa e debba lavorare per favorire la riduzione delle cause che determinano il problema, contribuendo alla qualità degli interventi che può svolgere una Commissione Didattica di Facoltà o di Corso di Laurea sul piano didattico e la Presidenza in ambito organizzativo e gestionale. Alcune strategie, da sperimentare o potenziare, sembrano poter soddisfare le esigenze emerse. In primo piano si colloca la creazione di percorsi ad hoc per studenti lavoratori, che fin dall’immatricolazione vengono individuati e seguiti nella progettazione e pianificazione del percorso di studi con strumenti e materiali che tengano conto delle loro specifiche circostanze e tempistiche. Un altro aspetto nevralgico riguarda la comunicazione dei servizi informativi e orientativi forniti dalla Facoltà: è importante che siano rese evidenti tutte le opportunità offerte, in modo che ogni tipologia di studente possa attingervi e vedere soddisfatte le esigenze di cui è portatore. Un’ulteriore strategia recentemente attivata dalla Facoltà di Scienze della Formazione è la realizzazione di laboratori su aspetti specifici dello studio – la metodologia, la gestione dell’ansia, l’analisi di testi di diversa tipologia – che possano favorire l’acquisizione di più adeguate strategie di apprendimento e insieme la creazione di dinamiche di gruppo capaci di innescare relazioni di scambio, confronto e reciproco aiuto tra gli studenti.

Tutti gli aspetti legati all’organizzazione e alla didattica sono di notevole rilievo: favorire la frequenza ai corsi – e di seguito il rapporto con docenti e colleghi studenti – con un’organizzazione funzionale, valorizzare la dimensione orientativa dell’attività docente da parte della Facoltà e consentire agli studenti di sperimentare metodologie di apprendimento partecipative, coinvolgenti, capaci di sviluppare l’iniziativa personale, costituiscono fattori determinanti del successo formativo.

Oltre alla creazione di commissioni didattiche che spingano alla sperimentazione di nuove forme curricolari, la Commissione Orientamento si sta impegnando nello studio dei fattori predittivi dell'insuccesso nei diversi corsi di laurea. Da un limitato lavoro di ricerca avviato negli anni scorsi, si è notato che gli studenti che non raggiungono un minimo di 42,96 crediti formativi al termine del primo anno accademico sono soggetti che più facilmente andranno fuori corso. Una ricerca approfondita sulle carriere degli studenti, sugli esami considerati “più difficili”, sul numero di crediti conseguiti potrebbe aiutare a individuare i fattori predittivi della dispersione e aiuterebbe a individuare precocemente gli studenti che già all'inizio del secondo anno sono in difficoltà e, conseguentemente, aiutarli con strategie efficaci di studio o di rinforzo della motivazione. Dal momento che i motivi del rallentamento sono dovuti sia a fattori relativi all’organizzazione universitaria (logistica, orari, informazioni disponibili, reperibilità dei docenti, ecc.), sia a fattori relativi alla vita privata (famiglia, salute, lavoro) è opportuno pianificare un monitoraggio di tutti questi fattori, ad esempio anche mediante un questionario da somministrare in ingresso e da ripresentare a cadenze regolari, con cui si tenga traccia di questi fattori. Potendo incrociare il numero di crediti acquisiti e la presenza di “fattori di rischio”, sarebbe maggiormente possibile intervenire tempestivamente agendo sulla situazione quando questa non si è ancora cronicizzata.

 

5. Conclusioni

 

L’esperienza ci consente alcune riflessioni relativamente alla nostra committenza.

La Facoltà ci ha dato il mandato per intervenire, come abbiamo scritto: nella cura del servizio che stiamo costruendo giorno per giorno, percepiamo un forte rischio, quello di delegare completamente la questione del successo formativo degli studenti alla Commissione Orientamento. Il rischio ci appare duplice: la responsabilità da noi assunta (insieme alla delega da parte della facoltà) rischia di esternalizzare la funzione orientativa (delegata a 8 docenti) rispetto alla funzione della didattica. Del successo e dell’insuccesso si fa carico una parte del corpo docenti: la sfida complessa da noi assunta è proporre un intervento in stretta sinergia con la funzione didattica. Se così non fosse, il rischio appunto è di occuparsi a valle, di ciò di cui non ci si è fatti carico, a livello organizzativo, a monte. Ancora, se così non fosse, il rischio è quello di proporre un intervento correttivo, a posteriori, usando perlopiù un’ottica di tipo individualista. Per evitare tali rischi, riteniamo importante rappresentarsi le proprie competenze organizzative: una funzione orientativa efficace sta dentro il processo formativo, curato da ogni singolo docente (come abbiamo avuto modo di sottolineare), ma curato evitando l’assunzione di un modello libero professionale da parte dei docenti stessi. Buone pratiche orientative universitarie pongono infatti l’enfasi sull’ottica organizzativa dell’intervento di orientamento, fortemente intrecciato con le pratiche della didattica e utile nel consentire il monitoraggio e la valutazione di tali pratiche formative. Altrimenti, la responsabilità del mettere insieme i pezzi, spesso frammentati, rispetto alla costruzione della propria identità professionale, sarà delegata del tutto allo studente, magari una volta che è uscito dall’università, solo, confrontato con un mondo del lavoro, rispetto a cui spesso dichiara di non percepire di possedere competenze spendibili.

In questo senso, ci pare che oggi la sfida sia affrontare il problema della qualità degli apprendimenti in università attraverso la costruzione di organizzazioni temporanee, di sistemi continui di monitoraggio, in modo ad esempio che l’osservatorio dedicato all’orientamento sia anche un luogo dove provocare confronto tra modi diversi di rappresentarsi il problema della didattica.

Ciò sollecita altre due questioni, quanto mai attuali, che qui solo brevemente introduciamo ma nelle cui contraddizioni abitiamo: una è la questione delle risorse e l’impossibilità di erogare servizi di qualità a costo (economico, di tempo, ecc.) zero; l’altra è la necessità della vicinanza ai processi, perché ad esempio l’esperienza ci ha insegnato a non rapportarci al problema fuori corso come un problema dalle caratteristiche omogenee. Diverse tipologie di rallentamento hanno richiesto di inventare diversi modelli di intervento (cfr. Bruno, 2010).

Infine, entrambe le questioni evidenziano il problema del riconoscimento del valore prodotto attraverso un lavoro che, se guardato con gli occhi dei criteri attuali di riconoscimento del lavoro universitario, appare come sempre più invisibile. Ecco la contraddizione: se il lavoro di tenuta e cura del sistema e dei processi organizzativi è valutato come lavoro invisibile, ne deriva che non è necessario produrlo… salvo poi riconoscerne la necessità per produrre servizi di qualità per i propri clienti.

 

Bibliografia

 

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